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Recensione Munin

Un puzzle game che si intreccia con la mitologia norrena, ma con qualche problema di bilanciamento

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Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Quello dei puzzle game non è forse uno dei generi più in voga del momento, ma in un panorama dominato da giochi d'azione, avventura e sparatutto, di tanto in tanto fare un piccolo break per rilassarsi con un titolo meno frenetico e più ragionato non è una cattiva idea. Se cercando un gioco di questo tipo, dopo esservi recati su Steam, doveste pensare anche solo per un momento di buttarvi su Munin, però, vi consigliamo di aspettare e leggere attentamente questa recensione. Per quanto attraente il titolo possa sembrare, grazie alle sue meccaniche di base semplici ed alla presenza di un incipit che affonda le radici in modo deciso nella mitologia nordica, la proposta di Gojira e Daedalic Entertainment non è per tutti.

L'albero dei mondi

Secondo la mitologia norrena, Odino aveva due fedeli servitori, due corvi che - citando il poema eddico Grímnismál - "volavano ogni giorno, alti intorno alla terra", partendo all'alba e tornando alla sera per fare rapporto al dio. Il gioco, sviluppato dalla software house portoghese Gojira, ha inizio quando Munin, uno dei due corvi, viene trasformato in una ragazza mortale da Loki. Privata della possibilità di volare, Munin dovrà farsi strada attraverso 77 livelli, divisi nei nove regni attraversati da Yggdrasil, il sempiterno "albero del mondo": un frassino dal fusto lungo e slanciato che si estende dal "più alto dei cieli" fino agli inferi.
Ci troveremo quindi a passare da Jötunheim, luogo in cui regnano i giganti, Niflheimr e tanti altri luoghi della mitologia norrena, in un viaggio che ci porterà da Midgard, regno dei mortali, fino ad Asgard, il mondo degli dei in cui ci attende il nostro signore Odino. Sembra incredibile che un "semplice" puzzle game, genere che non è solitamente ricordato per trame memorabili o per un background narrativo degno di noto, possa affondare le proprie radici in un terreno narrativo così complesso e pieno di possibilità.

Quindi non possiamo che apprezzare lo sforzo degli sviluppatori, che hanno cercato di fornire un incipit interessante e non banale, in grado di immergerci al meglio nei panni della protagonista. Ovviamente non aspettatevi chissà cosa, perché oltre a questa introduzione e qualche altra rima che potremo leggere a schermo all'inizio di ogni mondo - a patto di essere in grado di decifrare quell'incomprensibile carattere runico che a tratti risulta davvero fastidioso da leggere - nel gioco resta ben poco da scoprire sulle vicende del messaggero di Odino, che si dimostrano, come era facile prevedere, come un semplice orpello il cui scopo sembra essere solo quello di rendere un gioco "di nicchia" appetibile per qualche manciata di persone in più.

Midgard-Asgard sola andata

Munin dovrà quindi tornare indietro a piedi, recuperando sulla strada del ritorno le sue piume, in un viaggio che assumerà la forma di un classico puzzle game a livelli, tanto semplice nelle meccaniche quanto complesso e scorbutico nei confronti di chi si appresta a giocarlo. Ogni livello è diviso in una griglia di rettangoli, ruotabili a piacimento dal giocatore, che deve far combaciare determinati elementi dello scenario e rendere così raggiungibili le varie piume, presenti nei livelli in numero variabile. Una volta raccolte, queste ci permettono di avanzare al livello successivo. Questa formula, che a lungo andare potrebbe stancare il giocatore, è tenuta viva dall'introduzione di un elemento diverso per ognuno dei mondi che compongono il gioco, che caratterizza e differenzia gli stage. Durante la nostra avventura ci troveremo quindi ad affrontare una serie di enigmi legati a enormi massi, oppure a vari elementi naturali come acqua e fuoco, fino ad arrivare addirittura a dover lavorare con laser e rune.

Purtroppo la scarsa ispirazione di alcuni di questi elementi e la frustrazione che il titolo è in grado di generare, causata principalmente dalla facilità con cui il giocatore può essere eliminato per un semplice sbaglio, rendono il bilanciamento di Munin piuttosto altalenante. Spesso ci troveremo inermi di fronte ad una morte istantanea, che talvolta ci obbligherà -in seguito ad una piccolissima distrazione- a ricominciare l'intero puzzle da capo, facendoci gettare via quei 15 minuti in cui, lasciati da soli in balia del livello corrente, eravamo riusciti con fatica ad effettuare qualche progresso. Perchè è inutile girarci intorno: Munin sa essere un puzzle game spietato, che andando avanti nei livelli presenta un grado di sfida abbastanza elevato e ci nega ogni tipo di supporto, gettandoci a capofitto in scenari man mano sempre più intricati senza nessuna via di uscita secondaria. Questo tipo di approccio può essere apprezzato da molti - anche perché onestamente le meccaniche di base di Munin non subiscono mai variazioni incisive e sono piuttosto dirette e semplici - ma al tempo stesso potrebbe allontanare presto il giocatore non troppo esperto, messo davanti ad un gioco troppo complesso e frustrante in alcune parti, e di contro molto elementare in altre. In linea di massima, però, i puzzle presenti nel gioco sono ben realizzati e piacevoli, soprattutto quando ci troveremo ad affrontare quei livelli in cui il gioco ci consente un po' più di sperimentazione e di "trial & error", facendoci riscoprire la gioia che si può provare nel portare a termine un enigma complesso senza nessun tipo di aiuto.

Un dipinto (quasi) in movimento?

Il comparto tecnico di Munin è sufficiente ma non sorprende. Il titolo cerca di aggrapparsi con le unghie e con i denti al trend più inflazionato del momento, quello del "gioco dallo stile ricercato" che ha fatto la fortuna di tanti piccoli capolavori in digital delivery come Child of Light e compagnia bella. Ci troviamo però di fronte ad un tentativo riuscito a metà, a tratti estremamente piacevole ma nel complesso non esaltante. Se in alcuni casi l'utilizzo dei fondali "dipinti ad olio" può essere un ottimo espediente per donare un minimo di gloria ad un comparto tecnico che normalmente non eccelle, in alcuni casi risulta semplicemente un tentativo mal riuscito di cercare a tutti i costi uno stile particolare che lo differenzi dalla massa. Dal punto di vista dell'audio, c'è ben poco da dire: nessuno degli intermezzi presenti all'inizio del primo livello di ogni mondo è doppiato e la colonna sonora fa il suo dovere, ma senza lasciare troppo il segno.

Per quanto concerne la fisica, invece, non possiamo assolutamente lamentarci. Stiamo parlando di un puzzle game bidimensionale, quindi non possiamo e non dobbiamo aspettarci chissà cosa, ma il gioco gestisce in modo tutto sommato convincente e senza problemi i vari massi che cadono in seguito alla rotazione dello scenario, acqua, lava e quant'altro. Il sistema di controllo invece si rivela piuttosto impreciso sia nel momento in cui andiamo a muovere il personaggio che nelle poche occasioni in cui serve un minimo di reattività in più per risolvere i puzzle o per non morire schiacciati in seguito ad un errore. La rotazione degli elementi dello scenario con il mouse risulta infatti un po' lenta, rendendo palese come il titolo si presti maggiormente ad un utilizzo su dispositivi muniti di schermo touch, (su cui per altro il gioco uscirà il 7 Luglio), piuttosto che con mouse e tastiera.

Munin Munin è un discreto esponente del proprio genere, inadatto a chi cerca un passatempo spensierato ma potenzialmente interessante per coloro che cercano un puzzle game dal gameplay semplice, ma con una progressione tutt'altro che facile. La chiave per capire appieno la produzione del team portoghese risiede proprio nella sottile differenza, troppo spesso sottovalutata, fra questi due aggettivi. Munin è un titolo delle meccaniche tanto basilari da sembrare stupide, che dobbiamo però utilizzare per risolvere dei puzzle - mediamente ben congeniati - che richiedono un certo impegno per essere completati. Il gioco sa anche essere estremamente punitivo, con alcuni elementi di pericolo che necessitano di un livello di attenzione piuttosto elevato e che, ad ogni distrazione, ci faranno capire che la perdita della capacità di volare non è il problema maggiore della nostra trasformazione in essere mortale. Se questo genere di titoli è di vostro gradimento, calcolando anche il prezzo contenutissimo a cui il gioco è acquistabile sulla piattaforma di distribuzione online di Valve, una possibilità potete anche dargliela; se invece cercate un puzzle originale e ben bilanciato potete tranquillamente lasciare perdere.

6.5

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