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recensione Motorstorm: Apocalypse

Il nuovo racing di Evolution Studio ci porta a correre in mezzo all'apocalisse

Motorstorm: Apocalypse

Videorecensione
Motorstorm: Apocalypse
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo aver esplorato con ineguagliata efficacia i polverosi sentieri dell'Arcade Offroad, i ragazzi di Evolution Studio hanno evidentemente sentito il bisogno di percorrere nuovi tracciati. Sono arrivati forse con un briciolo di ritardo, proprio nel momento in cui le spettacolari esplosioni di Split/Second hanno dato uno scossone a questo sommesso genere videoludico, ma vista la scarsità di concorrenti, il terzo capitolo di Motorstorm non può che essere accolto con una discreta benevolenza. Le intenzioni del team sono chiare fin dal sottotitolo: in Apocalypse, assieme ai piloti più spericolati del globo, sulla pista correrà il brivido della distruzione massiva. Una roboante traccia esplosiva di scosse, crolli e disfacimento. E' chiaro quindi che l'esperienza di questo progetto non mira a sostituirsi a quella, sempre serrata e adrenalinica, di Pacific Rift. Piuttosto, Apocalypse potrebbe essere considerato una sorta di Spin-Off, una divertente variazione su tema. Con buona pace dei puristi, magari più inclini ad apprezzare i soleggiati panorami del secondo episodio, Apocalypse potrebbe rivelarsi un solido passatempo per chi cerca un nuovo brivido.

Big One


Dimenticatevi le incontaminate isole del Pacifico. I piloti fuori di testa che sono soliti organizzare il festival motoristico più spericolato di sempre, stavolta si sono trovati di fronte ad un'occasione troppo ghiotta per lasciarla scappare. San Francisco, placidamente adagiata sulla faglia di Sant'Andrea, sta per essere spazzata via dal terremoto più forte mai registrato al mondo. In previsione del Big One, la città è stata evacuata, e per le strade sono rimaste solo le masse di spostati e freaks che attendono la fine. Le scosse di preavviso hanno dilaniato la metropoli: lungo le strade, squarci mastodontici rivelano il ventre della Metropolitana, mentre di tanto in tanto i grattacieli di Downtown si infrangono al suolo come enormi colossi. In questo intrico instabile di edifici cadenti e freeway dissestate, si svolgerà il nuovo Festival: il Motorstorm definitivo.
Iniziando quella che è strutturata come una vera e propria campagna, gli eventi appena descritti verranno introdotti da una sequenza realizzata come fosse uno stilizzato Cartoon. Con la scusa di girare un documentario sull'evento, l'anonimo narratore comincia così a raccontarci la storia di Marsh, novellino delle corse al suo primo esordio. Ad onor del vero lo stile utilizzato per tutte le sequenze d'intermezzo è abbastanza banale e superficiale, quasi disattento e frettoloso. Nonostante di tanto in tanto alcune scenette riescano a strappare un sorriso, il fare sbarazzino dell'esile sceneggiatura non compiace più di tanto. Sarebbe tuttavia un delitto lamentarsi del Plot nella disamina di un Racing Game Arcade. Tanto più che Apocalypse ha l'indubbio pregio di caratterizzare, anche se non al meglio, la progressione del giocatore attraverso tre diverse carriere, focalizzandosi su un tris di personaggi al limite del surreale. E sebbene lo stile e la coerenza di questo Apocalypse siano forse meno esemplari di quelli di Pacific Rift, sono altri i campi in cui vanno misurate le eccellenze di Motorstorm.

Varietà impeccabile


Scesi in campo, è un piacere ritrovare il gameplay immediato e dinamico che ha caratterizzato i primi due capitoli della serie. Motorstorm è un Arcade disimpegnato, veloce, dai ritmi ossessivi. Acceleratore, freno e turbo sono gli ingredienti di base per correre come pazzi sui tracciati malmessi di una città devastata. Ad un primo sguardo, Apocalypse potrebbe sembrare uno di quei titoli poco attenti alla sostanza, tutti concentrati ad esaltare la spettacolarità della corsa e la confusione degli incidenti stradali. Nel corso della prima parte della campagna, questa sensazione viene acuita dall'estrema facilità con cui è possibile tagliare il traguardo per primi, anche dopo essere incappati in ingloriosi cappottamenti e ritardi di ogni genere. In verità si scopre, con sommo piacere, che le fasi iniziali di questa avventura corsistica sono quasi un lungo tutorial introduttivo, che poco a poco dispensa consigli sulle tattiche da usare in pista ed introduce i moltissimi elementi che caratterizzano Apocalypse.
Anzitutto, si fa il punto sul corretto utilizzo del turbo. Premere come forsennati sul tasto X ci permette di ottenere un'eccellente propulsione, ma il rischio di surriscaldare il motore è elevato. E, fidatevi, esplodere a qualche metro dal traguardo non è molto piacevole. Ecco dunque che gli schizzi dei bruciatori vanno dosati con cautela, attendendo di tanto in tanto che il motore si raffreddi. I più esperti potranno anche sfruttare le peculiarità del tracciato per tenere a bada la temperatura dei pistoni: attraversare le pozze d'acqua, correre contro i getti degli idranti, o anche lasciare il gas mentre stiamo eseguendo un salto, sono tutti sistemi efficacissimi per abbassare il rischio di esplosioni improvvise. Ecco dunque che i piloti dall'occhio più attento sapranno sfruttare ogni rampa, ogni rivolo d'acqua stagnante, per massimizzare l'utilizzo del turbo e guadagnare posizioni. Inizialmente porre attenzione agli spunti offerti dal Track Design non sarà certo una necessità, ma sul finire della campagna, quando la prima posizione sarà d'obbligo e gli avversari risulteranno davvero agguerriti, l'utente esperto dovrà stare attentissimo alla conformazione del percorso. Risparmiare sul turbo potrebbe essere utile anche per sfruttare i nuovi spostamenti laterali. Agendo sui tasti frontali del pad, e consumando una parte della barra Nitro, sarà possibile eseguire delle rapide schivate laterali in controsterzo, utilissime sia per speronare i veicoli più piccoli e mandarli così fuori strada, sia per schivare all'ultimo momento un ostacolo imprevisto. Questa piccola aggiunta al Gameplay rende le sessioni di gioco ancora più tese, e si rivela interessante soprattutto online, in cui una sapiente sportellata, pur non avvicinandosi agli effetti di un “Takedown” alla Burnout, può mettere in seria difficoltà un avversario.
Un'altra delle particolarità della serie è sempre stata la possibilità di scegliere mezzi diversissimi con cui partecipare alle gare. Dai pesanti Tir alle agili Motociclette, ogni tipologia di veicolo proponeva un modello di guida sensibilmente diverso, oltre a permettere diverse strategie per approcciarsi alla gara. In Apocalypse, la campagna principale non permette più di scegliere la tipologia di vetture con cui correre: ad ogni evento, vi sarà assegnata una diversa categoria di veicoli, e dovrete dunque arrangiarvi con quello che capita. Non si creda che questo sia un difetto: anzi, l'alternanza fra Supercar e Quadbike serve a vivacizzare il ritmo della progressione, mentre il giocatore è intento a capire le caratteristiche e le reazioni del suo mezzo. In questo capitolo compaiono anche alcune categorie inedite: le SuperMini dimostrano una perfetta tenuta in curva, una stabilità senza precedenti che compensa la loro ridotta velocità massima. Superbike e Chopper, invece, ampliano lo spettro delle due ruote messe a disposizione dal team, e rinfrescano non poco l'impianto di gioco. Le Superbike, ad esempio, hanno un'esemplare tenuta in curva quando si muovono a modeste velocità, e la spiacevole (?) tendenza a schizzare come fulmini quando si preme per troppo tempo sul turbo. Complessivamente, il bilanciamento delle varie classi di vetture è davvero ottimo, e sorregge una varietà di situazioni che pochi altri concorrenti possono vantare. Nel corso della campagna troverete gare di ogni risma: a volte vi divertirete ad incastrare i profili delle motociclette fra le enormi ruote dei Big Foot, altre ancora a gestire gare controllate, giocate tutte sulla scelta delle scorciatoie più opportune.
E di fatto, una delle eccellenze di Apocalypse sta tutta nell'esaltante track design. I tracciati sono molti, tutti abbastanza vari e soprattutto ricchi di varianti. Ci sono percorsi che cominciano sulle spiagge della baia, per poi spostarsi nei quartieri ricchi di Seacliff, oramai raggiunti dalla devastazione ma ancora intenti a mostrare i colori sgargianti delle loro ordinatissime villette. Alcuni tracciati corrono lungo le vie di Downtown, fra voragini che si aprono conducendovi nel sottosuolo, e cunicoli della metropolitana pieni di spostati. Ancora, vi troverete a correre lungo le banchine del molo, fra barche sventrate e container instabili. Impossibile non citare poi una sorta di “doppio anello” costruito sui resti del Bay Bridge, e lo stupendo circuito “Club dei 10.000 Metri”, tutto giocato sui tetti dei grattacieli, in un labirintico alternarsi di salti e prospettive da vertigine.
Quello che più conta, tuttavia, nell'esame dei percorsi, è la presenza di un numero impressionante di varianti. Tante e tanto ben strutturate, che ogni singolo giro può essere completato quasi senza rimetter piede sulla stessa striscia d'asfalto. I percorsi alternativi tendono anche ad attraversare delle zone periferiche, a tutto vantaggio della varietà visiva. In alcuni casi, piuttosto che accumulare saliscendi e strade parallele, il team ha invece ben pensato di allargare a dismisura i confini del tracciato, fin quasi a farli sparire: alle volte sopraggiunge persino un senso di spaesamento, mentre ci si trova a correre in enormi spiazzi quasi senza margini, cercando semplicemente di schivare i detriti ed allestendo in fretta e furia un proprio percorso mentale.
C'è da dire però che Apocalypse paga lo scotto di un'originalità ammezzata, dal momento che in certi casi sembra di ripercorrere quasi gli stessi ambienti di Split/Second, fra le carcasse delle grandi navi, i cantieri, ed i ponti sospesi ad un passo dal crollo. Non sarà inutile il paragone con il titolo Disney, anche nella misura in cui si considera la presenza degli eventi di distruzione massiva, che di tanto in tanto intervengono anche in Apocalypse a modificare la struttura dei tracciati. Su questo fronte, ad onor del vero, il titolo Evolution Studio appare assolutamente perdente: non solo non riesce a veicolare la stessa spettacolarità del corsistico di Black Rock, ma lascia il giocatore spettatore passivo di sequenze raffazzonate e, nella maggior parte dei casi, poco incisive. L'approccio di Split/Second resta ancora oggi più fresco e gradevole. Motorstorm non guadagna il primato neppure sul fronte della tipologia di gare: corsa semplice, gara a tempo e eliminazione sono le tre competizioni offerte ai giocatori: un set molto classico, meno incisivo di quello, inedito e vivace, del già citato titolo Disney.
Concludendo la disamina del gameplay non si può far altro che lodare il lavoro del team di sviluppo, che ha saputo impreziosire il proprio prodotto con un set di tracciati davvero eccezionali, e con una mole di contenuti invidiabile. E' evidente che ovviamente si sia spinto sul pedale della quantità, dal momento che i tratti videoludici di Motorstorm restano quelli di sempre. Sappiate dunque che il rinnovamento del setting non fa il paio con una rivisitazione concettuale: se non avete apprezzato Pacific Rift, non sarà certo l'ambientazione a farvi cambiare idea. Affrontato con superficialità e scarsa attenzione, anche Apocalypse può sembrare un arcade caciarone e confusionario, persino un po' disorganico. Ma se comincerete ad apprezzare le dinamiche interne, potreste restarne anche folgorati. Sempre che non siate fra quelli che preferivano i più incisivi panorami naturalistici del secondo capitolo: non è detto che il cambio di setting sia in grado di accontentare proprio tutti.

In Rete

Oltre a proporre una campagna single player lunga e articolata, Motorstorm Apocalypse potenzia notevolmente il suo comparto Multiplayer. Torna non solo la possibilità di gareggiare in split screen con altri 3 giocatori (gradita quanto mai per animare gli incontri con gli amici), ma un Online stratificato e ricchissimo di possibilità. Accordandosi agli standard degli ultimi titoli multiplayer, Apocalypse prevede una carriera divisa in cinquanta livelli, ed una scalata che garantisce l'accesso ad una serie di Perks. I potenziamenti vanno usati con intelligenza e rapportati sempre con il proprio stile di gioco. Chi è incline a fare molti incidenti potrebbe voler ridurre il tempo di respawn, chi invece è troppo dipendente dal turbo, allungarne il tempo di utilizzo o aumentare l'efficacia delle tecniche di raffreddamento del motore. Oltre alle gare con i Perks attivi, si può ovviamente partecipare a competizioni più classiche, o addirittura scommettere sul vincitore, per un online mode che, complice un netcode molto stabile ed il supporto a 16 giocatori, rappresenta uno dei molti aspetti positivi della produzione.

I crolli dell'Engine


Il colpo d'occhio di Motorstorm Apocalypse è senza ombra di dubbio meno riuscito rispetto a quello di Pacific Rift. E non è solo una questione di stile. Di certo, questa San Francisco rosa dalle scosse telluriche, piena di folli deliranti e di Bikers assatanati, non è bella quanto le isole del secondo episodio. Ma il fatto è che l'engine messo in piedi dal team di sviluppo sembra meno adeguato a ricostruire paesaggi urbani che ambienti naturali. Un set di texture non sempre definite, ma soprattutto una serie di effetti di riflessione esagerati e saturi, danno in più di un'occasione l'idea di una metropoli fatta di plastica. Definiremmo scheletrica la modellazione poligonale degli elementi architettonici e degli edifici, tutti con profili estremamente poveri e lineari. Sappiamo bene che il team ha dovuto sacrificare molto, in termini di dettagli, per costruire circuiti così vasti e così ricchi di elementi interattivi, ma di certo gli scorci di Apocalypse non sono belli quanto quelli di altri concorrenti. Anche gli effetti speciali sono nella norma, fra effetti particellari non sempre convincenti e fiamme abbastanza “opache”. Un leggero Pop-Up non infastidisce più di tanto durante le corse, dal momento che le prospettive sono sempre chiare e la strada da percorrere si mostra chiaramente. In generale, tuttavia, fra i mille detriti svolazzanti che spesso invadono la pista, Apocalypse appare un titolo un po' “impreciso”, arraffone. Sottolinea questa idea il persistere dei problemi di collisione, che di tanto in tanto conducono ad incidenti scarsamente credibili. Anche gli “Psycho” che si aggirano per le strade della città hanno la spiacevole tendenza a rimanere incollati sul cofano, stimolando ulteriormente un lieve rammarico per questo “cambio di rotta” che ci ha portato in una giungla urbana.
A livello sonoro, i risultati non sono troppo brillanti. La soundtrack si fa sempre più martellante, fino a sprofondare, in più di un'occasione, nelle acide sonorità della Trance, mentre le campionature, per quanto possano essere pulite, tendono a risultare abbastanza ripetitive ed innaturali. Segnaliamo, più per dovere di cronaca, il buon doppiaggio italiano delle cut scene.

Motorstorm: Apocalypse Motorstorm Apocalypse è un titolo che gli amanti dei primi due episodi non dovrebbero lasciarsi scappare. Anche se il cambio di ambientazione non ha di certo giovato all'immagine generale del brand, e potrebbe persino scontentare i puristi, questo titolo a metà fra un terzo capitolo ed uno spin-off propone una quantità di contenuti davvero esemplare. Il buon numero di tracciati viene glorificato da un design articolato, vivace, creativo, mentre si moltiplicano i saliscendi, le scorciatoie e le varianti, di pari passo con l'aumentare esponenziale delle dimensioni. Ottima anche la struttura del comparto Online, e apprezzabile l'aumento delle categorie di veicoli. Certo, sul fronte dell'innovazione si registrano pochi meriti, ed anzi l'unica vera novità -il setting- appare un po' “fuori posto”. Inoltre il motore grafico comincia a sentire forse il peso degli anni e, poco adatto com'è a riprodurre un ambiente urbano, appare un po' “sporco” e spuntato. Ma al di là di questo l'adrenalina continua a scorrere a fiumi, ed il gameplay resta adeguato sia per chi cerca un arcade disimpegnato, che per chi vuole portare al limite le proprie prestazioni, correndo sul filo del rasoio per rodere ogni secondo.

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