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recensione Mortal Kombat

Da Midway a NetherRealm Studio: il ritorno dell'immortale saga

Mortal Kombat

Videorecensione
Mortal Kombat
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dal lontano 1992 ad oggi Mortal Kombat è in assoluto una delle saghe più longeve nella storia dei videogiochi. Senza tenere conto delle varie collection e dei molti spin-off possiamo contare ben otto episodi diversi, ai quali a breve se ne aggiungerà un nono. NetherRealm Studio (ex Midway Games Chicago), dopo quasi dieci anni di semi-anonimato videoludico, è infatti decisa a riportare uno dei beat’em up più apprezzati di sempre all’antica gloria, persasi goccia dopo goccia da Mortal Kombat 3 sino ai fallimentari esperimenti in tre dimensioni. Il ritorno al bidimensionale è solo la prima di tante key features sulle quali si è concentrato il team per questo reboot, previsto per il 21 Aprile su Xbox 360 e Playstation 3.

Kontenuti

Il secondo aspetto sul quale si sono concentrati gli sviluppatori di NetherRealm Studio è quello contenutistico. Avviato il gioco sulla nostra console preferita ci si accorgerà subito dell’enorme quantità di modalità di gioco messe a disposizione sin dal principio; un vero e proprio omaggio alla gloriosa storia di questo marchio. La classica modalità Arcade verrà dunque affiancata da un affascinante Story Mode e da una serie tanto divertente quanto impegnativa di modalità collaterali. Partendo proprio da queste ultime troviamo la Torre delle Sfide e, in stretto collegamento, i proverbiali Test della Forza, Test dell’Abilità, Test dei Riflessi e Test della Fortuna, mini-giochi atti a spezzare il forsennato ritmo della progressione. Queste sotto-sezioni metteranno il giocatore in condizione di provare le proprie abilità con il pad, mutuando meccaniche tipiche di Track & Field. Per provare la forza il combattente verrà messo di fronte ad una serie di tavolette di legno da spezzare; premendo velocemente uno o più dei quattro tasti frontali dovremo far salire una barra posta sulla sinistra fin oltre un dato limite, superato il quale, agendo sul grilletto destro, porteremo il nostro miglior colpo di karate. Analogo lo svolgimento del test d’abilità: le tavolette di legno verranno sostituite da una pila di mattoni al cui centro l’unico da rompere. La barra andrà nuovamente riempita a suon di button mashing ma, stavolta, fermandone la corsa entro un preciso intervallo. Si prosegue testando le proprie abilità oculari in pieno stile Mortal Kobat, con una macabra -a di poco- versione del gioco delle tre carte. Sul tavolo saranno disposte tre teste mozzate e svuotate, al di sotto di una delle quali un occhio umano. Dopo il rimescolamento rituale toccherà al giocatore individuare la testa giusta. Chiude il ridente poker il test della fortuna, un normale combattimento in apertura del quale una slot machine deciderà bonus e malus da assegnare a ciascun lottatore. Potrete trovarvi senza possibilità di parare oppure con la barra delle special sempre al massimo, a seconda dell’umore della Dea Bendata. Ognuna di queste sfide presenterà dieci livelli di difficoltà crescente, che, a seconda dei casi, aumenteranno la velocità della rotazione delle teste, la durezza dai materiali da rompere e l’aggressività dei nostri avversari.
Queste e tante altre prove comporranno la già citata Torre delle Sfide, una sequela di cinquanta stage da affrontare tenendo fede a condizioni sempre più stringenti, in grado di mettere duramente alla prova anche il videoplayer più navigato. Si passerà dal mandare a segno un preciso numero di colpi in un determinato intervallo di tempo all’atterrare un avversario con una sequenza che ne colpisca ogni parte del corpo, sino ad arrivare ai più divertenti cammeo di Streets of Rage, che richiederanno l’eliminazione di una sfilza di Tarkatan (la stirpe di Baraka) utilizzando solamente due tipologie d’attacco. Precisiamo, prima di passare ad altro, che l’approccio a questa lunga scalata non prevederà la selezione del personaggio e dunque non presenterà alcun replay value una volta completata (impresa non certo agevole ed immediata).
Ad ultimare un’ottima offerta ludica, almeno per quel che riguarda la componente single player del titolo, concorrerà la Modalità Storia, un accurato mix delle “sotto-trame” in background all’intera serie e dei famosi lungometraggi datati 1995 e 1997. Da questi ultimi -ed in particolare dal primo- prende spunto in maniera piuttosto fedele, presentando il torneo come una sfida tra i guerrieri della Terra (protetti dalla divinità del Fulmine - Raiden) e il Mondo Esterno, guidato dall’imperatore Shao Khan e dal suo seguace Shan Tsung. Negli oltre dieci capitoli (per un totale di circa cinque ore di gioco - filmati compresi) che comporranno l’avventura verremo a conoscenza di diversi risvolti interessanti, come le motivazioni vendicative di Scorpion nei confronti di Sub-Zero, la decisione del clan assassino dei Lin Kuei di trasformare in cyborg senz’anima Cyrax e Sektor (con la ribellione del primo), il “tradimento” della principessa Kitana e molto altro ancora. Il tutto intervallato da continui combattimenti, inerenti o meno al torneo Mortal Kombat. Anche in questo caso, tuttavia, non sarà possibile scegliere un personaggio (in ogni capitolo ne impersoneremo di diversi); la narrazione proseguirà perciò lungo un preciso binario, incapace di riproporsi per più d’un playtrough. Doveroso specificare che per godere al meglio di questa sezione consigliamo caldamente il doppiaggio in lingua originale; quello italiano -come vedremo- risulta a larghi tratti inascoltabile.
Non dimentichiamo, infine, l’ottima sezione Tutorial, che permetterà di familiarizzare con il gameplay ed imparare a padroneggiare le Fatality, di ritorno in pompa magna. A coadiuvarla l’indispensabile Pratica Libera, che consentirà di memorizzare i pattern d’attacco dell’intera schiera di lottatori presenti.
In termini di contenuti non possiamo che chiudere proprio con un commento sul roster dei personaggi, che presenta ventisei tra i più pittoreschi lottatori apparsi nell’intera saga, a cui vanno aggiunte le versioni umane di Cyrax e Sektor e la versione cyborg di Sub-Zero (sbloccabili). Attraverso un primo DLC, inoltre, verranno aggiunti Kenshi da Mortal Kombat: Deadly Alliance e Scarlet, personaggio del tutto nuovo. Aldilà delle nuove soluzioni introdotte in termini di gameplay il parco mosse di ciascuno rimane pressoché invariato, il che nasconde una certa debolezza -rispetto ad un colosso come Street Fighter- nella caratterizzazione degli stili di lotta. Un aspetto che, come vedremo a breve, non darà sempre la possiblità di interpretare i combattimenti in maniera davvero personale.

Kombat system


Per quel che concerne il combattimento, pur mantenendo la stessa base, Mortal Kombat introduce diverse novità, a partire dalla possiblità di affrontare gli scontri in Tag Team con un secondo lottatore a scelta. Da questo punto di vista si avranno a disposizione tutte le strategie tipiche del combattimento in coppia: la chance di cambiare al volo lottatore, farlo entrare momentaneamente per un assist collegando una combo o, spendendo un terzo della super bar, prodursi un una Tag Special, ovvero un’ingresso in scena tramite attacco con una delle mosse speciali a disposizione. L’utilizzo di questa speciale barra non si fermerà qui: al riempimento del primo terzo, oltre alle Tag Special, potremo esibire le versioni Extreme (o EX) degli attacchi speciali, potenziate nella quantità di attacchi o nell’efficacia dei colpi. Al secondo terzo entrerà in scena la Combo Breaker, ossia la possibilità di spezzare (alla seconda hit) una combinazione avversaria, avendo l’accortezza di premere con tempismo, dopo la prima hit, il D-pad in avanti e il grilletto destro. Anche in questo caso consumeremo soltanto uno dei tre settori della barra. Mondo completamente a parte, invece, quello delle X-Ray, le “super” eseguibili tramite la pressione di entrambi i grilletti al completo riempimento dei tre settori dello special meter più volte menzionato. Il nostro si esibirà in questo caso in una serie di violenti attacchi pre-calcolati che ridurranno in frantumi le ossa avversarie interessate prosciugandone quasi metà della salute. Questi spettacolari quanto violentissimi attacchi saranno seguiti ai raggi X (da qui il nome), che mostreranno in maniera piuttosto macabra i tremendi effetti dei letali colpi inferti. Per bilanciare una tale potenza è stato necessario rendere queste mosse completamente bloccabili, esattamente alla stregua del blasonato Street Fighter: non connettendo, dunque, con la prima hit la combinazione non andrà in porto, mandando in fumo l’intera barra faticosamente accumulata (dandole e prendendole durante il match). Doveroso aggiungere che ciascun lottatore sarà dotato di più d’una variante di X-Ray attacks, disponibile contestualmente a patto di trovarsi nella situazione giusta (in aria, a distanza, a contatto..).
Aldilà di queste introduzioni, in ogni caso, il fighting system ritorna completamente alle origini, presentandosi con due pugni e due calci assegnati ai front button, i dorsali delegati a proiezioni e cambio di stance, la parata affidata al grilletto destro ed un layout estremamente familiare per tutte le special, eseguibili, fondamentalmente, nelle tre varianti di base: indietro-avanti (e viceversa), giù-avanti o giù-indietro. Non mancano, naturalmente, piccoli tecnicismi quali il recovery da terra, grazie alla repentina pressione di una direzione, e la techinical, ossia l’annullamento di una presa, effettuabile eseguendola in simultanea.
Scesi nell’arena questo mix si rivela piuttosto efficace, riportandoci d’un colpo ad un passato che ritenevamo oramai perduto. Tuttavia, le troppo scontate possibilità di spaziatura (permessa “solo” tramite dash, avanti o indietro), un sistema di controllo ancora legnoso ed una non sempre perfetta gestione delle priorità d’attacco, tengono Mortal Kombat sin troppo ancorato al passato. Nonostante le possiblità di juggling e di combinazione tra attacchi normali e speciali siano decisamente più ampie e libere il titolo non è ancora in grado di offrire la precisione e la profondità di cui possono fregiarsi, ad esempio, le recenti produzioni Capcom. Benché quello “caciarone” sia -se vogliamo- lo stile intrinseco del prodotto NetherRealm, un beat’em up, al giorno d’oggi, non può dirsi completamente all’avanguardia qualora la sua offerta non preveda la chiara possibilità di proporre sul campo di battaglia una rosa di strategie basate sulla conoscenza del sistema. E, da questo punto di vista, Mortal Kombat, con le sue combo ancora troppo predefinite e le sue collisioni non di rado sprecise, risulta ancora un pò “fumoso”.
Fortunatamente, tuttavia, quando si parla di una saga come questa, non tutto il divertissmant passa dagli sfrenati tecnicismi e dal meticoloso studio dei frame, quanto più dalla brutalità che solo un titolo del genere riesce a veicolare. Da questo punto di vista soprattutto i fan più sfegatati saranno felici di constatare il pieno ritorno delle Fatality, in tutto il loro orrendo splendore. Presenti in tre o quattro varianti per ciascun combattente, le popolari finisher, al prezzo della memorizzazione di brevi combinazioni di tasti, porteranno sullo schermo un quantitativo di gore quasi stomachevole. Assolutamente nulla da invidiare, dunque, alle spine dorsali sfilate o ai corpi letteralmente macellati che hanno reso grande la saga.

TeKniKamente parlando

Dal punto di vista tecnico Mortal Kombat presenta alti e bassi in ogni sua sfaccettatura. La modellazione poligonale dei combattenti, ad esempio, risulta molto curata, così come meticoloso appare il lavoro svolto per quel che riguarda le espressioni facciali, rese in maniera davvero convincente. A fare da contraltare, tuttavia, un comparto animazioni rimasto piuttosto indietro coi tempi. La cronica mancanza di fluidità ed i conseguenti problemi di collisioni minano la fruibilità dell’ottimo gameplay, riportando alla mente le movenze impacciate degli sprite bidimensionali che quindici anni fa se le davano di santa ragione sui cabinati targati Midway. Tra un’animazione e l’altra, come noterà subito anche l’occhio meno allenato, mancano diversi frame di collegamento, il che si traduce in un’azione a volte “scattosa” e “robotica” (in particolare nei proverbiali attacchi in salto). Che si tratti di un retaggio di Mortal Kombat è indubbio ma, sinceramente parlando, in un’era videoludica avanzata come quella odierna ci saremmo aspettati di più almeno sotto questo punto di vista. Fortunatamente texture e shader presentano una realizzazione a regola d’arte, mostrandosi in grado di rendere al meglio abiti, pelle e ferite, con modelli dei personaggi in “deterioramento” (pre-calcolato) in seguito ai colpi subiti. Solo nella norma, tuttavia, i particellari, con cascate di sangue non sempre convincenti a farla da padrone su qualsivoglia altro effetto.
Discorso differente spostandoci alle arene e, più in generale, ai fondali di gioco. Molti ricordano nostalgicamente (o riprendono fedelmente) arene già rese gloriose in passato, arricchendo il tutto con numerosissimi elementi, anche in movimento. L’ottima gestione di texture, shader ed illuminazione, anche in questo caso, contribuisce a generare un più che discreto panorama. Il ritorno delle finisher legate agli stage fa il resto.
Per quel che concerne il sonoro, tolto l’accompagnamento piuttosto anonimo che riprende qualche tema storico unendolo ad alcune novità assolute, non possiamo esimerci dal commentare il pessimo doppiaggio italiano. Benché l’impegno nel doppiare completamente lo Story Mode sia encomiabile, la qualità -rispetto all’originale- è talmente infima da mettere in cattiva luce (per non dire in ridicolo) i molti professionisti (veri) che, nel nostro paese, svolgono più che egregiamente questo lavoro. Da questo punto di vista, quello per Mortal Kombat, sembra un lavoro amatoriale.

eXtra sbloKKabili

Come ogni Mortal Kombat che si rispetti anche quest’ultimo presenta una tonnellata di contenuti sbloccabili, presentati al giocatore con la macabra disposizione che è propria della saga. Nella Kripta troveremo tre aree distinte per spendere i crediti guadagnati in seguito ai combattimenti ed alle sfide superate. Le Terre Morte presenteranno una distesa di tombe da profanare. La Conca Infestata mostrerà uomini appesi a strani alberi che, alla nostra interazione, inietteranno un qualche malevolo siero direttamente nello stomaco dei primi, facendolo esplodere. Nella Palude di Sangue ci ritroveremo a sguazzare in un mare di sangue umano, intenti a frugare gli innumerevoli cadaveri che, sotto una pioggia incessante, verranno divorati dai corvi o dai piranha. Dulcis infundo nelle Distese dell’Angoscia potremo dare il via a brutali torture che produrranno lo smembramento dei malcapitati collocati qua e la. Ogni brutalità sbloccherà uno dei numerosi contenuti “segreti”, tra cui si annoverano nuove Fatality, bozzetti, costumi alternativi, musiche di background e chi più ne ha più ne metta. Il tutto raccolto poi nella NeKropoli, un santuario nel quale reperire anche la biografia dettagliata di ciascun lottatore.

Mortal Kombat Come volevasi dimostrare questo nuovo episodio è, in primis, un perfetto fan service, con tonnellate di contenuti, brutalità ed un sistema di gioco pensato ad hoc per far felici gli appassionati di vecchia data, che da anni chiedevano un reboot del genere. In secondo luogo si rivela anche un buon picchiaduro, la cui scalata alla vetta è oscurata soltanto dalle imperfezioni di un battle system che, nonostante le novità, rimane ancora ancorato alle magagne ben note, riportando alla luce tutti i limiti di una serie che vive ed ha vissuto sul sadico divertimento del gore e sull’accattivante design di buona parte dei personaggi. Pregi e difetti si bilanciano dunque in un titolo caldamente consigliabile ad ogni amante dei picchiaduro ed assolutamente imperdibile per i fan della saga.

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