NERO: Nothing Ever Remains Obscure Recensione

Gli italiani di Storm in a Teacup ci ritentano: i misteriosi personaggi incappucciati di NERO Nothing Ever Remains Obscure arrivano su Playstation 4.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione NERO: Nothing Ever Remains Obscure
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Raccontare storie non è un compito semplice. Tanto meno se lo si vuole fare attraverso un medium, come quello videoludico, affamato di interazioni; meno ancora se si vuole trattare tematiche forti, colpire lo spettatore/giocatore con drammi devastanti, osservare le sue reazioni mentre combatte invano mostri invisibili che sgretolano ogni certezza. Un tempo c'erano le avventure testuali, poi le avventure grafiche. Ora il testimone passa ai cosiddetti "walking simulator". N.E.R.O. è un interessante esperimento in tal senso, e dopo un esordio su Xbox One, accolto tiepidamente da critica e utenti, approda sullo store di casa Sony.

Nero su bianco

Non c'è modo migliore per rendere giustizia ad un titolo così d'effetto, se non scaraventare il giocatore in un mondo onirico e selvaggio, e senza troppi preamboli spingerlo ad esplorarne le viscere scavate nella pietra, illuminate solo dalla bioluminescenza di indifferenti bruchi giganti.

Le tre facce dello stesso racconto mormorate da una rassicurante voce narrante, suggerite da scritte luminose sospese nel vuoto e dialoghi fluorescenti, riflessi in un atmosfera pregna dei pollini di sconosciute infiorescenze, si fondono presto in un unico, rassegnato, coro di composta disperazione. La storia è forte, estremamente toccante, angosciante, convincente e drammaticamente realistica, seppur raccontata con toni pacati, attraverso un elementare stratagemma onirico. È questo il vero punto di forza della produzione degli italiani Storm in a Teacup, perchè il lato prettamente ludico, quello affamato di interazioni, che richiede un assetto meno passivo del giocatore, fatto di semplici enigmi e puzzle da quattro pezzi, passa subito in secondo piano. Lo fa perchè la narrazione, fattasi meno ermetica, prende il sopravvento su tutto il resto, dalle sfere di luce da lanciare su interruttori inaccessibili agli enigmi ambientali, superabili dando indicazioni ad un intontito comprimario, e perchè, tutto sommato, i rompicapi tendono ad avere una valenza più simbolica che altro: le rossastre crepe pulsanti, che con la pazienza e le attenzioni del giocatore si tingono di sfumature più tenui, appaiono come un chiaro ma ricercato simbolismo del dualismo dolore-accettazione. Vero è che, fra l'assenza di un tasto per l'always run, l'approccio un po' goffo alle interazioni e un sistema di obiettivi secondari non proprio ben congegnato, l'esplorazione e tutti gli altri aspetti strettamente interattivi di N.E.R.O. ne rappresentano il lato meno riuscito. A fronte di una storia interessante e scritta in modo sublime, e una direzione artistica particolarmente ispirata, quindi, il lavoro di Storm in a Teacup ha ben poco da offrire dal punto di vista delle sfide, anche quando si tratta di mettere mano ai contenuti secondari, che solo in rari casi premiano a dovere gli sforzi del giocatore.

Dove c'è molta luce l'ombra è più nera

Fra le tante perplessità che accompagnarono l'uscita di N.E.R.O. su Xbox One, oltre ad alcuni tentennamenti tecnici più o meno gravi, vi era certamente l'assenza della traduzione in italiano delle splendide righe di testo, nonostante il titolo fosse sviluppato da un team di nostri conterranei.

Su Playstation 4 l'avventura arriva già tradotta in italiano (il doppiaggio, tuttavia, resta lo stesso già visto su One e PC, forte di un ottimo voice acting in inglese) e alcuni problemi di framerate paiono essere risolti; restano, e pesano come un macigno, gli evidenti e fastidiosissimi effetti di pop up, di cui ci si lamentava già un anno e mezzo fa.
Superata la delusione per una realizzazione tecnica non proprio al top, N.E.R.O. riesce comunque ad imporsi come una delle esperienze più toccanti del panorama videoludico degli ultimi anni, e il merito è esclusivamente da attribuirsi ad una scrittura priva di cadute di stile, ad una narrazione serrata ma mai opprimente, ad un'atmosfera incredibilmente rilassante, nonostante i temi trattati.

NERO: Nothing Ever Remains Obscure Non proprio perfetto tecnicamente, e tutt’altro che eccelso sul piano degli enigmi, N.E.R.O. riesce a raccontare un dramma intimo e devastante, e lo fa in modo ineccepibile, grazie a linee di testo toccanti ed evocative, sospese in incantevoli atmosfere sognanti. È giusto quindi non aspettarsi sfide e puzzle particolarmente impegnativi, lasciando svolgere a questo aspetto della produzione un ruolo secondario, quello di un mero riempitivo volto a spezzare i ritmi di una narrazione piuttosto incalzante.

6.9

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