Miitopia per Nintendo 3DS Recensione

Nintendo porta su 3DS il suo Miitopia, un JRPG rivolto ai giocatori più giovani e meno esigenti, ma fallimentare sotto tutti i punti di vista.

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Miitopia per Nintendo 3DS
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  • 3DS

Nonostante Switch stia registrando vendite record e i negozi vengano presi d'assalto ad ogni nuovo rifornimento, Nintendo non ha abbandonato il 3DS, la console portatile in circolazione dal 2011 e ancora lontana dal godersi una meritata pensione. L'ultima ondata di giochi pensati per la piattaforma a doppio schermo, da Ever Oasis passando per Hey! Pikmin, può beneficiare di alcuni titoli già apparsi sul mercato giapponese e soltanto adesso pronti ad essere esposti sugli scaffali dei negozi occidentali. Miitopia, lo strampalato gioco di ruolo in salsa di soia uscito lo scorso anno nei territori del Sol Levante, è sicuramente fra questi.
Miitopia è il nuovo esperimento di Nintendo basato sull'uso dei Mii, i buffi avatar introdotti una decina di anni fa con l'arrivo del Wii. Finiti (finora) in disparte all'interno dell'ecosistema Switch, gli omini dalle teste sproporzionate si sono fregiati delle luci della ribalta in tempi abbastanza recenti su altri sistemi. Miitomo, la prima applicazione made in Nintendo ad arrivare su cellulari, si basava sull'utilizzo dei Mii come alter-ego all'interno di un qualcosa molto simile a un social network, sebbene il risultato finale non fosse proprio divertentissimo. Decisamente più piacevole si è rivelato invece Tomodachi Life, una sottospecie di Animal Crossing cucinato a bagnomaria nell'acido lisergico. Entrambe le produzioni avevano come target di riferimento il pubblico dei cosiddetti casual gamer: Miitopia non è da meno, proponendosi come un jrpg all'acqua di rose fatto apposta per i meno avvezzi al genere. Esperimento riuscito?

Il regno dei Mii

In un tranquillo villaggio di campagna, la vita scorre con il suo ritmo lento e cadenzato. La pace del villaggio di Verdalboria, però, è destinata a non durare a lungo: un malvagio signore maligno del male malefico, intenzionato ad espandere la propria ombra sul tutto il regno, decide di apparire e rubare tutte le facce degli abitanti, distribuendole in giro per il continente e attaccandole sul corpo di vari mostri. Sarà compito del giocatore (e del suo Mii) sconfiggere queste creature e riportare il volto e la pace agli abitanti di Verdalboria. È questo l'incipit della strampalata trama di Miitopia. Per quanto sia banale e prevedibile nello svolgimento e nei personaggi, col suo carico di re e principesse da salvare, di stregoni raminghi e villaggi mittel-europei, di amuleti magici e poteri reconditi celati nel fondo del cuore, la particolarità della storyline del gioco Nintendo sta nella possibilità concessa al giocatore di sceglierne gli interpreti: ogni personaggio in Miitopia parte senza un aspetto definito, il quale può essere preso in prestito sia dai Mii presenti nella memoria della console sia da quelli suggeriti dal gioco stesso.
Se la scelta del "proprio" Mii come protagonista è alquanto prevedibile, l'unico vincolo alla selezione degli altri personaggi è imposto soltanto dalla fantasia del giocatore.
Ben più limitato - e qui si arriva alle note dolenti - è il gameplay. Pensato, come scritto in precedenza, per un pubblico casual, Miitopia è stato livellato talmente verso il basso da diventare un non-gioco. Un jrpg che si rispetti si basa su tre elementi cardine: esplorazione, sviluppo dei personaggi e battle system. Per ciò che riguarda l'esplorazione, essa è totalmente inesistente all'interno di Miitopia: al giocatore viene offerta una mappa molto simile a quella vista, per esempio, negli ultimi giochi in 2D di Super Mario. Selezionata la zona, il party inizierà ad avanzare in automatico (sì, non c'è nemmeno bisogno di muovere il circle pad) all'interno di un livello che si sviluppa lungo un singolo asse. Di tanto in tanto, il manipolo di eroi si troverà di fronte ad un bivio: è questo l'unico momento in cui il giocatore diventa parte attiva, decidendo quale direzione dello svincolo imboccare. In ogni caso, tale scelta servirà a ben poco, visto che ogni possibile percorso si concluderà con l'arrivo presso la locanda della zona, luogo dove riposarsi, riempirsi lo stomaco e lasciare che i membri del party si conoscano meglio. Ed è qui che entra in campo lo sviluppo dei personaggi. In Miitopia sono presenti sei possibili "job": i canonici guerriero, ladro, sacerdote e mago nero, accompagnati dalla classe del cuoco e da quella del cantante. Nella nostra sessione di prova, abbiamo creato un party formato da un cuoco, un guerriero, un mago nero e un ladro. Il gruppo è risultato tutto sommato equilibrato, date le abilità curative del cuoco, e questo è stato davvero un bel colpo di fortuna: Miitopia non offre infatti nessuna possibilità di personalizzazione dei personaggi, nessuna scheda di sviluppo o punti abilità da spendere per sviluppare questa o quell'altra skill. L'unica, sterile personalizzazione ottenibile risiede nelle pietanze con cui nutrire gli affamati guerrieri: se le varie costolette di Goblin, funghi trifolati e frullati di mostri risulteranno essere di gradimento ai membri del party, le loro caratteristiche ne gioveranno, aumentando di alcuni punti percentuali.

Mancano addirittura gli shop dove comprare equipaggiamento e armi: saranno gli stessi personaggi a chiederli al giocatore durante i momenti di pausa alla locanda. Durante le sessioni trascorse alla taverna, poi, i personaggi lasciati a dormire nella stessa stanza potranno cementificare il loro rapporto, accompagnando questa crescita personale con scenette sì simpatiche e divertenti, ma ripetitive oltre ogni misura. Aumentando il grado di intesa fra i vari eroi, questi svilupperanno alcune abilità da poter utilizzare in cooperativa durante le (pessime) battaglie che il gioco propone.
Miitopia, così come altri titoli appartenenti allo stesso genere, concede agli utenti la possibilità di controllare in duello soltanto il protagonista. Non è certo una novità né una vera mancanza, poiché anche opere dai valori produttivi ben più elevati del titolo Nintendo si basano sull'assegnazione di tattiche prestabilite. A differenza del sistema gambit di Final Fantasy XII, delle tecniche dei vari Persona e delle indicazioni dei Tales Of, in Miitopia non c'è però modo di stabilire una strategia comune: i membri del party agiranno secondo la loro volontà, senza che ci sia modo di limitare atteggiamenti stupidi e deleteri. Esempio? Il mago nero userà subito tutti i punti magia per bruciare le natiche del mostro più stupido presente nel dugeon, arrivando quindi al boss con la bombola d'ossigeno sotto al braccio. Fortunatamente, gli sviluppatori hanno donato agli utenti un modo per poter limitare l'autolesionismo dei vari Mii presenti su schermo. Durante le battaglie - che, per inciso, possono essere vinte anche col pilota automatico - il giocatore ha due possibili opzioni per curare i combattenti peggio conciati, utilizzando le Pepiere o la Salvarea. Le prime sono sostanzialmente gli strumenti messi a disposizione dell'utente, dei dispensatori di punti salute e punti magia che non verranno sfruttati praticamente mai, data la difficoltà ridicolmente bassa del gioco. La seconda, poi, è una sorta di panchina: se un personaggio è particolarmente malconcio, può essere messo nella Salvarea, perdendo un turno ma recuperando PS e PM.

Come se non bastasse un gameplay noioso oltre che ben poco ispirato, si aggiungo altre note negative al software in arrivo per 3DS. Miitopia è un gioco piccolo che ha sicuramente comportato tempi e costi di sviluppo irrisori per una major come Nintendo. Considerando l'offerta ludica e il valore artistico che Miitopia inscena, ci lascia sinceramente confusi la scelta della multinazionale giapponese di vendere il gioco a prezzo pieno, ossia quei 40€ che sono pienamente giustificabili nel caso di un The Legend of Zelda: A Link Between Worlds o un Super Mario 3D Land, ma che lasciano basiti di fronte alla pochezza del nuovo titolo basato sui Mii.

Miitopia Miitopia è una produzione minore indirizzata a giocatori meno smaliziati e poco avvezzi al medium videoludico. Un gioco di ruolo giapponese che non ha praticamente nulla di ciò che ci si aspetterebbe da un titolo appartenente a tale genere, fra fasi esplorative inesistenti e battaglie troppo noiose, combattute in automatico da personaggi non sviluppabili; Miitopia poi non riesce neanche ad avere quell’immediatezza che servirebbe a renderlo appetibile al grande pubblico. Risulta poi impensabile immaginare di spendere la medesima cifra che servirebbe ad acquistare, sulla stessa console, grandissimi jrpg come i Bravely o i remake dei migliori Dragon Quest mai prodotti. Probabilmente il prodotto può risultare intrigante come regalo per qualche giovanissimo videogiocatore, che non è avvezzo alle dinamiche del genere e cerca un'occasione per iniziare un nuovo viaggio alla scoperta del mondo dei GDR: in quel caso potrebbe persino svolgere un ruolo "didattico". I giocatori più scafati, di contro, potrebbero fare molta più fatica ad apprezzarlo.

5

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