Recensione Need for Speed: Shift

Il corsistico di EA approda anche su Iphone

Need for Speed: Shift

Videorecensione
Need for Speed: Shift
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • Pc
  • Psp

Possono essere molteplici i modi con cui un lettore si approccia ad una recensione: c’è chi la legge tutta nei minimi particolari per ponderare meglio l’eventuale acquisto del titolo trattato, e chi invece ne da una rapida occhiata come per carpire le informazioni più interessanti e necessarie, coadiuvate dai voti che le concludono e, numericamente, riassumono.
Il consiglio che vogliamo darvi oggi, lettori, per avere una prima idea del prodotto cui vi trovate davanti, è quello di dare subito un’occhiata al voto finale di questa recensione: si tratta di un Nove, che suggella il miglior racing game per iPhone.

A career around the world

A scanso di equivoci, meglio dirlo subito: non offrendo la serie di gare classiche che ci si potrebbe aspettare, Need for Speed: Shift non è un gioco di guida canonico, e potrebbe quindi non soddisfare pienamente chi cerca un susseguirsi di tornei con numerosi avversari in pista.
Ma andiamo con ordine.
Avviato il gioco partirà un tutorial che ci spiegherà i passi base per muovere la nostra vettura, i comandi, e le linee guida da seguire per portare a termine le sfide nell’una o nell’altra “inclinazione” (ma di questo parleremo più avanti). Terminata la parte introduttiva - comunque skippabile a piacimento - ci troveremo davanti al menu del gioco, su cui capeggiano poche ma consistenti scelte. La modalità su cui è imperniato l’intero prodotto di EA è la Carriera, che offre una serie di sfide originali e divertenti collocate in un più ampio contesto di varie città da sbloccare accumulando punti e medaglie. Le - chiamiamole così - “missioni” che ci verranno assegnate non cadranno mai nel banale o già visto, presentando una notevole varietà di situazioni che andranno dalla classica gara in cui è richiesto il gradino più alto del podio, a richieste meno canoniche come lasciare un certo numero di secondi di distacco al vostro avversario, o non andare mai fuori pista, o ancora mostrare la vostra abilità nell’arte della derapata.
Ma, effettivamente, funziona una struttura così varia, a scapito delle classiche gare tanto amate dai puristi del racing game? La risposta è indubbiamente sì, per un semplice motivo: giocando Shift abbiamo trovato un livello di sfida, originalità e difficoltà decisamente più alto di quello offerto da altri prodotti del genere, che non annoia ed anzi impegna e spinge a migliorare le proprie prestazioni in vista delle sfide future, ignote fino al momento dello sblocco.
L’unico appunto, comunque, che si potrebbe muovere all’intelaiatura tessuta da EA, è la relativa pochezza delle fasi classiche, decimate a favore di un approccio più vario e completo: nonostante abbiamo molto apprezzato quest’ultima tendenza, crediamo che offrire entrambe le esperienze di gioco e dare un maggiore vigore a quella classica sarebbe bastato a completare l’orizzonte ludico del prodotto e sarebbe servito a mitigare il malcontento di quelle schiere di videogiocatori che non possono fare a meno del torneo a cui sono tanto abituati.

Legale Buono o Caotico Malvagio?

Nei giochi di ruolo generalmente è chiamato Allineamento, il valore che configura le norme comportamentali e caratteriali del character in questione. Ma cosa c’entra questo nella recensione di un racing game? L’indole sperimentale di EA ci porta, con Shift, a scoprire un elemento del tutto nuovo nel contesto dei giochi di corse, che se ben sviluppato può aumentare - e di molto - lo spessore e la varietà del prodotto.



Stiamo parlando della possibilità di far evolvere il nostro pilota, in puro stile RPG, con tanto di livelli, punti esperienza, e varie cifre relative a particolari richieste portate a termine in una gara. Come già accennato nel paragrafo precedente, il nostro profilo pilota potrà evolversi seguendo due direzioni differenti: comportandoci “male” durante le gare, facendo sorpassi sporchi (con tanto di sportellate, per intenderci), tagliando le curve e non seguendo il tracciato consigliato dal gioco, otterremo un certo tipo di punti e imposteremo il nostro profilo più sul versante “cattivo”; mentre tenendo una condotta perfetta, non sfiorando mai le vetture avversarie, e cose del genere, ci evolveremo in modo diametralmente opposto.
Pur non influenzando più di tanto il resto del gioco, abbiamo molto apprezzato questa scelta di EA, sia perché può fare da apripista ad una caratterizzazione più completa del personaggio (per quanto possa suonare fuori luogo, in un racing game), sia perché abbiamo trovato molto divertente il cercare di guadagnare ogni medaglia sia da una che dall’altra direzione evolutiva.
Alla fine di ogni gara, comunque, pur se non portata a termine con tutti gli obiettivi richiesti, guadagneremo punti e soldi per far evolvere pilota e vettura.
Soldi, esatto. Altro punto caratterizzante questo Shift, e non presente (o almeno, non così incisivamente) negli altri prodotti del genere su piattaforme Apple, è la sezione Le Mie Auto, il classico Garage dove controllare i nostri gioiellini, comprarne altri, migliorarli e farli evolvere a piacimento. La scelta delle auto disponibili è piuttosto vasta e spazia tra le marche più conosciute al mondo (Audi, Ford, Mercedes, Porche...) per un totale di venti vetture, di cui solo una presente all’inizio del gioco.
Per quanto riguarda invece l’evoluzione di un’auto, avremo a nostra disposizione una vera e propria officina: una prima scelta ci chiederà di selezionare quello che vogliamo migliorare, le Performance o l’Aspetto esteriore. Optando per la prima opzione avremo cinque campi da poter potenziare: la velocità massima, l’accelerazione, le gomme, le sospensioni ed il turbo (o N2O), tutte suddivise per livelli e di costo maggiore all’avanzare del grado.
Scegliendo invece di migliorare l’estetica della nostra vettura (che non avrà in alcun modo ripercussioni concrete sullo svolgimento del gioco), potremo giocare su diversi aspetti dell’auto, come la carrozzeria, la verniciatura, gli spoiler e le ruote, che presentano tutti una scelta piuttosto ampia.
Imprescindibile per un divertente e dinamico svolgimento del gioco, promuoviamo a pieni voti anche questo aspetto evolutivo, sia del profilo pilota (nonostante potesse essere ancora più articolato) che delle vetture.

Via di drift!

Veniamo ora a parlare di un altro degli aspetti intorno cui ruota la produzione di EA: il sistema di controllo. Anche qui, la casa statunitense non si è risparmiata dal cambiare qualcosa rispetto alle classiche produzioni del genere: se l’uso del volante, come già immaginerete, è completamente adibito alla rotazione del dispositivo, in Shift l’accelerazione è automatica, non costringendoci a tenere costantemente un dito sul touch screen. Scelta discretamente coraggiosa, che abbiamo comunque trovato azzeccata e comoda, pur riducendo il lato simulativo a favore di uno più arcade. Per frenare, poi, basterà toccare un qualsiasi punto dello schermo tattile, aumentando ancora la comodità nel far rallentare la nostra vettura, senza dover andare a cercare il tasto a cui è affidata l’operazione. Altra menzione, poi, va al sistema di drift inserito da EA: per effettuare una derapata basta ruotare con decisione e di scatto l’iPhone verso la direzione cui vogliamo girare. Nonostante possa risultare comodo in alcuni frangenti (e necessario nelle sfide che lo richiedono), all’uso della derapata è comunque preferito il semplice freno, più immediato e di più sicura riuscita.
Tirando le somme, comunque, ci sentiamo di promuovere questo control scheme un po’ diverso, che mischiando elementi arcade ad altri maggiormente simulativi si presenta comodo, preciso e funzionale, pur deludendo, ovviamente, chi preferiva una propensione verso l’una o l’altra direzione.

Messa a lucido

Il profilo dove Shift mostra le unghie, forse più di ogni altro, è quello tecnico: presentando una veste grafica dal dettaglio mai visto su iPhone, sia le vetture che gli ambienti sono realizzati in modo magistrale, inseriti in contesti cittadini del tutto riusciti. La sensazione di velocità che si avverte è davvero tanta, soprattutto nelle fasi avanzate quando la barra dell’N2O sarà al massimo e potremo usarla per molto tempo. E’ poi presente un sistema di danni che però risulta poco completo (riguarda soltanto il lunotto anteriore) e, soprattutto, non ha ripercussioni nelle prestazioni della vettura.
Se proprio volessimo cercare il pelo nell’uovo, l’unico difetto imputabile all’impianto grafico riguarda sporadici cali di framerate, che comunque non danno fastidio e sono davvero rari, nonostante la velocità.
Giudizio simile va al comparto sonoro: le tracce che faranno da sottofondo alle nostre gare in giro per il mondo sono abbastanza ispirate e riuscite, di certo ben inserite nell’ottica del prodotto, e lo stesso vale per gli effetti sonori spiccioli, sia dei contrasti che del motore.

Need for Speed: Shift Need for Speed: Shift riesce nell’obiettivo di superare il predecessore Undercover, e un po’ tutti i rivali del genere su iPhone. Con una modalità Carriera lunga e impegnativa ed un complesso sistema di evoluzione di personaggio e vetture, attesta la sua longevità su livelli molto alti, contornata da un sistema di controllo solido ed efficiente. Il mix di simulazione ed arcade che presenta, però, potrebbe far storcere il naso a chi avrebbe preferito più realismo nella guida, o comunque una tendenza più marcata verso una delle due direzioni. Da segnalare la presenza del multiplayer locale, ma purtroppo l’assenza di quello online. L’acquisto del gioco è comunque consigliato a chiunque voglia un racing game dettagliato, lungo e impegnativo, ma allo stesso tempo mai noioso o ripetitivo, che riesce a divertire ed impegnare in ogni momento e su ogni tracciato.

9

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