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Recensione Mobile Suit Gundam Side Stories: Missing Link

La collezione definitiva per gli appassionati di Gundam, quelli convinti che un Mobile Suit in Iraq farebbe comodo

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Mobile Suit Gundam Side Stories: Missing Link
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Ricordo che il negozio era in centro a Roma, vicino via della Scrofa, a due passi da piazza Navona. Era il 1996 se non ricordo male, quando i negozi di videogame erano quelli di un tempo, dove al proprietario davi del tu perché lo conoscevi davvero, dove gli scaffali erano sempre diversi perché si importavano titoli dal Giappone, nel tentativo di differenziarsi il più possibile dalla concorrenza. Era un tempo in cui non c’erano solo tre console, ma c’era anche il PC Engine, l’FM Towns, il Neo Geo. Io mi ero appena comprato il Sega Saturn, e lo avevo comprato per una ragione molto precisa. Non volevo giocare a Daytona USA o Sega Rally, o meglio, non solo. Il vero motivo per cui acquistai subito la console Sega si chiamava Mobile Suit Gundam Side Stories. Grafica tridimensionale, una storia tutta nuova ambientata durante la prima serie (Gundam 0079), uno stile di gioco simile a Virtual On della Sega, però più strategico, più ragionato. Una specie di sogno che poi sarebbe continuato con altri due titoli, a formare la saga di Blue Destiny. Per chi, come il sottoscritto, è appassionato di Gundam ed è seriamente convinto che un Mobile Suit farebbe la differenza su un campo di battaglia, Side Stories, una saga poi proseguita su Dreamcast e PlayStation 2, è stato il modo migliore per vivere le emozioni degli anime, per sentirsi come dei veri Amuro Rei o Char Aznable. Ora, dopo qualche anno di silenzio, è giunto il momento di indossare di nuovo il casco da pilota di Mobile Suit.

I magnifici sette

Namco Bandai ha deciso di realizzare la raccolta definitiva delle Side Stories con Mobile Suit Gundam Side Stories: Missing Link per PlayStation 3. Una edizione che comprende un gioco nuovo, Missing Link, e le riedizioni di altri sei titoli, da Blue Destiny per Saturn a Rise from the Ashes per Dreamcast, senza dimenticare Zeonic Front, Lost War Chronicles e Encounters in Space per PlayStation 2. Tanta, tantissima roba: una specie di paradiso per ogni appassionato di Gundam. Partiamo dal gioco principale: Missing Link. L’avventura, ambientata più o meno durante gli eventi di Blue Destiny, è piena di riferimenti che faranno felici i fan della saga, spaziando da Char’s Counterattack al recente Gundam Unicorn. Peccato che la trama, raccontata attraverso numerosissime cutscene, sia ovviamente in giapponese. Se volete godervi solo il gioco, la lingua non è un problema: i menu sono facili da navigare e in pochi minuti sarete sul campo di battaglia. Se volete godervi anche dialoghi e il resto, purtroppo niente sottotitoli in inglese. Missing Link, come tutte le Side Stories, vi mette nei panni di normali soldati impegnati nella guerra: non piloti dai super poteri come Amuro e Char, ma normali membri di unità di Mobile Suit impegnati in missioni in giro per la terra, le colonie e lo spazio. Potrete vivere l’avventura da due punti di vista diversi, perché se c’è una cosa che Gundam ci ha insegnato è che non ci sono buoni o cattivi, che le guerre non sono una questione del bene contro il male. Sono tragedie, dove spesso si combatte senza sapere esattamente perché. In Missing Link potrete prendere il controllo dell’unità scelta Slave Wraith, che ha in dotazione mobile suit sperimentali, oppure i Marchosias, elite del principato di Zeon. Le due fazioni si troveranno a dover combattere insieme contro un nemico comune.

Virtual On

Il gioco è un frenetico action con visuale in terza persona. Potrete controllare un’unità composta da tre mobile suit e in ogni momento potrete passare da un robot all’altro. Ogni mech ha fondamentalmente tre attacchi: la spada laser, il cannone e il fucile. Il cannone ha colpi lenti, che vanno mirati con attenzione e ha tempi di ricarica più lunghi. Ma la soddisfazione quando un colpo va a segno è enorme, si sente la fisicità dell’arma, la sua potenza, aiutati anche da effetti sonori campionati direttamente dagli anime. Il mitra è più rapido, ma anche qui ci sono tempi di recupero tra un fuoco e l’altro. La spada invece permette di eseguire veloci combo, al termine delle quali si rimane vulnerabili per alcuni decimi di secondo. I mobile suit ovviamente possono anche spiccare balzi o usare i motori per veloci corse laterali e schivate con tanto di capriola. Nello spazio, invece, i motori si usano per spostarsi ed evitare i colpi dei nemici. Tramite la pressione dei tasti dorsali potrete bloccare la mira su un nemico, ma attenzione a sparare al momento giusto: il fatto di avere il lock sull’avversario non significa che farete centro al 100%. Il risultato è uno stile di gioco frenetico, veloce, che ricorda come detto un po’ Virtual On della Sega. La possibilità di passare da un robot all’altro e di usare così mezzi profondamente diversi tra loro aggiunge ulteriore spessore, oltre al fatto che i mech a disposizione sono davvero tantissimi.

Non bello, un tipo

Fin qui, le note positive. Purtroppo ci sono anche quelle dolenti. Prima di tutto, gli altri sei giochi non sono remake in HD, ma riedizioni di titoli del passato con lo stesso sistema di gioco di Missing Link. Significa che lo stile di gioco in alcuni è diverso, che la profondità strategica di un titolo come Zeonic Front qui non c’è, e lascia al posto al frenetico action di cui parlavamo poche righe più su. Niente di grave, ma è bene precisarlo. Il vero problema di Missing Link è la resa grafica, che è davvero scarsa. Questo è un gioco che sembra uscito dal primo anno della PlayStation 3. A parte i modelli poligonali dei mobile suit, che per fortuna sono curati molto bene, il resto è scadente. Le ambientazioni sono scarne, le texture sempre uguali, le poche strutture che incontrerete non si rompono, non esplodono, non reagiscono in alcun modo. Le cut scene variano fortemente in qualità: si va da scene davvero epiche ad altre con inquadrature improbabili e risultati a dir poco discutibili. Insomma, tanti bassi e pochi alti: il gioco rimane divertente e appassionante, i mobile suit per fortuna sono fatti molto bene, ma il resto è piuttosto deludente. D’altra parte, questo è un gioco praticamente infinito. Sette giochi in uno sono tantissimi, ci sono decine e decine di missioni da portare a termine, più un’altra quantità quasi infinita di VR Mission. L’offerta sul piatto è ricchissima, capace di saziare ogni vostra fame di Gundam e Zaku vari. Considerando il costo, che più o meno si aggira sui 60 euro spedizione compresa, è difficile lamentarsi.

Mobile Suit Gundam Side Stories: Missing Link Gundam Side Stories Missing Link è un titolo che consigliamo senza riserve a ogni fan di Gundam. Il suo gameplay è semplice ma funziona, e la possibilità di guidare un gran numero di Mobile Suit farà felici grandi e piccini. Tecnicamente è scarso, scarsissimo in certi momenti, ma questo non rovina mai il divertimento. Conoscere il giapponese aiuta, ma non è fondamentale per giocare le singole missioni (e quando non sapete esattamente dove andare, basta guardare la mappa al centro: è impossibile perdersi). Il ritmo è veloce, ogni livello non dura più di cinque o sei minuti, alcuni scontri, soprattutto contro i mech e i piloti più forti, sono davvero esaltanti. Vi consigliamo questo gioco, che gira tranquillamente anche sulle PS3 europee? Se siete fan sfegatati di Gundam assolutamente sì, vale la pena prenderlo in considerazione (e c’è anche una collectors edition col modellino del Pale Rider, il mobile suit sperimentale protagonista di Missing Link). Altrimenti, meglio lasciar perdere. Non sarà questo il gioco che vi farà appassionare a Gundam.

7.5

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