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Master of Orion Recensione

Wargaming.net regala ai vetusti appassionati un titolo che, con enorme rispetto, omaggia il materiale originale ma aggiunge poche novità.

Versione analizzata: PC
recensione Master of Orion
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Il nome "Master of Orion" forse vi suonerà familiare. Dovrebbe, almeno. Stiamo parlando del più importante esponente - nonché socio fondatore - della cosiddetta strategia 4X. Explore, expand, exploit, exterminate. Quattro X che caratterizzarono gli anni '90 e che videro tra i grandi del genere Sid Meier's Civilization di cui, recentemente, abbiamo potuto ammirare la sesta installazione. Prima di Civilization, altri grandi capolavori come Reach for the Stars (di dieci anni più vecchio), Strategic Conquest, Deuteros contribuirono tutti a plasmare il profilo di un genere che sarebbe diventato una vera e propria istituzione, sino all'inevitabile declino dovuto all'evoluzione dell'industria e all'emergere di altre forme di intrattenimento videoludico. Inutile continuare a spendere parole di elogio per una delle serie più importanti della storia dei videogiochi; Master of Orion ci ha accompagnato sin dal 1993, anno della sua prima apparizione e siamo - per così dire - cresciuti assieme.
Abbiamo speso innumerevoli ore nel tentativo di guadagnare la supremazia sulle altre razze aliene che ci contendevano un universo divenuto improvvisamente troppo affollato. Nel 2003, però, il terzo capitolo della saga non riuscì nell'impresa di regalarci qualcosa di realmente nuovo e appagante complice, forse, la riedizione in chiave moderna del più dinamico Galactic Civilizations.
Dopo questo passo falso, la serie sembrava destinata ad perdersi tra le pieghe della storia oppure facendo bella mostra di sé in qualche speciale dedicato al retro gaming. Invece, dopo dieci anni e innumerevoli ostacoli, il colosso Wargaming.net ne acquista i diritti. Un gesto di pura e incondizionata passione, perché il suo fondatore nonché attuale CEO, Viktor Kislyi, è da sempre un grande estimatore della serie. Eccoci giunti al 2016, con un nuovo episodio di Master of Orion di cui parlare. Chi l'avrebbe mai detto?

Verso l'infinito e oltre

L'ennesima declinazione della serie non si discosta di una virgola dalle peculiarità che hanno portato fama e gloria al brand. Non potrebbe essere altrimenti, visto che l'intento dell'operazione era chiaramente quello di riportare in auge il sottogenere strategico dalle quattro X, possibilmente dando nuovo lustro proprio al suo fondatore. Insomma, la scommessa di Wargaming.net si presentava rischiosa sotto diversi punti di vista: da un lato riproporre un titolo dagli standard elevati e degno del nome ereditato per non scontentare la frangia dei (ahinoi) vegliardi appassionati e, dall'altro, riuscire nell'impresa di attrarre nuovo pubblico che, rispetto al passato, può ora permettersi di scegliere. Stellaris, ad esempio, vi dice niente?
Avviare per la prima volta Master of Orion ci ha improvvisamente riportati indietro nel tempo, come se oltre un ventennio della nostra esistenza non ci fosse mai stato.

Il confortante senso di familiarità ci ha accolto, riportandoci alla mente un turbinio di ricordi, emozioni e sensazioni da troppo tempo sopiti. Dopo aver accusato il colpo, è giunta la fatidica domanda: sarà un buon segno? Master of Orion si gioca esattamente come ventitré anni fa: prima di iniziare la partita si impostano i parametri generali scegliendo dimensioni dell'universo, numero di turni e avversari oltre, ovviamente, una fazione tra le undici disponibili. La varietà di opzioni dedicate alle razze giocabili viene ulteriormente impreziosita da un ottimo lavoro relativo alla caratterizzazione e al background di ognuna di esse. È possibile scegliere i "soliti" umani, bellicosi alieni insettoidi, i più "rassicuranti" rettiliani, oppure bizzarre forme di vita basate sul silicio e così via. Ogni razza, insomma, possiede la propria storia, una propria forma di governo e tratti peculiari che, almeno in teoria, dovrebbero differenziare l'esperienza di gioco a seconda della scelta operata. Invece, i tratti caratteristici di ogni specie non influenzano il gameplay il quale, se vogliamo estrapolarne l'essenza sfrondandola dai contorni estetici, si adagia su un'intelaiatura comune per tutte le razze. Ciò significa una sostanziale identità di economia, tecnologia e politica che va in qualche modo a gambizzare quanto il titolo avrebbe l'ambizione di proporre. Ed è proprio nei cardini dell'esperienza di gioco, come ricordano due delle quattro X (ossia eXpand e eXploit) che le criticità si fanno più evidenti. Man mano che si inviano le navi colonia e si prende il controllo di nuovi pianeti, infatti, si rende necessario decidere in che modo bilanciare la forza lavoro della popolazione suddividendola tra braccianti agricoli, produzione industriale e ricerca scientifica. La prima serve ad aumentare la popolazione, la seconda a produrre risorse avanzate e, infine, la terza a sbloccare l'albero della tecnologia che apre un ventaglio di upgrade immenso e suddiviso tra diverse branche (civile, militare, industriale e così via). Queste meccaniche di gioco si presentano uguali in tutte le specie e, quindi, anche per quelle che, per le loro peculiarità, non dovrebbero nemmeno conoscerle. Giusto per citare un paio di esempi, le specie robotiche non avrebbero bisogno di cibo; mentre gli insettoidi, con la loro "unica mente" non avrebbero nemmeno bisogno di scoprire un modello economico individualista o nutrire sentimenti di secessione. Insomma, sotto questo punto di vista il titolo pecca un po' di coerenza.
Al di là di questi aspetti "tecnici" che potrebbero far storcere il naso ai puristi, gli elementi fondamentali di Master of Orion (ovvero produzione, diplomazia, gestione risorse e sviluppo tecnologico ed esplorazione/combattimento) rappresentano il cuore pulsante di un'esperienza ludica che funziona e sa regalare momenti di grande soddisfazione. Stiamo parlando di decine e decine di ore solo per sviluppare una tecnologia o un determinato potenziamento (oppure orpello estetico) per la propria flotta stellare. Il titolo permette di sbizzarrirsi e affinare le proprie abilità strategiche nei modi più disparati: dalla diplomazia alla mera conquista e relativa sottomissione, dal predominio economico/commerciale sino alla distruzione totale di ogni altra forma di vita.


Le stelle sono tante, milioni di milioni

Master of Orion ci delizia con un'interfaccia sempre molto pulita e chiara, che consente di tenere tutto sotto controllo senza riempire l'utente di numeri e statistiche soporifere. Sembra quasi che tutto sia stato semplificato, ma rimangono la profondità e le scelte strategiche viste vent'anni fa. Nel corso dei mesi successivi la release, Master of Orion è migliorato molto grazie al lavoro degli sviluppatori che hanno lavorato alacremente per ripulire il codice da bug e glitch che affliggevano soprattutto la fase di combattimento.

A questo proposito, le battaglie si possono gestire in due modi diversi. Da un lato è possibile demandare tutto al computer il quale si occuperà di simulare lo scontro, oppure gestire direttamente in prima persona. In questo caso l'azione passa a una visuale tridimensionale del teatro di battaglia, dove è possibile impartire gli ordini a ogni singola nave e decidere in totale libertà la migliore mossa per approcciare il nemico. Questo è un valore aggiunto, ovviamente, rispetto alle esperienze passate, ma comunque è un qualcosa già ampiamente visto. Ciò nonostante, la modalità ci è parsa davvero piacevole e divertente che dona qualcosa in più a un'esperienza di gioco altrimenti molto lenta.
Il team di sviluppo, come dicevamo, non è solo è costantemente impegnato nel miglioramento dell'esperienza di gioco, ma è al lavoro per aggiungere nuovi contenuti a una creatura in costante evoluzione. L'ultima patch, ad esempio, aggiunge il supporto alle Mod, aggiusta alcune meccaniche poco bilanciate come quelle relative all'inquinamento e all'effetto della gravità (rispetto alle diverse specie e ai differenti contesti planetari) e rivisita l'intelligenza artificiale degli scontri tridimensionali. Il DLC che verrà pubblicato nei primi giorni di dicembre, ad esempio, introdurrà tre nuove razze giocabili e i fan di vecchia data potranno gioire per il ritorno - il crimine è non averci pensato prima che il titolo venisse commercializzato - degli eroi e dei leader reclutabili. Master of Orion, insomma, non brillerà come un tempo, ma è fermamente intenzionato a trovare il proprio posto in questo universo.

Master of Orion Potremmo parlare per ore di ogni minimo aspetto che caratterizza uno strategico rientrante nella categoria dei "4X"; ancora di più se il titolo in questione porta il nome di Master of Orion. Molte variabili andrebbero a influenzare il discorso a partire dall'effetto nostalgia, dall'aderenza alla tradizione del genere e, soprattutto, del brand. Wargaming.net ci ha provato, regalando ai vetusti appassionati un titolo che, con enorme rispetto, omaggia il materiale originale, ma aggiunge davvero poco di personale a quello che già c'era. Questo non basta a tenere testa a una concorrenza che, in questi ultimi anni, ha saputo regalare esponenti di enorme qualità come Endless Space e Stellaris, senza citare altre saghe più datate. Se siete tra la (ancora?) folta schiera di appassionati che hanno divorato i primi due episodi della serie targata MicroProse verrete investiti da sensazioni familiari e vi sembrerà di non aver mai smesso di giocarci. Questo "reboot" di Master of Orion, a ogni buon conto, si pone su un livello qualitativo buono ma non eccelso per primeggiare nel panorama videoludico. Dal momento del suo arrivo sul mercato, comunque, il titolo è stato più volte ritoccato dal team di sviluppo, sempre al lavoro per migliorare l'esperienza di gioco e per aggiungere nuovi contenuti gratuiti e a pagamento, come il DLC di imminente pubblicazione. Se siete fan del genere dategli una possibilità a cuor leggero, anche senza considerare il suo greve retaggio.

7.8

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