Recensione Master Reboot

Master Reboot si rivela un titolo concettualmente interessante ma ludicamente incompiuto.

Versione analizzata: PC
recensione Master Reboot
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Nonostante gli innumerevoli traguardi tecnologici e filosofici raggiunti dal genere umano nel corso della sua ormai plurimillenaria storia, c'è un mistero davanti al quale nessuno scienziato o studioso è ancora riuscito a trovare una spiegazione: la fine dell'esistenza terrena. Limitati, ma definiti, da essa, gli esseri umani hanno costruito negli anni centinaia di teorie e supposizioni sul reale destino che li aspetta dopo la loro scomparsa, senza che queste riuscissero ad essere confutate in nessun modo ne tantomeno fossero in grado di mettere d'accordo l'intera società. Con l'intento di aggirare, più che di risolvere, il fulcro del questione, Wales Interactive ci propone la propria visione di una realtà futura nella quale la multinazionale Mysteri Foundation ha elevato l'attuale concetto di 'cloud storage' affiancandolo alla personalità e ai ricordi delle persone ed unendolo, in poche parole, alla loro 'anima'. Soul Cloud è infatti il nome di una rivoluzionaria tecnologia che, a conti fatti, altro non è che un enorme database che collezionerà e catalogherà le memorie più significative dei propri utenti per poi permettere ai loro cari di riviverle sotto forma di scenari virtuali dopo la loro scomparsa. Come in ogni buona sceneggiatura tecno-thriller, l'affascinante e promettente quadretto è destinato a durare ben poco, giusto il tempo di un nostro fallimentare log-in nei server di Soul Cloud, che ci farà risvegliare in preda all'amnesia su una misteriosa spiaggia.

Soul Cloud

Muovere i primi passi lungo il bagnasciuga virtuale che accoglie il giocatore, equivale anche ad addentrarsi in un semplice e breve tutorial che ci aiuterà a prendere dimestichezza con gli elementari controlli: Master Reboot, infatti, si dimostra come una tradizionale avventura in prima persona nella quale, oltre a muovere il nostro personaggio, dovremo far interagire tra loro alcuni elementi degli scenari, risolvendo enigmi che ci garantiranno l'accesso alle aree successive. L'estrema semplicità e classicità del gameplay vengono bilanciate dall'ambientazione sicuramente suggestiva ed evocativa di un HUB di gioco che ci permetterà di visitare, più o meno liberamente, le varie sezioni che compongono la memoria che ci ospiterà: ogni sequenza che rivivremo, infatti, sarà ordinatamente suddivisa tra memorie d'infanzia, scolastiche, di viaggio e molto altro ancora, e la rievocazione di ognuna di esse ci porterà sempre più vicini al ricordare il nostro passato. All'interno di ognuna di esse troveremo enigmi ambientali ben variegati ma piuttosto semplici o sezioni di gioco dalle meccaniche elementari (come, ad esempio, schivare una serie di macchine in contromano) la cui natura, ben presto, si rivelerà quella di semplice pretesto per proseguire lungo il filo narrativo che costituisce la vera anima di Master Reboot. La preponderanza del racconto e gli interessanti cambi di prospettiva che si susseguono lungo gli schemi di gioco, tuttavia, si rivelano un punto a favore del titolo Wales Interactive, che ha profuso decisamente meno impegno nella costruzione di meccaniche e puzzle, la cui qualità viaggia dal facilissimo al tedioso, con pochi esempi di design ben congegnato a rimarcare la sensazione di amaro in bocca.

Per approfondire la conoscenza dei ricordi nei quali ci troveremo a 'passare', gli sviluppatori hanno inserito al loro interno una serie oggetti secondari, sotto forma di paperelle di gomma, che aggiungeranno ulteriori dettagli alla porzione di memoria che stiamo rivivendo, ma anche il loro ritrovamento è sempre una semplice questione di esplorazione più che di soluzione di ulteriori enigmi o prove di abilità. Neanche la presenza di un antagonista come il programma di sicurezza Seren.exe (una sorta di anti-virus di Soul Cloud) riesce mai pienamente a convincere il giocatore di trovarsi realmente in pericolo e di dover ricorrere alle proprie abilità o alle conoscenze affinate durante il gioco: la malefica bambina (viva l'originalità!) sotto le cui sembianze il 'letale' programma si manifesterà vi costringerà infatti a poco più che qualche classica sezione di fuga o nascondino, riservando il resto dei suoi sforzi per apparizioni improvvise, e più o meno terrificanti, in faccia al giocatore. Con un così forte accento sulla ricostruzione della propria memoria lungo il dipanarsi dei ricordi e la presenza di un setting tutto sommato convincente, che le fasi finali di Master Reboot decidano di virare verso una svolta più action ci è sembrato francamente incomprensibile: senza scadere in spoiler di alcun genere, diciamo solo come, dopo aver ricostruito pezzo per pezzo il puzzle all'interno della nostra testa, ci aspettassimo qualche rivelazione o considerazione leggermente più 'filosofica' e impegnata rispetto a quelle che faranno la loro comparsa nella sezione conclusiva del gioco.

Morte Apparente

Anche tecnicamente Master Reboot vive purtroppo di alti e bassi: l'atmosfera dark e quasi oppressiva delle ambientazioni è ben veicolata da un rendering pulito e semplice (a volte fin troppo) che, insieme a palette cromatiche sempre azzeccate, regala al tutto un senso di extra-terreno ed un miscuglio di elementi tecnologici ed eterei, che immergono il giocatore in un mondo estraneo, ma mai fino in fondo, aumentando il sottile senso di disagio provato nell'attraversare i suoi scenari. Ad interrompere la sospensione dell'incredulità, purtroppo, troviamo qualche problema di puntamento durante la risoluzione di alcuni enigmi ed un set di animazioni non certo tra i primi della classe, ma il peso specifico di questi problemi è senza dubbio minore a quello del lavoro svolto in termini di immersione del giocatore. Discreto anche il comparto sonoro, all'interno del quale troviamo brani che fanno un uso efficace della tradizionale combo pianoforte/violino tanto cara ai generi horror e thriller ai quali Master Reboot si ispira, e un doppiaggio non sempre eccelso ma globalmente convincente. Buona, per i canoni moderni del genere, anche la longevità complessiva di tutta l'avventura, capace di impegnare il giocatore per un minimo di sei ore ma che, ovviamente, ben poco avrà da dire dopo la sua conclusione.


Master Reboot Rilasciato sul finale dello scorso anno per PC e recentemente passato anche per i lidi di PS3, Master Reboot si rivela un titolo concettualmente interessante ma ludicamente incompiuto. Le premesse narrative, infatti, ci portano in un futuro che, per quanto ispirato da altri mostri sacri del sci-fi, si dimostra accattivante, efficacemente riprodotto ma ricco di enigmi e strutture di gioco deboli o poco equilibrate, che verremo spinti a portare a termine più per curiosità circa il prosieguo del racconto che per il senso di sfida e divertimento generato da esse. Se gli amanti di thriller e horror tecnologici in crisi di astinenza troveranno sicuramente in Master Reboot pane per i loro denti, agli appassionati di adventure 'cerebrali' consigliamo di rivolgere altrove la loro fame e tenere il titolo Wales Interactive in lista d'attesa, nel malaugurato caso di periodi di carestia.

6.5

Che voto dai a: Master Reboot

Media Voto Utenti
Voti totali: 6
6
nd