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Recensione Metal Gear Rising: Revengeance

Tagliente come sempre, anche in versione PC

Metal Gear Rising: Revengeance

Videorecensione
Metal Gear Rising: Revengeance
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

I giocatori console, in particolare gli appassionati del genere action, ben conoscono l’estro di Platinum Games, sinonimo di frenesia, divertimento, esuberanza stilistica e tecnicismo. Proprio in virtù di queste caratteristiche, Konami si è convinta ad affidare al succitato team un rischioso progetto: sviluppare uno spin-off della serie Metal Gear (emblema dello stealth per antonomasia) e renderlo un prodotto votato all’azione più pura, con protagonista Raiden, quel demone bianco del quale si prende il controllo in Sons of Liberty, l'episodio forse più controverso della serie canonica. Dal connubio dell’universo creato da Hideo Kojima e della visionarietà di Platinum Games nasce quel Metal Gear Rising: Revengeance che i fruitori delle piattaforme Sony e Microsoft hanno già testato e (in parte) apprezzato. Ora è il turno anche dei giocatori PC (sebbene con consistente ritardo) armare il proprio hardware con gli innesti meccanici di Raiden, affilare le loro lame e “squartare” gli avversari con la rapidità di un fulmine.

Sono un cyborg, ma va bene

“La guerra è cambiata”, ma forse è cambiato solo il modo di combatterla, non il sostrato idealistico che vi è alla base. Quattro anni dopo gli eventi di Metal Gear Solid 4, Raiden, al soldo di una PMC (compagnia militare privata), assiste impotente all’assassinio del primo ministro africano N’Mani per mano di guerrieri cyborg appartenenti ad un’altra PMC, la Desperado, rea di numerosi attacchi terroristici. Nonostante i suoi sforzi, il nostro protagonista viene brutalmente mutilato durante lo scontro e il suo corpo mutato completamente in quello di un cyborg: la sua missione sarà quella di fermare i nuovi, pericolosi avversari e l’intricato ordito del loro piano.
Per quanto la trama sia animata da buoni propositi, cercando di creare un contesto futuristico e complesso che lasci anche spazio alla riflessione del giocatore, e provando a non deludere i fan della serie Metal Gear sulla quale pesa fortemente l’abilità della penna di Kojima-san, il tessuto narrativo di questo spin-off funziona quasi unicamente nelle fasi in cui si esprime la virtuosistica vocazione stilistica dei Platinum Games. Non mancano momenti in cui le vicende si soffermano su situazioni che inducono un moralismo piuttosto semplice, piene di spunti riflessivi validi ma trattati con una certa superficialità, come il traffico di organi o il rapporto uomo-macchina (“cosa ne sa una IA della libertà?” - si domanda il cyborg-ninja), eppure la godibilità dell’insieme viene valorizzata dalle sequenze in cui Raiden afferra l’elsa della sua metallica lama e s’imbatte in antagonisti carismatici e gigioneggianti proprio quanto lui. In questi frangenti la narrazione di Revengeance tocca notevoli picchi di adrenalina, con scene d’intermezzo dall’eccellente stile registico nipponico, che spezzano sapientemente l’azione e fungono da propellente per i momenti in cui il giocatore si trova pad (o tastiera) alla mano.

Ecco che l’interesse non è mosso tanto dalla volontà di seguire lo sviluppo della trama, quanto più dal desiderio di assistere (e partecipare) alle sempre più eccitanti e spettacolari prodezze del protagonista in lotta all’arma bianca contro i suoi avversari. Ovviamente, con una simile premessa di adrenalinica esperienza, il gameplay, nucleo primario di ogni action che si rispetti, non può essere da meno. L’impianto strutturato dal team è dotato di una certa varietà, poiché alle fasi di smembramento totale possono sommarsi, a seconda della volontà del singolo giocatore, anche momenti in cui procedere più silenziosamente, magari nascondendosi in scatole di cartone (strizzando l’occhio alla saga originale), o in cui colpire dalla distanza con armi da fuoco secondarie, tra cui granate e lanciamissili.
La peculiarità che rende unico il gameplay di Revengeance risiede però nel sistema che regola la parata: non vi è alcun tasto adibito, occorrerà piuttosto il giusto tempismo per indirizzare l’attacco leggero in base alla provenienza del colpo dell’avversario. Questo metodo non è immediato né semplice da gestire nella frenesia delle battaglie (anche a causa di una telecamera non molto precisa, che spesso non inquadra correttamente il caos semi-controllato dell’azione), ma è innovativo e piuttosto funzionale, e rende gli scontri decisamente più complessi, in particolar modo quando si viene accerchiati da un numero consistente di avversari di diversa tipologia e dalle eterogenee routine d’attacco. Per venire incontro al giocatore, tuttavia, Platinum Games ha dotato Raiden di due ulteriori, particolari capacità: la corsa ninja, attivata la quale il cyborg è in grado di muoversi a gran velocità, sorpassare automaticamente gli ostacoli e parare proiettili di piccolo calibro, e la modalità blade, con cui rallentare il tempo, focalizzarsi sui nemici e indirizzare con gran precisione i fendenti per sminuzzarne accuratamente le membra, estraendo dal corpo degli avversari (con la tecnica definita Zan-Datsu) la spina dorsale contenente una cellula energetica utile a ripristinare la carica della spada e la barra della salute.

La smania del tagliuzzamento da cui Raiden è afflitto (e da cui scommettiamo sarà afflitto qualunque giocatore si approccerà a Revengeance) può essere sfogata anche sulla maggior parte degli elementi dello scenario, in ambienti purtroppo lineari ma sufficientemente interattivi, con l’ovvia limitazione del non poter affettare piattaforme (come containers o similia) sulle quali il nostro ninja di metallo deve arrampicarsi per proseguire oltre nel livello.
Il combat system in sostanza, pur basandosi su soli due tasti d’attacco (leggero e pesante), risulta molto più tecnico di quanto possa apparire superficialmente, fugando lo spettro del semplice button mashing: l’apparente facilità con cui si incatenano le combo comporta sì un senso di lieve appagamento per il giocatore meno smaliziato, ma porta seco anche una certa ripetitività delle acrobazie di cui Raiden è capace. Un uso attento delle abilità del protagonista e una buona dose di destrezza nel concatenare i giusti attacchi, intervallandoli con parate strategiche e salvifiche, producono una variegata danza della morte e un conseguente senso di notevole soddisfacimento, soprattutto alle difficoltà più elevate e negli avvincenti, pirotecnici e spettacolari scontri con gli immancabili boss di fine livello. Per maggiori dettagli sul gameplay, rimandiamo alla lettura della recensione delle versioni console.
In questa sede, consideriamo opportuno analizzare brevemente la giocabilità di un titolo action di questo calibro su PC utilizzando mouse e tastiera piuttosto che un joypad classico. La mappatura dei comandi di default è indubbiamente la più comoda che si possa immaginare, con i classici tasti WASD adibiti al movimento, Ctrl per la corsa ninja e Shift per la modalità blade. La telecamera è ovviamente regolata col mouse, col tasto sinistro del quale si mena il fendente rapido e con quello destro il colpo pesante. Purtroppo per un prodotto che basa il suo gameplay sulla velocità, la precisione e la rapidità dei movimenti, la scelta di un pad con cui avventurarsi nello squartamento selvaggio è altamente consigliata. Ciò non toglie che Revengeance sia comunque godibile usando l’accoppiata mouse/tastiera, visto il buon lavoro svolto dagli sviluppatori, ma crediamo che con questo sistema si perda un po’ in immediatezza e fluidità, rendendo il tutto più meccanico. E a pensarci bene, di elementi “meccanici” nel gioco ce ne sono già a sufficienza.


Mission downloaded

La versione PC di Revengeance contiene compresi nel prezzo i due DLC rilasciati precedentemente per console, entrambi frammenti di vicende di poco antecedenti agli eventi narrati nella storyline principale. Uno di questi vede protagonista Jetstream Sam, vera e propria nemesi di Raiden: in sostanza ci troveremo a sostenere il suo particolare “colloquio di lavoro” necessario a valutare le sue credenziali da assassino smembratore, nel breve percorso che lo porterà ad unirsi alla Desperado. Anche se lo stile di combattimento di Sam è diverso da quello di Raiden, il feeling è il medesimo e controllare per un’oretta scarsa questo corazzato guerriero restituisce un forte senso di dejà vu, anche a causa del riciclo degli scenari già visti nel corso dell’avventura principale. Come se il suddetto fattore non fosse abbastanza, a denotare una certa pigrizia nello sviluppo si aggiunge anche il riutilizzo delle boss fight: giocando nei panni di Sam ci troveremo ad affrontare tre boss già incontrati con Raiden, caratterizzati da pattern d’attacco addirittura semplificati. L’altro DLC contenuto nel pacchetto vede protagonista l’unità LQ 84i, per gli amici “Blade Wolf”, il robot dalle fattezze di lupo impegnato prima in un addestramento virtuale e poi nel tentativo di affrancamento dalla Desperado, causa repentina presa di coscienza del concetto del libero arbitrio.

La varietà dell’azione in questi ulteriori 50 minuti di gameplay è maggiore rispetto a quella del precedente DLC: è stata aggiunta una dimenticabile fase platform dalle meccaniche imprecise e (finalmente) una nuova boss fight abbastanza impegnativa. Anche la difficoltà sembra tarata leggermente verso l’alto, in quanto Blade Wolf è più debole sia di Raiden che di Sam ed il suo approccio agli scontri necessita di maggiore attenzione, magari agendo felinamente di soppiatto in scenari ancora una volta già esplorati.
Con l’aggiunta di questi contenuti che ampliano di poco il background della narrazione, la longevità si attesta su livelli sufficienti: alle cinque ore per la campagna e alle due per il completamento dei DLC, se ne sommano altre impiegabili nel superamento delle missioni VR e nella possibilità di rigiocare i capitoli della storia tramite il new game+. Aumentando la valutazione alla fine di ogni livello, infatti, si guadagnano punti da spendere per il potenziamento di Raiden e per l’acquisto delle nuove skin extra incluse nella riedizione PC. Considerando il prezzo ridotto con cui Revengeance viene venduto su Steam, la longevità non può proprio annoverarsi tra i suoi difetti.

Clangore metallico

Metal Gear Rising: Revengeance è il primo titolo Platinum Games ad approdare su PC, e il talentuoso studio si presenta agli agguerriti accoliti della piattaforma Windows (spesso delusi da porting di riprovevole fattura) con un’arma ben ottimizzata. Il comparto tecnico è stato tirato a lucido per questa riedizione, proprio come si lustra il filo di una lama: la palette cromatica abbandona i colori spenti e grigi della versione console e guadagna in lucentezza e vividezza, la risoluzione in Full HD garantisce una maggiore definizione dei dettagli all’orizzonte, con un colpo d’occhio sulla distanza decisamente più soddisfacente, e l’antialiasing (settato al massimo su MSAA x8) dona una buona pulizia dell’immagine su quasi ogni superficie. Sebbene i modelli poligonali non siano stati ritoccati, quel che colpisce è il nuovo rivestimento delle texture del protagonista e dei boss, maggiormente definito e ottimamente rimarcato da un’illuminazione più calda. Altalenante è invece il risultato sugli elementi dello scenario in cui si notano, soprattutto nelle scene d’intermezzo, non poche texture ancora in bassa risoluzione.
Ma ciò che più colpisce sono gli effetti particellari, numerosi e folgoranti: dai frammenti di metallo accuratamente sminuzzati, alle scintille delle spade che s’incrociano in duelli coreografici e spettacolari, durante i quali l’occhio non può focalizzarsi sui dettagli ma rimane pago dell’impatto visivo generale. Per quanto il comparto tecnico non sia proprio all’avanguardia, ed anzi alcuni aspetti avrebbero potuto godere di un’attenzione maggiore, risulta comunque un discreto passo avanti rispetto alle versioni console e non un mero porting 1:1. Le opzioni grafiche modificabili comprendono la risoluzione (che però non va oltre i 1080p), una generica qualità grafica (impostabile su bassa, media e alta), il già citato antialiasing, il filtro antisotropico (fino a 16x), le ombre e due parametri molto curiosi: zangeki (il numero di tagli eseguibili su nemici e oggetti) e zantime (il tempo di permanenza di un oggetto tagliato). Con tutti i settaggi al massimo, sulla configurazione di prova (Intel core i7, 2.80 GHz, 8 giga di ram, Nvidia GeForce GTX 760, Windows 7) il motore si mantiene granitico sui 60 fps (sebbene alcune configurazioni lamentano un blocco a 30 fps in fullscreen), il che permette di apprezzare un’esperienza di pura frenesia al massimo delle sue potenzialità espressive. Infine, accompagnano l’azione campionature musicali capaci di riempire la carica combattiva del giocatore e un doppiaggio inglese di buona fattura che spesse volte appare un po’ sopra le righe, tuttavia in linea con lo stile complessivo della produzione.

Metal Gear Rising: Revengeance Il più grande merito di Platinum Games consiste nell'aver reso godibile e giocabile il frenetico gameplay di Revengeance su PC anche senza l’ausilio del pad. Al di là di qualche inciampo grafico e della permanenza dei difetti che affliggevano le versioni console (come una certa linearità di fondo, un sistema di gioco non troppo rifinito e una gestione della telecamera da rivedere) l’approdo del valido action game dei creatori di Bayonetta su piattaforma Windows risulta comunque un buon lavoro di ottimizzazione e di lucidatura del comparto tecnico. I perfezionamenti apportati all’aspetto visivo, l’aggiunta dei contenuti scaricabili già inclusi che incrementano la longevità del gioco e, dettaglio da non trascurare, il prezzo ridotto al quale è possibile acquistarla, rendono l’edizione PC di Metal Gear Rising: Revengeance, soprattutto se si è muniti di un pad compatibile, non solo la più completa versione in commercio ma forse anche la migliore.

8.2

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