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Recensione Nano Assault

Uno scrolling shooter non soddisfacente

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il team tedesco Shin'en ha sempre avuto un ottimo rapporto con le piattaforme Nintendo, grazie al successo della serie Nanostray su DS e di alcuni titoli di tutto rispetto per WiiWare.
Il passaggio dal primo portatile a due schermi all'attuale 3DS era quindi atteso e il genere scelto è nuovamente quello degli shoot'em up, con un titolo che strizza l'occhio a meccaniche dual stick classiche ma offrendo anche diverse tipologie di gameplay, in modo da tentare di differenziarsi in un genere che sembra ormai aver detto tutto, soprattutto dopo il lancio di Super Stardust Delta su Playstation Vita.
Nano Assault è uscito nel Novembre del 2011 sul mercato statunitense e si appresta ad arrivare anche in Europa durante il prossimo mese di Aprile, in una versione riveduta e corretta che dovrebbe risolvere alcune difetti di gioventù presenti nella prima edizione del gioco.

Attacco biologico

Concettualmente Nano Assault si rifà ad alcuni classici del passato, come lo storico Microcosm pubblicato per Sega CD, Amiga CD32 e 3DO del 1993: un'astronave miniaturizzata verrà utilizzata per entrare in un corpo umano e liberare le cellule da un virus che ha progressivamente consumato l'ospite.

"In Nano Assault 3D è tra i più profondi visti su 3DS e, al pari della modalità più avanzata in Resident Evil Revelations."

In Nano Assault, però, la narrazione è marginale e funge da mero presupposto per proporre una sequenza di livelli ambientata in setting a metà tra la biologia vista dall'occhio di un microscopio e luoghi più alieni, quasi assimilabili ad asteroidi nello spazio profondo.
Rispetto al celebre titolo di Psygnosis, basato su una prospettiva posteriore e caratterizzato dalla presenza di ambienti in full motion video, vero fiore all'occhiello per l'epoca, Nano Assault popone tre stili di gameplay differenti: quello più classico ricorda proprio la serie Super Stardust, con la navetta sempre inquadrata al centro dello schermo. La muoveremo utilizzando il circle pad e levitando poco sopra la superficie di cellule sempre più particolari, inizialmente simili ai planetoidi di Super Mario Galaxy ed in seguente evoluzione verso strutture meno ellittiche e maggiormente labirintiche. In questo caso, mancando un secondo analogico, si spara direttamente utilizzando i tasti frontali, con la possibilità di premerne due alla volta per coprire anche le diagonali; è una soluzione che, almeno sulla carta, sembrerebbe fallimentare, ma in realtà riesce a garantire un buon gameplay, dopo un breve periodo di adattamento.
Su ogni cellula vanno quindi trovate tre componenti che formeranno un'elica di DNA: quella corrotta dal virus che, inoltre, va debellato dalla superficie, in modo da ripulire progressivamente tutto il corpo.

Approccio differente

Nano Assault offre anche una tipologia di gameplay differente, che si avvicina maggiormente proprio a Microcosm: una volta ripristinata la funzionalità di alcune cellule sarà necessario raggiungere il classico boss, sfrecciando attraverso il corpo con una visuale posteriore rispetto alla navetta. In questo caso con l'analogico si muoverà il mirino, utile sia per sparare, sia per far spostare il proprio mezzo, andando a schivare i colpi nemici e i pericoli che i vari ambienti pongono davanti al giocatore. Curve tortuose all'interno di vasi che potrebbero essere sanguigni, fasci di nervi e altre strutture che fanno parte dell'infinitamente piccolo saranno i principali ostacoli da superare.
I boss, infine, fanno storia a sé, in quanto ognuno propone un approccio differente, con inquadrature e tipologie di gameplay che in parte ricordano quanto visto in Rez o nel recente Child of Eden, senza però far leva sulla spettacolarità come nei titoli di Mizuguchi, ma offrendo comunque ottime variazioni sul tema, con una difficoltà, tuttavia, poco soddisfacente.

Proprio il tasso di sfida è uno dei punti di debolezza della produzione di Shin'en, non particolarmente estesa nemmeno in termini di contenuti puri, con sei sistemi di cellule da affrontare progressivamente che non riescono mai ad impensierire il giocatore ed un quantitativo di ore giocate per poter vedere i titoli di coda che difficilmente supera le sei unità. Le sole modalità arcade e boss attack non riescono infatti a riempire un vuoto che non può non pesare sulla valutazione finale.
Stupisce quindi la presenza di uno store interno al gioco, nel quale poter sbloccare gli elementi di una sorta di enciclopedia; oppure le musiche, da riascoltare in un jukebox: entrambi sono contenuti che non riescono ad espandere l'esperienza di gioco e l'accompagnamento musicale, in particolare, non svetta per qualità, risultando scialbo e non in grado di spingere l'utente ad applicare tutta la sua abilità per guadagnare i crediti necessari.

3D d’impatto ma gameplay bidimensionale

Se dal punto di vista dei contenuti Nano Assault non stupisce, è nell'aspetto grafico che il gioco recupera terreno: il 3D è tra i più profondi visti su 3DS e, al pari della modalità più avanzata vista in Resident Evil Revelations, è uno dei giochi che meglio riesce a far percepire la terza dimensione. In certi stage, in particolare quelli di avvicinamento ai boss, l'effetto è quasi esagerato, al punto da far emergere prepotentemente un cross talk che provoca una doppia visione dei contorni, normalmente non visibili negli altri titoli disponibili per la console portatile di Nintendo.
Meno impressionanti i livelli classici, con le cellule da esplorare che presentano spesso effetti di luce e di umidità capaci di impreziosire moltissimi livelli.
Tanta abbondanza grafica, però, stupisce solo in un primo momento, in quanto il gameplay che emerge dopo alcuni livelli non è in grado di soddisfare appieno: sfida mancante a parte è tutto l'approccio al gioco che non presenta particolari guizzi, con nemici prevedibili e un sistema di shooting che, per quanto offra differenti armi secondarie e la possibilità di gestire in tempo reale l'ampiezza della rosa dei propri colpi, si rende tutt'altro che necessario, segno che la calibrazione della difficoltà non è perfetta.
La mancanza di sfida viene definitivamente sottolineata dalla possibilità di aumentare permanentemente il numero di vite a disposizione, semplicemente raccogliendo un centinaio tra i bonus rilasciati da alcuni dei virus che popolano le cellule. Un'operazione che avverrà in maniera praticamente automatica progredendo nei livelli, arrivando quindi ad assicurare un numero di vite sovradimensionato rispetto a al necessario.

Americans don't do it better

La versione statunitense di Nano Assault soffre di alcuni sporadici rallentamenti, soprattutto nei livelli più affollati di nemici e più ricchi di effetti di luce, che possono rendere più complicati del dovuto determinate sezioni.
Inoltre include un fastidioso bug che blocca il gioco durante il caricamento delle classifiche online della modalità arcade, forzando, in rari casi, il riavvio della console e conseguente cancellazione del salvataggio, ormai corrotto.
Per questo motivo il lancio in Europa è stato rimandato e il team ha lavorato in questi mesi per risolvere tali problematiche.
La versione Europea, quindi, dovrebbe essere più fluida e costante, risolvendo anche il bug relativo all’online.

Nano Assault Nano Assault tenta di deviare dall’offerta più classica dei twin stick shooter, proponendo tipologie di livelli differenti ma sbagliando completamente nell’aspetto che ha reso celebre il genere: una sfida di tutto rispetto accoppiata ad una progressione in grado di offrire nuovi elementi, nemici, armi per continuare a solleticare l’interesse del giocatore. Lo stupore per l’aspetto tecnico, quindi, lascia rapidamente spazio alla monotonia, spezzata solo saltuariamente dalle sfide con i boss, non tutte allo stesso livello ma con alcuni guizzi di genialità. Lo scarso numero di ore da dedicare al gioco per vederne la fine lascia un vuoto che non viene colmato dalla presenza degli extra, scarsi e assolutamente inadeguati per mantenere la cartuccia a lungo nello slot del 3DS. Un titolo non del tutto riuscito, quindi, che potrebbe interessare soprattutto chi non ha una console Sony e quindi in questi anni non ha mai avuto l’opportunità di provare Super Stardust, sicuramente più classico ma di livello sicuramente superiore.

5

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