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Recensione NBA Live 14

NBA Live si presenta malissimo al suo secondo debutto

NBA Live 14

Videorecensione
NBA Live 14
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo tre anni tra i più travagliati nella storia dell'IP NBA Live, Electronic Arts vuole tornare a competere, alla ricerca di una "rinascita" che avrebbe dovuto ricordare ai fan quella del recente FIFA. Ed ecco allora un nuovo team e tante nuove prospettive, ma soprattutto il nuovo Ignite Engine a sostenere il nuovissimo NBA Live 14. Accordi di ufficialità con ESPN ed il debutto diretto su PS4 ed Xbox One sembravano poter garantire un percorso interessante per NBA Live 14 che, pur scontrandosi con un colosso come NBA 2K, sembrava avere un paio di interessanti frecce al suo arco. Eppure, la scarsa presenza alle manifestazioni di settore e la costante carenza di materiale avevano fatto presagire qualcosa agli addetti del settore ed agli appassionati, alcuni dei quali prevedevano addirittura l'ennesima cancellazione. Alla fine la cancellazione non è arrivata, ma non possiamo certo dire che per EA Sports e per il suo pubblico sia stato un bene. NBA Live 14 è infatti un progetto mal riuscito, raffazzonato, senza idee: totalmente incapace, a livello ludico, anche solo di avvicinarsi all'idea di "basket". Anche dal punto di vista tecnico NBA Live 14 non convince, dimostrandosi anzi arretratissimo e a tratti veramente imbarazzante.
Si tratta insomma di gioco da evitare, che siate possessori di Xbox OnePlaystation 4.

Questo NON E’ il basket dei vostri padri

In NBA Live 14 nulla funziona come dovrebbe, sin dalla "palla a due". A saltare all'occhio, prima di tutto, sono le animazioni: rigide, completamente slegate tra loro ed appartenenti ad un passato così remoto da risultare inadatte anche per la generazione appena conclusasi. Sul parquet i cestisti si muovono in maniera goffa e innaturale ed il comparto animazioni non presenta quelle caratteristiche peculiari e distintive che servono ad una simulazione sportiva di qualità. Mancano completamente le variazioni in ciascun aspetto del gioco: due sole tipologie di passaggio (sempre lenti e prevedibili), pochissimi movimenti in post, meccaniche di tiro sempre uguali e spettacolarità praticamente inesistente caratterizzano un'azione che del "basket NBA" porta solo il nome.
Ma le animazioni sono solo la punta dell'iceberg, perché, ad esempio, nemmeno il sistema di collisioni funziona a dovere. In situazioni di pick&roll, durante le penetrazioni e ancor più nelle azioni spalle a canestro dal post basso, incappiamo nella gestione apparentemente casuale dei contatti. In alcune situazioni tutto appare tremendamente facile, con una difesa fatta di veri e propri ectoplasmi ed attacchi fondamentalmente infallibili; altre volte ci si scontra con muri invalicabili ed un'impenetrabilità persino esagerata. Il tutto condito da una serie di problemi di compenetrazione più o meno gravi, che macchiano non solo il quadro visivo ma anche il gameplay, rendendo impossibile giocare.
L'azione a schermo è poi viziata da una fisica della palla totalmente scriptata, che si palesa nella più classica "magnetizzazione" della sfera, costantemente incollata alle mani dei giocatori. E' in questo senso quasi impossibile perderne il controllo, anche manovrando insistentemente "nel traffico" con atleti non propriamente dotati di ottimo ball handling. Ma non è tutto, perché i problemi si estendono anche ai rimbalzi, alle conclusioni da sotto il canestro e agli odiati -ma frequentissimi- lob-pass: tutti aspetti che nella stragrande maggioranza dei casi appaiono completamente pilotati.
In questo disastroso mix va infine considerata la pochezza dell'Intelligenza Artificiale, che appare imbarazzante sia in fase offensiva che difensiva. Se non chiamati in prima persona dal giocatore, gli schemi non vengono quasi mai eseguiti, ed assistiamo ad uno sviluppo così statico da far invidia ai peggiori New York Knicks dell'attuale "era Anthony". I compagni guidati dalla CPU non si muovono quasi mai: non tagliano, non bloccano, non tentano di liberarsi al tiro, ma aspettano semplicemente la palla da fermi. E capita persino di vederli rimanere immobili quando, tramite D-pad, saremo noi in prima persona a chiamare i movimenti. Gli avversari, in ogni caso, riescono a fare anche peggio: si limitano a dare "palla sotto" e provare l'azione di sfondamento, ricorrendo rarissimamente al tiro da fuori o alla penetrazione. Il tiro dalla media distanza sembra non esistere in NBA Live 14, così come il pick&roll: l'azione offensiva più utilizzata negli ultimi trent'anni. Tutte le franchigie giocano alla stessa maniera: che si stiano affrontando gli Heat di LeBron James o i Clippers di Chris Paul non ci sarà alcuna differenza.
Il gameplay, vessato e martoriato da quest'infinita mole di difetti, risulta quindi piattissimo e ripetitivo. La frustrazione raggiunge livelli tali da costringere il giocatore ad abusare di una generale difficoltà a difendere sulle spin move, continuando a proporre isolamenti e penetrazioni fino allo sfinimento. Non ci sono mai vere ed efficaci alternative e non c'è mai la possibilità di divertirsi giocando al basket seguendo i ritmi che lo caratterizzano realmente.
Non danno un aiuto nemmeno i controlli, macchinosi e spesso implementati con superficialità. Anche in questo la penetrazione a testa bassa appare l'unica opzione, dato che le dribble moves legate allo stick destro funzionano a meraviglia (anche troppo), a dispetto delle animazioni. Gli scogli più grandi si incrociano invece quando si tenta di imbastire un'azione corale: per chiamare un blocco è necessario tenere premuto il grilletto sinistro fino a che non decideremo di far "rollare" il bloccante; per un passaggio con l'icona (imprescindibile) bisognerà invece mantenere premuta la pressione sul dorsale destro. Entrambe meccaniche scomodissime e colpevoli di rendere l'azione ancor più macchinosa e frustrante.

Due su quattro!

Considerando l'offerta in termini di modalità è un peccato che NBA Live 14 sia così poco rifinito a livello ludico. I ben organizzati menù di gioco ci mostrano ad esempio la presenza di una bellissima modalità Scenario, che ci permetterà di ripercorrere e rigiocare tutte le partite della regular season in corso con la nostra franchigia del cuore, oppure di riviverne alcuni momenti fondamentali. Con soli nove secondi sul cronometro dovremo piazzare la tripla decisiva nei panni di Westbrook contro i Golden State Warriors, mentre in un'altra sfida, guidando gli stessi Warriors, dovremo eguagliare la striscia di triple nel quarto quarto degli "splash brothers". O ancora realizzare il pazzesco canestro di Jeff Green sulla sirena, che diede ai Celtics la vittoria sugli Heat poco più di un mese fa. Le sfide sono varie ed in costante aggiornamento, per un game mode che da anni i fan della pallacanestro bramavano. Non poteva poi mancare poi l'Ultimate Team in salsa cestistica che, sebbene non profondo e solido come quello visto in FIFA, riesce a coinvolgere. Manca il fondamentale parametro di affinità tra i vari giocatori in campo (magari per college di provenienza), ma tra contratti, loghi e divise da personalizzare e tanto altro ancora la varietà è assicurata.

"NBA Live 14 è tremendo, forse uno dei pochi videogame da evitare totalmente all’alba di quest’ottava generazione di console"

Si aggiunge poi un'interessante sezione collaterale in cui affrontare quintetti molto particolari (ad esempio tutti i rookie dei Celtics o l'All Star Team dell'Ovest) per ottenere laute ricompense. Il cuore della modalità restano naturalmente i pacchetti da scartare nella speranza di trovare il Kevin Durant di turno, da utilizzare poi negli scontri testa a testa online. In questo senso Ultimate Team non si fa mancare nulla anche in versione NBA, rivelando una declinazione molto ben riuscita... almeno finché non si scende in campo.
Decisamente meno interessanti, invece, Carriera e Dinastia, game mode nei quali impersonare un singolo atleta o un general manager e tentare di raggiungere la Hall of Fame. La prima presenta le stesse caratteristiche della concorrente My Career di NBA 2K14, mostrando però una realizzazione ben più abbozzata. Manca interamente la componente "social", manca l'aspetto collaterale garantito da contratti pubblicitari, rapporti con i compagni e la dirigenza e, ovviamente, manca quel semplice plot di fondo che 2K ha così magistralmente introdotto. Al di là di questi aspetti classicamente "di contorno", a rendere inefficace questo game mode sono soprattuto le modalità di crescita del nostro beniamino. Prima di tutto si osserva un eccessivo sbilanciamento tra le "Caratteristiche Chiave", conseguenti al ruolo, e tutte le altre, rendendo spesso troppo difficile costruire un atleta anche solo "bi-dimensionale" nel suo gioco. In secondo luogo lo stesso sistema di assegnazione dei punti mostra lacune piuttosto gravi. Non verremo puniti solo per un tiro forzato, una palla persa o la facile segnatura del nostro diretto avversario, bensì per ogni tiro sbagliato anche se preso "in ritmo" (attualmente in NBA si contano sulle dita di una mano i cestisti sopra il 50%) e per ogni movimento "a vuoto". Al contrario non verremo premiati guadagnando un fallo, segnando i tiri liberi o subendo uno sfondamento. Va da se che, in questa maniera, non solo si costringe ancora una volta il videoplayer ad abusare delle penetrazioni per non sbagliare canestri, ma si rende estremamente piatta e monotona la progressione. Aggiungiamoci pure che l'IA offre in questo caso il suo peggio e che la gestione del nostro atleta da parte della dirigenza appare totalmente dissennata. Lanciato un quintetto base, sin dalla prima notte in NBA gli verrà presto chiesto di superare i numeri di eventuali pari ruolo quali Chris Paul, Wade, Anthony o LeBron James, facendo crollare il minimo di serietà fino ad allora costruita.
Diversa ma altrettanto mal realizzata la Dinastia, che si presenta come la più classica delle Associazioni made by 2K Games. Dovremo gestire la franchigia giocando contemporaneamente le partite, nel corso di un game mode tutto menù e statistiche non particolarmente divertente o accattivante. La progressione appare infatti piuttosto lineare e priva di spunti veramente stimolanti.

Questa sarebbe la Next Gen?

Per chiudere il quadro non resta da aggiungere che qualche considerazione a livello tecnico, l'aspetto forse meno riuscito di questa produzione Electronic Arts. Delle animazioni abbiamo già parlato, definendole forse tra le peggiori che il colosso canadese ci abbia mostrato negli ultimi dieci anni. Ma al quadro si aggiunge purtroppo una modellazione poligonale solo sufficiente degli atleti, che impallidiscono di fronte ad un qualsiasi altro titolo sportivo di questa prima tranche Next Gen. Senza scomodare NBA 2K14, che sembra veramente su un altro pianeta, anche il confronto interno con FIFA appare impietoso, relegando NBA Live 14 nell'angolo delle produzioni nate male. La relativa povertà poligonale non è però il problema più grosso, per quanto osservando gli spalti e il palazzetto in generale si faccia sentire in maniera davvero pesante. Il vero problema è un mix disastroso di texture e shader, incapace di caratterizzare i dettagli di divise, volti e corpi: tutto sembra finto, fatto di plastica immobile ed immutabile. L'illuminazione, in questo senso, non aiuta, appiattendo ulteriormente la scena e non riuscendo mai a caratterizzare l'atmosfera delle grandi occasioni che si respira ogni sera sui campi NBA. Un vero pugno nello stomaco per l'appassionato, che ad azione ferma si vede invece galvanizzato da intro ben caratterizzate, da "half-time report" veramente curati e completi (c'è addirittura l'ESPN Wired per entrambe le squadre), nonchè da replay e statistiche di ogni sorta. A fronte però di un frame rate sempre ballerino, pochissime e spesso scomode telecamere tra le quali scegliere ed una resa estetica veramente brutta, anche la cura per le statistiche e l'aggiornamento in tempo reale delle condizioni atletiche non basta.
A livello sonoro, fortunatamente, i risultati sono migliori: il pubblico reagisce in maniera coerente a quanto accade sul campo e i Wired dalle panchine implementano le voci reali degli allenatori. Peccato che il commento di Mike Breen e Jeff Van Gundy appaia spesso monotono ed un po' troppo generico, ossia privo di tutte quelle "storie collaterali" che tanto appassionano i fan del basket a stelle e strisce.

NBA Live 14 NBA Live 14 è tremendo, forse uno dei pochi videogame da evitare totalmente all’alba di quest’ottava generazione di console. Dopo tre anni di promesse e titoli cancellati ci aspettavamo sinceramente di più da un colosso come Electronic Arts che, nonostante le possibilità economiche, non ha evidentemente le idee chiare (o la passione?) in ambito cestistico. NBA Live fallisce sotto ogni aspetto: il gameplay costringe ad abusare degli espedienti ed impedisce di macinare basket sul parquet; tra le modalità se ne salvano sulla carta solo la metà, disintegrate poi una volta preso in mano il pad. E l’aspetto peggiore è incredibilmente quello tecnico, che non beneficia mai di Ignite Engine o del salto generazionale, presentandosi anzi indietro persino a confronto con qualche titolo sportivo “old gen”. Un vero e proprio disastro dal quale si salva solo la caratterizzazione collaterale in termini di statistiche e mole di materiale da rivedere in highlights et similia, segno che gli accordi esclusivi con ESPN, se non altro funzionano. Speriamo quindi che si possa ripartire da qui e produrre il prossimo anno un videogioco di basket che valga almeno la pena guardare.

4

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