Recensione NBA 2K17

Visual Concepts si ributta nella mischia delle simulazioni sportive con una schiacciata mostruosa: il re è sempre lui!

NBA 2K17

Videorecensione
NBA 2K17
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Nel campo delle simulazioni sportive, le serie di successo sono spesso accomunate dal medesimo processo produttivo: ai primi capitoli di fondazione, dove un gameplay ancora grezzo viene più volte rivoluzionato fino a plasmare l'identità ludica su cui costruire il futuro del franchise, si susseguono episodi che, oltre a limare progressivamente le imperfezioni del passato, introducono a poco a poco delle novità ben mirate (sopratutto a livello tecnico e grafico), che hanno il doppio compito di "far vendere" il nuovo episodio a chi ha già acquistato quello precedente e di accogliere nuovi giocatori nel bacino d'utenza. Pensate, ad esempio, a FIFA 17 e alla sua nuova modalità "The Journey", che grazie alla sua impronta cinematografica "à la GOAL!" (il film) andrà a stuzzicare il palato di quei giocatori che prima erano quasi completamente disinteressati all'ultima fatica di EA Sports. Ecco, ora mettiamo da parte questo modus operandi decennale, e proviamo a guardare più su, verso le stelle. Perché lontano dai "Pelé" sui palchi delle conference più famose, nel suo iperuranio quasi ventennale dove in gran segreto sviluppa la formula per l'eterna giovinezza, c'è Visual Concepts e il suo NBA 2K, che ogni anno, quando sembra ormai aver raggiunto la perfezione, trascende i suoi limiti e piomba nuovamente in campo per dettare legge su tutto e tutti. Insomma, non ce ne vogliano FIFA e PES, ma NBA 2K17 è ancora il re incontrastato delle simulazioni sportive. Scopriamo insieme il perchè.

The show must go on

È il campo, quel santuario rettangolare dove ogni giorno si consumano migliaia di suole e si sputa sangue, il vero centro di gravità di una simulazione di basket. Quest'anno, molto più che nella passata edizione, Visual Concepts ha cercato di compiere grandi passi avanti sul fronte del realismo e della fisica di gioco, riuscendo nella difficile impresa di introdurre elementi potenzialmente rivoluzionari in un gameplay che continua comunque a poggiarsi su un'intelaiatura ludica ben rodata e raffinatissima. NBA 2K17 è infatti molto più fisico e "rude" del suo scattante predecessore, con la stazza dei giocatori che finalmente incide con evidenza sul ritmo delle giocate e sull'efficacia delle fasi offensive e difensive. Ma non ci riferiamo solamente all'esigenza (comunque già ampiamente soddisfatta) di far valere l'altezza, il peso e la forza fisica dei giocatori impegnati sul parquet, ma proprio di dare forma a quella loro capacità di interagire con lo spazio che li circonda, valorizzando una sorta di "consapevolezza contestuale" che fino ad oggi era praticamente inedita per il franchise o comunque non era stata approfondita a dovere. Basti pensare a NBA 2K16, dove servendosi di un giocatore particolarmente agile si riusciva spesso e volentieri a penetrare nell'area piccola e a concludere a canestro pur essendo quest'ultima affollata di giocatori, come se la velocità fosse l'arma più letale a disposizione, in barba alla circolazione del pallone e agli schemi d'attacco. Gran parte della colpa andava certamente attribuita ad un'intelligenza artificiale non sempre impeccabile, spesso poco reattiva e abile nel chiudere i corridoi e nell'arginare i tagli da fondo campo dei giocatori senza palla. Quest'anno, invece, gran parte dei contatti fisici sono stati completamente riscritti, così da valorizzare il motto cestistico che vuole che "il miglior attacco sia proprio la difesa": sarà infatti consuetudine vedere un giocatore lanciato in palleggio verso l'area infrangersi letteralmente contro la difesa avversaria, che ora controlla la sua zona di competenza con molta più convinzione e autorevolezza fisica, costringendo il portatore di palla ad arrestare il suo impeto e a scaricare repentinamente il pallone per non rischiare di vederselo scivolare dalle mani o di commettere l'infrazione di "passi". Ciò, come detto, non solo dona molto più realismo alla simulazione che si sviluppa davanti agli occhi del giocatore, ma lo costringe anche ad uno sforzo ben maggiore per creare i giusti spazi per pungere la difesa in attacco; non a caso nell'NBA degli ultimi anni si sta assistendo a sempre più tiri dal perimetro piuttosto che a sortite offensive nel cuore delle ultra-fisiche difese avversarie. Ma ci sono stati anche miglioramenti alla fisica di gioco che portano vantaggi agli attaccanti. Sfruttando la già citata consapevolezza spaziale, infatti, i giocatori più fisici, come il centro o le ali, potranno rendersi utili alla manovra offensiva anche restando in movimento, sfruttando il proprio corpo e le braccia per ostruire i difensori avversari e spostarli -senza ovviamente commettere fallo- verso l'area, offrendo così ai compagni una valida alternativa che non sia il solito, leggibilissimo "blocco" perimetrale. Allo stesso modo, durante il più classico dei mismatch (termine tecnico che sta ad indicare quando un attaccante in situazione di uno contro uno si trova fronteggiato da un avversario in condizioni di inferiorità fisica o atletica), i giocatori che solitamente dominano nel pitturato avranno maggior facilità nell'eseguire manovre dal post contro una guardia, cosa che in NBA 2K16 non sempre veniva restituita nel migliore dei modi.

Anche la fisica del pallone ha ricevuto delle migliorie tangibili: nei rimbalzi, ad esempio, si avverte molto meno quella sorta di "magnetismo" che in passato guidava le prese aeree dei giocatori a caccia del pallone (con tanto di possibilità, adesso, di smanacciare il pallone verso i compagni lungo il perimetro), mentre in difesa è diventato più facile intervenire direttamente sul palleggio dell'avversario o durante i passaggi troppo azzardati per rubare il pallone; pallone che, tra l'altro, ora reagisce con molto più realismo alle deviazioni con le mani, schizzando via con traiettorie e velocità credibili. Restano, purtroppo, alcuni difetti sulle deviazioni della palla dopo aver colpito l'anello, che a volte cade un po' forzatamente nella retina anche se l'angolazione del rimbalzo suggerirebbe ben altro esito. Sono state apportate alcune evidenti modifiche anche al sistema di tiro. Innanzitutto è cambiato l'indicatore, che ora, invece che richiedere di fermare con tempismo il caricamento al centro della barra dedicata, richiederà al giocatore di rilasciare il tiro al perfetto riempimento di quest'ultima, che varierà -nella lunghezza e nella velocità di riempimento- a seconda della distanza dal canestro, delle potenzialità del giocatore, della sua stanchezza fisica e dell'efficacia dell'opposizione avversaria, rendendo quindi più semplici i tiri effettuati nella cosiddetta "comfort zone" dell'atleta e più difficili quelli effettuati da posizioni non idonee alle sue abilità oppure quelli forzati. Ma le novità non finiscono qui: quest'anno, infatti, inclinando la levetta analogica destra verso l'alto sarà possibile eseguire il cosiddetto tiro "al tabellone" (mentre abbassandola si effettuerà il classico tiro in sospensione), ovvero quel tiro effettuato da angolazioni particolarmente difficoltose che sfrutta il rimbalzo della palla sul tabellone per poi centrare la retina, e che nelle edizioni passate si effettuava in automatico tirando da particolari posizioni e con il giusto giocatore. Anche il tiro sottomano è stato leggermente modificato, permettendo all'utente, durante l'esecuzione del tiro, di spostare il "pro stick" a sinistra o a destra per ampliare maggiormente l'estensione laterale del braccio e aumentare le possibilità di eludere l'opposizione al tiro degli avversari posti in difesa del canestro. Si tratta insomma di modifiche che, facendo il paio con le già incredibili qualità del comparto tecnico, restituiscono un'esperienza simulativa che difficilmente saremmo riusciti ad immaginare a distanza di un solo anno da NBA 2K16.

Il mio regno è il parquet

Nel nostro breve hands-on de "Il Preludio", la demo che nell'ultima settimana ci ha permesso di ricevere un piccolo assaggio della modalità MyCareer di NBA 2K17, vi avevamo anticipato il cambio di direzione operato da 2K dopo l'esperimento (fallimentare) di Spike Lee alla regia della succitata modalità in NBA 2K16. Le tematiche introdotte dal regista afroamericano, infatti, molte delle quali forzatamente strappalacrime o comunque appartenenti ad una sfera sociale non propriamente affine ad una simulazione sportiva, avevano fatto storcere il naso agli appassionati e alla stampa specializzata, che auspicavano un repentino ritorno al vecchio canovaccio fatto di tanti piccoli, grandi successi sportivi su parquet traslucidi, senza ovviamente accantonare quel poco di buono che il buon Lee aveva introdotto nella modalità, come le piacevolissime sfide al college. College che, appunto, ritorna in NBA 2K17 come rampa di lancio per la carriera del nostro giocatore, già conosciuto a livello scolastico come una delle migliori promesse in circolazione. Nei panni del "Presidente" (così saremo soprannominati), giocheremo le prime partite cercando di guadagnarci la stima dei compagni e -soprattutto- della stampa prima di giungere a ridosso del Draft, giorno in cui le giovani promesse dei college americani (ma anche provenienti da nazioni all'infuori degli Stati Uniti) vengono scelte dalle 30 squadre della National Basket Association e diventano a tutti gli effetti dei professionisti; chi ha già giocato Il Preludio può semplicemente importare il salvataggio e partire direttamente dal Draft.
Accantonati quindi i poco apprezzati excursus extra-cestitici di NBA 2K16, la nuova modalità MyCareer torna un po' a ripercorrere le orme di quella del 2014, con una serie di cutscene ben dirette poste come intermezzo tra una partita e l'altra, molte delle quali verranno sbloccate solamente dopo aver conseguito le varie "milestone" della nostra carriera (come passare titolari o diventare i giocatori del match). Ci capiterà di essere chiamati dalla mamma, sempre pronta a spronarci ad ottenere il meglio da ogni match; di ricevere la visita del nostro agente, Bruce, pronto ad offrirci qualche contratto di sponsorizzazione importante (come quello per le scarpe o per l'abbigliamento); oppure di dialogare con l'ex allenatore o con Justice Young, interpretato dall'attore statunitense Michael B. Jordan (omonimo di "Sua Ariosità" MJ#23), che ci seguirà per gran parte della nostra carriera come spalla, spingendoci ad allenarci con più frequenza ed elogiandoci dopo una bella performance. Non si tratta insomma di situazioni particolarmente originali o ricche dal punto di vista emozionale, ma riteniamo che il ritorno ad uno script narrativo più rilassato e meno drammatico sia stata la scelta migliore.
Venendo al gameplay della modalità, la struttura saggiata è bene o male la stessa dell'anno passato. Il primo passo, come consuetudine, è quello dedicato alla creazione del proprio avatar virtuale sfruttando l'incredibile editor di NBA 2K (che permette anche la scansione del proprio viso tramite l'app per smartphone), che quest'anno può contare su alcune interessantissime introduzioni che rendono ancora più profonda la personalizzazione del giocatore. Dopo aver scelto la posizione da occupare in campo ci si trova subito di fronte alla prima novità: gli archetipi. Si tratta, come si evince dal nome, di una serie di "preset" (diversi a seconda della posizione occupata) sulla falsa riga di quelli disponibili nei giochi di ruolo, che ci permetterà di plasmare al meglio lo stile che il nostro giocatore adotterà lungo tutta la sua carriera. Scegliendo, ad esempio, l'archetipo "creatore di tiri", partiremo con delle statistiche più alte nelle abilità di tiro dalla media e dalla lunga distanza, ma non potremo sviluppare oltre una certa soglia le abilità sotto canestro. Puntando, invece, sull'archetipo "gran difensore", il nostro avatar sarà molto più abile nella difesa sul perimetro e a rubare palla, peccando però dal punto di vista offensivo. Anche la scelta dell'altezza, del peso e della lunghezza delle braccia influenzerà le statistiche iniziali. Un giocatore più alto sarà infatti più dominante sotto canestro e in post, ma dovrà fare i conti con la maggior lentezza dei suoi movimenti. Al contrario, uno più basso sarà più agile nelle penetrazioni e bravo nel controllo palla, ma faticherà dannatamente a rimbalzo e ad eludere l'opposizione al tiro dei giocatori dotati di lunghe leve. Si tratta, insomma, di introduzioni ben gradite e dall'impatto avvertibile, inserite comunque all'interno di un editor che già funzionava alla grandissima in passato.

Terminata la creazione del personaggio e affrontate tutte le partite del college (fase che, purtroppo, scivola via forse troppo velocemente rispetto a quanto avremmo gradito), giungeremo nel "Mio Campo", una sorta di HUB personalizzabile dove potremo allenarci, invitare i nostri amici del mondo dell'NBA (ma anche quelli reali) e assistere alla maggior parte delle cutscene in compagnia del nostro agente. Qui potremo gestire anche i vari contratti di sponsorizzazione proposti da Bruce. Ogni giornata sarà divisa in più eventi che occuperanno diverse ore del nostro tempo, spesso sovrapponendosi, richiedendoci quindi di scegliere oculatamente a quale dei tanti prendere parte. Si va dall'allenamento in palestra con i compagni di squadra (utile per portarsi a casa qualche punto abilità gratuito) alle rapide comparsate nei fast food o nei bistrot per racimolare qualche credito extra. Da quest'anno, inoltre, i contratti più importanti (tipo quelli con Adidas, Nike, Tissot, Spalding e via dicendo) avranno diverse fasce di stipendio e ricompense, che potranno essere negoziate in fase di firma e poi aumentate partecipando più volte agli eventi dedicati o ottenendo delle buone performance in campo. Man mano che la carriera avanzerà, oltre ad ottenere nuovi tifosi e ricompense gustose dagli altri giocatori NBA, ci ritroveremo con abbastanza contratti da guadagnare davvero un buon numero di crediti da poter spendere per potenziare il personaggio più rapidamente di quanto avvenisse in passato, riducendo leggermente quella sensazione di "impotenza" che si avvertiva nel passaggio dal college all'NBA. Quella di MyCareer resta insomma una modalità davvero solida e ben orchestrata, che può anche contare sulla sua espressione più "street" della modalità MyPark, dove il giocatore potrà affrontare dei 2v2 o dei 3v3 con altri giocatori online (anche se prima di lanciarvi nella mischia vi consigliamo di livellare per bene il vostro giocatore in single player).

MyGM, MyLeague e MyTeam

NBA 2K, oltre che per il suo profondo gameplay sul parquet e per il comparto tecnico, si è sempre contraddistinto grazie al grande trio di modalità MyGM, MyLeague e MyTeam, che anche quest'anno sono state migliorate con l'aggiunta di piccole novità degne di nota. MyGM resta l'anima più "ruolistica" di NBA 2K17, offrendo al giocatore la possibilità di impersonare il general manager di una squadra NBA, curandone l'aspetto amministrativo, finanziario e sportivo fin nei minimi dettagli. Oltre al rinnovo dei contratti dei giocatori e al ritocco sui prezzi dei biglietti e del merchandising, quest'anno sarà davvero divertente poter votare per cambiare le regole NBA insieme a tutti gli altri GM della lega, scegliendo magari se ridurre il tempo a disposizione per portare la palla nella metà campo avversaria o se abbassare il numero dei falli per l'espulsione a 5 (ce ne sono comunque un'infinità!), andando nel tempo a modificare dinamicamente l'esperienza di gioco.

Dinamismo che si respira anche durante le finestre di mercato riservate all'assunzione dello staff tecnico e amministrativo, dove potremo ingaggiare i membri di altre squadre ma anche rischiare di vederci soffiare i nostri per via di un'offerta salariale più succulenta.Nella modalità MyLeague, invece, potremo gestire una franchigia all'interno di una lega completamente personalizzabile in ogni suo aspetto, dai tetti salariali delle squadre fino alla gestione della lotteria del Draft. Per entrambe le modalità MyGM e MyLeague sarà possibile estendere oltre le 30 squadre le partecipanti alla stagione, aggiungendo magari squadre del passato o europee (anche qui il lavoro svolto è straordinario), oppure creando una squadra completamente da zero (disegnandone anche la divisa e l'arena). Inoltre, sarà possibile iniziare la stagione dall'off-season, così da poter gestire il Draft di quest'anno (avvenuto qualche mese fa) e giocare la Summer League. Per il resto, oltre alla possibilità di giocare una stagione regolare senza preoccupazioni amministrative, si potranno giocare direttamente dei playoff (personalizzandoli a piacimento) oppure prendere parte, dal 25 ottobre, alla stagione "Inizia Oggi", ovvero una stagione che inizierà poggiandosi sulle statistiche e le classifiche ufficiali della stagione regolare in corso.
Conclude l'offerta contenutistica l'ormai immancabile modalità MyTeam, una sorta di Ultimate Team in salsa NBA, dove, completando svariate sfide in single player o partecipando alle leghe online, potremo ottenere crediti per comprare nuove bustine e far progredire la squadra.

Il Re si rifà il look.

Sono passati già due anni da quando NBA 2K è approdato su console di corrente generazione; eppure, l'edizione di quest'anno sembra aver apportato delle migliorie piuttosto significative al comparto tecnico e grafico. Oltre a tutta la serie di nuove animazioni che accompagnano l'intelligenza artificiale nella sua già citata consapevolezza fisica (e sono davvero innumerevoli e meravigliose da guardare), Visual Concepts ha investito parecchio tempo nella spettacolarizzazione della partita. Ogni arena è stata ridisegnata per rispecchiare l'effettiva illuminazione presente all'interno dei palazzetti, e le diverse tifoserie (qui migliorate nelle reazioni e nella qualità tecnica) decantano i cori originali di tutte le 30 squadre NBA. Ma anche i menù sono stati finalmente ridisegnati da zero, rendendoli più facili da navigare e più belli da guardare.
Sul fronte della ricchezza poligonale e delle texture facciali, i passi avanti non sono stati particolarmente significativi; del resto la qualità su questo fronte è al top già da qualche anno, anche se dispiace osservare alcuni giocatori europei, come ad esempio quelli dell'Armani di Milano, non proprio fedeli alle rispettive controparti reali. Allo stesso modo dispiace, come già osservato nel provato de "Il Preludio", lo stacco che avviene tra le fasi giocate della partita (sempre fluidissime a 60 fps) e alcune cutscene (a 30 fps), che creano una discontinuità visiva non proprio piacevolissima; sarebbe interessante capire se anche su Pro esiste questa discrepanza nella fluidità (oltre ovviamente constatare i benefici portati dall'HDR).

NBA 2K17 NBA 2K17 è l'esempio più fulgido di come si possa sviluppare una serie a cadenza annuale, facendo apparire ogni iterazione come un titolo fresco e inedito, capace di conquiste difficilmente immaginabili l'anno precedente. D'altronde, Visual Concepts non sembra essere mai sazia, anzi, rinnova e sperimenta in continuazione, mostrando un amore per per il basket e per tutti i suoi dettagli difficilmente eguagliabile. E noi non possiamo che essere felici di poter mettere le mani ogni anno su questa simulazione sportiva perfettamente oliata ed efficiente. La modalità MyCareer, rivista dopo la delusione di Spike Lee lo scorso anno, continua a catturare abilmente l'essenza della carriera di una giovane stella del basket, mentre MyGM e MyLeague offrono una visione sempre più profonda, meticolosa e longeva sulla gestione di una regular season NBA. A queste, poi, si aggiunge una modalità MyTeam che rappresenta una piacevole variazione sul tema. Certo, ci sono ancora dei piccoli difetti, come l'impossibilità di normalizzare le statistiche del MyPlayer in una carriera giocata con partite con quarti ridotti (ritrovandosi quindi con statistiche nettamente inferiori rispetto agli altri giocatori della lega), oppure lo stacco grafico tra i giocatori NBA e quelli europei, e anche tra le fasi giocate più fluide e molte scene d'intermezzo a 30 fps. Tutti difetti, insomma, che si possono limare nel tempo e continuando a lavorare nel migliore dei modi. Per il resto, il gameplay c'è ed è sempre più incisivo, i contenuti non mancano, il comparto tecnico è al top. Che altro si può desiderare? Probabilmente solo NBA 2K18.

9.3

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