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Recensione Modern Warfare 3

Arriva anche su Wii lo sparatutto più venduto di sempre

Call of Duty: Modern Warfare 3

Videorecensione
Call of Duty: Modern Warfare 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Pc

E finalmente si chiude la rappresentazione della guerra in chiave moderna, declinata da Infinity Ward secondo i canoni del first person shooter ritmato, frenetico, altamente spettacolare. Finalmente, ma sinceramente non perché ne avessimo abbastanza: da queste parti puzza sotto il naso non ne abbiamo, e per quanto la serie di Call of Duty venga tacciata più o meno a ragione da una parte della critica e dei consumatori di aver affossato un genere che in realtà prima del suo arrivo era sulla soglia dell'inferno, non saremo certo noi a guardare agli anni passati sparacchiando a tedeschi, giapponesi, russi e terroristi di ogni etnia con fare sprezzante e borioso. Il "finalmente" deriva quindi dall'agognata chiusura di una parabola narrativa che, seppur descritta a tratti in maniera cervellotica e poco chiara (nel caso di Modern Warfare 2), ci ha appassionato, tirato per i capelli, fatto affezionare a personaggi che hanno trovato il loro posto tra le icone videoludiche. Ed Infinity Ward è stata molto coraggiosa, perché molte di quelle icone le ha persino sacrificate, e forse proprio per quello a noi sono rimaste più impresse. Chi ha paura di spoiler sulla trilogia può andare diretto al prossimo capoverso, mentre gli altri ricorderanno la morte di Jackson dopo l'esplosione dell'atomica nel primo Modern Warfare, l'emozionalmente devastante esecuzione di Ghost e Roach in Modern Warfare 2 (un episodio con trovate francamente senza senso ma anche pieno di momenti da antologia).
Del fatto che Call of Duty abbia settato un nuovo standard nel multiplayer online, dando un'anima ad un comparto che prima era solitamente molto asettico, lasciatecelo dire, a noi oggi frega ben poco, visto che questo processo si è compiuto nel lontano 2003, e che negli anni la verve creativa sul fronte delle modalità competitive online è andata leggermente affievolendosi. Sappiamo, certo, che più di ogni cosa l'online gaming è stato l'elemento decisivo per il suo successo, sappiamo che c'è gente che il singolo nemmeno lo gioca, però sarebbe ingeneroso delegare l'appeal di un simile prodotto esclusivamente alla modalità online.
Ed è dunque con spirito particolare che ci accingiamo a parlare di Modern Warfare 3, consapevoli della forza di richiamo del brand, delle sue influenze, delle mille contraddizioni che lo attraversano.

It ends

WW3. MW3. La chiarezza data, in fase introduttiva, dalla semplice rotazione di una lettera, è infinitamente molto più significativa di quello che scriveremo ora riguardo la trama. La Russia ha invaso gli Stati Uniti, la guerra è arrivata fino a Wall Street, mentre dall'altra parte del mondo Price e Nikolai riportano nel mondo dei vivi il malandato Soap. Il tutto mentre Makarov è ancora a piede libero, chissà dove, chissà con quali intenzioni. Non vi sveleremo altro, perché se è vero che molto del suo successo la serie di Modern Warfare lo deve alla sua trama è allora opportuno resistere agli impulsi di raccontarvene minuziosamente i momenti più epici e quelli più tragici (e, davvero, ce ne saranno in quantità). Niente passaggi bizzarri o cali di ritmo, questo ve lo possiamo garantire, mentre accogliamo con favore la scelta di sostituire alle stranezze narrative dell'episodio precedente una sostanziale chiarezza nella successione dei fatti e del loro concatenamento. E vi possiamo anche garantire che qui finisce ciò che iniziò nel primo episodio, definitivamente: non ci stupiremo se in futuro conseguenze delle vicende qui narrate fungeranno da punto di partenza per nuovi titoli, ma per quanto riguarda la storia principale, da Modern Warfare 3 non c'è ritorno. La campagna diventa quindi una discesa verso l'abisso, in un ambiente moderno e con armi che sfruttano gli ultimi ritrovati tecnologici, ma analoga -per modalità di svolgimento- ad una qualunque opera che abbia un eroe in lotta contro il male: il viaggio pericoloso, le prove da superare, i sacrifici dei compagni, l'M4 al posto della spada, ma con un culmine che non può che essere il classico confronto finale.
Parallela alla semplicità della trama corre quella del gameplay, lo stesso apprezzato da tanti anni a questa parte. La storica eliminazione della barra dell'energia a favore di un sistema di "sopportazione" del danno aveva un preciso significato, a nostro modo di vedere, che non è stato colto in altri prodotti che ugualmente hanno replicato l'espediente. In Modern Warfare 3 il giocatore non è attore, ma ingranaggio, di una mastodontica rappresentazione bellica della quale la parte ludica è declinata in maniera appositamente semplicistica, con compagni che non muoiono mai o che sbucano imprevedibilmente al nostro fianco come se si fossero appena materializzati lì, magari dopo aver passato un checkpoint correndo verso di esso e non dopo essersi fatti strada a colpi d'arma da fuoco. I limiti di una simile struttura sono evidenti, non prevedendo libertà d'approccio, e inchiodano il giocatore in una progressione banale, scontata, la cui varietà non è legata a soluzioni di gameplay, ma a soluzioni registiche, eventi finemente scriptati: seguire il proprio compagno tra i nemici, infilandosi sotto i camion, sgusciando silenziosi tra gli uomini di pattuglia, correndo lontano dalle fonti di luce, in un momento vicinissimo per svolgimento alla straordinaria missione di Prypiat del primo Modern Warfare. Ed anche per questo MW3 chiude il cerchio, con un citazionismo che va anche al di là dell'ovvia ripresa dei fatti antecedenti: basta pensare agli interni della casa di un temuto signore della guerra, in Sudan, in un ipotetico 2016, riprodotti tali e quali a quelli degli edifici egiziani in Call of Duty 2, Seconda Guerra Mondiale, 1944.
La domanda sorge quindi spontanea: è lecito o meno aspettarsi qualcosa di diverso? E’ giusto chiedere ad una serie storica qualcosa di più, qualcosa di nuovo? Lo diamo sempre per scontato, ma perché, se ci piace qualcosa dobbiamo per forza sentire il bisogno di modificarlo?
Complimenti ad Infinity Ward per aver creato il solito, magnifico, pirotecnico spettacolo. Un teatro bellico enorme, di cui il nostro avatar è una parte infinitesimale. Pazienza se la sequela copertura-fuoco a volontà-copertura si ripete per praticamente tutto il gioco, parzialmente interrotta dalle classiche fughe, dall’utilizzo di qualche arma (devastante il mezzo terrestre teleguidato) o dall’ormai consueto livello a bordo di un AC-130 (purtroppo molto meno efficace dell’originale nel primo Modern Warfare). Compiaciuti dall’enorme sovrastruttura scenica, sparare diverte sempre, seguendo un ritmo che la serie ha inventato: lontano dalla lineare e monotona esperienza degli FPS classici, ma anche dalla tensione sfibrante degli shooter tattici.
Se l'avanzamento è modellato esattamente sulle richieste dei fan, perché mai quindi bisognerebbe allontanarsi sensibilmente da questo canone? La regia che dirige tutto quello che accade su schermo è insuperata, la giocabilità non di certo una perla di rara bellezza ma comunque un riuscito ritrovato di divertimento senza fronzoli, le emozioni suscitate da particolari momenti appaiono superiori per impatto a quelle regalate da prodotti molto più ricercati. Modern Warfare 3 sublima tutto ciò, offrendo quella che probabilmente è la migliore campagna in singolo dei tre episodi, e solo per questo il nostro giudizio dovrebbe essere del tutto positivo.
Ovvio che in termini oggettivi il giudizio riguardo particolari comparti del gameplay debba essere risoluto. Tacere ad esempio del level design sarebbe un delitto... o forse no, perché non c’è level design in Modern Warfare 3. Qualcuno potrebbe far notare che in un gioco che utilizza come ambientazione luoghi reali, strade e palazzoni compresi, significherebbe chiedere troppo; noi rispondiamo di andarsi a vedere cosa proponevano secoli fa i vari Rainbow Six, per intenderci. Della ripetitività del gameplay si è già detto, e non riprendiamo il discorso, perché l'essenza ludica di Call of Duty, in modalità singolo giocatore, è ridottissima.
Diverso il discorso per la componente multiplayer, almeno in termini di contenuto. Che ci si fiondi nelle Spec Ops o nei classici confronti online, la mole di sbloccabili, sfide da completare ed obiettivi da raggiungere è enorme. Eppure insiste nella modalità multiplayer di Modern Warfare 3 la stessa ripetitività rilevata nella campagna in singolo, nettamente più grave però se pensiamo che ormai è questa il fulcro del pacchetto. Il fatto che cinque ore di gioco siano sufficienti per completare la storia lascia infatti all'online mode gran parte della responsabilità. Non ci capisce, quindi, come mai continuare a rifilare ai fan la stessa minestra, con pochissime variazioni sul tema. Sarebbe ora, forse, che il team concedesse anche all'online qualche attenzione creativa. Una trama apposita sarebbe forse troppo, ma un approccio completamente diverso è necessario se si vuole continuare a proporre sistematicamente nuovi episodi. Difficile dunque scusare la scarsa varietà di quella che si ritiene essere la sezione portante del prodotto, che l’introduzione di modalità nuove come l’ottima Kill Confirmed ed una manciata di nuovi perks non possono bastare a salvare. E’, a nostro avviso, in questo comparto che la serie necessita di un serio intervento, anche nella qualità delle mappe che, anche al cospetto di un titolo analogo su Wii, con una modalità online meno ricca, come GoldenEye, denuncia la poca perizia degli sviluppatori.

Potenziale ridotto

Analizzando dal punto di vista tecnico Modern Warfare 3 bisogna avere la freddezza di giudicare in base alle potenzialità della macchina. Ne vien fuori un giudizio misto, nel quale la mole di elementi mostrati sullo schermo copre i colpevoli difetti delle texture, a bassa risoluzione e dal disegno piatto, e della modellazione poligonale, che nemmeno ai personaggi principali riserva un trattamento di riguardo; ancora, si salvano gli effetti del fumo e delle esplosioni, poco impattanti sulla scena, e quelli di luce. Tutti difetti che avevamo rilevato anche nei precedenti episodi su Wii, frutto di un motore che ha delle magagne ma comunque riesce a riprodurre su schermo uno spettacolo tutto sommato soddisfacente. La spettacolarità di certe scene non viene infatti messa in discussione, e la frenesia dell’azione difficilmente permette di scorgere quel muro un po’ sgranato, mentre fuoco e fiamme realizzati come si deve hanno maggior senso.
Simile il giudizio per quanto riguarda il comparto audio: un doppiaggio su ottimi livelli ed effetti sonori ben campionati sono i suoi principali pregi, ma il tutto appare (o meglio: si sente) un po’ anonimo, e qui i limiti della macchina sicuramente hanno un minor ruolo; più probabile quindi una scarsa perizia nel porting, che ha dovuto sacrificare alla riduzione delle dimensioni degli effetti un’adeguata ottimizzazione.

Call of Duty: Modern Warfare 3 In casi come questo il voto numerico è un rituale quasi vuoto: sappiamo tutti cosa aspettarsi dal nuovo Call of Duty, e sappiamo già se ci piacerà o meno. Il recensore deve tuttavia soggiacere alla rigidità di uno schema di valutazione, e possiamo considerarla una fortuna nel momento in cui si cerca un bagliore di obiettività. Svincolarsi da considerazioni soggettive, tuttavia, è difficile per un prodotto come Modern Warfare 3, che ha un suo rilievo anche solo per l’impatto che produce sul mercato, sulla concezione del medium, e d'altro canto si appoggia ad un gameplay noto e consumato, fin troppo rodato. Questa nuovo episodio è il solito Call of Duty, il solito gran bel Call of Duty, e appaga soprattutto per la maniera in cui chiude le vicende della serie Modern Warfare e, più in generale, un cerchio. Giusto tributargli il degno riconoscimento, apprezzarne ancora una volta le dinamiche che la serie ha creato, senza però tacere di un multiplayer stagnante e privo di idee. Godetevelo, senza pretese.

6.7

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