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Recensione Mario Tennis Open

Mario Tennis torna su 3DS proponendo una formula ben ponderata ma male implementata

Versione analizzata: Nintendo 3DS
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  • 3DS

E’ ormai un decennio buono, senza contare il primo esperimento sull’infausto Virtual Boy, che Mario si dedica, con discreti esiti, nello sport del tennis. A quei tempi, parliamo del 2000, erano golf e tennis le principali dedizioni del baffuto idraulico Nintendo, che imperversava su Game Boy Color e Nintendo 64 in egual modo, con titoli che potevano persino beneficiare della connessione tra le versione portatili ed home console. Paradossalmente, erano le prime quelle di maggior qualità, in virtù di una mole di contenuti enormi, ed un impianto di gioco decisamente più strutturato, basato su di un’impronta tipica dei giochi di ruolo giapponesi. Praticamente da allora, ogni volta che si avvicina un nuovo titolo sportivo con protagonisti Mario e la sua cricca, si spera e si chiede a gran voce un ritorno a quelle fantastiche origini; puntualmente, tali istanze rimangono inascoltate, così come accsaduto con questo nuovo Mario Tennis Open per Nintendo 3DS, che s’instaura nella continuità della serie in maniera poco invadente, variando poco, quasi per nulla, una collaudatissima formula di gioco.

Doppio fallo


Non è certo in questo titolo che il giocatore amante delle simulazioni realistiche di tennis troverà pane per i suoi denti. L’approccio al gioco della pallina pelosa è decisamente arcade, ma per fortuna libero dalle scelleratezze eccessive degli ultimi episodi, quei super colpi che, oltre a fossilizzare il gameplay sul loro utilizzo, interrompevano in maniera irritante il ritmo delle partite. Ci si affida quindi ad un comparto di colpi del tutto classici, pochi ma ben differenziati tra loro: al tasto Y è affidato il colpo piatto, il più veloce, al tasto A il topspin dal grande rimbalzo, al tasto B l’imprevedibile, per traiettoria ed effetto, slice. Facili combinazioni dei già citati tasti offrono la possibilità di effettuare tattiche smorzate ed alti lob, utili a variare il proprio stile di gioco e ad aver ragione del proprio avversario quando i colpi dal fondo non bastano. Quando si gioca non si sente affatto il rimpianto per una maggiore varietà di soluzioni, e quanto è a nostra disposizione basta di certo; semmai, si hanno dei dubbi sull’efficacia di tali colpi, e questo per una scelta di gameplay che riprende parzialmente il discorso dei super colpi, bilanciata però in modo diverso.
Accade sovente che durante le partite appaiono dei cerchi di un particolare colore sulla zona del campo dove sta per impattare la pallina. A volte questi appaiono quando un nostro colpo di particolare precisione o potenza mette in difficoltà l’avversario, costretto ad una poco convincente risposta; altre, pare, in maniera totalmente casuale. Il colore che il cerchio assume indica il colpo da effettuare al suo interno, e qualora dovessimo riuscire nell’intento il nostro avatar si produrrà in una risposta particolarmente efficace: i topspin saranno infuocati e di grande potenza, gli slice incredibilmente arcuati nella traiettoria, i colpi piatti potentissimi, le smorzate cadranno a fil di rete ed i lob con precisione chirurgica segneranno gli angoli più reconditi del campo. Meglio, decisamente meglio, del Mario che sfodera il suo solito martello in un’animazione di tre secondi o di Boo che si moltiplica in altri fantasmini: meglio perché questi son colpi non comuni ma nemmeno devastanti, ai quali si può rispondere, e perché perfettamente inseriti nel ritmo della partita, che trattandosi di tennis deve essere veloce e rapida. Viene aggiunto persino un minimo di strategia, dato che per rispondervi nella maniera più convincente bisognerà utilizzare un colpo opposto, topspin contro slice e viceversa.
Si cade però, purtroppo, nello stesso errore concettuale che aveva segnato come indesiderato l’apporto dei super colpi nei precedenti titoli. Si finisce ben presto per fare affidamento pressoché totale solo ed esclusivamente su di essi, vuoi per la frequenza con la quale le zolle colorate appaiono, vuoi per l’effettiva inefficacia, ai livelli di difficoltà più alti, delle soluzioni classiche. Nel momento in cui un lob effettuato in maniera normale non fa il suo dovere, di scavalcare l’avversario, una smorzata non attira sottorete, uno slice non gira abbastanza, mentre le loro versioni potenziate assolvono benissimo a questi doveri, crolla l’impalcatura di gioco. I colpi potenziati dovrebbero essere un più, ma l’inefficacia sostanziale delle loro controparti ordinarie focalizza sul loro utilizzo l’esperienza di gioco, che praticamente non diventa più tennis, ma la ricerca del circolo e la pressione dell’apposito tasto, che di certo non lo è. Una normale partita dovrebbe valorizzare la pluralità d’approcci, visto e considerato poi che i personaggi sono divisi per caratteristiche ed in effetti variano di molto tra loro, tra veloci, astuti, versatili, potenti; invece si finisce sempre col ricorrere al colpo potenziato, e gli scambi necessari precedenti alla sua comparsa sono quasi un intermezzo.

Ma i problemi non finiscono qui....

Quello che s’inquadra come problema principale di Mario Open Tennis non va considerato come un problema tipico degli arcade, né tanto meno è dovuto all’ispirazione mariesca del titolo. Chi ha provato i titoli precedenti, specialmente quello su Game Boy Color, sa che anche in tal ambito è possibile una varietà nelle soluzioni di gioco soddisfacente, giocare con un piano tattico in mente e riuscire a svolgerlo; qui ciò risulta impossibile, per il cattivo bilanciamento di un gameplay che altrimenti sarebbe pienamente soddisfacente, vista la rapida risposta dei controlli e la velocità delle partite. Quando si prende confidenza col gioco, ovvero nei primi tornei dalla difficoltà irrisoria, nemmeno ce se ne accorge; poi, in quelli più impegnativi però iniziano a venir fuori i problemi, resi evidentissimi in caso si provi a giocare con la CPU settata al livello di difficoltà massima. Ed allora si finisce col disaffezionarsi presto ad un’esperienza di gioco simile, ed è un peccato vista la sua immediatezza e semplicità.
A minare poi la durata del rapporto d’amore tra il giocatore e la sua copia di Mario Open Tennis c’è un’offerta ludica non totalmente all’altezza. La principale modalità è quella Torneo, affrontabile sia in singolo che in doppio, che in tre partite di crescente difficoltà decreta il vincitore; uno è disponibile dall’inizio, gli altri vanno sbloccati, per un totale di otto, ma forse avrete problemi solo ed esclusivamente nell’ultimo. Basta un cenno per la solita esibizione, mentre più intrigante è l’offerta di minigame, quattro per la precisione.

In uno bisogna far passare la pallina all’interno degli anelli, al fine del raggiungimento del punteggio più alto possibile; un altro vede il giocatore scambiare con uno sfavillotto su di un campo che vede scomparire alcune aree, che vanno quindi accuratamente evitate; una terza, decisamente poco intrigante, richiede di superare il proprio avversario mentre piante piranha spruzzano inchiostro sullo schermo. Un’ultima, decisamente la migliore, è denominata “Super Mario Tennis”: richiederà l’attraversamento di alcuni dei livelli del primo Super Mario, leggermente modificati, fino alla bandierina. I livelli scorrono su di un pannello, il giocatore dovrà colpirlo con la pallina, ottenendo preziosi secondi colpendo nemici, ottenendo monete; una scarsa prestazione comporterà l’esaurimento del tempo a disposizione. Nonostante la difficoltà e la spossatezza che una lunga sessione comporta, questo è di certo il minigioco più intrigante, mentre del tutto ordinari paiono gli altri. E qui finisce la descrizione della modalità in singolo, decisamente scarna. Non può bastare l’ottenimento di vestiti, racchette, polsini e quant’altro, per personalizzare il proprio Mii, per invogliare a giocare a lungo un titolo che perde in poco tempo il suo mordente.

C’è, per fortuna, l’online a risollevare le sorti di una offerta di gioco e della conseguente longevità altrimenti non sufficienti. Qui le opzioni sono ugualmente ridotte, si può giocare contro amici o contro sconosciuti, ed in quest’ultimo caso ci si può cimentare in incontri amichevoli o classificati, i cui risultati hanno quindi riflessi su di una classifica online e sul punteggio del proprio giocatore. Abbiamo avuto alcuni problemi di lag, che in un titolo simile possono risultare particolarmente fastidiosi, ma quando si trova un avversario dalla connessione stabile ci si riesce a divertire, ben più che in singolo, vista la maggior flessibilità di una mente umana contro la rigida infallibilità di una CPU.

Sul campo


Il comparto tecnico di Mario Open Tennis è discreto. Un'inquadratura leggermente più lontana rispetto agli episodi precedenti permette comunque di ammirare modelli poligonali dai contorni morbidi, come al solito ben caratterizzati, e texture pulitissime. Non è ovviamente questo il titolo che può e deve far sfoggio di chissà quali soluzioni estetiche, ma in alcuni campi le ombre e gli effetti di luce valorizzano un impatto estetico sempre all’altezza, non straordinario ma sempre apprezzabile. La scelta di rendere la direzione artistica un po' più sobria del solito, levando il solito tripudio di funghetti e colline sorridenti, può essere apprezzabile così come criticabile, a seconda del gusto del giocatore. Peccato, ed è la seconda volta che lo rileviamo dopo Mario Kart 7, che il comunque indiscutibile patrimonio di personaggi dei giochi di Mario non venga impunemente saccheggiato, e allora ci si trova di fronte ai soliti, conosciutissimi: una maggiore selezione avrebbe senz’altro dato una nota di colore in più (oltre al fatto che il loro ottenimento avrebbe potuto costituire un buon incentivo a giocare a lungo, non bastando a tal scopo i costumi da sbloccare). Discreto è anche l’impianto sonoro, che prevedibilmente alterna melodie note ad altre nuove. Le prime sono ovviamente subito riconoscibili ed apprezzabili, ma anche le seconde fanno il loro lavoro, risultando piacevoli e godibili.

Mario Tennis Open Mario Tennis Open fallisce nell’intento di replicare i fasti dei suoi più gloriosi predecessori, proponendo una formula ben ponderata ma male implementata, che privilegia l’estemporaneità di determinati colpi ad piacevole, seppur basilare, struttura di gioco. Le partite sono divertenti solo per poco, e la mancanza di opzioni e modalità sega di netto la longevità del titolo. Non basta l’online a rendere migliore un gioco poco più che sufficiente.

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