Recensione Metal Gear Solid

Il primo grande Metal Gear Solid torna su PSN

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    Disponibile per:
  • Ps3
  • Psx
  • PSVita
  • Pc
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Dopo il recente aggiornamento software, PlayStation Vita è finalmente in grado di supportare i grandi classici per PS One distribuiti tramite Playstation Network a prezzi davvero imbattibili. Per i videogiocatori più adulti sarà facile lasciarsi trasportare dalla nostalgia e, con la scusa di fare un tuffo nel passato, scaricare le intramontabili glorie che hanno fatto la storia della prima Playstation, giocandoci in tutta comodità ovunque si voglia. Tra i tanti titoli disponibili impossibile non citare Metal Gear Solid, terzo capitolo in ordine di uscita della fortunata serie Metal Gear e primo in assoluto a sbarcare su PS One nel lontano 1998 (i precedenti capitoli infatti uscirono per NES e MSX2 parecchi anni prima). Il gioco riscosse un successo planetario e l’incredibile numero di copie vendute (6 milioni), non fece altro che confermare la genialità dell’ideatore della saga, Hideo Kojima, divenuto in breve tempo una delle personalità più ricercate e seguite in campo videoludico. Il protagonista dell’avventura, l’ormai celeberrimo Solid Snake, ha rapito migliaia di videogiocatori grazie alla sua parlantina, ai suoi vizi (come dimenticare il pacchetto di sigarette portato ovunque), e al suo altissimo senso dell’onore. Qualità che, seppur virtuali, non hanno fatto altro che ingigantire la creatura di Kojima, dotandola di una profondità emotiva senza paragoni nel mondo dei videogiochi. Si è parlato tanto di Metal Gear Solid, sviscerando ogni retroscena possibile: è arrivato il momento dare un altro sguardo al prodotto, che tenga conto dei pregi e difetti di un capolavoro senza tempo, riproposto a più di dieci anni dalla sua prima pubblicazione.

Spionaggio nel palmo di una mano

Snake ha alle spalle una brillante carriera come agente speciale nelle fila della FOXHOUND, segreta organizzazione para-militare che fa fronte a minacce di livello mondiale con mezzi non convenzionali. Ormai in pensione, viene prelevato a forza dai suoi stessi ex-superiori per un’ultima e decisiva missione dalle cui sorti dipendono quelle dell’intero pianeta. L’impianto nucleare di Shadow Moses è stato occupato da pericolosi terroristi facenti capo ad oscuro personaggio, Liquid Snake, anch’esso ex-membro della FOXHOUND. Il gruppo criminale chiede i resti del corpo di Big Boss ed un pesante riscatto in denaro: se il governo degli Stati Uniti non soddisferà le richieste, i missili nucleari di Shadow Moses si attiveranno e verranno lanciati sul suolo americano. L’arduo compito di Snake sarà quello di infiltrarsi all’interno della base artica e impedire l’imminente disastro atomico, cercando nel frattempo di indagare sulle motivazioni e le potenzialità nemiche. Il plot narrativo di Metal Gear Solid introduce il giocatore ad uno scenario catastrofico senza precedenti, dove appare subito chiaro che il tempo a disposizione è poco e le risorse molto limitate. Nei primi minuti viene presentato al protagonista un cast di personaggi importanti su cui potrà fare affidamento nei momenti del bisogno grazie al Codec, uno strumento di comunicazione radio all’avanguardia che gli permette in qualsiasi momento di contattare la sua squadra a distanza, sempre pronta a fornirgli consigli preziosi o più semplicemente per salvare la partita in corso. Ognuno di essi vi fornirà dettagli sulla propria vita passata o esprimeranno un giudizio in merito all’operazione in corso. L’eccellente lavoro degli sceneggiatori ha permesso ai videogiocatori di ricevere un aiuto costante da personaggi dotati di personalità incredibilmente realistiche. Dai lunghi dialoghi è facile capire la riluttanza di Snake nell’affrontare una missione così complicata, eppure è lì: pronto persino a morire per la propria patria.

I primi passi di Snake all’interno del complesso di Shadow Moses sono molto difficili: è costretto a muoversi nell’ombra, disarmato, cercando di memorizzare le ronde di guardia nemiche per evitare di essere scoperto. Il gelido vento artico copre velocemente le sue orme sulla neve, aiutandolo a rimanere nell’anonimato più totale. Il senso di isolamento e di abbandono è quasi asfissiante e per questo i contatti, seppur solo via radio, con il mondo esterno sono necessari.
L’elevata difficoltà del gioco, unita ad una sorprendente, almeno per l’epoca, intelligenza artificiale nemica, ha costretto la maggior parte dei giocatori a cambiare approccio rispetto al resto dei giochi allora sul mercato: evitare il nemico a tutti i costi piuttosto che affrontarlo a viso aperto, ingannarlo anche ricorrendo a mezzi poco convenzionali la celebre scatola di cartone, divenuta poi una vera e propria icona della saga. Durante gli anni in cui Metal Gear Solid ha fatto la sua comparsa sugli scaffali di tutto il mondo, pochi erano i videogiochi che offrivano una così vasta scelta di opzioni per affrontare una determinata situazione ostile: nella maggior parte dei casi il protagonista, equipaggiato con una buona arma, non doveva far altro che spianarsi la strada impallinando qualsiasi cosa si muovesse. Kojima pensò bene di introdurre in MGS dei soldati nemici armati di tutto punto, geneticamente modificati, capaci di intercettare Snake molto facilmente e di metterlo KO con estrema semplicità. La difficoltà nell’affrontare situazioni di pericolo in campo aperto viene però controbilanciata dall’incredibile supporto tecnologico su cui il protagonista può fare affidamento. L’agente speciale può infatti fare affidamento sul radar Soliton, uno strumento indispensabile grazie al quale Snake può individuare non solo i propri nemici, ma anche la direzione e l’ampiezza del loro campo visivo. Inoltre il radar può facilmente rilevare meccanismi ostili come telecamere e porte elettroniche. Ciò ovviamente non fa che evidenziare la forte impronta stealth dell’intera produzione, che catturò l’attenzione mediatica dell’epoca proprio grazie al minuzioso lavoro svolto per rendere i più piccoli dettagli inattaccabili. Del resto Tactical Espionage Action non è solo un antisonante slogan promozionale, ma è l’insieme di tre parole in cui è racchiusa le vera anima del titolo giapponese.

Vis et Honor

Nel corso del gioco Snake si confronta con diversi personaggi, tutti dotati di una personalità complessa e spesso mossi da motivazioni oscure che solo in un secondo momento verranno svelate. La quantità di personaggi indimenticabili creati da Konami è impressionante, ma ancor di più lo è il vivido ricordo di ognuno di essi che gelosamente conserva chi ha già avuto il piacere di esperire Metal Gear Solid. Come dimenticare la lucida follia di Vulcan Raven, l’arroganza di Revoler Ocelot o la disperazione, tramutatasi poi in coraggio, dello scienziato Otacon? Tutti in Metal Gear Solid, dai compagni fedeli agli scagnozzi di Liquid lasciano il proprio marchio impresso nella memoria di Snake così come nella memoria del videogiocatore. L’eccellenza del lavoro svolto da Konami sta anche nell’aver dato ad ognuno di essi specifici tratti psicologici messi in risalto anche attraverso specifiche scelte estetiche: i tatuaggi di Raven, la maschera antigas di Psycho Mantis, la spada del ninja Gray Fox. L’avventura di Snake culmina nell’epico scontro con il fratello gemello Liquid, da sempre attanagliato da un complesso di inferiorità nei confronti di Solid, incolpandolo di aver ereditato i geni dominanti di Big Boss, lasciando a lui quelli inferiori. Una sconfitta fisica e morale che Liquid vuole riscattare, uccidendo il fratello e liberandosi per sempre da questo assurdo paragone. Dopo aver utilizzato i gadget e le risorse militari più all’avanguardia, Snake si ritrova a combattere a mani nude contro il suo principale nemico. Solid contro Liquid, due fratelli in un lotta all’ultimo sangue, due facce della stessa medaglia simili nell’aspetto fisico, ma moralmente opposte. Il carisma e la forte personalità di Liquid traspaiono in ogni parola detta, in ogni azione promossa, facendone uno dei nemici più importanti della storia dei videogiochi. L’esito di uno scontro del genere è piuttosto facile da prevedere, soprattutto se avete avuto la possibilità di godervi il gioco sulla prima Playstation, ma preferiamo non svelare un finale che qualche giocatore più giovane potrebbe ancora non conoscere.

Il titolo, seppur giocato su PS Vita, mantiene inalterato il suo fascino. Il piccolo schermo della console Sony si adatta perfettamente ai canoni dei classici PSOne e i comandi funzionano in maniera ottimale. I tasti L2 e R2, che nel gioco sono adibiti alla selezione degli slot per il menù delle armi e degli oggetti, sono stati spostati al retro-touchscreen: seppure non troppo funzionale come scelta è senza ombra di dubbio quella migliore, e basteranno pochi minuti per prendere la dovuta confidenza. Il salvataggio ed il caricamento non hanno subito nessun cambiamento e, così come per la PS3, anche sulla PS Vita è possibile creare una memory card contente i blocchi di memoria per i dati PSOne. Non aspettatevi però nessuna miglioria grafica o risoluzione in HD: il gioco è esattamente quello di 14 anni fa, pregi e difetti inclusi. Tuttavia la qualità visiva (anche grazie alla bontà dello schermo OLED) è buona e faticherete a ricordarvi di star giocando su una console portatile a un titolo con così tanto tempo sul groppone.

Metal Gear Solid Come mai al giorno d’oggi facciamo fatica a ricordare il nome di un eroe di cui magari abbiamo “giocato” le gesta per un’intera trilogia ed invece di un singolo titolo di 14 anni fa non riusciamo a dimenticarne i protagonisti? E’ possibile che in un’epoca dove la perfezione grafica è il primo obiettivo, ci si dimentichi di fornire ai personaggi virtuali un tocco di individualità, una profondità “umana” che lasci il segno? Con Metal Gear Solid, Hideo Kojima ha raggiunto una maturità videoludica che ha anticipato i tempi, riuscendo a parafrasare le infelici condizioni politiche e sociali del nostro tempo, contestualizzandole nel medium più atipico che ci sia: il videogioco. Metal Gear Solid non racconta solo di una missione segreta per salvare il mondo: il costante pericolo, gli spettacolari ma difficili boss-fight, gli intrighi ed i segreti non svelati, rendono l’avventura del protagonista a tratti drammatica. Da tutto ciò Snake riesce miracolosamente ad uscire vincitore, con l’aiuto di alleati preziosi ed una straordinaria forza votata alla determinazione. La grande caratura di un titolo immortale, unita ad un prezzo incredibilmente basso (circa dieci euro) fa di Metal Gear Solid un’esperienza unica e irripetibile che riesce a stupire ed appassionare nonostante siano passati tanti anni.

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