Recensione Metal Gear Rising: Revengeance

Platinum Games ci consegna un altro action esagerato, ambientato nell'universo di Metal Gear

Metal Gear Rising: Revengeance

Videorecensione
Metal Gear Rising: Revengeance
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il rapporto di Konami con gli action game dev'essere abbastanza tormentato, se dopo aver affidato lo sviluppo dell'ottimo Castlevania Lords of Shadow al team spagnolo Mercury Steam, il publisher ha “passato la mano” anche con Metal Gear Rising, lasciandolo nelle sapienti mani di Platinum Games. Quali che siano i motivi di un cambio di rotta che ha fatto molto discutere i fan, gli ex Clover Studio hanno raccolto la sfida, forti di un'esperienza che va da God Hand a Bayonetta. Il rilancio integrale del progetto ha fatto comparire un nuovo sottotitolo (Revengeance), nonché la necessità di uno stile molto più esagerato, in linea con le esigenze artistiche di uno dei team più estrosi della scena. Dopo una demo che ha convinto solo parzialmente la platea, comunque, Metal Gear Rising: Revengeance si presenta ai nastri di partenza, con un gameplay molto movimentato ed un carattere tutto suo, che sicuramente non spiacerà ai fan del genere desiderosi di provare un titolo non proprio allineato agli standard. D'altro canto il tormentato processo di sviluppo e la “collisione” fra due visioni creative “forti” come quelle di Kojima e di Platinum, hanno determinato qualche piccolo inciampo. Scopriamo insieme pregi e difetti di questo Revengeance.

War Business

Quattro anni dopo gli eventi di Guns of the Patriots, Raiden lavora per una Compagnia Militare Privata (PMC) animata da nobili scopi. Trasformato completamente in un Cyborg, il nostro eroe lotta per la pace nel mondo, cercando di disinnescare i fattori di rischio nelle zone più calde del pianeta. Convinto che la forza militare possa essere usata anche per prevenire lo scoppio delle guerre, si trova in Africa per proteggere uno dei Leader mondiali più in vista del momento, che tanto ha fatto per sedare rivolte nel suo continente.
Ovviamente ci sono altre forze in gioco che non condividono la visione di Raiden e del suo eterogeneo (e anonimo) team. L'intervento di una fazione avversa che vuole difendere lo status quo e arricchirsi grazie al business della guerra scombussola i piani del protagonista che, miseramente sconfitto all'inizio dell'avventura, si lancia in una missione per scoprire i piani dei suoi nuovi nemici.
Comincia così una trama che dobbiamo purtroppo definire abbastanza disordinata e poco organica. Nonostante un sottofondo narrativo tutto sommato comprensibile, Revengeance vuole raccontare troppe cose, e lo fa in maniera frettolosa e con poca coerenza. Dal traffico di organi alle manie di purificazione che sembrano uscite da un manifesto futurista; dal senso dell'onore alle segrete ragioni che spingono il nostro eroe a combattere; il plot mescola davvero di tutto, senza soffermarsi in fondo su quasi niente. Sembra quasi che il team si sia trovato a lavorare con un numero impressionate di spunti narrativi, dovendo accatastarli e organizzarli come possibile. Si sente insomma che Platinum Games ha lavorato all'interno di un contesto non proprio familiare, cercando comunque di dare il meglio.

Ed il meglio, Revengeance, lo da proprio quando il team di sviluppo rivendica i suoi spazi e sfoga le sue urgenze stilistiche. Senza troppe dissertazioni filosofiche, i momenti più belli dell'avventura a livello registico e narrativo, sono quelle scene tanto esagerate da sfiorare il nonsense: le stesse a cui ci hanno abituato i vari Bayonetta, Mad World, Anarchy Reings e Vanquish.
Anche in questo spin-off di Metal Gear troviamo quindi un vortice di situazioni esuberanti, che sfocia in coreografie letteralmente esplosive. Le scene di intermezzo mostrano le prodezze di Raiden e le scaramucce con i suoi avversari, e lo fanno con un gusto tutto particolare per la teatralità, da far impallidire i migliori film di genere. Le coreografie dei combattimenti sono semplicemente perfette, e persino i nuovi personaggi, mescolando un ego smisurato con un discreto senso dell'onore, conquistano e lasciando l'utente moderatamente sbalordito. L'atteggiamento a metà fra il divertimento allucinato e l'esaltazione per la tamarraggine continua fino alla fine, alzando costantemente la posta: Platinum Games non la smette mai di rilanciare, in una sequenza di situazioni paradossali, fuori di testa, ed al tempo stesso fortemente galvanizzanti. In certi casi il gioco corre un po' troppo vicino a quella linea che separa l'eccesso dal ridicolo (e forse nello scontro finale mette pure un piede dalla parte sbagliata), ma è davvero difficile non gongolare di fronte alle improbabili esibizioni del gusto tutto nipponico proprio del team.
Peccato dunque per una trama a tratti seriosa ma mai convinta nell'esplorazione delle sue tematiche: al giocatore non resta che consolarsi con tutte le altre caratteristiche dell'impianto scenico: il feticismo per le spade, i riferimenti a western e samurai-movie, le clamorose smargiassate. E, vi assicuriamo, è davvero una bella consolazione.

Taglia e afferra. E impreca contro la visuale

La “politica degli eccessi” portata avanti dal team a livello stilistico arriva ad influenzare ovviamente anche il gameplay. Per capire che tipo di gioco sia Metal Gear Rising Revengeance, immaginate un action classico spinto al massimo: un sistema d'attacco basato sui soliti due pulsanti (colpo rapido e colpo potente), che permette però di esibirsi in combinazioni esuberanti, un po' esagerate, con fendenti vorticosi, salti e persino la possibilità di afferrare la spada coi piedi. Fin da subito i colpi di testa e le evoluzioni di Raiden stuzzicano, così come incuriosivano quelle di Bayonetta. Un'altra particolarità del combat system, oltre a questo suo gusto “iperbolico”, è la parata. Il team ha deciso di non dedicare nessun tasto in particolare alle azioni difensive. Se però non sarà possibile schivare, Raiden deve almeno deviare i colpi nemici: può farlo utilizzando lo stesso tasto adibito all'attacco di base, in combinazione con la leva analogica, orientata in direzione opposta al colpo in arrivo. Sulle prime questo sistema è un po' straniante, ma quando si riesce a metabolizzarlo, comprendendo che per padroneggiarlo al meglio è necessario anche uno studio attento delle routine avversarie, i ritmi di gioco cominciano a farsi familiari e gradevoli. La spietata brutalità di Raiden ha modo di esplodere in tutta la sua crudezza quasi senza interruzioni, mentre impattiamo gli attacchi dei nemici e rispondiamo immediatamente.
Complessivamente il sistema funziona, e mostra un carattere tutto suo. Platinum, da questo punto di vista, stupisce ancora una volta, operando modifiche sostanziali ad una base concettualmente nota, per modellare ogni volta un gameplay con una forte personalità.
Purtroppo Revengeance arriva anche con qualche problemino, legato soprattutto alla telecamera: anche se esiste un sistema di Lock On un po' impacciato, l'inquadratura fa spesso e volentieri le bizze, seguendo l'azione come meglio può, ma solo raramente riuscendoci in maniera ottimale. Se non si agisce costantemente sullo stick destro per spostarla, quindi, si rischia di perdere per strada più di un attacco, e finire a terra per i colpi provenienti da angoli ciechi. E visto che il successo delle parate dipende proprio dalla possibilità di avere sott'occhio gli avversari, di tanto in tanto può capitare che Revegenace generi parecchio nervosismo.
Il titolo cerca quindi di porre rimedio tornando a puntare sulle sue esuberanze. Un'altra delle caratteristiche di Metal Gear Rising è la possibilità di entrare in ogni momento nella modalità “precision cut”: qui la telecamera si posiziona alle spalle del protagonista, che può orientare la lama con la leva analogica destra ma anche menare fendenti orizzontali e verticali con i tasti d'attacco. Questa opzione serve per affettare con millimetrica precisione i propri nemici, riducendoli in tanti pezzettini. Ovviamente prima di procedere con questa operazione di “sminuzzamento”, sarà necessario indebolire gli avversari, proprio con le combo di base. Quando un nemico sarà pronto per il colpo di grazia il suo corpo verrà ricoperto da un alone celeste: segno che la nostra lama potrà trapassarne le carni. A seconda dell'approccio che vorremo tenere potremo cominciare a tagliare quando appena si illuminerà un singolo arto (mutilando l'avversario magari per vedere come cambiano le sue routine d'attacco), oppure attendere che l'operazione di indebolimento sia completa: in questo caso potremo affettare anche il torso del nemico, rivelando il suo centro nevralgico. La spina dorsale che rifornisce di energia ogni Cyborg o Mech. Mentre il ralenty del “precision cut” porterà alla luce questo prezioso contenitore di elettroliti, basterà premere il tasto azione per eseguire la tecnica dello Zan-Datsu: afferrando rapidamente questa sorta di cella energetica, Raiden potrà schiacciarla fra le mani, per assorbirne il contenuto e ricaricare sia la vita che le batterie della spada (indispensabili per poter attivare la modalità “taglio”).
Oltre a trasmettere un'eccezionale senso di potenza, l'operazione è necessaria per rimpinguare la barra della salute, e superare così anche gli scontri più duri. Il sistema permette di tagliuzzare i nemici anche durante un contrattacco, che si effettua parando il colpo all'ultimo momento utile. Spesso però, nella foga di scontri impari, e totalmente attorniati da numerosi avversari, saremo costretti a sfruttare le combinazioni di base per destabilizzarli, prima di procedere all'operazione “Taglia e Afferra”.

Visto nel suo complesso, l'impianto ludico messo in piedi da Platinum Games compiace moltissimo, ma pensiamo che sia doverosa una precisazione per tutti i fan degli action più estremi. Revengeance è un titolo molto spettacolare, a tratti impegnativo, e sa ricompensare i giocatori con sequenze ben ritmate ed esaltanti. Non è però un action tecnico come Bayonetta: anzi, l'azione scorre in maniera molto semplice e naturale, lasciando modo anche a chi non ha perfetta coscienza delle combo di andare avanti senza troppi problemi. Questa tendenza a soprassedere persino sul button mashing, assieme ai problemi di telecamera di cui sopra, sarà un colpo al cuore per gli amanti dei titoli precisi al millimetro. Da questo punto di vista forse il recente DmC rischia di spuntarla, anche se poi la varietà e la vivacità di Revengeance sono imbattibili. Personalmente pensiamo che dal punto di vista della freschezza e della compostezza delle situazioni, il prodotto Konami sia un passo avanti, ma esaminando il gameplay troviamo un po' di incertezze che non ci aspettavamo.
Fatto sta che i puristi potranno divertirsi a massimizzare le valutazioni ottenute in ogni settore, cercando di superare i livelli senza subire danni, o eseguendo il maggior numero di Zandatsu. Proprio per mettere alla prova i più precisi, il gioco propone anche una sorta di sfida: alcuni Cyborg hanno un pacchetto dati nella mano sinistra, che va affettata con precisione tagliando l'articolazione, dimostrando quindi prontezza di riflessi ed attenzione. Raccogliere questi dati permette di sbloccare nuovi potenziamenti nel menù di personalizzazione del protagonista, accessibile alla fine di ogni stage. Spendendo i punti accumulati nei livelli (in dipendenza delle proprie prestazioni), qui è possibile potenziare armi e resistenza del nostro eroe, non solo per aumentare le chance di sopravvivenza, ma anche per divertirsi poi, con il New Game +, a ri-esplorare i livelli già affrontati con un personaggio bello massiccio.
Vi assicuriamo fin da adesso che con tutta probabilità molti di voi si impegneranno a giocare l'avventura a livelli di difficoltà maggiori di quello standard, poiché un altro dei difetti di Revengeance è la sua discreta facilità. Non che sia impossibile incappare in un game over, ma la possibilità di equipaggiare delle razioni, in un menù che ricorda molto da vicino quello dei Metal Gear classici, riduce notevolmente la mortalità. Rimedia a questo problema la modalità difficile, in cui è meglio non subire troppi attacchi a segno, e l'assurda “Revengeance”, che può diventare frustrante a livelli inverosimili.
D'altro canto la presenza del menù sopra citato permette di vivacizzare ulteriormente quello che è uno degli action più vari a livello contenutistico. Oltre agli oggetti consumabili è infatti possibile imbracciare armi secondarie a distanza, per affrontare scontri con Hind e nemici volanti, ma anche item speciali come le (famosissime) scatole di cartone. Queste si possono utilizzare nel corso delle sezioni stealth, che di tanto in tanto compaiono a diversificare la progressione. Ovviamente i più aggressivi preferiranno affettare tutto e tutti (come il sottoscritto), ma chi vorrà dedicarsi a qualche uccisione silenziosa, sgattaiolando alle spalle dei nemici, potrà farlo traendo massima soddisfazione.
Fra gli altri oggetti da equipaggiare troviamo le armi speciali. Queste saranno recuperate dopo gli scontri con i Boss di fine livello, ed è bene quindi soffermarsi anche su questo aspetto, visto che si tratta di uno dei più riusciti. I Boss Fight di Metal Gear Rising Revengeance sono senza ombra di dubbio fra i momenti più esaltanti della produzione: impegnativi e vari, questi duelli richiederanno prontezza di riflessi e capacità di leggere ed interpretare le routine dei nemici. Una volta sconfitti, i nostri avversari ci concederanno appunto nuove armi: troveremo quindi un bastone formato dalle braccia di diversi Cyborg, che può essere utilizzato anche come frusta, o un Sai magnetico in grado di colpire a distanza. Ancora, un paio di lame agganciate come fossero una forbice gigante, che colpiscono con forza impressionante. Equipaggiandole, il tasto deputato all'attacco pesante cambierà utilizzo, permettendoci di sperimentare combinazioni completamente diverse rispetto a quelle di base. A tutto vantaggio, insomma, di una varietà eccellente e persino inaspettata.
Cosa dire insomma del gameplay di Revengeance? L'impianto studiato da Platinum Games non solo funziona, ma è anche stimolante e pieno di carattere. Vario e dinamico, il combat system si scontra però con qualche limitazione: una difficoltà non certo al top, troppa indulgenza nei confronti del button mashing, una telecamera che inciampa e “fa a cazzotti” con l'interessante sistema di parate. Meno tecnico e più arcade rispetto a Bayonetta, Metal Gear Rising Revengeance intrattiene e lo fa alla grande, con una progressione vivacissima. Peccato per qualche spigolo da smussare.

Prima di passare all'analisi del comparto tecnico, resta da chiarire un dettaglio riguardante la longevità. Terminata l'avventura, il file di salvataggio indicava come tempo di gioco complessivo poco meno di cinque ore. Questo valore è la somma dei minuti passati effettivamente in-game: l'esperienza si allunga fino a superare le sei ore totali, se si considerano anche le Cut Scene. Non si tratta di un risultato eccezionale, ma neppure di una disfatta totale: anche perchè bisogna considerare le VR mission. Totalmente opzionali, queste si sbloccano recuperando dei terminali dei livelli: sono prove di abilità interessanti, alcune concentrate sulle dinamiche stealth, altre sul combattimento, altre sull'abilità nella corsa e nella fuga, o nell'uso delle armi secondarie. Per superarle tutte con successo saranno necessarie almeno altre tre ore.
C'è anche da dire che talmente veloci sono i ritmi di Revengeance, e talmente piacevole è l'operazione di trituramento dei nemici, che in molti saranno spinti a rigiocare l'avventura. Dal nostro punto di vista, insomma, sul fronte longevità non c'è da lamentarsi.

La tecnica del Cyborg

Altalenante il comparto tecnico di Metal Gear Rising, che nel complesso risulta solido, ma non spicca nel settore dei multipiattaforma. L'eccellenza del titolo è rappresentata sicuramente dal modello del protagonista e dalle sue animazioni: vedere Raiden in movimento è una gioia per gli occhi. Una furia di scintille e fendenti si abbatte sui nemici, mentre il ninja esibisce un parco mosse straordinario. Anche i modelli degli avversari sono ben realizzati, siano i Cyborg delle squadre d'assalto o i mech bipedi di varie fogge. I modelli dei boss sono costruiti con la stessa cura, e mostrano un ottimo livello di dettaglio.
Molto meno esemplare è invece il lavoro sulla costruzione poligonale degli ambienti: alcune strutture sono troppo semplici, spigolose e mal tagliate. Non si può parlare di ambienti poveri, ma vista anche l'estensione un po' ridotta il team avrebbe potuto sfruttare meglio le risorse computazionali delle console. Forse il processo di sviluppo non troppo lineare ha pesato sul risultato, che oscilla anche quando si vanno ad esaminare le texture ambientali, alle volte ottime per risoluzione, alle volte invece un po' pasticciate. Non siamo pienamente convinti neppure della varietà di location. Una palette cromatica un po' troppo monotona fa il paio con l'abbondante riuso delle solite strutture grafiche, e da questo punto di vista a Revengeance mancano i guizzi e la personalità. Ci si consola con una buonissima ottimizzazione del codice di gioco, che solo raramente perde qualche frame durante i boss fight più spettacolari. Proprio i 60 FPS sono un plusvalore da non sottovalutare, e la fluidità dell'azione si traduce in un'esperienza solidissima, e fa perdonare anche le cadute di stile. La versione Playstation 3, su questo fronte, è leggermente peggiore di quella Xbox360, ma la differenza appena percepibile viene compensata dalla quasi totale assenza di tearing, che invece abbonda sulla console Microsoft.
Dal punto di vista sonoro si segnala un buon doppiaggio inglese, alle volte un po' troppo caricaturale ma sempre ben espressivo. L'accompagnamento musicale non è troppo brillante, soprattutto perchè spesso i temi dell'OST lasciano spazio a tracce metal che dovrebbero caricare il giocatore. Ci spiace dire che una scelta del genere ci trova del tutto sfavorevoli: mentre il lavoro su Bayonetta era sensazionale, qui Platinum fa una scelta un po' triviale e banalotta, abbassandosi al livello di produzioni ben meno blasonate. La selezione di brani ci ha ricordato per certi versi Neverdead, e avremmo preferito che il team si sforzasse di lavorare ad una colonna sonora originale, soprattutto perchè, nonostante sia uno spin-off, un titolo della saga Metal Gear merita di avere una sua precisa coerenza stilistica.

Metal Gear Rising: Revengeance Metal Gear Rising: Revengeance è un buon action game, con un suo stile ed una sua limpida visione delle cose. Il gameplay è solido, ben studiato, ed ha carattere: il precision cut, lo zandatsu ed il sistema di parate si divertono a modificare i tratti del paradigma classico del genere. Rispetto ai precedenti lavori del team, però, Revengeance è molto meno tecnico, più facile da affrontare, ed ha qualche problema legato alla gestione della telecamera. Si configura quindi come un titolo un po' più arcade rispetto ai grandi action di questa generazione, che lascia al giocatore la possibilità di esibire i suoi virtuosismi, ma non lo costringe necessariamente ad impegnarsi al massimo. La vera cifra stilistica di Revengeance, comunque, è la varietà: ottimi boss fight, un buon numero di nemici differenti, sezioni stealth, armi extra. Il tutto concorre a costruire un'esperienza piacevole fino alla fine. Nonostante l'inconsistenza della trama, non mancano momenti epici, ed è soprattutto il fare esagerato e divertito del team, e l'esuberanza dei personaggi e delle coreografie, che conquistano senza riserve. Da questo punto di vista è bene avvertire i fan di Metal Gear: l'eclettismo di Platinum Games qui prende il sopravvento, e sono proprio i momenti allucinati e fuori di testa quelli meglio realizzati. Complessivamente, nonostante le malelingue, è buona anche la longevità, a patto di contare anche le missioni VR, che rappresentano una parte consistente del pacchetto e sono piacevoli da affrontare. Insomma: Revengeance non è un titolo perfetto, neppure dal punto di vista grafico, ma almeno ha una forte personalità sul fronte stilistico e ludico. Sinceramente consigliato a tutti i fan dell'azione: un prodotto veloce che saprà divertire anche grazie al suo spiccato esibizionismo.

8

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