Recensione Megadimension Neptunia VII

Megadimension Neptunia VII è il primo gioco della serie Compile Heart per PlayStation 4: per l'occasione, gli sviluppatori hanno deciso di suddividere il titolo in tre sotto-giochi separati....

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Megadimension Neptunia VII
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Compile Heart è abile maestra nell'arte del fan service, su cui ha costruito la sua fortuna in madrepatria e la sua fama anche nei feticisti lidi nostrani. Abbiamo imparato ad apprezzare le stravaganze dello sviluppatore nipponico principalmente grazie alla serie Hyperdimension Neptunia, dapprima sulla vecchia ammiraglia Sony ed ora, da qualche tempo, presenza costante su Vita e PC, grazie ai remake della trilogia originale ed ai molti rivoli secondari da essa derivati con alterne fortune ma tutti traboccanti di pizzi, merletti, battutine languide e leggerezza spinta. In tutta sincerità, abbiamo perso il conto delle volte che abbiamo messo piede nell'edulcorato e parodistico mondo di Gamindustri, nonché tutte le volte che abbiamo "conosciuto" la tenera Neptune e le sue inseparabili compagne di sventura. Dopo Omega Quintet, mediocre J-RPG a base di mazzate e teen idol, il sodalizio di Compile Heart con le console di casa Sony si rinnova con il nuovo capitolo della serie, prima avventura "next gen" per l'occasione ribattezzata Megadimension Neptunia VII. Denominazione che lascia trasparire le stravaganti manie di grandezza degli sviluppatori i quali, questa volta, hanno addirittura deciso di suddividere il titolo in tre sotto-giochi separati, avventurandosi verso declivi narrativi più cupi e decadentisti rispetto al passato (sempre conditi, però, dalla solita, sana, dose di leggerezza no sense). Pomposità a parte, Compile Heart ed Idea Factory saranno riusciti a svincolarsi dalla patina polverosa che aveva ricoperto l'esplosività che caratterizzava le prime incursioni nel mondo di Gamindustri, oppure si saranno accontentati di rimanere all'interno di invalicabili confini sicuri e già ben delineati, tesi unicamente a solleticare l'affetto della fedele fan base? Domanda lecita, visto che conosciamo sin troppo bene (e le evidenziammo più volte, in passato) le criticità che, da sempre, colpiscono i titoli del developer nipponico.

Una generazione sta finendo... un anno se ne va

Il tempo passa anche per le sensuali CPU che reggono le sorti di Gamindustri. La simpatica parodia del mondo videoludico segue, inevitabilmente, le sorti del settore che vuole scimmiottare. Nep Nep, Noire e le altre ragazze appartengono, giocoforza, al passato (PS3, XBOX 360, Wii), mentre una nuova generazione di console avanza inesorabile. Attraverso tre sotto-trame, come accennavamo, gli sviluppatori ci presentano un affresco sui generis dei tempi che cambiano. Ogni singolo rivolo narrativo ripresenta in modo abbastanza prevedibile il leit motiv che da sempre ha caratterizzato la serie. Le nostre eroine, assieme alle inseparabili sorelline minori, si trovano a dover lavorare duramente (povere loro!) per salvare un mondo - o meglio, una dimensione - in pericolo e riportare tutto alla normalità. Quindi ad una situazione in cui le dolci pulzelle si dedicano a quello che sanno fare meglio: oziare come se non ci fosse un domani. Megadimension Neptunia VII è, sostanzialmente, una commedia in tre atti in cui un unico, sottile, filo conduttore lega le vicende ed i rapporti interpersonali delle protagoniste sino al climax finale. Attraverso la tecnica ormai volgarizzata del cliffhanger, gli sviluppatori riescono ad incuriosire il giocatore invogliandolo a proseguire e vedere quale piega prenderanno le vicende. Una mossa astuta, che riesce in qualche modo a superare l'enorme scoglio rappresentato dalla noia che colpiva i precedenti esponenti del brand. Non è tutto rosa e fiori, intendiamoci. Compile Heart ha imboccato, per l'ennesima volta, un sentiero ben battuto e privo di grandi novità, limitandosi ad uscire solo raramente (e con alcuni "colpi di scena" à la Nep style) dal tepore rassicurante di un percorso altrimenti scevro di ostacoli o plot twist. L'intreccio narrativo è, dunque, quanto mai in linea con le atmosfere leggere, scanzonate e prive di pretese a cui il brand ci ha, da sempre, abituati. Battutine maliziose, stereotipi, lunghi dialoghi no sense, dibattiti sul nulla più spinto e tanto - davvero tantissimo - fan service. Il ritmo, se conoscete Nep Nep e compagne, non ne esce certo bene. Ciononostante, tra volti nuovi, vecchie conoscenze ed un bel po' di nuda beltà dopo un po' ci si affeziona alle protagoniste e l'avventura fila senza scossoni sino alle battute conclusive.

Teach me, Teach me Histy!

Come accade in ogni episodio della serie, il titolo parte in modo soft così da introdurre senza scossoni i neofiti alle meccaniche di gioco, grazie ai preziosi consigli della sempre puntuale Histy. Coloro che, invece, possiedono già una certa dimestichezza, troveranno la maggior parte delle spiegazioni alquanto ripetitive e stucchevoli. I cardini sui quali gira l'intero impianto di gioco, infatti, rimangono ben saldi nella loro sede e derivano dal lavoro di rifinitura svolto in MK2, Victory e nei tre Re;Birth. Compile Heart si limita ad oliarli e a ripulirli dalla ruggine, permettendo loro un movimento un po' più fluido. Le poche novità sul fronte del gameplay e del combat system si contano, però, sulle dita di una mano.

Le classiche dinamiche turn based (che rimangono, al solito, sostanzialmente invariate), vengono in qualche modo riviste anche se, a nostro avviso l'"innovazione" risulta abbastanza superflua. Le morbide protagoniste durante il loro turno non rimangono statiche, bensì possono muoversi ed attaccare liberamente. Ebbene, una volta ciò poteva avvenire all'interno di un'area circolare ben definita; mentre oggi tale sistema è stato sostituito da una barra di movimento, esaurita la quale l'eroina si dovrà bloccare. Probabilmente la feature è stata modificata per bilanciare al meglio i nuovi attacchi di squadra e fare in modo che il giocatore sprema le meningi per trovare la strategia migliore per portare a compimento l'attacco. Ad ogni modo il risultato finale non impatta granché sul gameplay. Torna la EXE gauge, il Lily Rank e - ovviamente - le classiche forme divine delle protagoniste (o HDD) le quali, oltre a donarci un deciso boost alle statistiche e alla potenza d'attacco, ci permette di godere di un gradito boost alle curve digitali dell'eroina di turno. Essendo Megadimension Neptunia VII un titolo basato sul passaggio verso una nuova generazione, oltre alle classiche trasformazioni v'è da annoverare anche la presenza della cosiddetta Next Form, potenziamento ulteriore che consente di accedere a nuove abilità ed attacchi studiati appositamente per l'occasione. Nella generale riproposizione di quanto già visto in precedenza in termini di levelling, crafting e grinding, dobbiamo segnalare la rivisitazione di Stella's Dungeon, l'RPG in real time che vede protagonista la mascotte Stella, da inviare in missione - debitamente equipaggiata - per recuperare oggetti ed equipaggiamento che potrà esser utilizzato nel corso dell'avventura principale da Neptunia e compagne. Trattandosi di un mini game in tempo reale, esso rappresenta una semplice distrazione dal contesto. Lo stesso discorso deve esser fatto anche riguardo a Nepstation ed al mini gioco Neplunker, rivisitazione Neptuniana delle meccaniche del ben più conosciuto Spelunker.

Una pietanza riscaldata?

Nonostante si stia parlando del primo titolo "next gen" dedicato a Neptune e compagne, per gli sviluppatori Megadimension Neptunia VII non rappresenta certo un debutto, come abbiamo già ricordato citando Omega Quintet. Ci si aspetterebbe, dunque, un generale salto di qualità sotto il profilo tecnico e stilistico. Invece Compile Heart ed Idea Factory continuano imperterriti nel marcato riciclo di asset, dungeon design (ora, ad ogni modo, decisamente più ampi) e FoE. Certo, qualcosa di inedito c'è ma fatica a far capolino dalla minestrina riscaldata che ci viene messa sotto al naso. Tranquilli, non è mutata la qualità degli sprite bidimensionali e il riuscito stile anime che animano le eterne stringhe di dialogo nonché le scenette pseudo erotiche buttate lì gratuitamente per soddisfare la voglia di fan service dell'affezionata utenza, con i consueti chilometri di pelle nuda, stacchi vertiginosi e seni sodissimi e freschi.

Ai pregi che è possibile rinvenire in quest'ultima stravaganza di Compile Heart fanno da contraltare la solita, ingiustificabile, povertà poligonale ed una generale mancanza di ispirazione, soprattutto dei dungeon, troppo spesso spogli, scalbi, per nulla interattivi e sin troppo ripetitivi. Elementi ormai imprescindibili che accompagnano praticamente ogni titolo di Compile Heart. Stesso discorso, infine, deve esser fatto anche riguardo al riciclo spinto della qualità e quantità delle campionature audio. I motivetti iterati dettano il tempo con la loro leggerezza e solo raramente è possibile assistere all'entrata sulla scena di note più gravi ed impegnate.

Megadimension Neptunia VII Dopo esserci trastullati (bando ai doppi sensi) con Neptune e compagne lungo un decennio costellato di episodi regolari, spin off e remake, abbiamo accolto il primo capitolo "next gen" con una leggera apprensione. Conoscendo l'operato di Compile Heart, Idea Factory e FeliStella non ci aspettavamo di assistere a grandi rivoluzioni nella filosofia di gioco che ha permeato la serie sin dal suo debutto. E così è stato. Megadimension Neptunia VII non osa uscire dal sentiero ampiamente battuto e da una formula ormai collaudata, mantenendo sostanzialmente inalterati gli standard a cui siamo abituati. Le morbide protagoniste, i siparietti comici conditi battutine no sense e le giapponesistiche frivolezze ci sono ancora, così come una struttura ruolistica turn based comunque solida e profonda ma che sta mostrando, inevitabilmente, i segni di un invecchiamento ormai impossibile da coprire anche con un trucco pesante. Oppure con qualche novità. Al di là delle consuete criticità che da sempre affliggono il brand, gli sviluppatori questa volta si sono dimostrati capaci nel disinnescare il rischio noia ed a rendere il titolo fruibile e divertente alle nuove leve che potrebbero apprezzarlo come un J-RPG di discreta fattura. I Neptuniani di lungo corso, invece, ritroveranno lo stesso ambiente familiare di sempre. Un pregio, certo, ma anche un segno negativo che indica la preoccupante mancanza di volontà di fare, una volta tanto, un vero salto di qualità.

6.8

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