Recensione Nero

I ragazzi italiani di Storm in a Teacup portano finalmente Nero sugli schermi Xbox One: un'avventura interessante per atmosfere e narrazione, purtroppo messa in difficoltà da un'ottimizzazione carente.

NERO

Videorecensione
NERO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nero è riuscito a catturare l'attenzione generale, ancora prima che il gameplay venisse mostrato nella sua interezza, per una serie di ragioni. In primis, si tratta di un prodotto made in Italy, facente parte di quella nuova e incoraggiante corrente di produzioni nate e cresciute nel nostro paese, ma non solo. Nelle primissime immagini mostrate c'era un comparto artistico capace di magnetizzare lo sguardo, e interessare quella fetta di pubblico sempre più appassionata da una (relativamente) nuova corrente nello sviluppo indipendente, che propone esperienze più o meno interattive basate sull'esplorazione, sulla scoperta di una trama, di un'ambientazione. Dear Esther, più esperimento che "gioco" in senso stretto, ha spianato la strada, e più di recente Gone Home ha dimostrato come tramite questo linguaggio si possono veicolare un gran numero di messaggi differenti. Nero ci racconta dunque una storia e lo fa in maniera originale, ci chiede di essere giocato tutto d'un fiato e di lasciarci andare alle sue atmosfere.

The pirates dream

L'introduzione è volutamente ermetica: come già accennato, Nero vuole farsi scoprire, disorientare inizialmente il giocatore per poi svelare le sue carte in un climax ascendente ben dosato. Nella trattazione qui di seguito metteremo volutamente da parte qualunque elemento legato alla trama, proprio per lasciare intatto quel senso di scoperta senza il quale l'intera esperienza perderebbe di significato. L'esplorazione in prima persona, solo di rado intervallata da sequenze filmate, si accompagna al racconto, presente sia sotto forma di voce narrante, sia tramite scritte luminose ben visibili durante l'incedere. A cavallo tra sogno e realtà, queste ultime si presentano in due colori diversi: inizialmente, la distinzione potrebbe essere difficile da cogliere, ma dopo qualche tempo diverrà assolutamente chiara. In ogni caso, la vera forza di Nero risiede nella capacità dei ragazzi di Storm in a Teacup di immergere il giocatore in un'esperienza sensoriale molto ben costruita, che parte da un'affascinante caverna bioilluminata. Il design ispirato si fonde all'effettistica sonora e alle musiche originali in maniera trascinante. È uno scenario che porta spesso ad alzare lo sguardo e a lasciarlo scivolare lentamente tutt'intorno, molto più di quanto ci sia capitato di fare con la media dei videogiochi, anche quelli più devoti all'elemento esplorativo. Oltre a richiedere un animo contemplativo, Nero riesce in qualche modo a suggerirlo e a favorirlo con il suo particolare mix di design ambientale e effettistica sonora, inducendo uno stato quasi sognante nel giocatore. Proprio questo rappresenta il punto più alto toccato dalla produzione, una sorta di fragile incantesimo che riesce miracolosamente a non spezzarsi per la seppur limitata durata dell'esperienza. L'esplorazione e la scoperta della trama si legano a doppio filo alla soluzione di una serie di enigmi, invero volutamente semplici: vi impegneranno per il giusto tempo, ma eviteranno di frammentare eccessivamente la narrazione. Alcuni si baseranno sulla logica, altri sulla fisica (come nel caso della sfera d'energia con la quale è possibile attivare diversi marchingegni), e in generale quasi tutti mantengono una buona qualità. L'aspetto sulla carta più interessante è la natura facoltativa di una parte di questi, i quali si limiteranno ad aggiungere nuovi dettagli alla trama. E' un peccato, sinceramente, che questi frammenti aggiuntivi si rivelino in ultimo meno interessanti e fondamentali del previsto. Lo stesso può dirsi dei collezionabili, presenti sotto forma di frammenti di foto più o meno nascosti nello scenario da raccogliere: anche in questo caso, all'impegno non corrisponderà una soddisfazione consona, dato che queste istantanee finiranno per aggiungere molto poco al racconto.

Se dunque, al netto di queste leggerezze, Nero si conferma come un'esperienza degna di essere vissuta, purtroppo non si possono non mettere in conto le mancanze a livello tecnico. Al di là del design ispiratissimo, il lavoro di ottimizzazione del motore grafico Unity non è andato a buon fine. A fronte di una mole poligonale generalmente scarsa, di evidenti effetti di pop up e di animazioni poco convincenti (tutti elementi che si fanno tutto sommato sopportare grazie alla caratura del design), il frame rate rimane costantemente sotto i trenta FPS, e conosce cali a volte davvero drastici, tali da spezzare sin troppo spesso l'incantesimo creato dagli scenari. A questo si aggiungono una lista piuttosto lunga di bug più o meno fastidiosi, dalle semplici compenetrazioni, sino all'interazione con il secondo personaggio, a tratti molto difficoltosa a causa del puntatore tendente a non rispondere in maniera corretta. A volte, il simbolo che permette di interagire con gli elementi dello scenario tramite il tasto A non compare, generando situazioni di stallo.
In ultima analisi, anche considerando lo sviluppo indipendente, Nero avrebbe avuto bisogno di un'ottimizzazione più curata, sia relativamente a alcuni aspetti del gameplay, sia, e soprattutto, dal punto di vista tecnico. Quanto future patch possano incidere è al momento difficile da capire, e dipenderà naturalmente dall'impegno dei ragazzi di Storm in a Teacup, che speriamo possa rivelarsi tempestivo.

NERO: Nothing Ever Remains Obscure Nero si fa carico di una storia quasi impossibile da raccontare (sebbene non sia proprio unico in questo intento, pensando a esperimenti come "That Dragon, Cancer"), eppure vi riesce, pavimentando il sentiero di un viaggio a suo modo unico. L'impasto tra sogno e realtà regge bene, aiutato non certo da un comparto tecnico molto datato, bensì da un design davvero riuscito, da una colonna sonora ottima e da una scrittura sintetica ma efficace. Peccato tuttavia per una realizzazione terribilmente frettolosa e approssimativa di una lunga serie di elementi, dal polishing dei bug e della stabilità del motore grafico ampiamente assente, ad una carente integrazione degli enigmi secondari, alla raccolta dei collezionabili, quasi del tutto fine a se stessa. Un vero peccato: con maggiore cura e tempo dedicato alle rifiniture, Nero avrebbe avuto una voce più forte per mandare quello che rimane nondimeno un messaggio sincero. Per i ragazzi di Storm in a Teacup rimane un esordio fuori dal comune, e promettente sul piano concettuale. Chiudere un occhio sulle sviste tecniche, considerato il prezzo non economico, non sarà facile, ma invitiamo comunque gli appassionati di esperienze alternative a farci un pensiero, a patto di avere buona dimestichezza con la lingua inglese. Il perché un gioco sviluppato da un team italiano non presenti alcun tipo di supporto alla sua lingua madre rimane infatti un mistero, che speriamo possa essere risolto con un futuro aggiornamento.

6.8

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