Recensione Mass Effect Infiltrator

Nuova prospettiva sull'universo di Mass Effect

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La serie Mass Effect è ormai una delle più note all'interno del mercato dei videogiochi degli ultimi anni: prima esclusiva per la console Microsoft, si è poi espansa su PC e Playstation 3, non disdegnando prodotti di contorno utili per aumentare la visibilità del brand.
Se però il primo esperimento sui dispositivi mobile, intitolato Mass Effect Galaxy, aveva impressionato negativamente, non riuscendo a raccogliere particolari consensi, il nuovo Infiltrator appare come un prodotto di ben altra caratura, adatto ad affiancare il lancio di un colosso come il recente Mass Effect 3.

Nuovo punto di vista

Mass Effect Infiltrator riprende le meccaniche di combattimento classiche della saga, rimuovendo però la gestione della squadra e, quindi, facendo maggiormente leva sulla componente sparatutto in terza persona.
Il protagonista è Randall, un umano affiliato a Cerberus che ha ottenuto in pochissimo tempo un'impressionante quantità di innesti biotici, risvegliando quindi numerosi poteri che potranno essere utilizzati direttamente in battaglia.
La trama si apre con una missione di routine e successivo rientro alla base, momento nel quale la sua dottoressa personale lo invita nei laboratori per un controllo, in modo da sincerarsi del funzionamento degli impianti stessi ai quali il corpo deve necessariamente abituarsi.


La base, però, si ritroverà improvvisamente sotto attacco e un Volus inizierà a guidare via radio Randall, cercando di fargli capire che, forse, quelli che riteneva i suoi compagni presso Cerberus non sono del tutto amici e che, probabilmente, gli esperimenti condotti anche sul suo corpo sono andati ben oltre il lecito.
La trama, quindi, non si innesta in modo del tutto definito nell'universo di Mass Effect ma ha una funzione di contorno, poiché riesce a fornire un punto di vista che si discosta dalle avventure di Shepard, riuscendo comunque a trovare un suo spazio.
A livello qualitativo, però, non svetta particolarmente, con personaggi che non hanno assolutamente il carisma di quelli presenti nella serie regolare, segno comunque che Infiltrator non ha velleità così alte da andare ad insidiare i capitoli già pubblicati su console casalinghe e PC.

Third person touch shooter

Il gameplay di Infiltrator si basa completamente sull'uso del touch screen e numerosi tentativi sono stati fatti in passato per cercare di far convivere le meccaniche action con la mancanza di tasti e controlli fisici tipici dei dispositivi iOS.
Se la concorrenza ha spesso optato per le due levette analogiche virtuali poste ai lati dello schermo, in Infiltrator è possibile trovare un sistema di controllo leggermente più rifinito, che denota un buon impegno in fase di design ma che non può comunque risultare perfetto, rendendo nel contempo il gioco leggermente più semplice rispetto alla media dei titoli appartenenti allo stesso genere.
La schermata è effettivamente divisa a metà: la sezione sinistra è deputata ai movimenti, da effettuare toccando lo schermo e facendo scorrere il dito proprio come se fosse presente uno stick virtuale.
E' la mira, invece, ad aver subito i ritocchi più importanti: con la configurazione di default per puntare un nemico basterà semplicemente toccarlo; in questo modo Randall mirerà e la camera effettuerà uno zoom del bersaglio, con l'opportunità quindi di muovere il dito sulla parte destra dello schermo per fare fuoco su una parte specifica del corpo del nemico, magari puntando alla testa oppure alle gambe, nel caso di un avversario dotato di scudo.
La cadenza di fuoco sarà quindi automatica e regolare e basterà un altro tap per rimuovere lo zoom, smettendo quindi di sparare e tornando in modalità movimento, per cercare di sfruttare le protezioni ed evitare di rimanere feriti dal fuoco nemico.


Proprio le protezioni rappresentano un altro importante tassello del gameplay di Infiltrator: basterà avvicinarsi ad un muro o ad un ostacolo e Randall si chinerà per andare in copertura; con gesture classiche quali swipe laterali e verticali sarà possibile passare da un elemento ad un'altro, rimanendo comunque bassi, oppure superare un ostacolo, per cercare di raggiungere un nemico e sconfiggerlo in corpo a corpo.
Le opportunità di attacco e difesa si chiudono con l'uso delle granate e dei poteri biotici, ognuno dotato di un'icona su schermo, in modo da reagire rapidamente ad ogni cambiamento sul campo di battaglia; un'icona è presente anche per l'arma ed è possibile toccarla per cambiare tipologia di fucile, scorrendo tra quelli classici che fanno parte dell'universo di Mass Effect.
Proprio le icone sono l'aspetto meno riuscito, in quanto sono decisamente piccole, soprattutto su iPhone, ed è difficile riuscire a toccarle con precisione per attivarne gli effetti sotto il fuoco multiplo del nemico.

Tecnica e socialità

Dal punto di vista grafico Mass Effect Inflitrator svetta nel panorama dell'App Store, grazie ad un aspetto estetico ottimo, dovuto al motore grafico che i ragazzi di IronMonkey Studios hanno ormai affinato nel corso degli anni, producendo per conto di Electronic Arts altri titoli per piattaforme mobile basati su IP molto note quali Need for Speed, Dead Space e Mirror's Edge.
Inflitrator dà il meglio di sé sui dispositivi dual core, quindi iPhone 4S e iPad 2, ma si difende bene anche su device meno attuali, malgrado manchino alcuni effetti e abbia texture leggermente meno definite.


Grande attenzione, invece, è stata data alle componenti collaterali, come il sistema di upgrade e la connessione con Mass Effect 3.
Il gioco analizza lo stile con il quale si procede sconfiggendo i vari nemici, premiando l'uso di armi diverse e l'alternanza di attacchi differenti, sfavorendo invece una condotta che sfrutta solo le coperture e la dotazione di base, senza osare mai.
I punti guadagnati, quindi, possono essere investiti nel potenziamento dei poteri biotici, nello sblocco di nuove abilità o nell'acquisto di equipaggiamento migliore, in modo, ad esempio, da resistere a più colpi o massimizzare il danno del fucile da cecchino.
Ovviamente l'acquisto di crediti può avvenire anche attraverso il meccanismo dell'in-app purchase ma non si ha mai l'impressione che il gioco sia sbilanciato per forzare la monetizzazione aggiuntiva, che va oltre al costo base fissato a quattro Euro.
Durante gli scontri, inoltre, è possibile raccogliere dei documenti che serviranno, se adeguatamente convertiti, a migliorare la propria condizione all'interno della guerra globale legata al multiplayer di Mass Effect 3, legando di fatto i due prodotti in maniera interessante, sebbene non rivoluzionaria.

Mass Effect Infiltrator Mass Effect Infiltrator tenta di correggere i problemi degli shooter su dispositivi touch, introducendo un sistema di mira innovativo che, però, non sempre funziona a dovere, soprattutto quando è necessario cessare improvvisamente il fuoco per rientrare in copertura a seguito di un assalto nemico. Tecnicamente si difende molto bene e offre un ottimo quantitativo di modalità di contorno ma, a causa del nome che porta, verrà obbligatoriamente messo a confronto con gli episodi della serie regolare: in quest’ottica non riesce ad aggiungere molto all’universo di Mass Effect e si presenta quindi come un prodotto collaterale piacevole ma non obbligatorio nemmeno per i fan più accaniti della serie principale. Un passo avanti, quindi, per le versioni mobile dei principali titoli di EA ma non un nuovo punto di arrivo.

7

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