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Recensione Minigore 2: Zombies

Torna John Gore, e deve vedersela con ondate formate da decine e decine di famelici non morti

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Durante l’ascesa verso il successo, coronato con l’acquisizione da parte di Electronic Arts, Chillingo ha pubblicato numerosissimi titoli che sono poi diventati delle pietre miliari per quanto riguarda l’App Store di Apple.
Tra questi va assolutamente citato Minigore, twin stick shooter che, grazie allo stile inconfondibile e alla pubblicazione di numerosissimi update, è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda per molti mesi, arrivando praticamente a ridosso del lancio dell’ovvio seguito.
A differenze del primo Minigore, però, Zombies è stato pubblicato direttamente da Mountain Sheep, segno che John Gore e il suo testone cubico sono ormai entrati nell’immaginario collettivo di migliaia di utenti di iPhone e iPad, garantendo ampia visibilità al seguito.

Struttura classica

Minigore 2: Zombies, quindi, riprende la struttura del primo episodio, a sua volta pesantemente ispirata ai classici twin stick shooter d’annata, inserendo John e numerosi altri personaggi giocabili in contesti lugubri e macabri.
Come si può facilmente intuire dal titolo, infatti, questa volta i protagonisti saranno dei famelici zombie tutt’altro che socievoli, che entreranno in gioco sia uscendo dalla terra che cadendo dall’alto.
Due i controlli virtuali su schermo: il movimento, deputato alla metà sinistra del display, e il fuoco, di default impostato come un semplice tocco ma con l’opportunità di renderlo manuale, per poter indirizzare a piacimento i proiettili altrimenti sempre puntati verso il nemico più vicino.

Il gameplay<&V>, quindi, non differisce rispetto a quello del primo Minigore se non per la quantità incredibile di avversati su schermo, che arriveranno ad ondate sempre più ampie, mettendo a dura prova le CPU di iPhone e iPad, con decine e decine di modelli poligonali, benché semplici in termini di calcolo puro, da falciare senza pietà, in un frullatore di sangue e frattaglie con le quali pitturare il terreno di battaglia.

Stile e sostanza

Anche lo stile con la quale vengono proposti avversari ed ambienti ripropone quanto visto nel primo Minigore, con però un impatto più ricercato e una varietà migliore, che rende ogni ambientazione molto caratteristica benché ogni livello sia nuovamente farcito da sporadici alberi e cespugli volutamente bidimensionali.
E’ l’infrastruttura di gioco ad aver subito le modifiche più importanti, con una struttura a missioni progressive e l’accumulo di monete per l’unlock di nuovi contenuti che riesce nell’intento di soddisfare il giocatore e proporgli sempre qualcosa di nuovo, in un loop che sembra preso di peso dai titoli free-to-play di maggior successo e applicato ad un prodotto molto più action e che, tra l’altro, è invece a pagamento.


Minigore 2: Zombies Malgrado lo stile molto semplice, quindi, si viene prima accompagnati e poi spinti a voler giocare più e più volte gli stessi scenari, per raggiungere obiettivi differenti e sbloccare o potenziare nuove armi, che possono effettivamente fare la differenza sul campo, e personaggi, il cui impatto sul gameplay è invece solamente estetico. Mountain Sheep, quindi, ha fatto di nuovo centro, proponendo un seguito all’altezza del predecessore che, probabilmente, otterrà il successo sperato anche senza l’aiuto di Chillingo.

8

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