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Necropolis per PlayStation 4 Recensione

A sei mesi di distanza dall'uscita su PC, Necropolis giunge anche su PlayStation 4 e Xbox One con la versione Brutal Edition.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Necropolis per PlayStation 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

In un mercato in cui i "souls like" proliferano come funghi, alcune software house decidono di recuperare gran parte degli elementi distintivi della saga partorita dalla mente di Miyazaki e di mescolarli con altri generi ludici, allo scopo di sviluppare opere uniche ed originali. È il caso, ad esempio, del recentissimo Let it Die, che unisce il pulp estremo di Goichi Suda all'alto tasso di sfida che contraddistingue Dark Souls, oppure del bizzarro Necropolis, un dungeon crawler di stampo roguelike, che aumenta l'impronta punitiva della serie From Software tramite l'utilizzo di un imprevedibile algoritmo procedurale. Il titolo, realizzato dai ragazzi di Harebrained Schemes e patrocinato nientemeno che da Namco Bandai, ha esordito in estate su personal computer, ricevendo un'accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico e della critica: dopo numerosi ritardi e rinvii, ecco che Necropolis si appresta a tormentare anche gli utenti console, con un porting che beneficia sì di tutti gli aggiornamenti rilasciati fino ad ora su Steam, ma che sul fronte della resa tecnica peggiora addirittura le performance della versione originale.

Siete tutti dei gran figli di Botar

Forse per alleggerire la tensione di una difficoltà sopra la media e per fugare lo spettro della morte permanente, Necropolis non si prende mai troppo sul serio, ed anzi, con fare allegro e caricaturale, ci introduce subito ai pericoli del suo mondo sotterraneo attraverso la voce narrante, logorroica e petulante, di una ignota divinità. Il suo modo scherzoso di canzonarci, il suo continuo punzecchiarci, i suoi insistenti tentativi di metterci i bastoni tra le ruote possono sulle prime strapparci qualche spensierato sorriso, ma già dopo poco tempo finiscono per irritarci più delle ripetute dipartite nelle quali incapperemo.

L'idea di dar vita ad un roguelike un po' più leggero, brioso e scacciapensieri avrebbe potuto risultare anche abbastanza efficace, in modo tale da segnare un significativo distacco con tutti gli altri congeneri caratterizzati invece da atmosfere seriose ed austere. Dispiace allora che la ripetitività della sceneggiatura palesi tutti i suoi limiti già dopo i primi minuti di gioco: il ritrovamento di oggetti preziosi, il raggiungimento di altari benefici e la lettura di antiche iscrizioni sulla roccia divengono così una semplice occasione per dar sfoggio di sentenze umoristiche di dubbio gusto, che smorzano il piacere dell'esplorazione e della comprensione del background narrativo. Da un certo punto di vista, l'ironia che si respira tra i dungeon pullulanti di trappole ha il sapore di una fiaba nera che, a tratti, calca troppo la mano sul lato del nonsense, affievolendo di conseguenza la sua carica dissacrante. Ogni ardimentoso avventuriero dovrà comunque predisporsi spiritualmente ad affrontare la morte con un mezzo sorriso di rabbia stampato sulle labbra: Necropolis è, infatti, un gioco spietato, portavoce della medesima crudeltà che il genere cui appartiene impone ai suoi adepti. Purtroppo la stessa ridondanza delle spiritosaggini della nostra mendace guida si riscontra anche nella struttura ludica: la natura procedurale dell'opera si scontra inevitabilmente con l'anima da souls like che la identifica, perché ci priva della possibilità di pianificare, elaborare e tentare diverse strategie, nonché di "imparare" dai nostri (numerosi) errori. Nonostante la generazione casuale dei vari stage, però, gli assets che compongono ogni dungeon tendono a ripresentarsi con una certa costanza, stimolando non solo uno spiacevole senso di déjà-vu, ma anche un po' di noia inopportuna. Venendo meno la varietà ed il senso di progressione tipico delle produzioni From Software, allora, quel che resta è solo un gioco che non lascia sufficienti margini di divertimento. Ad aggravare la fruibilità dell'avanzamento, sopraggiunge, impietoso e perverso, il sistema del permadeath: all'inizio del gioco avremo l'opportunità di scegliere tra guerrieri di classe diversa, sia di sesso maschile che femminile, dotati di una propria fisicità e manovrabilità.

Si va dal Bruto (introdotto anche su Steam con l'aggiornamento denominato - non a caso - Brutal Edition), grosso, lento ed alquanto possente, fino all'aggraziata e snella Canaglia, dalla debole resistenza ma dagli attacchi più rapidi: controllando un colosso la risposta ai comandi si fa quindi più pachidermica e la velocità dell'esplorazione ne risente considerevolmente, mentre selezionando la ladra dovrete approcciare i gruppi di nemici con meno veemenza, sebbene potrete darvi alla fuga con maggior facilità, nel caso la faccenda diventasse troppo spinosa. Evitate comunque di affezionarvi a qualcuno dei vostri avatar: una volta passati a miglior vita perderete tutti i progressi effettuati, e sarete costretti a ricominciare l'avventura daccapo. Il grado di sfida così si acuisce a dismisura, e l'ansiogena sensazione di dover abbandonare l'intero bottino acquisito vi terrà sempre sulle spine: eppure all'ansia genuina si sostituisce ben presto una malsana frustrazione, causata da un combat system estremamente elementare, che mal si sposa con la complessità dell'architettura di Necropolis. Se avete familiarità con la serie Souls, non faticherete a padroneggiare con relativa facilità le dinamiche di combattimento, basate sempre sull'alternanza di attacchi leggeri e pesanti, sulle schivate al millisecondo e sulle parate provvidenziali. L'assenza delle statistiche riguardanti il danno dei colpi inferti ai nemici ci lascia spesso in balia degli eventi, nella totale inconsapevolezza di quanti fendenti dovremo concatenare per mettere KO un avversario: l'impossibilità di prevedere l'efficacia degli assalti azzoppa senza dubbio il valore tattico dei duelli, penalizzati altresì da una responsività delle hitbox molto poco reattiva.

Il feedback delle sciabolate inferte si percepisce a malapena, esattamente al pari di quelle subite: capiterà alle volte di accusare il contraccolpo delle ferite senza poterne individuare la provenienza, un difetto già presente nella versione PC ed ancora persistente nell'edizione console. Il team, sebbene conscio del fatto che una tale mancanza inficia seriamente la naturale piacevolezza degli scontri, non ha profuso il minimo sforzo nella risoluzione di un problema di simile gravità, finendo persino per peggiorare - se possibile - la legnosità delle battaglie, a causa di un'ottimizzazione brutale ed incosciente. Necropolis, in poche parole, è invaso da un irritante tremolio di frame, da oscillazioni preoccupanti e da veri e propri freeze dell'immagine a schermo per un qualche istante. Se durante il pacifico vagare lungo i dungeon riusciamo anche a chiudere un occhio dinanzi a questi rallentamenti, proprio non possiamo accettare singhiozzi così frequenti nel bel mezzo delle lotte contro più creature ostili, che dimezzano letteralmente le nostre probabilità di sopravvivenza. È alquanto inspiegabile che un titolo con un comparto tecnico-artistico piuttosto semplicistico non abbia ricevuto un trattamento dignitoso nel passaggio alle console di corrente generazione: la lettura della scena, le tempistiche delle fughe, delle parate e degli affondi, pertanto, vengono sepolte in profondità da un infelice lavoro di porting. Non aiuta di certo alla scorrevolezza dell'esperienza neanche la limitatissima gestione dell'equipaggiamento e della crescita del nostro protagonista, che abbiamo già snocciolato con dovizia di particolari nella nostra recensione della versione per piattaforma Windows. Restano invariate dunque tutte le approssimazioni che gravavano sul gameplay di Necropolis, da un algoritmo procedurale fin troppo banale all'assenza di un solido accrescimento delle nostre skills: la discesa tra un piano e l'altro della necropoli si trasforma così in un girovagare monocorde ed insipido, vivacizzato solo saltuariamente da uno scontro un po' più brioso o da qualche fuga disperata dalle orde di mostri che bramano la nostra pellaccia. Fortuna che a sollevare le sorti del prodotto, su console come su PC, ci pensa un intelligente ed indovinato sfruttamento delle risorse economiche, raccolte nel corso del mortifero pellegrinaggio: i denari raccattati ci saranno utili per incrementare la salute e la stamina nei luoghi di ristoro, o per aprire porte prima bloccate, che daranno accesso a nuove, infide aree stracolme di creature assassine; le materie prime, invece, ci permetteranno di creare cibo e pozioni con cui curare le ferite, la stanchezza e la fame che ci assaliranno.

Neppure il reparto multiplayer ha ricevuto le migliorie che era lecito attendersi: in modo identico a come avveniva su Steam, insomma, per venire a capo delle insidie della necropoli, potremo cooperare solo con giocatori presenti nella nostra lista amici, senza l'aggiunta del tanto auspicato matchmaking online che avrebbe potuto garantirci un po' più di compagnia. Come già accennato, infine, sul fronte grafico Necropolis ha subito finanche un netto deterioramento rispetto alla controparte Windows, non tanto per quanto riguarda una mole poligonale sempre risicata o di uno stile minimalista e spoglio, quanto per gli odiosi fotogrammi ballerini, che, considerata la leggerezza del motore di gioco, ci sono sembrati davvero del tutto ingiustificabili.

Necropolis Prescindendo dalla debolezza ludica di Necropolis, ciò che più influisce negativamente sulla valutazione complessiva di questa edizione PS4 è la scarsa attenzione riposta durante la fase di porting: un titolo dall'aspetto visivo così semplice, dal sistema di combattimento un po' troppo grossolano e dal senso di progressione poco più che abbozzato avrebbe perlomeno dovuto garantire su console una fluidità dignitosa e stabile. Invece la versione per le piattaforme di casa Sony, a distanza di mesi dall’esordio su PC, non apporta alcuna concreta miglioria ad una formula di partenza appena sufficiente, ed anzi la aggrava con un'ottimizzazione malsana, la quale provoca numerosi cali di frame e impedisce il corretto approccio ai molteplici duelli che saremo chiamati a fronteggiare, annichilendo integralmente, in tal modo, le già non entusiasmanti qualità di Necropolis. Per trasposizioni così svogliate, allora, la “morte permanente” è un’opzione da tenere in seria considerazione.

5.5

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