Recensione Monster Hunter Tri

Un nuovo capitolo di Monster Hunter in esclusiva per Nintendo Wii

Versione analizzata: Nintendo Wii
recensione Monster Hunter Tri
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  • Wii

L’arrivo della serie Monster Hunter su Nintendo Wii è stato uno di quegli annunci che hanno segnato la storia, ancora in fieri, della bianca e piccola console. La scommessa di Capcom non era di certo di quelle da poter fare a cuor leggero: la serie infatti, assai di successo in Giappone, più di nicchia in occidente, basa la propria sostanza su un gameplay assolutamente indirizzato verso la fascia dei giocatori incalliti, disposti ad affondare le loro mordaci fauci in una struttura di gioco non eccessivamente complessa ma di certo profonda. La base infatti del successo di Monster Hunter risiede infatti senz’altro negli scontri con enormi mostri, ai quali però è necessario prepararsi di tutto punto, tramite la raccolta indiscriminata di risorse di vario tipo: una ricetta intrigante, ma forse troppo particolare per un’utenza più classica. Ma finalmente la produzione Capcom è arrivata in Europa, e si può giudicare se la scommessa è stata vinta.

Raccogliere, forgiare, combattere

Iniziando a parlare di Monster Hunter 3 non si corre il rischio di scivolare nel tradizionale racconto delle vicende che ne compongono la trama. Il gioco è infatti supportato sì da una storia di fondo, ma talmente scarna e priva di attrattiva che molti giocatori non vi faranno nemmeno caso. Salvare un villaggio ed i luoghi circostanti dalle feroci incursioni di un enorme mostro marino, il Lagiacrus, è la piena descrizione del canovaccio che regge la modalità single player.
Una volta creato il proprio cacciatore, le cui possibilità di personalizzazione fisica son soddisfacenti ma non di certo complete ne numerose, verremo iniziati alla selvaggia pratica della caccia al mostro. A dir il vero i compiti iniziali, che compongono un tutorial lungo alcune ore, ma così ben dilatato da quasi non accorgersi della sua presenza, hanno poco a che fare con la caccia di per sé, e più con l’esplorazione e lo sfruttamento della natura nella quale muoveremo i primi passi. Ciò è indizio assai importante di come sarà effettivamente costruita l’esperienza di gioco, perché Monster Hunter, si capirà presto, non è un semplicemente un titolo nel quale ammazzare uno dopo l’altro bestioni di ogni taglia, ma una costruzione progressiva, coerente ed articolata composta da innumerevoli elementi, piccoli se presi singolarmente ma enormi se connessi gli uni con gli altri.
Le fasi iniziali infatti vedranno il giocatore impegnato nella raccolta di erbe, funghi ed altri frutti della natura, con l’occasionale uccisione di animali di poca pericolosità, il tutto allo scopo di prendere confidenza con un sistema di controllo un po’ lento ed un’interfaccia di gioco tendenzialmente macchinosa, composta così com’è da innumerevoli menù. Ma iniziare a conoscere il territorio, le sue risorse, la loro importanza nel supporto alla caccia, è fondamentale per entrare nell’ottica che il gioco ha il merito di non imporre fin da subito, ma piuttosto instilla piano piano proponendo gradualmente nuovi elementi del gameplay. L’espediente narrativo del terremoto che ha colpito il villaggio di Moga, base centrale delle operazioni, permette infatti, con la ripopolazione del piccolo borgo, l’ampliamento graduale dell’offerta di servizi e quindi, in maniera transitiva, di quella ludica.
Dare la giusta importanza ad ognuno di questi elementi è cosa fondamentale in Monster Hunter. Il negozio offrirà naturalmente beni di ogni tipo, arricchendo man mano che si procede la propria offerta, ma rimanendo sempre sui prodotti di base, o su materiali ancora tutti da lavorare; niente di particolare quindi. La fattoria a disposizione, nella quale coltivare alcune delle materie prime più comuni, ma successivamente anche di più rare, al fine di poterle combinare con risorse trovare in giro o acquistate, creando oggetti potenti e fondamentali nelle fasi di gioco più avanzate, e successivamente il suo corrispettivo marino, la flotta da pesca, danno ulteriore segno dei numerosi elementi a disposizione del giocatore. Forse il primo momento in cui la profondità della struttura di gioco inizierà a farsi sentire sulle spalle del giocatore sarà l’acquisto della prima armatura: i parametri da controllare sono molti, perché se è vero che mancano gli attributi che influenzano le statistiche fisiche del personaggio, che possono contraddistinguere un gioco di ruolo di stampo orientale, lo è altrettanto che ciò non implica una scarsa attenzione alla fase di crescita del proprio avatar, dal momento che sono sostituiti da indicatori riguardanti abilità di ogni tipo, in maniera quindi assai più vicina alla tradizione ruolistica occidentale. Ogni pezzo d’armatura, perché i set sono composti da varie componenti, apporta infatti delle migliorie che vanno oltre quelle legate alla sola difesa del cacciatore, ma ne influenzano invece le possibilità d’azione sul campo, negli elementi più sostanziosi, donandogli magari migliori capacità di raccolto o una maggiore tenacia contro i nemici, come in quelli più marginali, rendendo ad esempio il proprio cacciatore il re del girarrosto.
L’acquisto di armi e armature è però anch’esso limitato a pezzi iniziali di poco valore: l’abbondanza prima accennata scende addosso come un martello sulla nuca del giocatore quando s’inizia a trafficare con il fabbro. Migliorare armi ed armature è un attimo, con i componenti a disposizione: ma ovviamente la raccolta non è ugualmente facile, dato che i materiali richiesti saranno spesso numerosi, di vario tipo e, soprattutto, ottenibili solo dallo scotennamento di una preda faticosamente abbattuta. Ed in una struttura di gioco che prevede il miglioramento del proprio personaggio solo attraverso il proprio equipaggiamento, trascendendo da punti esperienza ed altre amenità di tradizione ruolistica, è evidente il percorso circolare nel quale si viene indirizzati, con nuove armi che permettono di uccidere nuovi mostri, al fine di ottenere ulteriori materiali necessari alla forgiatura. La consequenzialità di ogni azione compiuta è il primo elemento quindi che denota fortemente il gameplay; ma per assurgere al grado massimo, indicato dalla trasmissione del moto dell’anima noto come “assuefazione” ne manca un altro.

Che la caccia abbia inizio

Una simile costruzione, anche se il termine appare quasi improprio in un contesto di gioco che, come detto, è quanto di più organico possa esistere, sarebbe esclusivamente fine a sé stesso se non fosse supportato da una solida dose di divertimento. E di certo, per quanto si possa apprezzare, anche moltissimo, la fase del farming selvaggio, nulla di ciò avrebbe senso senza l’altra componente definitoria del gameplay: la caccia.
Le numerose e vaste aree di gioco (seppure spezzettate in stanzoni numerati), oltre che essere strabordanti di ogni tipo di materiale e risorsa da sfruttare a proprio piacimento, sono ovviamente abitate dalla fauna locale, con mostri presenti solo in determinate aree ed alcuni invece che si possono ritrovare più o meno ovunque. E se i placidi erbivori, perlopiù timorosi della nostra presenza, serviranno soprattutto per aumentare la scorta di carne a disposizione, necessaria a rimpinguare la barra della resistenza, i carnivori saranno i mostri più forieri di preziosi materiali, ed offriranno le sfide maggiori, tentando di uccidere il cacciatore sulle loro tracce. Una volta incontrato un mostro e sfoderata la propria arma lo scontro è tutto all’insegna della strategia e del tempismo, perché l’attacco a testa bassa non paga mai. Conoscere la propria arma, dopo averla scelta tra le disponibili, dalla lancia allo spadone, dal martello alla balestra, è fondamentale, dato che ognuna impone uno stile di gioco particolare, bilanciato diversamente sull’attacco o sulla difesa, sulle schivate o sullo scontro frontale. L’apoteosi del combattimento è ovviamente la caccia ai grandi mostri, che può tenere impegnati allo stremo delle proprie possibilità. Inventario ricco e vario, equipaggiamento adatto, armi delle quali si conosce ogni possibilità non bastano se viene meno lo studio approfondito dei comportamenti del mostro e dei suoi pattern d’attacco. La caccia ai grandi mostri è la sublimazione di una esperienza di gioco costruita in maniera eccellente, la punta di una piramide dalle solide basi. Che il mostro si chiami Lagiacrus o Rathalos l’essenza della caccia è sempre la stessa, ulteriormente estasiata dal gioco online.
Lo scheletro della modalità singolo giocatore, articolata in missioni e nel quale l’unico spazio aperto liberamente esplorabile è quello dei boschi di Moga, essendo gli altri raggiungibili solo tramite gli incarichi della gilda, è sostanzialmente replicato nella stessa maniera in modalità multi giocatore. Al posto del villaggio c’è una città, più popolosa e con alcune aggiunte (la taverna dove ritrovarsi con gli altri giocatori o il proprio alloggio da ingrandire, mano a mano che si acquisirà prestigio), ma le procedure da seguire saranno sempre le stesse, prendendo un incarico presso la gilda e portandolo a termine, con il supporto di altri giocatori. A patto di saper come comportasi, e di poter comunicare efficacemente con gli altri giocatori (Monster Hunter 3 supporta il Wii Speak, che però ha i suoi limiti), il multiplayer può essere totalmente sostitutivo dell’esperienza in singolo, migliorandola ulteriormente, come detto, negli scontri con i grandi mostri; perché una cosa è affrontare il periglio da soli, un’altra è farlo con un gruppo di affiatati cacciatori, con i quali dividersi i compiti ed affinare efficaci strategie. Abbattere dopo svariati minuti di lotta bestie di dimensioni enormi è un tripudio di gioia, da condividere con un po’ di sano cameratismo e con tanta gioia, data la ricchezza dei bottini ottenibili, che rende di certo più agevole il miglioramento del proprio equipaggiamento. A completare l’offerta c’è l’arena, presente anche in singolo, nella quale raccogliere oggetti per completare diversi tipi di missione: gradita aggiunta, ma niente di più.

Nei luoghi selvaggi

Dal punto di vista strettamente tecnico Monster Hunter 3 è uno dei migliori titoli su Wii. Graficamente il gioco tocca i suoi picchi, sfruttando a fondo le potenzialità della console, nella modellazione poligonale dei mostri, soprattutto di quelli enormi, dettagliati ed animati ottimamente, creati con quello stile tra fantasy e preistorico tipico della serie. Qualche effetto in più sulle texture, in maniera da renderli ancora più realistici, sarebbe stato gradito, ma forse sarebbe stato chiedere troppo, dato che nelle situazioni più affollate, anche se quasi esclusivamente in multi, il gioco soffre di comunque sopportabilissimi cali di frame rate. La modellazione poligonale è ugualmente valida per i cacciatori, o meglio per le loro armature, definite nei più minimi dettagli, ricche di particolari e di vario tipo, strambe come estremamente minacciose, rendendola una diversa dall’altra; poco meno curata è la qualità delle animazioni dei personaggi umani, che comunque s’attesta su livelli buoni.
L’impatto generato da alcuni luoghi di gioco è fortissimo: tra cascate, boschi, dune di sabbia, piane riarse dal sole, picchi innevati, la sensazione di una natura vivissima è più che mai pregnante, nonostante la funzionale divisione in aree rompa un po’ la coerenza degli spazi aperti. Ma anche il solo guardare il cielo notturno, illuminato dalla luna che si staglia bianca tra le nubi, e da mille stelle, con l’aurora boreale a dipingere il nero di mille colori, rimane uno spettacolo straordinario.
La resa della natura non sarebbe stata così efficace senza un comparto sonoro ugualmente curato. Ovviamente la parte del leone la fanno gli effetti, su tutti i versi dei mostri, seguiti dai rumori dell’ambiente nel quale ci si muove per cacciare. La colonna sonora è questa, i suoni della natura, con i temi musicali relegati a brevi accompagnamenti o legati a fasi particolari: è forse è meglio così.
La commistione tra un gameplay che provoca assuefazione ed un impatto audiovisivo di tal fattura è eccellente, e fa di Monster Hunter 3 un prodotto di primo rilievo, completissimo: che però non è esente da difetti. Abbiamo già parlato del sistema di controllo, non tra i più reattivi, ma punito anche da dei comandi non eccezionali: sarà assolutamente necessario il Classic Controller, ma anche questa configurazione sarebbe potuta essere assai più intuitiva; abbiamo parlato anche delle interfacce di gioco, complicate, ma comunque soggette alla profondità della struttura di gioco; ma il difetto forse più grande di Monster Hunter 3 è la sua mancanza d’ambizione.
Portare un titolo simile su Wii sarebbe stata l’occasione ideale per rinnovare in maniera sostanziosa il brand, e questo non è stato fatto. E’ vero che è più accessibile dei suoi predecessori, ma non riesce a distaccarsene in maniera netta. Avrebbe potuto offrire di più, dalle armi ad un mondo di gioco articolato e non segmentato in aree, delle quali poi solo una è esplorabile a piacimento, o avrebbe potuto arricchire la struttura di gioco, rendendola più varia. E’ vero che Monster Hunter è questo, e qui risiede la sua particolarità, ma a voler essere troppo conservatori si finisce poi con il rimanere indietro. E comunque anche a voler essere a tutti i costi tradizionalisti, nulla avrebbe vietato d’introdurre maggiori elementi lasciando invariata l’esperienza di gioco, magari rendendola solo un po’ più libera. Così com’è Monster Hunter 3 è di certo un grandissimo gioco, di certo non per tutti, ma non riesce ad assurgere pienamente alle stimmate di capolavoro senza tempo.

Monster Hunter 3 Monster Hunter 3 è il gioco che tutti aspettavano. E questo è un bene come un male. E’ un bene perché la produzione Capcom s’installa saldamente tra i migliori titoli per Wii. La piena e compiuta realizzazione di un gameplay che provoca assuefazione, grazie ad una struttura di gioco ciclica, che connette magistralmente il miglioramento del proprio personaggio con la caccia ai grandi mostri, ed un comparto tecnico da lode, sono gli elementi di un grandissimo gioco. E nel suo essere unico Monster Hunter cattura in maniera incredibile il giocatore, senza particolari artifici, ma solo tramite la promessa mantenuta di offrirgli sempre di più, in maniera proporzionale a quanto lui vi si dedicherà. Il multiplayer è la sublimazione di questo rapporto, con i giocatori che condividono un’esperienza di gioco che non ha termini di paragone all’infuori della serie. Ma è anche un male, perché un pizzico d’ambizione in più avrebbe reso Monster Hunter 3 un capolavoro indiscusso, di quelli da ricordare. Perché allora si sarebbe potuto passare sopra alcuni peccati veniali, ma non si può sull’idea che non un cambio travolgente, ma la ripartizione della cura riscontrata nelle componenti principali su altri elementi, coniugata ad una maggior varietà, c’avrebbe consegnato un titolo da consegnare ai posteri. Peccato di poco coraggio forse. Ma comunque ad averne di giochi che peccano in questo modo.

8.5

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