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Recensione Mutant Mudds Deluxe

Recensita la versione estesa di Mutant Mudds

Versione analizzata: PC
recensione Mutant Mudds Deluxe
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPhone
  • iPad
  • 3DS
  • Wii U
  • Pc

La variegata costellazione degli indie game si articola, grossomodo, in due distinte correnti, riproponendo la medesima opposizione tra le due facce che incarnano l'anima stessa del videogioco. Da una parte la vocazione alla narrazione e l'urgenza espressiva (Gone Home, Dear Esther, The Stanley Parable, The Cat Lady); all'estremo opposto titoli che puntano tutto sul gameplay, bandendo ogni punto di vista "autoriale" e fornendo un alibi al diffuso pregiudizio di chi vede nel videogioco un mero giocattolo, un passatempo per adulti poco cresciuti. A quest'ultima categoria appartiene senza alcun dubbio il titolo dei Renegade Kid, collocato accanto a prodotti che fanno della nostalgia per l'epoca d'oro delle console a 8-bit il proprio cavallo di battaglia. A tal proposito, quale genere può esprimere meglio il rimpianto (un po’ stucchevole) per quei pomeriggi della nostra infanzia passati a giocare con gli immortali classici NES, se non proprio il platform? Balzare da una piattaforma all'altra, in mondi assurdi popolati da strane creature, alla ricerca magari d'una principessa che si trova sempre “in un altro castello”.
Tagliato fuori dal circuito mainstream (Nintendo a parte) è la cultura indie ad aver recuperato questo genere, intercettando una nicchia di mercato rimasta orfana d'una tipologia di gioco considerata, dall'odierna industria videoludica, non più remunerativa. Anche se alcuni titoli (come Braid, Limbo e, pur non legandosi alla temperie indie, l’indimenticabile Psychonauts) hanno tentato di spingere il genere verso una nuova maturità espressiva e narrativa, più spesso i platform game indulgono in toni adolescenziali ed in un compiaciuto adagiarsi su puerili svagatezze. Come Super Meat Boy e Fez, anche questo Mutant Mudds Deluxe appartiene a quella vasta schiera di platform orgogliosi della propria natura di intrattenimento senza fronzoli.

Un nerd per eroe

Max, il piccolo nerd dagli occhiali spessi, è tornato in una veste arricchita. La prima versione del gioco è uscita appena l'anno scorso su 3DS (qui su Everyeye potete trovare la recensione scritta all'epoca), e questa edizione deluxe si rivolge invece agli utenti PC (piattaforma sulla quale il titolo è stato testato) e Wii U (già da giugno 2013); gli utenti PS3 e PSVita dovranno invece aspettare il 17 Dicembre.
Come semplice upgrade del titolo “base”, questa nuova versione non ha abbastanza carne al fuoco per poterne consigliare l’acquisto a chi già possiede la "vecchia" edizione. L'operazione che riporta, con qualche extra, il titolo dei Renegade Kid nei negozi virtuali si rivolge piuttosto ad un pubblico che non ha ancora avuto modo di provare questo platform dallo stile retrò.
Lo spunto narrativo è rimasto invariato, mantenendo la sua disarmante inconsistenza: la caduta d’un meteorite scatena, sul nostro pianeta, l’invasione di gelatinosi ammassi di fango dagli occhi rossi e lo sguardo truce. Il nostro eroe, armato soltanto di un idrante e un jetpack, è l’ultimo baluardo dell’umanità contro la conquista aliena.
Il giocatore è chiamato ad attraversare quattro mondi, ognuno caratterizzato da un differente contesto ambientale: paesaggi montagnosi o ghiacciati, superando fiumi di lava giù nelle profondità della crosta terrestre o saltellando tra candide nuvole; insomma, la solita, trita riproposizione di stage ispirati ai quattro elementi. Ciascuna di queste macro sezioni è costituita da quattro livelli (ognuno dei quali, a sua volta, ne contiene almeno un altro segreto). Inoltre, se vorremo avere accesso ai livelli bonus ed assistere al vero finale del gioco dovremo collezionare tutti i diamanti che troveremo lungo il nostro cammino (100 per ogni livello).

Le meccaniche di gameplay sono estremamente semplici ma efficaci, e si riassumono in tre azioni: salto, sparo ed uso del jetpack. Quest’ultimo ci permetterà di fluttuare in aria per qualche secondo, allungando l’ampiezza dei nostri balzi. Ciascuna delle nostre tre abilità potrà essere migliorata attraverso upgrade che la nostra cara nonnina custodisce nella sua soffitta e che scambierà con suo nipote per un esorbitante numero di quegli stessi diamanti raccolti durante il gioco. Di questi potenziamenti Max potrà equipaggiarne soltanto uno per volta: saranno indispensabili per raggiungere le aree segrete.

Cosa c’è di nuovo

I contenuti aggiunti dalla versione deluxe contribuiscono in maniera sostanziale ad allungare la scarsa longevità del titolo originale, proponendo inoltre nuove, interessanti declinazioni delle già note meccaniche di gioco.
Completando tutti i livelli sbloccheremo un nuovo personaggio: quello della nonna, grazie alla quale sarà possibile l’utilizzo simultaneo di tutti gli upgrade disponibili. Ciò ci consentirà d’avere accesso a sezioni aggiuntive chiamate “CGA-Lands”. Il nome è un chiaro riferimento alla prima scheda grafica a colori (Color Graphics Adapter, introdotta nel mercato a partire dal 1981). Prodotta da IBM, essa era in grado, mescolando i colori rosso, verde e blu (ovvero, il modello RGB), d’ottenere sino a 16 colori. Lo stile grafico di questi livelli ricalca infatti l’aspetto che questa tecnologia donava a titoli come Burger Time o il primo King’s Quest.
La più significativa aggiunta introdotta da questa edizione è rappresentata dai nuovi 20 livelli “ghost” a cui si accede attraversando uno specchio. Si tratta di rielaborazioni dei livelli base abitati però da versioni ectoplasmatiche dei fangosi mostriciattoli che, nel mondo situato dall’altra parte dello specchio, abbiamo spazzato via, senza troppi riguardi, a colpi d’idrante. I fantasmi che popolano i nuovi livelli non possono essere uccisi, al massimo potremo provocare un loro momentaneo dissolvimento (grazie ad un apposito upgrade dell’arma dalla ridotta capacità di soli dieci colpi). Ridimensionata la funzione dell’idrante, il gioco imporrà all’utente un approccio completamente differente, costringendolo a studiare i movimenti dei propri nemici al fine di evitarli.

Nessun giocatore che abbia sufficiente esperienza con questo genere di giochi troverà insormontabili alcuni, sporadici picchi di difficoltà distribuiti qui e lì all’interno del mondo creato dai Renegade Kid. Nella versione 3DS l’assenza di checkpoint rendeva però frustranti alcune sezioni di gioco, costringendo l’utente, in caso di “game over”, a ricominciare da capo l’intero livello. La nuova edizione deluxe rimedia a questo inutile fastidio introducendo un checkpoint a metà d’ogni livello (agevolazione che il giocatore con particolari tendenze masochistiche ha facoltà di disattivare attraverso il pannello delle opzioni).
Un gioco come Mutant Mudds, totalmente sprovvisto d’uno sviluppo narrativo e concettuale, non può che porsi come obiettivo quello di offrire all’acquirente una sfida stimolante e divertente garantita da controlli sempre precisi. Da questo punto di vista i Renegade Kid centrano perfettamente il loro bersaglio grazie soprattutto ad un level design che, pur non offrendo guizzi particolarmente geniali né originali, risulta semplice ed elegante al tempo stesso, costringendo il giocatore a soppesare ogni salto, a valutarne le tempistiche e la giusta cadenza nella pressione dei tasti del controller.

Mancanza di “profondità”

Il difetto più grande dell’originario Mutant Mudds era quello d’una sostanziale carenza di personalità: il titolo svolgeva ottimamente la sua funzione di giocattolo nostalgico ma la sua impostazione estremamente tradizionale lo rendeva un prodotto piuttosto anonimo. L’unica caratteristica che gli permetteva d’emergere tra l’enorme schiera di produzioni affini era rappresentata dall’eccellente uso, da parte degli sviluppatori, della profondità scenica, pretesto per un utilizzo intelligente delle potenzialità del 3DS. Il posizionamento su determinate piattaforme rendeva infatti possibile lo spostamento di Max lungo l’asse Z (sia ben chiaro, nulla che non si fosse già visto in molti altri titoli come, giusto per citarne uno, Little Big Planet). Il passaggio dalla console portatile di casa Nintendo al PC ha determinato l’inevitabile perdita della stereoscopia a cui si è cercato di ovviare adottando l’assai meno efficace “effetto sfocatura” del depth-of-field.

Mutant Mudds Nonostante i nuovi contenuti introdotti dalla versione deluxe, le qualità ed i limiti di Mutant Mudds rimangono (com’era prevedibile) invariati. Il gioco sviluppato dai Renegade Kid è un platform fortemente ancorato alla tradizione e ad una concezione ludica che non riesce a spingersi oltre l’affettuoso omaggio ad un’impostazione di gioco ormai (ci piaccia o meno) anacronistica. Estremamente piacevole nella sua estetica “blocchettosa” e colorata (assai meno nella colonna sonora, composta da trascurabili brani chiptune), Mutant Mudds rimane un gioco piuttosto anonimo, privo d’una propria distinta fisionomia. Con la rimozione della stereoscopia la profondità della costruzione scenica perde il suo suggestivo fascino e, con esso, anche l’unica caratteristica che conferiva a questo titolo una parvenza di carattere. Mutant Mudds Deluxe rimane un discreto “compitino”. Ci auguriamo quindi che i Renegade Kid ritrovino il coraggio che avevano fatto intravedere con l’interessante Dementium: the Ward, realizzando qualcosa di più personale e meno derivativo dell’ennesimo, modesto platform che insegue la nostalgia di giocatori incapaci di rassegnarsi alla fine di un’epoca gloriosa ma ormai conclusa.

6

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