NieR Automata Recensione

Con NieR: Automata, Yoko Taro e Platinum Games realizzano un ibrido che mescola diversi stili di gameplay, dando vita ad uno strepitoso Action RPG.

NieR Automata

Videorecensione
NieR Automata
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  • Pc
  • PS4
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Dimenticate il primo NieR, il suo character design traballante ed il suo potenziale inespresso. Ora si fa sul serio. Lo stravagante game director Yoko Taro aveva bisogno di uno studio di sviluppo con il talento e l'esperienza dei Platinum Games per poter esprimere appieno il suo genio creativo. E NieR: Automata è proprio questo: il felice punto d'incontro tra i virtuosismi di un team in stato di grazia e l'eclettismo di un autore folle ed imprevedibile che, dopo una carriera fatta di troppi alti e bassi, è riuscito finalmente a realizzare il suo capolavoro.

Il peso del mondo

L'umanità è sull'orlo dell'estinzione: decimata dall'attacco di feroci biomacchine costruite dagli "alieni", la razza umana ha trovato rifugio sulla Luna, dove ha iniziato a preparare la disperata controffensiva. La squadra YoRHa è stata allora programmata per dare agli uomini un ultimo barlume di speranza: androidi nati al solo scopo di sconfiggere il nemico, di eseguire gli ordini freddamente, con il divieto tassativo di provare emozioni. Non è un caso, forse, che tutti i modelli abbiano gli occhi coperti da una benda. 2B è una di questi soldati meccanici: la sua prima missione consiste nell'intrufolarsi in una fabbrica abbandonata ed estirpare la presenza delle biomacchine ancora in vita. Sarà accompagnata da 9S, androide di tipo maschile, uno "scanner" il cui compito è quello di fornire supporto alle unità di combattimento. Senza troppi preamboli narrativi, Automata ci getta subito nella mischia, nella caotica baraonda di proiettili e clangore metallico. Ciò che si rivela in apparenza una premessa piuttosto banale, nasconde invece in seno una storia di raffinata intensità, che poco alla volta inscena un racconto spiazzante, emotivo, sorprendente. Nella trama di Automata s'intravede, a tratti, l'imponenza filosofica di Neon Genesis Evangelion e l'estro metavideoludico di Kojima: un nugolo di suggestioni psicologiche e letterarie, che trae nutrimento dalle disquisizioni religiose e sociali, dai migliori romanzi di fantascienza occidentale e dall'estetica nipponica. Senza mai sfociare nella ridondanza concettuale o nel finto intellettualismo, l'opera di Yoko Taro riesce a dar vita ad una delle migliori storyline degli ultimi anni: una vicenda narrata in silenzio, sottovoce, sulle prime anche evanescente e fumosa, ma che - ora dopo ora - esplode in tutta la sua grandezza.

The end is the beginning is the end

Yoko Taro non si smentisce mai: ogni sua produzione possiede un tocco di bizzarria che diviene quasi un marchio di fabbrica, una firma di autorialità. Automata, ovviamente, non fa eccezione: senza correre il rischio di incappare in spoiler sacrileghi, vi basti sapere che per vedere i "veri" titoli di coda vi occorreranno circa 30 ore (solo per la main quest) e che ogni nuovo (moralmente obbligatorio) playthrough introdurrà non solo altre porzioni di storia, ma anche inedite meccaniche di gameplay e sequenze ludiche di una genialità disarmante.

Vi ci vorrà molta pazienza, però, per comprendere appieno tutta l'ambizione di Automata: i suoi clamorosi colpi di scena, i suoi destabilizzanti cambi di prospettiva sono infatti diluiti nell'arco di più playthrough, ognuno dei quali conduce a differenti finali, che aggiungono ovviamente un tassello sempre nuovo (ed indispensabile) all'intero ordito narrativo del gioco. Quel che rende eccezionale il plot di Automata non è solo l'inatteso vigore delle sue tematiche, ma anche il curioso stile con cui il racconto è imbastito: le scene d'intermezzo s'insinuano nel flusso ludico con naturalezza, alternandosi a dialoghi in tempo reale e persino a micro sequenze che strizzano l'occhio alle avventure testuali. Un mix dosato con perizia rara, e impreziosito da una sceneggiatura elegante, mai prolissa né scontata, in cui tutti i personaggi principali possiedono una propria dimensione intima e introspettiva, in grado di generare profonda empatia. Il loro sgomento, i loro timori, i loro dubbi, la loro sete di conoscenza divengono quindi ben presto anche i nostri, travolti come saremo da un impeto di emozioni che ci porterà a gridare insieme ai protagonisti: "Gloria all'umanità!".

"2B Careful!"

Eppure, nonostante l'incredibile importanza che riveste all'interno dell'opera, la narrazione non prende mai il sopravvento sul gameplay: Automata rappresenta - del resto - la quintessenza della maestria dei Platinum Games, inarrivabile summa di tecnicismo e vibrante spettacolarità.

L'androide 2B, dai capelli color platino e dai movimenti sinuosi, è una combattente provetta, tanto bella quanto mortale: il suo moveset assomiglia ad un vorticoso balletto di morte, ad un continuo volteggiare di fendenti e schivate millimetriche. Il combat system messo in piedi dal team è - senza mezzi termini - semplicemente perfetto: gli input responsivi e precisi, uniti ad una mappatura dei tasti comoda ed intuitiva, regalano dunque scontri pieni di dinamismo e strategia. La protagonista concatena attacchi leggeri e pesanti con la finezza di una danzatrice, pronta ad esibirsi in capriole e strafe laterali imprescindibili per evitare gli assalti dei nemici. In assenza di un comando adibito alla parata, allora, l'uso della schivata si rivela indispensabile per salvarsi dalle battaglie maggiormente complesse: scansare un avversario col giusto tempismo, inoltre, ci permette anche di attivare un poderoso contraccolpo, che dà origine ad una nuova, coreografica combo. Come se non bastasse, a supportarci costantemente in battaglia ci sarà il nostro fido POD, un robottino fluttuante capace di mitragliare le biomacchine con un'infinita serie di proiettili: non mancherà neanche l'opportunità di rinvenire altri POD nel corso della progressione, ognuno dotato di abilità specifiche, come la generazione momentanea di uno scudo difensivo o l'attivazione di un potente raggio laser. Lungo buona parte della storyline, inoltre, verremo aiutati altresì da fenomenali compagni di schermaglie, dei quali potremo addirittura scegliere le tecniche di lotta: il loro sussidio si dimostrerà spesso salvifico nei duelli più concitati, in una bolgia di rottami, lamiere e pirotecniche esplosioni. In Automata, tuttavia, non trova spazio l'eccesso stilistico di Bayonetta: tutto è più sobrio, freddo, rigoroso, ma non per questo meno appariscente. È incredibile come i Platinum abbiano infuso una simile dose di spettacolarizzazione alle battaglie pur senza ricorrere al benché minimo script: l'azione si svolge continuamente in tempo reale, ed il giocatore ha sempre tra le mani il totale controllo della scena e della telecamera di gioco. I momenti in cui il team sottrae potere decisionale all'utente sono invece figli di una logica di game design in parte recuperata dal primo NieR: l'ibridazione. Automata, proprio come il predecessore, fonde insieme diverse meccaniche di gameplay, ma lo fa con ben altra classe e competenza rispetto allo scorso episodio. Senza soluzione di continuità, quindi, da un action in tre dimensioni si passa ad uno shooter in 2D e ad un adventure side-scrolling, con in più qualche altro piccolo guizzo che preferiamo non rivelarvi. Il dosaggio di queste diverse "anime" ludiche è calcolato al millisecondo: le eterogenee sessioni di gioco, infatti, si alternano, si sommano e si mescolano con un ritmo sì elevatissimo, ma mai soverchiante. I cambi d'inquadratura e di stile non avvengono, difatti, a distanza troppo ravvicinata tra di loro, riuscendo così a scandire la progressione con una coerenza davvero ammirevole: alle volte, del resto, possono anche trascorrere diverse ore prima di rimanere intrappolati di nuovo nelle maglie della bidimensionalità o di qualche esoscheletro volante.

In virtù della contaminazione che sorregge l'intera struttura ludica, Automata introduce nella sua strepitosa scocca da action game anche qualche innesto ruolistico: distruggendo le biomacchine, non a caso, avremo la facoltà di recuperare alcuni materiali dai loro corpi ferrosi, i quali potranno essere utilizzati per potenziare la nostra 2B tramite l'acquisto di nuove armi e chip, che le doneranno finanche nuove capacità attive o passive. Ogni qual volta saliremo di livello non otterremo punti esperienza da spendere in uno skill tree come nel più classico dei GDR, perché l'incremento della salute e della forza fisica della protagonista sarà del tutto automatico. Ciò non implica, però, che il giocatore sia stato privato della possibilità di personalizzare nel dettaglio i talenti di 2B. Con una scelta perfettamente contestualizzata alla natura "artificiale" della nostra androide, potremo gestire l'archiviazione del suo "banco di memoria", composto da numerosi slot di varie dimensioni. Al suo interno dovremo incastrare i diversi chip in dotazione, ciascuno dei quali occupa un'apposita porzione di spazio libero. Sarà quindi necessario dosare bene le abilità in nostro possesso, inserendo quelle che potrebbero rivelarsi più efficaci a seconda delle differenti situazioni da affrontare. Esattamente come avviene per i chip selezionabili, disporremo anche della facoltà di allestire alternativi set di armi, da equipaggiare rapidamente durante gli scontri alla semplice pressione delle croci direzionali: ogni spada, ogni lancia e ogni POD, inoltre, modifica l'efficacia, il range e lo stile di 2B, garantendo al giocatore un altissimo grado di customizzazione. In tal modo, anche il sistema di combattimento ne guadagna in termini di varietà e tatticismo: spesso, nel corso delle battaglie, ci toccherà, infatti, fronteggiare eterogenei gruppi di avversari, molti dei quali saranno vulnerabili a determinate strategie d'attacco.

Messaggi di morte

Con una soluzione chiaramente ispirata alla serie Souls, ogni qual volta verremo sconfitti in duello perderemo i chip in dotazione, e dovremo pertanto raggiungere il luogo del trapasso per recuperare i nostri dati prima che sia troppo tardi. A quel punto dinanzi a noi si apriranno due possibilità: riottenere parte degli XP perduti o "riparare" il cadavere. Nel caso scegliessimo la seconda opzione, otterremo un alleato in battaglia guidato dall'intelligenza artificiale: in tutta onestà, a differenza dei compagni che ci seguiranno durante la storyline, questi supporti momentanei si rivelano pressoché inutili, semplice carne (sintetica!) da macello per le biomacchine più aggressive. Qualora attivassimo le funzioni di rete di Automata, inoltre, non mancherà occasione di rinvenire anche i corpi di altri giocatori deceduti: allo stesso modo di come avviene per la nostra carcassa, potremo decidere se usarli come companions temporanei o se assorbire la loro esperienza ed i loro chip, che verranno automaticamente equipaggiati per un breve periodo, donandoci in tal modo un significativo boost prestazionale. Dopo ogni dipartita, in aggiunta, avremo l'opportunità di lasciare un "messaggio di morte" ai posteri che troveranno il nostro cadavere, utilizzando diverse combinazioni di frasi preimpostate, con un effetto che varia dal poetico all'esilarante

Per avere la meglio sulle carcasse di rugginose biomacchine, allora, occorrerà imparare ad alternare tecniche di lotta e soluzioni offensive, all'insegna di un battle system tanto immediato quanto profondo e ragionato. L'orgia di frenesia che si consuma nei duelli tradizionali, poi, deflagra senza freni durante le titaniche boss fight, tra le migliori che ci sia capitato di affrontare negli ultimi anni: è in questi momenti che Automata scintilla con il fragore di una saetta, e ci regala sequenze d'indescrivibile meraviglia scenica, in cui la grandiosità degli scontri resta comunque sempre assoggettata alle esigenze del gameplay. Eppure, non è tutto "platino" quello che luccica. Considerato soltanto come un "gioco d'azione", l'ultima fatica di Yoko Taro raggiunge indubbiamente l'eccellenza, ma l'aggiunta di dinamiche ruolistiche ci costringe a valutare la produzione anche sul fronte dell'endgame, che in Automata soffre di una problematica da non sottovalutare. Dopo aver completato l'avventura, infatti, il livello dei nemici non si adegua a quello raggiunto dal giocatore, ed in alcune zone della mappa sarà pertanto facilissimo incontrare biomacchine eliminabili con un paio di colpi. A poco serve selezionare un grado di difficoltà più elevato, perché le modifiche riguardano più che altro l'impossibilità di utilizzare il lock-on sui nemici e l'incremento della loro ferocia, senza intaccare, di contro, la loro resistenza. Per ovviare parzialmente al problema potreste, al massimo, scegliere di giocare in modalità "estrema", in cui un sol colpo vi spedirà al creatore: ma questa è un'opzione in grado di indurre profondissima frustrazione. Una mancanza così ingenua, allora, svilisce inevitabilmente il piacere di completare tutti gli incarichi secondari che il titolo propone, disseminati lungo un open world non troppo vasto ma suddiviso in macro zone ottimamente interconnesse. È un peccato quindi che, proprio al termine della main quest, il bilanciamento della difficoltà (in caso di problemi, su Evereye.it trovate la guida di NieR Automata) cali tristemente a picco, e rischi di sottrarre agli utenti più smaliziati il gusto di scoprire i segreti che il mondo di gioco nasconde in ogni suo anfratto, alla ricerca di qualche adorabile riferimento al precedente NieR o di attività collaterali molto più elaborate che in passato: alcune missioni opzionali, d'altronde, non solo offrono boss fight tutte nuove, ma raccontano storie che, come la trama principale, riusciranno a commuovere anche i cuori più "metallici".

Lacrime lunari

Il mondo di Automata è divorato da una vegetazione che s'inerpica lungo un centro urbano ormai diroccato, da soleggiate lande desertiche e da lussureggianti foreste su cui si ergono castelli ormai consunti dal tempo. L'art design dell'ultimo gioiello di Platinum Games è dunque mozzafiato e, grazie al connubio di ambienti molto diversi tra di loro, si dimostra capace di raccontare, anche solo per immagini, la silenziosa storia del declino dell'umanità.

C'è da specificare, però, con un pizzico di delusione, che il comparto tecnico non ha saputo rendere piena giustizia a tutto questo splendore artistico. Sul fronte grafico, Automata soffre (tanto!) un pop up aggressivo e predominante, texture che si caricano in ritardo e, in linea generale, un colpo d'occhio che non entusiasma per mole poligonale e pulizia scenica. È vero: nel furibondo caos degli scontri sono difetti che passano inosservati, ma durante l'esplorazione feriscono dolorosamente lo sguardo del giocatore. Anche la fluidità, purtroppo, subisce spesso dei cali inopportuni mentre si vaga per il mondo di Automata: su PlayStation 4 base, difatti, il motore non mantiene stabili i 60 fps, benché si tratti comunque di oscillazioni che, durante le battaglie, sono a malapena percettibili, e che non influiscono minimamente né sulla responsività degli input né sul tempismo delle contromosse. Fortuna che, a risollevare le sorti di un reparto visivo un po' troppo claudicante, intervengono animazioni curate in ogni minimo dettaglio e un'effettistica particellare letteralmente abbacinante. A chiosa, corona il tutto una soundtrack - senza timore d'iperbole - tra le migliori dell'intero panorama videoludico. Keichi Okabe ha composto una colonna sonora sublime, che spazia dal lirico all'epico: la musica accompagna con delicatezza l'esplorazione ed incalza rabbiosamente nel bel mezzo delle battaglie, generando così una perfetta sinfonia che, al pari delle cutscene e del setting, contribuisce sia delineare il racconto di Automata, sia a trasmettere tutte le mille sfumature emotive che lo caratterizzano.

NieR Automata Dopo un’escalation finale tra le più entusiasmanti della storia del gaming moderno, non neghiamo d’aver avuto l’impellente desiderio di tirare un sospiro di sollievo, posare il pad e salutare l’ultima opera di Yoko Taro come un assoluto capolavoro. Non appena si è attenuato il rush di adrenalina, però, a mente lucida, abbiamo dovuto necessariamente fare i conti con alcune, piccole mancanze che impediscono a NieR: Automata di raggiungere le vette dell’olimpo videoludico. Passando oltre un comparto tecnico malfermo ed un endgame non certo tra i più ispirati, tuttavia, il nuovo action-rpg dagli autori di Bayonetta resta un titolo di una bellezza inusitata, un'opera in cui si annulla il confine tra genio e follia. NieR: Automata è quindi un ibrido galvanizzante, crogiolo e riscrittura di diversi generi ludici. Ed è anche, e forse più di tutto, l’esaltazione del gamplay allo stato puro. Gloria all’umanità! Gloria a Yoko Taro! Gloria a Platinum Games!

9

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