Recensione Muramasa: The Demon Blade

La rinascita dell'action bidimensionale

Versione analizzata: Nintendo Wii
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
  • PSVita

Fiumi d'inchiostro digitale sono stati spesi da più parti, per quanto riguarda la stampa specializzata europea, per elogiare l'operato di Rising Star Games, publisher che si è distinto per aver portato anche nel vecchio continente titoli di particolare gusto, da No More Heroes agli ultimi episodi della serie Harvest Moon, passando per i Luminous Arc apparsi su Nintendo DS. Ciò è avvenuto anche su queste pagine, perché è giusto tributare il giusto plauso a chi, con coraggio ed investimenti sostanziosi, è ancora capace di dare la possibilità di essere apprezzati a titoli che altrimenti rischierebbero di rimanere nel limbo, indipendentemente dalla loro effettiva qualità. Ulteriore plauso lo dobbiamo quindi anche in questo caso, di fronte alla pubblicazione in Europa di Muramasa: the Demon Blade, titolo sviluppato dai ragazzi di Vanillaware (già autori del buono Odin Sphere su Playstation 2), action 2D a scorrimento ambientato nell'antico Giappone feudale.

Tra storia e mito

Le vicende del gioco prendono vita in un contesto storico ben definito: durante l'era Genroku, considerata l'età dell'oro del periodo Edo, lo shogun Tokugawa Tsunayoshi inizia una feroce guerra con l'obiettivo di assicurarsi il possesso delle potenti Spade Demoniache, lame maledette e portatrici di ogni male. La distruzione che si propaga dall'isola di Honsu alle altre terre dell'arcipelago è tale da far risvegliare le creature malefiche dallo Yomi, una sorta d'inferno mitologico giapponese, terra dimora dei morti, e da richiamare le due divinità che controllano il corso del mondo, il Dio Drago ed il Dio Demone.
È su questo sfondo che si svolgono le avventure parallele di Momohime e Kisuke. La ragazza è una principessa ninja, posseduta dallo spirito di un folle maestro di spada, Jinkuro, del quale si trova giocoforza a dover assecondare i piani, mentre il giovane è un fuggitivo che ha perso la memoria, che vaga alla ricerca di una particolare katana della quale però non sa nulla. Attorno a loro un vasto cast di personaggi secondari che ne accompagnano le vicende, in un'opera assai somigliante a quelle narrate nel Kabuki, particolare espressione teatrale propria della cultura giapponese.

La via della spada

Il controllo dei due protagonisti fa vivere al giocatore vicende diverse, cosi come sono diversi alcuni dei luoghi che si trovano ad esplorare. Quello che è invece è comune è l'impianto ludico: Muramasa è infatti un action 2D a scorrimento, di stampo assolutamente classico, nel quale per procedere bisogna sbaragliare le orde di nemici che ci si parano innanzi. La struttura non è lineare, con livelli da completare in successione, ma bensì aperta, con zone che ci si apriranno mano a mano che otterremo nuove spade, con le quali rompere le barriere che altrimenti impedirebbero il prosieguo nel gioco. Queste spade saranno generalmente ottenibili dopo aver abbattuto il boss di una determinata zona, pertanto a dispetto dell'apparenza lo scorrimento è abbastanza inquadrato. Ciò è ulteriormente testimoniato dalla natura della mappa: il mondo di gioco è assai vasto, ma non elaborato. Ogni zona è composta da stanzoni collegati ad altri, eppure non in maniera ramificata ed organica, come per esempio in Metroid, ma in successioni che presentano saltuari bivi. Il backtracking, ovvero l'esplorazione di aree visitate in precedenza dopo aver ottenuto nuovi potenziamenti, è frequente ma non curato, pertanto spesso ci si troverà a dover fare semplicemente il percorso inverso fino al punto richiesto, senza avere la possibilità di esplorare zone secondarie di collegamento. Ne viene fuori una via di mezzo tra la struttura a livelli e quella aperta, che forse accontenta più i fan della prima che della seconda. Inoltre le possibilità di viaggiare velocemente tra due aree distanti sono poche, costringendo quindi il giocatore a noiose peregrinazioni.
A parziale scusante di questi difetti va detto che l'esplorazione è la componente meno importante del titolo Vanillaware. Il focus dell'esperienza ludica è infatti il combattimento: sia che usiate Momohime che Kisuke il principale divertimento risulterà lo scontro con i nemici che, a numeri sempre crescenti, proveranno a bloccarci la strada. Il comparto di mosse è infatti lo stesso e, sebbene questo possa far storcere il naso ad alcuni, la sua bontà è testimoniata dall'amplissima gamma di attacchi effettuabili. Quando si entrerà in modalità di combattimento infatti, con lo schermo che in breve si riempirà di nemici, il proprio personaggio estrarrà la spada e da allora se ne avrà il più pieno controllo: sono performabili attacchi dal basso, in salto, in corsa, in picchiata, caricati, la cui concatenazione sarà fondamentale al fine di ottenere devastanti e dannosissime combo, con le quali ripulire in breve tempo il campo di battaglia. Il personaggio guidato porterà con sé tre spade contemporaneamente, ed il loro sapiente utilizzo sarà necessario per assicurare la buona riuscita di una battaglia, specialmente in quelle più difficili.(Continua)

Sebbene i tipi di spada siano solo due, con le Odachi, grandi spade difficili da manovrare ma di più ampio raggio e di maggior danno e le Tachi, lame più piccole ma di facile maneggevolezza, il novero totale delle armi arriva a cento, ognuna con differenti statistiche, bonus d’attacco e, soprattutto, attacchi speciali. Ulteriore profondità al sistema di combattimento è dato dall’Anima delle katane: ogni spada infatti avrà un’anima, che decrescerà utilizzando gli attacchi speciali, parandosi dagli attacchi nemici, respingendo proiettili al mittente o subendo attacchi particolarmente potenti. Una volta esaurita la propria anima la spada si romperà, perdendo notevolmente in danno provocato: a quel punto si potrà utilizzarne un’altra, e quella nel fodero verrà ripristinata in un breve lasso di tempo. Sfoderare un’arma produrrà un attacco a schermo che colpirà tutti i nemici presenti, per cui una sapiente alternanza tra le lame costituisce un ulteriore elemento da saper padroneggiare in combattimento. Oltre alla sconfitta degli enormi boss che controllano ogni zona, al termine di battaglie davvero soddisfacenti e ricche di divertimento per varietà e difficoltà, l’altro modo per ottenere nuove spade sarà la forgiatura: ben presto nel gioco infatti questa opzione permetterà di creare armi sempre più potenti, spendendo punti spirito ed anime, secondo un albero di sviluppo che richiede di completare numerosi stadi prima di arrivare alle armi più devastanti e che, unico punto di differenza in termini di gameplay, cambia a seconda del personaggio utilizzato.
A contorno di una struttura cosi ricca ci sono alcuni elementi RPG che vale la pena menzionare. Alcune zone sono popolate da personaggi vari, dai quali comprare oggetti utilizzabili per curarsi o in combattimento, particolari monili equipaggiabili al fine di ottenere dei bonus nelle statistiche (ma solo uno alla volta) o, semplicemente, informazioni utili nel prosieguo del gioco. Una piccola chicca è data dalla possibilità di imparare delle ricette da preparare e consumare all’istante, assai utili in termini di ripristino dell’energia e dello spirito, ma non utilizzabili continuamente, visto un indicatore di sazietà che permetterà di mangiare solo a stomaco vuoto. La componente ruolistica non è quindi assai sviluppata, ma di certo aggiunge ulteriore profondità ad un impianto ludico di per sé soddisfacente e contribuisce a rendere l’esperienza di gioco meno monotona.

Meraviglie dipinte

Giocare a Muramasa è quanto di più divertente ci possa essere per i fan del 2D, con scontri feroci e rapidi, altri di maggior durata ed impegnativi, come quelli con i boss. Per goderne appieno il consiglio è quello di utilizzare il livello di difficoltà più elevato appena imparati i controlli di base, dato che altrimenti il gioco si risolverebbe in un button mashing redditizio ai fini del prosieguo nell’avventura ma non a quelli del divertimento più consapevole.
Ma oltre che da giocare Muramasa è bello da vedere. Anzi, è meraviglioso. Il 2D con i quali sono rese le ambientazioni ed i personaggi è eccezionale: ogni singola schermata di consta di numerosi livelli di parallasse, fino ai livelli inauditi dei quadri più ricchi visivamente. Lo stile orientaleggiante dipinge in maniera magnifica ogni elemento, dalla pietra di fiume alla foglia dell’albero, dalle capanne ai palazzi più ricercati, dai campi di grano alle mille tonalità del cielo, attraversato da nubi striate, stravolto dalle luci del tramonto o illuminato dalle stelle della notte e da una pallida luna.
Ogni singolo personaggio è caratterizzato alla perfezione, con un immaginario che pesca a piene mani dalla mitologia giapponese e viene rappresentato in maniera affine allo stile della pittura su foglio degli artisti orientali.
Una direzione artistica di prim’ordine rende la produzione Vanillaware tra i titoli più belli mai visti, ed il riuscirlo a fare tramite le linee disegnate del 2D e non gli strabilianti artifizi del 3D è sintomo di una maestria e di un gusto assolutamente non comuni.
Ulteriore eccellenza è rappresentata dal comparto sonoro: le melodie sono di quanto più ispirato ai suoni orientali esista all’interno dell’intera produzione videoludica, ed anche gli effetti sonori sono tradotti con simile gusto, dai gong che risuonano alle lame che si scontrano. La volontà di tenere sempre bene in vista questo spirito giapponese è testimoniato dal mantenimento del doppiaggio nella lingua del Sol Levante, con i soli sottotitoli tradotti, scelta coraggiosa e che bisogna senz’altro apprezzare. Muramasa rappresenta quasi l’epitome di una cultura ricca e significativa, che si esplica attraverso il videogioco ma non ne viene per questo banalizzata, in un’opera di rara bellezza che non può lasciare indifferente chi ne fruisce.

Muramasa: The Demon Blade Muramasa: the Demon Blade assurge alla ristretta cerchia di quei giochi che lasciano il segno. In termini di gameplay il gioco si presenta con una struttura di certo non rivoluzionaria, che ha forse nella costruzione della mappa il suo difetto più grande, per poi riprendersi alla grande nella componente legata ai combattimenti, goduriosi nell’atto ludico e resi più profondi dai numerosissimi elementi di contorno, che riescono a renderli vari e sempre ricchi di divertimento. Dove stupisce è il comparto tecnico: quanto si vede a schermo è sconvolgente, il 2D utilizzato è quanto davvero di più bello si sia mai visto, con una perizia tecnica che si sposa perfettamente ad una direzione artistica eccezionale ed una colonna sonora capace di suscitare forti emozioni. Un’opera da vivere assolutamente appieno, che assolve pienamente al compito d’intrattenere e rapisce per atmosfere e bellezza. Ed ulteriore dimostrazione che no, la bidimensionalità non è solo un residuato dei bei tempi che furono.

8.2

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