Recensione Medal of Honor

Analizzata la versione PC: disamina ludica e, soprattutto, tecnica.

Medal of Honor

Videorecensione
Medal of Honor
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Quando si parla di First Person Shooter, nella mente di ognuno di noi compaiono immagini relative ad una miriade di videogiochi, fra cui certamente non mancano gli archetipi del genere, che da sempre ci hanno colpito e appassionato. Solo alcuni titoli sono riusciti a lasciare impronte indelebili nella nostra memoria. Tra questi è inevitabile citare Quake, Unreal, Call of Duty, Battlefield e ovviamente Medal of Honor. In principio le differenze tra questi titoli erano assolutamente marcate, ed ognuno era dotato di un proprio carattere, ben definito. Poi è arrivata l'attuale generazione: il trend in atto è quello che punta all'omologazione. Ogni prodotto deve rifarsi ad un canone preciso, quello del titolo con maggior successo. Si appianano dunque le differenze fra un prodotto e l'altro, di certo a livello di gameplay, ma anche sul fronte dell'ambientazione e dell'ispirazione tecnica e artistica.
L'ultimo Medal of Honor di EA non fa eccezione: insegue l'ambientazione moderna che tanta fortuna ha portato al Call of Duty di Infinity Ward, in modo da apparire quasi come un emulo. Eppure, anche un prodotto che si adagia sul "canone" ha, come ogni cosa, i suoi pro e i suoi contro.

Influenze

Il nuovo Medal of Honor, pur caratterizzato da una generale sottomissione alle regole prescritte dalla "norma", cerca comunque di guadagnare una sua autonomia, almeno narrativa. Se analizziamo la campagna single player, infatti, possiamo accorgerci fin dai primi minuti di gioco che struttura della storia rappresenta una gradevole novità, e non un mero "cut & paste" di storie trite e ritrite. Il setting Afghano che farà da sfondo all’intera esperienza ludica può a tutti gli effetti esser considerato il riflesso indispensabile di un processo di ammodernamento delle tematiche trattate. Troppe volte ci è capitato di aver a che fare con la seconda guerra mondiale o con improbabili imprese di fantapolitica futuribile. A fugare la monotonia di missioni delle quali si conosceva quasi sempre l’epilogo, è una scelta azzardata da parte di EA, ma in ogni caso più che indispensabile ai giorni nostri. Vero è che a fronte di questa virata realistica, si nota comunque una certa "stilizzazione" dei nemici, a volte al limite della propaganda militarista. Tralasciando in ogni caso le peculiarità dello story-telling (che vengono pienamente descritte ed approfondite nella recensione della versione XBox 360), ci preme ora andare ad analizzare in dettaglio alcuni pregi e difetti caratteristici del gameplay e del comparto grafico della versione Pc.

Non serve molto tempo, una volta avviata la campagna single player, per rendersi conto di alcune caratteristiche che potrebbero lasciare qualche videogiocatore un po’ titubante. Innanzitutto lo scripting che permea l’intera esperienza è in certi momenti davvero pressante: lascerà ben poche possibilità di approccio tattico alle varie situazioni belliche. Con questo non vogliamo dire che le mappe saranno totalmente lineari e prive di elementi sorpresa. Anzi, in alcune missioni ci troveremo obbligati ad assumere un comportamento stealth, in altre invece saremo costretti a esplodere colpi su colpi per aprirci la strada con la forza. Un buon dinamismo è alla base di un'esperienza effettivamente gradevole e varia quanto basta per non annoiare, ma chi ha apprezzato la varietà offerta da altri grandi esponenti del genere (Crysis resta ancora imbattuto), potrebbe faticare a mandar giù un incedere così "precalcolato". Le armi che avremo in dotazione o che troveremo sui cadaveri dei nemici rispecchiano abbastanza fedelmente la reale fattura delle bocche da fuoco in dotazione agli eserciti che si fronteggiano nella realtà, tuttavia alcune reazioni fisiche sono meno convincenti (l'assenza di rinculo di alcuni fucili semiautomatici, ad esempio). Una scelta che si fatica a comprendere è quella che riguarda il munizionamento: non solo è poco elegante concedere munizioni infinite per la pistola (ad ogni livello di difficoltà), ma addirittura in ogni momento è possibile richiedere munizioni ai nostri alleati, avvicinandoci a loro e premendo un tasto. In pratica gli schemi si possono portare a termine senza dover cambiare arma in nessun momento. Il level design delle mappe permette in ogni una buona comprensione degli spazi che potremo esplorare, così da rendere immediata la reperibilità delle postazioni nemiche da distruggere o aggirare. Anche se la strada da percorrere rimane sempre una sola, spesso ci verrà chiesto di cambiare percorso grazie all’acquisizione e all’elaborazione in tempo reale delle informazioni raccolte sul campo di battaglia. La sensazione di vivere una campagna dinamica non manca, e proprio grazie allo scripting Medal of Honor riesce a trasmettere sempre grande impeto e coinvolgimento.
I dialoghi, presenti in ogni momento, sono magistralmente realizzati e tradotti. Non sarà affatto difficile capire come i soldati cerchino costantemente di sdrammatizzare, anche attraverso colorite affermazioni, situazioni alle volte insostenibili dalla maggior parte dei civili. I Tier 1 sono un gruppo militare scelto, tuttavia non sono immuni da crolli psicologici e sbalzi di umore dovuti a comportamenti inaspettati, e il più delle volte cinici, dei loro comandanti. Tutte queste caratteristiche, integrate in un team fight sempre ben orchestrato, generano nel videogiocatore sensazioni e pensieri che vengono solitamente accomunati alla visione di un ben diretto War Movie. Sfortunatamente, come avviene nella stragrande maggioranza delle produzioni cinematografiche di Holliwood, anche in Medal of Honor abbiamo avuto la sensazione di affrontare non tanto una vera e propria guerriglia armata, ma quintalate inermi di carne da macello. Più che terroristi addestrati ci troveremo ad ammazzare quasi sempre dei poveretti che cercano solo riparo dietro a veicoli o casse per poter resistere il più possibile ai nostri attacchi. Aumentando la difficoltà purtroppo l’intelligenza artificiale non cambia: la passività dei nostri nemici rimane invariata, potremo constatare solamente che i proiettili faranno molto più male. Inaspettatamente abbiamo però piacevolmente riscontrato che i nostri compagni accorrono sempre in nostro aiuto sena mai prendersi un pausa. Il loro, pur essendo sempre un procedere per check point, non è un semplice lavoro di copertura. Nel caso in cui venissimo colpiti in maniera critica subito si attiveranno per venirci in aiuto, scaricando in una frazione di secondo i loro caricatori sui nemici o addirittura avanzando al punto da frapporsi tra noi e il fuoco nemico, così da permetterci di fuggire senza perdere la vita. Questo non vuol dire che saremo invulnerabili al punto da poter girovagare indisturbati per la mappa, ma i nostri saranno veramente e a tutti gli effetti degli angeli custodi.

Harcore o casual? Entrambi!

Gli amanti del gaming su Pc, leggendo questo paragrafo, rifletteranno sicuramente su quello che, nel bene o nel male, sta accadendo al mercato dei videogiochi e in particolare a quello degli FPS. L’harcore gaming è un argomento molto scottant, che le case produttrici di videogiochi si vedono costrette a trattare coi guanti. Pur essendo effettivamente i casual gamer a guidare l’andamento del mercato, a causa del loro enorme numero, gli affezionati cultori del genere hanno più potere mediatico. Vuoi per i forum creati ad hoc o per i siti web dove poter reperire informazioni utili per perfezionare le configurazioni di gioco, la loro voce, nel bene o nel male, si fa sentire al punto da influenzare quasi ogni interessato all’acquisto. Una delle più criticate scelte, che aveva visto sul tavolo degli imputati Infinity Ward con Modern Warfare 2, fu quella di abolire i server personali per il multiplayer. Scelta fortunatamente non seguita da EA e in particolare dai ragazzi di Dice. La possibilità di avere un server dove perfezionare e impostare determinate opzioni è stata finalmente confermata da EA. Il matchmaking sarà appannaggio solamente della versione per console, così da permettere agli Hardcore gamer più incalliti di creare partite personalizzate in grado di adempiere a tutte le loro aspettative. Al di la di questo appunto, le caratteristiche dell'online sono state sviscerate nella precedente review, di conseguenza vi lasciamo a qualche ulteriore impressione dopo l'analisi tecnica.

Two is meglio che one

Il gioco è stato testato su una macchina con queste caratteristiche: Nvidia GeForce GTX 275, Dual Core 2.4 GHz e 4 Gb di Ram, in ambiente operativo Windows 7 a 64 bit, e con una risoluzione di 1680x1050. Da subito dobbiamo informare i lettori che il gioco è stato ideato e sviluppato da due team differenti. Uno, Danger Close, ha seguito il single player mentre l’altro, Dice, ha ideato il Multiplayer. Per quanto riguarda la modalità campagna in singolo c’è ben poco da dire: l’engine utilizzato è l’ormai rodato Unreal Engine 3. La qualità complessiva, che questo motore grafico è riuscita a mantenere in ogni aspetto, è sicuramente ad alti livelli. Fraps ci ha costantemente informato che i frame per secondo, ad un livello di dettagli Alto (con sincronizzazione verticale e antialias disattivati), raramente scendevano al di sotto del valore di 40 fps. Più che onesto, considerando il processore utilizzato per la prova. Nonostante queste ottime notizie una piccola pecca si può rilevare nei menù contestuali che dovrebbero permettere, al giorno d’oggi, una quasi totale gestione dei dettagli grafici. Con nostro rammarico scopriremo invece che pochissime opzioni saranno realmente modificabili o attivabili. La qualità delle texture, delle ombre e del mondo possiedono solo 3 livelli di personalizzazione (Alto, Medio e Basso). Solo altre 3 voci faranno capolino nella sezione riguardante la grafica: il Vsync, l’antialiasing (che può solo esser attivato o disattivato, senza permettere all’utente di scegliere i valori 2x, 4x, 8x) e ovviamente la scelta della risoluzione. Tutto ciò però, considerando la modalità di gioco che dovremo affrontare, non peserà eccessivamente sull’esperienza videoludica generale. Attivando tutte le opzioni grafiche, o ancora meglio utilizzando escamotage in grado di poterle modificare da Windows, raggiungeremo un buon livello di dettaglio capace di accontentare anche i giocatori più esigenti. La vera punta di diamante riamane però la modalità Multiplayer. Dice ha effettivamente optato per un approccio più conservativo che innovativo per quanto riguarda questo comparto. I cultori di Bettlefield Bad Company 2 non noteranno abissali differenze giocando al Multi di Medal of Honor, e non solo per quanto riguarda la grafica (magistralmente diretta dal Frostbite Engine). Con questo non vogliamo assolutamente insinuare che è stato fatto un mero copia-incolla dell’ultimo Battlefield. Innumerevoli perfezionamenti e revisioni sono state apportate sia al gameplay che alla qualità grafica complessiva. Tuttavia, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo definendo il lavoro di EA Los Angeles un gioco ibrido tra gli ultimi FPS, possiamo davvero notare delle similitudini con il multiplayer di BattlefieldBC2 e di Modern Warfare 2. Il modo di procedere per checkpoint, l’hitbox, la modalità con cui otterremo i premi dopo una successione di uccisioni, e i mezzi che potremo utilizzare sono effettivamente rappresentanti inequivocabili di uno scarso coraggio e della totale assenza di tono innovativo. Tutto ciò però non è assolutamente un male. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che Medal of Honor è un prodotto che presenta un multiplayer curato e universale.
La prova con mano, infatti, ha mostrato un ritmo veloce come quello del titolo Activision, opportunamente guadagnato grazie ad un'azione meno corale rispetto a Bad Company, nonchè alla limitazione del raggio d'azione dei mezzi di trasporto presenti. Alla stregua di Call of Duty, poi, Medal of Honor consentirà, dopo tre uccisioni in fila, di attivare l’intelligence (ovvero la ricognizione UAV) o il bombardamento tramite mortai: nel primo caso noteremo sul radar a schermo, per un determinato raggio attorno alla nostra posizione, indicatori lampeggianti raffiguranti posizione e movimenti avversari; nel secondo, attraverso il classico binocolo, potremo puntare una determinata zona e scaricarvici tutta la potenza di fuoco dei mortai. Serie di uccisioni più lunghe daranno accesso a potenziamenti diversi, ed al giocatore sarà sempre concessa la scelta fra una tattica offensiva o difensiva, che aumenti semmai anche i bonus di tutta la squadra.
Insomma una struttura affascinante e assuefacente, in grado di divertire chi vuole appassionarsi ad un First Person shooter ben costruito. Ci auguriamo soltanto, da questo momento in poi, di assistere ad uno sperimentalismo più incisivo, che porti azzardate novità nel campo degli sparattutto in prima persona.

Medal of Honor In definitiva Medal of Honor è sicuramente un gioco da avere, da provare e da assaporare. Nessun appassionato di sparatutto, assiduo fan della saga o meno, rimarrà in qualche modo deluso da questo videogioco. Le comuni dinamiche tipiche del genere vengono mescolate, in modo molto intelligente, con delle piccole novità degne di nota, in grado di assicurare ore ed ore di intrattenimento sia ai cultori della saga che ai neofiti. Tralasciando di mettere "i puntini sulle i", potremo gustarci in tutta la sua diretta efficacia l’ibrida creazione di EA. I videoplayer più pignoli potranno lamentare l'eccessiva linearità, o alcune scelte da "shooter arcade" che cozzano contro il realismo di ambientazioni e tematiche. Si tratta di elementi che in effetti limano il risultato finale, e che proprio su Personal Computer potrebbero scoraggiare una discreta fetta di Frag-Maniaci. Tuttavia il multiplayer ed il supporto ai server personali risolleva le sorti della situazione.

8.4

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