Recensione Moon

I ragazzi rinnegati sbarcano sulla Luna. Allunaggio riuscito?

Versione analizzata: Nintendo DS
recensione Moon
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  • DS
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Dall’ospedale alla Luna: un viaggio durato poco più di un anno.

Dementium: The Ward è stato accolto con estremo interesse da parte del mondo videoludico. Esso non rappresentava solamente gli sforzi di una piccola software house, che si era impegnata nel creare un titolo supportato da un motore grafico strabiliante per il piccolo Nintendo DS, ma era anche uno dei pochissimi giochi horror usciti sul portatile. Nonostante qualche lacuna, come potete verificare voi stessi grazie alla recensione presente sulle nostre pagine, l’esordio dei Renegade Kids può ritenersi un successo. Pur non potendo essere ricordato come un prodotto originale o qualitativamente eccelso, l’atmosfera che si respirava all’interno dell’ospedale abbandonato valeva da sola il prezzo del biglietto.
A poco più di anno di distanza dalla pubblicazione del loro primo lavoro, i "ragazzi rinnegati" hanno rilasciato Moon, FPS ambientato -come il titolo suggerisce- sulla Luna.
La piccola sofware house è stata capace di riproporci un titolo ben confezionato come lo era stato Dementium: The Ward? Hanno saputo fare di meglio? Scopriamolo insieme.

Il lato oscuro della Luna.

Nel 2058 l’uomo ha ormai costruito una lunga serie di stazioni e impianti sulla superficie lunare. Tuttavia dopo svariati anni di esperimenti scientifici e la preparazione di una costruzione che sarebbe poi servita per facilitare il raggiungimento di Marte, viene fatta una scoperta a dir poco straordinaria. Impersonando il Maggiore Kane, membro di un reparto speciale dell’esercito, verrete informati dell’esistenza di una struttura non umana appena scoperta. Bastano pochi minuti dal vostro arrivo perché si generi il panico: dalla misteriosa stazione infatti fuoriescono droidi di difesa che in breve tempo uccidono e disperdono buona parte della vostra squadra.
Inizia così dunque, come missione di salvataggio, la vostra esplorazione dell’impianto alieno, continuamente guidata via radio dal Generale Lambert e dal Capitano Tsukigami. Presto però le cose si complicano. I vostri superiori, infatti, sembrano sapere qualcosa che non vogliono rivelarvi, e gli strani documenti in cui vi imbatterete durante l’esplorazione non faranno altro che infittire il mistero.
A livello di sceneggiatura e di trama, Moon riesce a sorprendere. Certo, non bisogna aspettarsi colpi di scena impronosticabili, perché il tutto può facilmente essere intuito da ogni buon conoscitore delle trame classiche dell'horror movie, ma il ritmo con cui vengono centellinate le informazioni è perfetto per invogliare l'utente a proseguire l'esplorazione. Inoltre, spesso il gioco verrà interrotto per fare spazio a brevi, ma ben realizzate cut scene. Pur non durando mai più di una manciata di secondi, sanno farsi apprezzare per resa tecnica e registica, adrenaliniche prima di uno scontro con uno dei tanti boss, oppure misteriose quando si avanza in particolari stanze del complesso.

Metroid Prime: Moon

Come accennato in precedenza Moon può essere incluso nell’insieme degli FPS. Bastano pochi secondi per prendere confidenza con il sistema di controllo, meno se già avete avuto modo di giocare a Dementium: The Ward o a Metroid Prime: Hunters, dal quale il titolo in esame trae molta ispirazione. L’azione vera e propria viene visualizzata sullo schermo superiore: qui vedrete lo scenario attraverso la classica visuale in prima persona con tanto di indicatore di salute. Sul toch-screen invece sarà sempre presente la mappa e l’icona tramite la quale cambiare l’arma selezionata. Stilo alla mano, con rapidi tocchi ruoterete la testa del protagonista, mentre con la croce direzionale ne controllerete il movimento del corpo. Il tasto dorsale, infine, completa il quadro dei comandi: premendolo aprirete il fuoco sull’avversario di turno. Il quadro dei comandi risulta quindi quello classico degli FPS pubblicati su DS, non presentando alcuna novità.
Diversa e atipica è invece l’atmosfera che si respira all’interno della base aliena. Ripensando al precedente lavoro dei Renegade Kids, ci si aspetterebbe un titolo dai toni gore e horror o, per contro, un titolo dai ritmi serrati in forte antitesi con Dementium. Il risultato è invece una via di mezzo che si avvicina molto alla saga di Metroid Prime. Certo, Moon non raggiunge gli stessi risultati artistici o in termini di level design, ma le emozioni che proverete saranno molto simili. Spesso così vi ritroverete a vagare per immense sale vuote, dove computer o strani macchinari narrano di un’attività non ancora cessata. Questo senso di abbandono, sarà però interrotto da violenti, densi e brevi scontri contro i droidi posti a protezione della base. Frequentemente vi ritroverete poi ad affrontare veri e propri boss di fine capitolo. Il loro numero sarà insospettabilmente elevato, ma anche in questo caso impiegherete poco tempo per metterli al tappeto.
Moon risulta così un gioco dalle due facce: introspettivo e misteriosamente affascinante, quanto frenetico e adrenalinico. Nonostante entrambe le fasi non raggiungano picchi qualitativi memorabili, il mix funziona e non annoia mai l’utente, incapace ora di abbassare troppo la guardia, ora di cadere nello stress da conflitto.

Morfosfere e Mako: ragazzi rinnegati a storia dei videogiochi.

Ma le similitudini con Metroid non terminano certo qui. Se infatti la bella e mortale Samus Aran era in grado di “appallottolarsi” trasformandosi in morfosfera, il Maggiore Kane, pur non avendo le capacità contorsionistiche della cacciatrice di taglie, avrà un modo tutto suo per esplorare gli angusti cunicoli che arredano la base aliena. Il protagonista del gioco nelle prime fasi dell’avventura entrerà in possesso del RAD (sigla che sta per Remote Access Droid), un piccolo robot che potrete controllare a distanza. Impossibilitato a distruggere i nemici, ma capace solo di immobilizzarli per qualche istante, il piccolo e meccanizzato aiutante sarà indispensabile per proseguire nell’avventura e per recuperare tutti gli artefatti alieni che vi permetteranno di sbloccare alcuni capitoli nascosti.
A variare ulteriormente il gameplay ci pensa poi LOLA. Dietro questo femmineo nome altro non si cela se non un 4X4 lunare, che vi permetterà di spostarvi da una zona all’altra della superficie. Nonostante le fasi a bordo del veicolo risultino le più deboli, perché di fatto poco varie e minate da un sistema di controllo poco intuitivo, questo diversivo si rivela comunque vincente. Il tempo che passerete a bordo di LOLA sarà in ogni caso breve e salvo alcune corse contro il tempo, il tutto si risolverà per lo più con qualche colpo di laser dalla distanza. Lontani insomma dalla profondità esasperante che le avrebbe potute rendere un comparto ludico a se stante, ma sicuramente non da buttare via.

Parlando di longevità, Moon, per il genere di appartenenza e per il sistema su cui è stato concepito si difende
abbastanza bene. Portare a termine l’avventura principale è questione di quattro, massimo cinque pomeriggi, ma trovare tutti gli artefatti alieni, e sbloccare gli extra, vi porterà via molto più tempo.

Quando la memoria gioca brutti scherzi.

Arriviamo così a parlare dell’impianto tecnico, vero punto forte del titolo. Da questo punto di vista, infatti, c’è ben poco da recriminare: l'impatto visivo è impressionante. Il motore grafico gestisce senza problemi ambienti ampi e più di quattro nemici su schermo senza mai mostrare alcun calo nel frame rate. Le texture, inoltre, si presentano definite e dettagliate. Purtroppo però la memoria disponibile nelle schede utilizzate dal DS, ha posto qualche limite di troppo. Le tipologie di nemici, per esempio, sono poche e spesso vedrete il ripetersi di stanze molto simili tra loro. Certo, al tutto può essere data una spiegazione logica in termini di trama, ma indubbiamente un po’ di più varietà non avrebbe assolutamente fatto male.
Discorso simile anche per il comparto sonoro. Interessantissime le tracce techno che trasmettono una sensazione quasi claustrofobica, dispensando mistero, paura e una buona dose di artificialità ad ogni nota. Peccato che anche in questo caso abbiamo a che fare con un numero esiguo di musiche. Stessa cosa per gli effetti sonori: ben campionati, ben adattati, ma pochi.

Moon Tirando le somme Moon è l’ennesima conferma di un giovane team dalle ottime intuizioni e dalla spiccata capacità di programmazione. Se Dementium: The Ward era un buon gioco d’horror, in questo caso ci troviamo di fronte a un clone di Metroid Prime: Hunters capace di tenere testa al genitore. Pur non eccellendo in nessun campo, se non in quello grafico, l’interessante trama e un gameplay ben confezionato, diviso tra fasi di calma e di furiosi scontri a fuoco, rendono Moon un titolo meritevole di essere giocato. Consigliatissimo a chi cerca un FPS dall’ambientazione affascinante, il prodotto dei Renegate Kids saprà rendere felice anche chi vuole un gioco capace, pure in brevi sessioni, di catapultarlo in un incubo meccanizzato, dove più della pistola servirà una forza di volontà capace di sopravvivere alla solitudine dello spazio. Il team ha insomma mantenuto inalterato il suo marchio di fabbrica. Moon è un gioco forse lacunoso (troppo incline alla mimesi e senza spunti particolarmente innovativi), ma dotato di una personalità e di un carattere, che pur dovendo molto altri prodotti, grazie ai quali riesce a ritagliarsi un posto ben preciso nel cuore di chi gli ha dato almeno una possibilità.

7.5

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