Recensione Mount & Blade Warband

Sei anni dopo l'uscita, TaleWorlds porta sulle nostre console casalinghe Mount & Blade Warband mantenendo sostanzialmente intatto quanto visto su PC.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Mount & Blade Warband
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Mount & Blade rappresenta l'esempio perfetto di ciò che può fare una buona idea, tanta forza di volontà e la passione. Opera di una coppia turca, il titolo originale ha visto la luce nel lontanissimo 2008, per staccarsi progressivamente dai genitori ed essere adottato da una community di appassionati tra le più attive del panorama videoludico. Mount & Blade è, infatti, tra i giochi per PC più moddati in assoluto. Merito del minuscolo team di sviluppo, che ha "donato" al popolo di appassionati un'opera dalla struttura aperta. L'esperimento riscosse immediatamente un buon successo, grazie anche a una profondità ruolistica di tutto rispetto e alla sostanziale libertà che veniva lasciata al giocatore in termini di esperienza di gioco. Inoltre, le meccaniche di combattimento ricevettero una menzione d'onore, in quanto si presentavano ben studiate e bilanciate per ogni tipologia di arma. La genesi amatoriale del progetto, però, fu da sempre un punto dolente del titolo, funestato da un comparto tecnico mediocre e dall'assenza del multiplayer. Di certo questo non scoraggiò gli appassionati che ancora oggi si dilettano a moddare Mount & Blade nella trepidante attesa del sequel di cui, purtroppo, non conosciamo ancora la finestra di lancio. Nel 2010, due anni dopo il suo debutto, Mount & Blade ricevette un importante aggiornamento, Warband, che andava a tappare le falle principali della produzione introducendo alcune migliorie di rilievo nella struttura ludica precedente e - ovviamente - il comparto multiplayer. Sono passati ben sei anni da allora; TaleWorlds ha deciso di portare Warband sulle console current gen nel tentativo di conquistare anche l'utenza "da divano". Ci saranno riusciti?

Homo (digitalis?) faber fortunae suae

Per chi fosse appena uscito da un varco spazio-temporale e non sapesse cos'è Mount & Blade (Warband, in questo caso), urge un rapido recap. L'opera di TaleWorlds si fonda su un concetto semplice: dare al giocatore la possibilità di scrivere la propria storia senza essere "imbrigliato" da un canovaccio narrativo. Come avrete intuito, tale filosofia rappresenta la base di ogni titolo open world/free roaming/sandbox che si rispetti. Oggigiorno, approcciandoci al medium videoludico, la diamo quasi per scontata aspettandoci un certo grado di emancipazione dal potere del narratore. Mount & Blade fa proprio questo; vuole metterci di fronte uno stuolo di possibilità il cui unico limite è rappresentato dalla nostra fantasia. L'impalpabile comparto narrativo viene relegato sullo sfondo, assumendo una posizione "servente" rispetto al volere del giocatore. Tradizioni, culture, mitologie e intrighi politici sono tutti elementi da scoprire viaggiando per il mondo medievale di Calradia e parlando con i NPC che lo popolano. Possiamo, insomma, forgiare il nostro destino come meglio ci aggrada. Dopo una rapida personalizzazione del personaggio in cui è possibile scegliere l'aspetto, le sue origini e distribuire i canonici punti esperienza (sbloccabili anche salendo di livello), si parte alla scoperta del mondo di gioco con pochi mezzi e nessun soldo. Inizialmente saremo soli; progredendo nell'avventura, oltre a salire di livello a seconda delle nostre azioni, recluteremo seguaci nelle taverne o lungo il cammino per rimpolpare le fila del nostro esercito che si ingrosserà sempre più. Anche le truppe saliranno di livello, acquisendo esperienza e specializzazioni. Commerciare onestamente o assaltare carovane, affiliarsi a una fazione offrendo i propri servigi al signore locale, vessare gli abitanti dei villaggi, assediare castelli oppure sposare una nobile donzella per iniziare la propria scalata al potere in maniera lecita; insomma, chi più ne ha più ne metta: come dicevamo, l'unico limite è la fantasia. Calradia è un mondo in continuo mutamento; possiamo deciderne gli equilibri dei sei regni in gioco in prima persona oppure limitarci ad essere un semplice ingranaggio in un sistema più grande di noi. Le scelte che prenderemo avranno delle conseguenze non solo sulla reputazione goduta presso le varie corti, ma anche per la stabilità del nostro stesso esercito. Può accadere, ad esempio, che un compagno non sia d'accordo se ricorriamo a metodi poco ortodossi per recuperare le provviste con cui sfamare le truppe, oppure se vessiamo dei poveri contadini tassandoli più del dovuto. Lo stesso signore locale si potrebbe risentire delle nostre "scortesie", e reagire di conseguenza. Non esiste il concetto canonico di Game Over: nel caso in cui dovessimo cadere in battaglia o commettere qualche passo falso, verremo imprigionati oppure fatti schiavi e privati dei nostri averi. Il titolo, insomma, ci mette in mano una penna ideale e ci sfida a scrivere la nostra storia.

La guerra è un'arte. Il pad la nostra arma.

Il sistema di combattimento ideato in modo tutt'altro che banale o semplicistico, sia in prima che in terza persona, è da sempre l'aspetto più acclamato dell'intera produzione targata TaleWorlds. Esso viene trasposto su console cercando di staccarsi dalle radici profonde che lo legano alle periferiche PC.

Per questo la mappatura dei comandi è stata ridisegnata per adattarsi ai pochi tasti del pad nel tentativo di renderla più comprensibile possibile, senza riuscirci del tutto. La gestione delle armi durante gli scontri, infatti, richiede un po' di tempo per poter essere digerita. Tale aspetto si va ad aggiungere all'intrinseca "tecnicità" che permea il combat system che ora, per sopperire alla mancanza del mouse, fa un largo uso dello stick analogico e dei grilletti dorsali. Una volta sul campo di battaglia è necessario, infatti, tenere conto di molte variabili: il posizionamento della truppa, la velocità di movimento, la distanza dal nemico, il giusto tempismo nel rilasciare l'attacco e la sua direzione, la parata con lo scudo (che si potrà rompere), la velocità di ricarica delle armi da lancio e la velocità a cui lanceremo il cavallo. Maneggiare una spada anziché un'arma a due mani, piuttosto che una lancia o un arco, richiederà un po' di tempo per familiarizzare con ogni stile di combattimento. Inoltre, le armi da lancio come l'arco, la balestra e il giavellotto possiedono diverse gittate, un diverso potere di penetrazione e una differente parabola discendente. Ad ogni modo, nonostante la complessità di fondo - e dopo averci preso la mano -, il sistema funziona quel tanto che basta per non risultare frustrante.

Il gusto del vintage

Non dobbiamo dimenticare che stiamo pur sempre parlando di un titolo uscito la bellezza di sei anni fa, con un comparto tecnico che si presentava, già allora, datato e ampiamente "criticato". La trasposizione di Mount & Blade Warband su console gode sì dei miglioramenti grafici apportati all'epoca, ma non dovete aspettarvi nulla di particolarmente complesso o curato. Il titolo non può che essere estremamente fluido e più pulito, ma il comparto tecnico rimane semplicistico e appena sufficiente. Gli ambienti sono estremamente spogli; la mancanza di dettagli, complice anche una draw distance notevole, fanno apparire desolatamente vuoti gli scenari tridimensionali in cui avvengono gli scontri. La modellazione poligonale è quanto mai essenziale, le animazioni restano mediocri e la fisica delle collisioni durante i combattimenti è praticamente inesistente. Texture leggermente più rifinite, insomma, non assicurano certo un buon comparto grafico. Se avete avuto occasione di vedere qualche trailer di Mount & Blade 2: Bannerlord, prequel ambientato duecento anni prima di Warband, vi accorgerete che il team di sviluppo ha finalmente tenuto in debita considerazione anche la parte stilistica.

Al di là di questo, due note negative inficiano la proposta ludica di TaleWorlds. In primis, l'assenza totale delle mod rilasciate sinora e la mancanza del supporto a quelle future. Mancano anche i contenuti successivi, come With Fire and Sword, Napoleonic Wars e Vikings Conquest. Purtroppo, per un titolo che ha fondato il suo successo sul supporto della community, tale assenza si sente. Infine, per ciò che concerne il comparto multiplayer la capienza è stata dimezzata, passando da sessantaquattro a trentadue giocatori. Nulla di cui preoccuparsi, comunque. Gli scontri saranno un po' meno caotici. Durante la nostra prova i server, nonostante non fossero ancora molto popolati, ci hanno comunque permesso di godere di alcune sessioni con altri giocatori e il feeling generale ci è parso buono.

Mount & Blade: Warband Mount & Blade Warband approda su console sei anni dopo la release originale col suo carico di pregi e difetti. Primo tra questi il comparto grafico, da sempre punto dolente del franchise. Chi lo conosce sa già cosa aspettarsi, dato che non viene apportata alcuna sostanziale miglioria e, anzi, alcune feature non sono presenti nella versione console. Manca il supporto alle mod, così come mancano molti contenuti pubblicati in questi anni da un'utenza tra le più attive del panorama videoludico. Il passaggio dal binomio "mouse & tastiera" ai pochi tasti del pad, inoltre, non è riuscito del tutto e ha complicato la gestione delle truppe e la mappatura dei comandi relativi alle armi equipaggiate rendendo un po' più complesso un combat system già di per sé profondo e sfaccettato. Ad ogni modo, tutti coloro che, pur incuriositi, non hanno mai avuto l'opportunità di provare la mastodontica opera di TaleWorlds si troveranno di fronte a una mole di contenuti invidiabile che lascia piena libertà creativa al giocatore di buona volontà, a patto di non storcere il naso di fronte alle evidenti falle tecniche che punteggiano il titolo. Mount & Blade è così, prendere o lasciare. Noi, comunque, vi consigliamo di dare un'occhiata a questa peculiare opera nata umile ma dal grande carattere. Sic parvis magna, come direbbe qualcuno.

7

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