Recensione Murasaki Baby

Scopriamo l'opera prima del team Ovosonico

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Murasaki Baby
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  • PSVita
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Baby è una bambina bruttina, che ha la bocca al posto degli occhi e gli occhi al posto della bocca. Ha pochi ciuffi di capelli e un testone enorme. Baby si sveglia e non trova la mamma. «Mami? Mami?», urla spaventata la piccola. Baby ha un palloncino viola a forma di cuore, dal quale non si separa mai. Guai a perderlo di vista: Baby piange a dirotto. E se per qualche motivo il palloncino si rompe, è game over. Niente mami, niente gioco. In una mano c’è il palloncino, nell’altra una forza invisibile che accompagna Baby durante la sua ricerca: è la mano del giocatore, l’indice che governa il mondo.
L’italianissima Ovosonico - capitanata da quel Massimo Guarini che deve al Giappone le proprie fortune mediatiche (ha lavorato in Grasshopper e in particolare legato il suo nome al tarantiniano Shadows of the Damned) - si lancia alla conquista del mercato internazionale con un titolo stilisticamente accattivante. Lo scorso anno, in occasione dell’IGDS di Milano, Guarini sosteneva l’importanza per i titoli prodotti in Italia di puntare all’estero: a differenza di quanto accade con altri settori dell’industria nostrana che fanno dell’italianità il proprio vessillo e il proprio tratto distintivo, la nostra produzione videoludica può essere competitiva solo globalizzandosi, assecondando il gusto e la curiosità di un pubblico più ampio possibile. Murasaki Baby è perfettamente coerente con questa visione: dal punto di vista estetico il titolo Ovosonico ha un sapore internazionale che non passa inosservato, anzi, affascina per stile e sperimentazione. Non è un caso che Sony abbia deciso di prendere il gioco sotto la propria ala protettrice. Murasaki Baby non solo sfrutta PS Vita con originalità, ma è anche un titolo che punta concettualmente in alto. I primi passi di Baby svelano un mondo multiforme: c’è il bianco e nero delle illustrazioni d’inchiostro di Edward Gorey, il grottesco di Burton, le diagonali espressioniste, Surrealismo quanto basta e un pizzico di Carroll. Ci sono anche tanti tentacoli (ma non sono viola) e conigli folli (ma non sono i Rabbids).

Strattonare con cura

A questo punto entra in scena il giocatore, demiurgo invisibile, che prende Baby per mano e via, alla ricerca di mami. Appoggiando l’indice sulla mano della bambina e sfruttando il touch screen, Baby viene trascinata in mille avventure. Questa novella Alice nel Paese delle Meraviglie è indifesa, sta al giocatore proteggerla. Senza fretta: se tirate troppo, Baby cade a terra. Baby non è eterea quanto Yorda, anzi: piange, ridacchia, trema ed emette di frequente quei buffi e incomprensibili versetti di gioia e stupore tramite cui comunicano i bimbi. E il bello è che, pur senza usare parole, Baby riesce a farsi capire dai personaggi che via via incontra lungo il tragitto.


Prima di parlare degli strampalati individui che popolano il mondo di Baby, soffermiamoci su quel palloncino viola. È anche lui un personaggio, per certi versi. Prendersi cura della bambina significa prendersi cura pure del suo palloncino. In alcuni casi sono i rovi il pericolo da affrontare: basta continuare a tenere Baby per mano, e con l’altro dito allontanare il palloncino da quelle sporgenze acuminate. Se la bimba si spaventa può capitare che lasci volare il via il palloncino: recuperatelo al più presto e riportatelo alla legittima proprietaria prima che sia troppo tardi. Talvolta ci si mettono pure i nemici - non troppo spesso a dire il vero - ma basta il giusto stato d’animo e il gioco è fatto.

IL PUZZLE DEI SENTIMENTI

Murasaki Baby è un platform basato su puzzle ambientali. Per procedere la piccola bambina dovrà interagire col mondo di gioco e modificarlo in base alle proprie necessità. Ed ecco che entrano in scena i cosiddetti stati d’animo. In alcuni frangenti fanno la loro apparizione sullo schermo altri palloncini colorati. Distruggendoli si sblocca un nuovo stato d’animo, ovvero un nuovo fondale che offre nuove possibilità d’interazione con lo scenario. I fondali che si sbloccano possono essere cambiati in tempo reale tramite il touch screen posteriore. Dopo averlo fatto, un colpettino sul touch attiva il nuovo “potere”. Esempio: vi serve dell’acqua per far navigare la vostra barchetta? Lo stato d’animo che trasforma il fondale in un cielo blu carico di nuvole fa al caso vostro. In un battibaleno un bel temporale allagherà lo scenario. Le vostre vele hanno bisogno di una spinta? Lo stato d’animo col mulino a vento, una bella folata, et voilà. In molti casi serve più di uno stato d’animo per risolvere gli enigmi che vi si pareranno di fronte. Ma questi nuovi palloncini da dove spuntano? Il più delle volte arrivano accompagnati da uno di quegli strampalati personaggi di cui parlavamo poco fa.

UNA STRAMBA FOLLIA

Murasaki Baby è un titolo breve: si può portare a termine in due, massimo tre ore. Quanto basta per fare la conoscenza di quattro mondi, quattro individui e delle loro quattro storie. Il bimbo ingoiato da un coniglio, la bambina fissata coi propri capelli; gli altri scopriteli voi. Piccole storie surreali che si intrecciano con quella di Baby. E alla fine, quando mami sembra vicina, c’è spazio per un piccolo e delizioso colpo di scena, se così vogliamo chiamarlo.
Il titolo Ovosonico sfrutta quasi interamente i comandi touch di PS Vita, eccezion fatta per un frangente in cui entrano in scena gli stick analogici. Lo fa con arguzia, e verso la fine è ancora capace, tramite alcuni stati d’animo, di rinnovare le proprie meccaniche. Ci si potrebbe lamentare della breve durata, ma a conti fatti è la durata giusta per il tipo di esperienza offerta. Non c’era bisogno di diluire troppo l’avventura: alle volte essere parsimoniosi non è un difetto ma un pregio. Sobria è anche la colonna sonora, che lascia spazio ai versetti di Baby per comparire con discrezione solo in pochi e significativi passaggi. Il risultato è apprezzabile perché equilibrato.

Nessun difetto? Di tanto in tanto passare da uno stato d’animo all’altro in tempo reale risulta macchinoso, oppure può capitare che il touch screen non sia immediatamente preciso nel riconoscere il tocco delle dita. Qua e là sfugge il nesso tra gli stati d’animo sbloccati e la narrazione dei singoli mondi. L’avventura avrebbe guadagnato in profondità se si fosse cercata una sintonia maggiore tra stati d’animo e storia dei personaggi. Il gioco inoltre è molto facile - e qualcuno potrebbe ritenerlo un difetto - oltre che ricco di checkpoint. Insomma, la sfida in Murasaki Baby è inesistente e la rigiocabilità nulla. Il titolo Ovosonico, però, non è un’opera che parla di sfida, record, danni o competizione. È un viaggio breve e affascinante in un mondo che pare uscito, allo stesso tempo, da un sogno sgraziato o da un incubo dolce.

Murasaki Baby Il legame che si instaura tra il giocatore e Baby è molto soggettivo. Il viaggio della piccola bambina alla ricerca della madre potrebbe lasciarvi indifferenti o intenerirvi. Chi può dirlo? Noi no di certo. Quel che possiamo fare è riconoscere agli italiani di Ovosonico il merito di aver confezionato un gioco dal sapore internazionale, caratterizzato da uno stile delizioso e da un gusto visivo carico di citazioni e rimandi. Murasaki Baby è, innanzitutto, un gioco bello da vedere. E da giocare? Pure, sebbene talvolta l’uso del touch screen appaia macchinoso e qualche input non venga letto al volo. Sono però difetti che non inficiano le originali meccaniche di un platform-puzzle che si lascia giocare con la costante curiosità che normalmente si riserva alle esperienze oniriche più strampalate. Non aspettatevi sfida, qui non ce n’è, e non aspettatevi una lunga durata: il gioco si può portare a termine in non più di 2-3 ore. Nonostante ciò, la storia di Baby funziona: l’opera prima di Ovosonico, dopo tanto parlare, può dirsi promossa.

7.5

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