Recensione Never Alone

Un platform alla riscoperta delle tradizione iñupiaq

Versione analizzata: PC
recensione Never Alone
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ogni volta che il medium videoludico si fonde con forme di divulgazione scientifico-culturale, si pongono le basi per l'ennesima argomentazione da sbattere in faccia a tutti quelli che "i videogiochi fanno diventare scemi". Stavolta l'input arriva da Upper One Games, in collaborazione con membri delle comunità native americane, con un interessante ed inedito sguardo sulla cultura del popolo Iñupiaq.
Cosa sa l'europeo medio dell'Alaska? Ha sognato di ammirarne le eburnee distese ghiacciate attraverso i finestrini appannati di un minibus abbandonato, per poi tirare le cuoia accanto a Christopher “Supertramp” McCandless, ne ha gustato i deliziosi salmoni su sfiziosi finger food in raffinate cene eleganti. Sa che è un territorio chiave per vincere a Risiko, assieme alla Kamčatka.
A volte si sente schiacciato da tale impreparazione sull’argomento, e sogna di intavolare un discorso sulle popolazioni autoctone esquimesi, mentre indica il pollock nei bastoncini di pesce in offerta al minimarket. Il punto è: perchè acquistare un abbonamento al National Geographic o assistere a ore di approfondimenti sui rituali d’accoppiamento del Cácapo neozelandese su Discovery Channel, quando si puó imbracciare il buon vecchio joypad e darsi a sfrenate sessioni di acculturamento passivo con Never Alone?

Un freddo canide

Le vicende della giovane Nuna sono direttamente ispirate alla tradizione orale iñupiaq, in particolare alle leggende narrate dal cantastorie Robert Nasruk Cleveland, e tramandate alla figlia Minnie Gray. Le caratteristiche pitture rupestri prendono vita nelle cutscene introduttive, accompagnate da una voce rassicurante; versi in una lingua antica fanno da sfondo, come un mantra sciamanico, all’avventurarsi della piccola Nuna in terre inospitali. Ben presto la piccola esquimese diventa preda di orsi polari in cerca di cibo, ma è subito soccorsa da una volpe artica, co-protagonista del platform, e dai benevoli spiriti-guida dei ghiacci: del resto, come dice il titolo stesso, nelle terre gelide dell’Alaska non si è mai soli.
L’avventura prosegue con una serie di enigmi ambientali semplici e basilari -che, proprio per questo, si fatica a definire enigmi-, da risolvere grazie alla cooperazione dei due comprimari: Nuna è in grado di arrampicarsi su scalinate e corde, e può distruggere piccoli cumuli di ghiaccio a distanza, lanciando le sue bolas magiche; la volpe può eseguire salti più lunghi e scalare alcune pareti, nonchè evocare e spostare i succitati spiriti.

Never Alone ci ha subito affascinati per l’ottima direzione artistica e per l’eccelsa qualità dei documentari che si sbloccano di livello in livello, tuttavia è l’aspetto prettamente ludico a minare pericolosamente la qualità dell’intero pacchetto. Sebbene si possa chiudere un occhio sull’estrema facilità nel superare ogni ostacolo, non si può certo scendere a patti con un’IA narcolettica e addirittura suicida: giocando in singolo ci ritroviamo spesso a dover cambiare personaggio in modo convulso, perchè la volpe artica ha improvvisamente perso l’istinto di conservazione, o a correre a bordo schermo perchè Nuna ha disimparato le funzioni motorie primarie. Questo, insieme ad un level design piuttosto fiacco e lineare, alle collisioni imprecise e ad un pathfinding non sempre chiarissimo, rende Never Alone un platform mediocre, che incespica più volte nel ricreare anche le strutture più basilari del genere, e che si lascia giocare senza troppa frustrazione solo in co-op locale, con amici molto, molto pazienti.

Se il livello qualitativo dell’intero pacchetto si attesta comunque al di sopra della sufficienza è merito anche di un comparto grafico degno di nota, ben lontano dagli sprites 8-bit da quattro soldi ai quali il mondo indie ci aveva abituati: i fondali, sapientemente sfumati, danno un senso di profondità notevole, il character design è abbastanza ispirato, e le animazioni sono quasi sempre fluide -a parte nelle immancabili défaillance del ragdoll. Buone anche le musiche e il doppiaggio nella lingua originale iñupiaq.
La storia di Nuna e della volpe si concluderà in poco più di un paio d’ore, ma, se si conta il tempo trascorso a visionare i documentari e gli approfondimenti via via sbloccati, si raggiunge tranquillamente un valore abbastanza accettabile, per quanto riguarda la longevità.

Never Alone Never Alone è un interessante quanto ingannevole esperimento di edutainment, o come volete chiamarlo, e come tale va valutato nell’insieme delle sue parti: a fronte di un gameplay spesso zoppicante, il titolo di Upper One Games regala una toccante e dettagliata panoramica sulla cultura e il folklore degli iñupiat, servendola su un piatto decisamente più appetibile per i videogiocatori. Una produzione non esente da difetti, ma da premiare indubbiamente per i suoi nobili intenti.

7

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