Recensione MonsterBag

Il team cileno IguanaBee ci propone un puzzle da giocare sul Touchscreen di PlayStation Vita. Lo stile apparentemente spensierato nasconde in verità un prodotto a tratti macabro e oscuro, con un concept originale e qualche idea indovinata.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione MonsterBag
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Quatto quatto, in punta di piedi, sulla nostra PlayStation Vita è riuscito ad intrufolarsi V, un mostriciattolo blu dalla forma decisamente strana. La piccola, ansiosa, creaturina è un concentrato di tenerezza e simpatia; le peripezie a cui è costretta, invece, lo sono decisamente di meno. Con MonsterBag, il team di sviluppo cileno IguanaBee ha dimostrato di avere talento nel confezionare un puzzle game interessante, dal concept eccentrico e, nel suo piccolo, a dir poco originale. Purtroppo però l'avventura vacilla ed inciampa in alcune occasioni, a causa di incertezze creative e tecniche dovute, probabilmente, al processo di maturazione di un team ancora molto giovane.

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

V è una piccola creaturina blu con la sindrome dell'abbandono, costantemente in ansia per la sua tenera e svampita padroncina Nia. Un bel giorno la ragazzina esce di casa trotterellando, ed è proprio in quel preciso istante che iniziano i nostri guai. Dal momento in cui Nia chiude la porta dietro di sé lasciando V da solo, prende piede un'imprevedibile escalation di eventi, che accelera a ritmo costante sino al climax finale, dimostrando quando possa essere spietata la ben nota Legge di Murphy.
V tenta in tutti i modi di riacchiappare la sua amica, per aggrapparsi alla sua schiena e proteggerla dai rischi dell'ambiente che li circonda, che si dimostra spietato e terribile. A dispetto dello stile fanciullesco e leggero con cui il titolo furbescamente si presenta, emerge sin dai primissimi istanti di gioco un'anima nera, grottesca e meschina, squarciata di tanto in tanto da un singolo raggio di luce, rappresentato dal profondo legame tra V e Nia. La realtà, all'esterno delle mura domestiche, non fa sconti. Anche prima che gli eventi degenerino alla velocità della luce in una stramba apocalisse, l'eclettica varietà di persone che abita il pazzo mondo di MonsteBag non sembra incline alle smancerie. La morte diviene ben presto un concetto familiare e ricorrente, capace di prendersi le anime dei malcapitati in modi davvero fantasiosi. Il contrasto tra lo stile semplice e rassicurante del tratto e questo tono risolutamente macabro anima tutta la produzione, incuriosendo il giocatore con carattere ed originalità.


TANTO CARA MI FU, LA MORTE BRUTALE

MonsterBag si dimostra ostile non solo per il mostriciattolo blu protagonista dell'avventura, ma anche per il giocatore che lo controlla. Non c'è infatti nessun tutorial: solo qualche scarna indicazione che ci indica vagamente la via da intraprendere. Perfetto. Adoriamo le sfide e ci mettiamo subito al lavoro per capire come padroneggiare i comandi. Di lì a poco una morte brutale, fulminea, ci coglie del tutto impreparati. Eppure il titolo a prima vista sembrava meno sadico.
La filosofia che sta alla base del gameplay è, per la verità, molto semplice, ed è proprio questa parvenza di leggerezza a trarre in inganno. Sostanzialmente il nostro compito consiste nel muovere il piccolo V da una parte all'altra degli stage, utilizzando i personaggi presenti sulla scena come ponti di collegamento. Oltre a ciò, dobbiamo stare bene attenti a non farci beccare mentre dondoliamo tra le schiene della gente. Alcune persone, del resto, sono (o possono diventare in determinate condizioni) decisamente ostili e, se si accorgono di voi, non esiteranno ad uccidervi nel modo più assurdo e brutale possibile. L'obiettivo è quindi quello di saltare con il giusto tempismo, ponendo bene attenzione agli occhi degli indiavolati, che si muovono a destra e sinistra cercando di carpire strani movimenti. In parte, insomma, sopravvivere è una questione di ritmo.
Per arrivare all'altro capo dello stage sani e salvi dobbiamo però risolvere i molti puzzle che il titolo ci propone. Questi ultimi, grazie anche alla totale assenza di aiuti espliciti, mettono alla prova l'ingegno del giocatore, inducendolo ad osservare e ad interagire (attraverso comandi fisici o il touch screen) con alcuni elementi dell'ambiente circostante. Per superare le difficoltà bisogna pensare attraverso procedimenti logici sorretti dal binomio azione-reazione, non molto dissimili da quelli utilizzati in alcuni test attitudinali. Solitamente basta far pervenire il giusto oggetto alla persona che lo richiede, ma spesso per raggiungerlo è necessario innescare una serie molto estesa di eventi, effetti e conseguenze.

Se la prima parte dell'avventura ci propone puzzle creativi ed intelligenti, verso la fine la qualità degli enigmi degenera, e spesso e volentieri tutto si risolve nella frustrante e meccanica ripetizione di determinati pattern, attraverso un poco divertente trial & error. Un segno che evidenzia in modo abbastanza definito come gli sviluppatori siano arrivati alle battute finali col fiato corto e con poche idee. Peccato, perché il progetto di partenza si è dimostrata intrigante e piacevolmente impegnativo, perdendo lo slancio purtroppo proprio sul più bello. A ciò si deve anche aggiungere qualche bug di troppo, legato principalmente all'utilizzo del touch screen e alla poca reattività nel tempo di risposta dell'applicazione. In un titolo in cui la giusta tempistica riveste il ruolo principe, ripetere decine di volte la medesima sequenza per colpe che non ricadono sul giocatore non è esattamente quello che ci si aspetterebbe.

IL BIANCO E IL NERO

Ad ogni modo, al di là del calo qualitativo sul finale e alla relativa brevità dell'avventura del piccolo mostriciattolo blu, MonsterBag si mette in mostra con una realizzazione stilistica del tutto peculiare; frutto, evidentemente, del talento del giovanissimo team di sviluppo. Sinceramente, non appena abbiamo visto per la prima volta V, la tenera Nia ed il pazzo mondo bidimensionale palco delle loro peripezie, abbiamo associato lo stile psichedelico a quello di alcuni cartoni animati di Cartoon Network, come "Gli amici immaginari di casa Foster". Qui però cambiano decisamente i toni, e la carineria per “tutta la famiglia” dei primi minuti si tramuta ben presto in qualcosa di più oscuro.

IguanaBee ci delizia con un nugolo di personaggi originali, tondi, bizzarri e simpaticamente caratterizzati, che animano un mondo altrettanto bizzarro ed esplosivo. Tralasciando la tavolozza cromatica decisamente carica, colma di tinte accese e fosforescenti che servono ad enfatizzare alcuni aspetti caricaturali dei personaggi, la vera anima di MonsterBag appare però nell'alternanza fra il bianco ed il nero, che si trovano a “lottare” negli sfondi di molte scene. E' questa dualità che racconta, in maniera leggera e macabra, il continuo contrapporsi della vita e della morte, in una lotta grottesca assolutamente sbilanciata in favore di quest'ultima.

MonsterBag V e Nia sono protagonisti di un peculiare puzzle game con elementi platform, confezionato da IguanaBee, giovanissimo e talentuoso team indipendente cileno. MonsterBag incuriosisce il giocatore con carattere ed originalità, attraverso uno stile visivo psichedelico di sicuro impatto, che riesce a sostenere una struttura di gioco caratterizzata da elementi sulle prime davvero interessanti. Purtroppo però il titolo non mantiene costante la qualità ed inciampa più di qualche volta; segno che gli sviluppatori, dopo l’exploit iniziale, sono purtroppo giunti alle battute finali quasi senza respiro. Ciò nonostante, la brevissima avventura di MonsterBag (circa 4, massimo 5 ore in totale) merita davvero d’esser provata, per le sue indubbie qualità artistiche e per il concept davvero fuori dagli schemi, che ben ci fa sperare per il futuro del piccolo team cileno.

7.4

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