Recensione MeiQ: Labyrinth of Death

MeiQ: Labyrinth of Death è un nuovo dungeon crawler sviluppato da Compile Heart e disponibile in esclusiva su PlayStation Vita.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione MeiQ: Labyrinth of Death
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  • PSVita
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. È inoltre nemico giurato di DLC e digital delivery. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Il 2016 si è rivelato un anno davvero fortunato per i fan di Compile Heart e Idea Factory, le quali hanno rilasciato in Occidente una lunga serie di titoli che spaziano dalla saga di Hyperdimension Neptunia alla recente riedizione per PlayStation 4 di Fairy Fencer F: Advent Dark Force. In attesa del prossimo spin-off dedicato a Neptune & company, la cui uscita è attualmente prevista per il mese di ottobre, le due aziende nipponiche si accingono a portare sulla handheld di casa Sony un nuovo dungeon crawler in prima persona appartenente al progetto "Makai Ichiban Kan", linea di titoli slegati fra loro ma che coinvolgono rigorosamente il direttore Masahiro Yamamato, il character designer Kei Nanameda ed il compositore Tenpei Sato. Il prossimo 16 settembre, MeiQ: Labyrinth of Death si unirà dunque alla già sconfinata selezione di dungeon crawler disponibili su PlayStation Vita, nel frattempo vi riveliamo le impressioni maturate dopo la lunga prova cui abbiamo sottoposto la nuova fatica del sodalizio giapponese.

Gundam Build Fighters

Un antico mito narra che centinaia di anni fa il mondo cadde vittima di una notte senza fine, mostri terrificanti sbucarono all'improvviso dalle ombre, costringendo il genere umano a vivere nel terrore. Il pianeta aveva cessato la propria rotazione e versava sull'orlo della rovina; solo il provvidenziale intervento di un mago leggendario riuscì a riportare la pace e la luce del giorno sul mondo di MeiQ. A distanza di secoli, la notte eterna si è nuovamente abbattuta sul mondo umano, ragion per cui i maghi anziani hanno deciso di radunare un gruppo di giovani Machina Mage affinché possano ripetere il miracolo compiuto dal leggendario stregone dei racconti: Estra, Maki, Flare, Connie e Setia sono le prorompenti prescelte su cui grava la responsabilità di far ripartire il mondo. Riunite nella città sacra di Southern Cross, le cinque ragazze ricevono il compito di addentrarsi nelle quattro torri magiche poste ai quattro angoli cardinali del luogo affinché possano sottoporsi ad altrettante prove e ricevere l'indispensabile benedizione delle divinità che vi dimorano. Ciascuna delle torri nasconde dungeon composti da cinque o anche dieci piani piuttosto vasti, i quali pullulano di mostri, trappole, passaggi segreti, barriere invisibili e tutti gli altri elementi tipici del genere dungeon crawler. Nonostante gli spunti quantomeno convincenti, la trama del gioco cade nel dimenticatoio già dopo qualche ora, proponendo sviluppi minimi e abbastanza scontati; persino la caratterizzazione dei loquaci personaggi è ridotta al minimo sindacabile, rendendo di fatto vuoti e piatti sia gli antagonisti che le stesse protagoniste. La caratteristica principale che risolleva un minimo la produzione e permette a MeiQ: Labyrinth of Death di differenziarsi da molti altri giochi dello stesso genere va ricercata nella peculiare abilità delle Machina Mage di controllare in battaglia dei giganteschi golem meccanici, i quali possono essere interamente personalizzati sia per aspetto che per abilità equipaggiate. Tutti i nuclei principali, le carrozzerie e i vari arti superiori ottenibili attraverso un semplice sistema di crafting non sono infatti vincolati ai golem appartenenti allo stesso elemento dello strumento creato, ma risultano invece compatibili con tutti e dieci i guardiani nascosti nelle torri del gioco. Il risultato è una completa personalizzazione che ricorda molto quanto visto nella serie animata "Gundam Build Fighters" e in generale i model kit in plastica con parti intercambiabili per cui il pubblico giapponese va da sempre in visibilio. Come già detto, i pezzi sono craftabili nell'apposito negozio attraverso un modesto dispendio di oro ed etere, rispettivamente valuta corrente e risorsa primaria del gioco, ma possono anche essere reperiti nei dungeon o acquistati nel ben fornito (quanto caro) negozio di Southern Cross. Una volta equipaggiate a puntino le proprie unità, giunge inevitabile il momento della prova sul campo. Ciascuna maga ha la facoltà di controllare un solo un golem alla volta, di conseguenza durante gli scontri casuali è possibile schierare un massimo di sei unità: tre Machina Mage e altrettanti guardiani.

Purtroppo le maghette non sono in grado di attaccare e al contempo manovrare i propri golem, di conseguenza le unità utilizzabili durante ciascun turno cala a tre. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un sostanziale svantaggio, specie se si tiene presente che i mostri si presentano troppo spesso in gruppi di cinque o addirittura nove unità, rappresenta una precisa scelta degli sviluppatori che non solo eleva il tasso di difficoltà degli scontri ma introduce una componente strategia da non sottovalutare. Mentre i golem vantano una vasta gamma di attacchi fisici e magici, e a seconda dei nuclei equipaggiati possono ripetere l'azione selezionata fino a quattro volte per turno, le Machina Mage dispongono di una decina di skill pressoché univoche che permettono di curare in battaglia i componenti umani del party, riparare i golem, elargire buff o debuff, o lanciare devastanti incantesimi offensivi. L'importanza strategica rappresentata da una sapiente scelta dalle azioni da compiere in battaglia è ulteriormente accentuata non solo dalla limitata disponibilità degli incantesimi utilizzabili delle ragazze, ma soprattutto dalla totale impossibilità di ricorrere ad alcun genere di oggetto durante i combattimenti. Come ciò se non bastasse, durante le lotte non è in alcun modo possibile rianimare compagni o guardiani caduti, e la perdita di conoscenza di una strega porta all'inevitabile spegnimento del guardiano associato. Nonostante un battle system divertente, se non appagante, l'esplorazione dei dungeon risulta mortalmente noiosa, in quanto la difficoltà generale del titolo non è adeguatamente bilanciata: se l'elevato tasso di difficoltà proposto da MeiQ: Labyrinth of Death rappresenta un genuino punto a favore per chiunque cerchi una sfida degna di tale nome, l'altalenante e non omogeneo livello di combattimento dei mostri che smorza l'entusiasmo iniziale e influenza negativamente il già eccessivo grinding richiesto.

Durante l'esplorazione, troppo spesso vi capiterà infatti di affrontare nello stesso dungeon nemici debolissimi e creature con venti livelli sopra la media generale del labirinto, i quali il più delle volte si dimostreranno capaci di spazzar via i vostri party con estrema rapidità. Sul versante tecnico, MeiQ: Labyrinth of Death si presenta molto spoglio, con ambientazioni deludenti, blande e troppo ripetitive, e durante la nostra prova abbiamo registrato persino gravi quanto inspiegabili cali di framerate. Protagoniste ed NPC non dispongono nemmeno di modelli poligonali, e persino in battaglia sono rappresentati da artwork penalizzati da un character design discutibile e poco attraente; nonostante animazioni lente, i modelli poligonali dei golem sono invece ricchi di dettagli e ben variegati, anche grazie a un continuo cambio di equipaggiamento rigorosamente visibile su schermo. Le ventisette tracce della colonna sonora composta da Tenpei Sato svolgono a dovere il loro compito e risultano adeguate al contesto narrativo, seppur con sporadiche eccezioni. Il doppiaggio, disponibile ancora una volta sia in inglese che giapponese, ci ha lasciati un po' interdetti: non tutte le voci sposano adeguatamente le personalità dei personaggi, soprattutto nella traccia anglofona, la quale presenta un livello recitativo ancora una volta inferiore a quello offerto dalla controparte nipponica. Infine, i testi prolissi cui ci hanno abituati le produzioni Compile Hearth sono ancora una volta supportati da un'ottima traduzione in inglese; l'unico nostro rimpianto in tal senso è rappresentato da alcune gag tipicamente nipponiche che in fase di localizzazione sono andate perdute o hanno perso parte del proprio significato.

MeiQ: Labyrinth of Death MeiQ: Labyrinth of Death è la prova che i ragazzi di Compile Heart e Idea Factory possono sbagliare. Negli ultimi anni, il connubio formato dalle due aziende nipponiche ha portato sui nostri schermi una lunga serie di titoli poco pretenziosi, ma comunque innovativi e squisitamente spiritosi, abituandoci a standard qualitativi spesso al di sopra della mera sufficienza. Il nuovo prodotto del sodalizio giapponese ha solo sfiorato il bersaglio, mostrandosi carente persino sotto gli aspetti più importanti del genere videoludico di appartenenza: storia e caratterizzazione dei personaggi, i principali pilastri di ogni buon JRPG. Per quanto interessante, la sola personalizzazione dei Golem non basta a incentivare il giocatore a proseguire nelle venticinque ore necessarie per portare a termine il gioco, già fortemente penalizzato da un comparto tecnico assai deludente e ripetitivo. Ne consigliamo l’acquisto solo ai fan più sfegatati di Compile Heart e Idea Factory; chiunque cerchi invece un buon dungeon crawler, farà meglio a puntare ben altre produzioni, anche perché PlayStation Vita, almeno per quanto riguarda questa particolare categoria di giochi, risulta tutt’altro che povera.

5.8

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