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Recensione Metro 2034

Recensito il sequel del romanzo di Glukhovsky

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  • Libri
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dmitry Glukhovsky ha fatto parecchia strada dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, quel Metro 2033 che ha ottenuto un buon successo di pubblico in tutto il mondo, vincendo svariati premi e spingendo THQ ad acquisirne i diritti per poi pubblicare l’omonimo videogioco, sviluppato dal team ucraino 4A Games.
Merito sicuramente dell’ambientazione, la metropolitana di mosca che, da sistema di trasporti complesso ed efficiente, si è trasformato nell’unica via di salvezza per qualche migliaio di sopravvissuti alla guerra nucleare che ha ormai sterminato la popolazione mondiale.
La stesura di Metro 2033 è stata lunga e turbolenta, trasformandosi successivamente in un esperimento collaborativo nel quale decine di lettori russi hanno dato il proprio contributo per modificare e indirizzare l’autore nel racconto.
Metro 2034, seguito diretto del volume precedente, nasce invece in maniera più classica: scritto dal solo Glukhovsky e pubblicato in patria nel 2009, arriva ora in edizione italiana grazie alla traduzione e all’adattamento di Multiplayer Edizioni.

Ritorno nei Tunnel

Metro 2033 faceva leva sull’ambientazione, ai confini tra la fantascienza e l’horror, per raccontare la storia di Artyom, un ragazzo comune sempre vissuto alla VDNH, stazione a nord di Mosca ormai a rischio per l’arrivo di strani esseri, denominati Tetri, in grado di leggere nella mente delle persone.
Artyom, in cerca d’aiuto, intraprese un lungo viaggio, attraversando gran parte delle linee metropolitane, raggiungendo anche l’Hansa, la lega che unisce tutte le stazioni dell’Anello, e la Polis, unico vero luogo ancora in grado di mantenere la conoscenza e la cultura, rinchiuse all’interno delle proprie mura.
Un romanzo che parla di un viaggio, quindi, benché atipico poiché sotterraneo, che segue il cammino di Artyom nella sua evoluzione tanto fisica quanto spirituale, nella maturazione e nella scoperta del mondo dei sopravvissuto all’interno dei tunnel della metropolitana di Mosca.
Con Metro 2034 si ritorna proprio in quei tunnel, partendo però da Sud, dalla Sevastopolskaya, stazione autonoma che vende energia elettrica all’Anello in cambio di cibo e munizioni, mantenendo in funzione le turbine messe in moto dai fiumi sotterranei e nel contempo difendendo la propria posizione all’interno della metropolitana dai numerosi mutanti che si infiltrano dalla superficie.
La vita di tutti i giorni procede senza particolari novità ma tutto è destinato rapidamente a cambiare, quando un focolaio di infezione di un virus sconosciuto inizia a diffondersi alla Tulskaya, stazione che si trova a metà tra la Sevastopolskaya e la Dobryninskaya, prima fermata sulla linea appartenente all’Hansa.

Una vecchia conoscenza

Arruolato nell’esercito di difesa della Sevastopolskaya troveremo una vecchia conoscenza: Hunter, già incontrato in Metro 2033 a fianco di Artyom, è profondamente cambiato e non è più uno Stalker: preferisce vivere in una sola stazione, parlando poco e facendo la guardia in solitudine, aspettando qualcosa.
Quando le prime notizie sul contagio inizieranno a circolare sarà il primo a voler organizzare una squadra per raggiungere la stazione, prendendo con sé Achmed e Omero, un soldato locale e un vecchio, dedito al collezionismo di riviste antiche e con il pallino per la scrittura di un romanzo.
La spedizione servirà solamente a confermare la gravità della situazione, diffondendo ancora di più il virus e obbligando Hunter e Omero a trovare altre soluzioni per affrontare la minaccia.
Nel frattempo Sasha, una superstite di quindici anni, e suo padre tenteranno di sopravvivere in una piccola stazione ad Est, esiliati da quelle principali dai Rossi, a causa del passato nell’esercito dell’uomo.
Come nel caso di Hunter ed Omero le cose cambieranno rapidamente e Sasha dovrà imparare a sopravvivere in un ecosistema di luoghi e persone a lei sconosciuto, senza alcun amico su cui poter fare affidamento.
Come accaduto per Artyom il viaggio che i nuovi protagonisti dovranno intraprendere non sarà solo fisico e la vita da reclusi nella metropolitana porrà svariate domande lungo il cammino.

Un viaggio nell'anima

Durante il viaggio Hunter inizierà a perdere progressivamente il controllo e sarà compito di Omero mantenerlo sulla retta via.
L’incontro con Sasha non farà che peggiorare le cose, con un legame che andrà a formarsi tra i due, anche se a senso unico, e che durerà fino al gran finale.
La metropolitana di Mosca non ha perso assolutamente il suo fascino, anche se in Metro 2034 non avremo la possibilità di visitarla a lungo come accaduto con il volume precedente: tutta la vicenda è localizzata nell’area sud del complesso sotterraneo, con alcune limitate incursioni in stazioni più a nord, già visitate in passato, e la mancanza di vere e proprie novità: esisteranno ancora le stazioni piene di gas, nel quale i viandanti avranno allucinazioni tremende, così come i vari posti di blocco militari per raggiungere le linee meglio conservate o per evitare che si alimenti il conflitto tra le zone controllate dai Rossi e le stazioni limitrofe.
E’ un peccato, quindi, che Metro 2034 non rappresenti un giro sulle montagne russe come Metro 2033, racchiudendo l’azione e la narrazione in un territorio che sa di già visto.
Il problema maggiore del romanzo, però, sono i personaggi: Glukhovsky non è mai stato un autore capace di dipingere protagonisti e comprimari che rimangono impressi nella mente e nel cuore del lettore. L’insieme, però, ha funzionato in passato, proprio grazie all’epicità dell’ambientazione.
La scelta di far reggere tutto il peso del secondo romanzo sulle spalle di un personaggio come Hunter, volutamente oscuro, taciturno e profondamente misantropo non può che limitare le possibilità che la situazione sia differente, con l’aggiunta di Omero che non riesce a garantire il vero salto di qualità.
La presenza di Sasha, grazie alla giovane età e all’inesperienza rispetto al mondo della metropolitana, riescono a variare sostanzialmente la formula del racconto, che però non raggiunge mai i toni del debutto.

Metro 2034 Metro 2034 non riesce a tenere il passo del primo capitolo, offrendo un ritorno alla metropolitana di Mosca che sa di già visto, condito con personaggi che sono tutt’altro che perfetti. E’ rimasta però l’atmosfera magica, che alterna momenti horror e d’azione ad altri di pura introspezione, con un mix che tutt’ora risulta esplosivo. Chi aveva apprezzato Metro 2033 e ha voglia di tornare nei cunicoli sporchi e pericolosi della metropolitana russa si sentirà sicuramente a casa, anche se la trama di questo seguito è sicuramente più debole e meno incisiva rispetto alla precedente. Un buon antipasto per Metro: Last Light, in arrivo per PC e Console nei prossimi mesi.

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