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Recensione Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors

Un'avventura atipica, adulta, disturbante. Recensita la versione USA

Versione analizzata: Nintendo DS
recensione Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Negli ultimi anni ci sono stati titoli, spesso di origine nipponica, che sono emersi dal nulla, senza troppo battage pubblicitario, raggiungendo l'occidente e conquistandolo grazie a publisher lungimiranti e sempre in cerca di novità.
Il caso Demon's Souls è emblematico: From Software ha ideato e portato a compimento un concept per nulla universale, che può non piacere a tutti tanto per l'ormai celebre difficoltà quanto per lo stile discretamente grezzo. Atlus USA ha però creduto nel progetto e con la pubblicazione in America ha superato agevolmente le previsioni di vendita, garantendo quindi un'insperato arrivo ufficiale sul mercato europeo.
Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors ha, per ora, seguito un percorso simile: è un titolo poco conosciuto che è giunto in occidente grazie ad Aksys games, publisher statunitense sempre attento alle nuove uscite provenienti dal mercato nipponico. Riuscirà a calamitare l'attenzione come fece Demon's Souls?

Saw in salsa giapponese

999 ha un incipit tutto particolare che si ispira vagamente al primo capitolo della saga cinematografica Saw, con le dovute differenze e distanze: il primo nove del titolo rappresenta le ore, quelle a disposizione per fuggire; il secondo le persone coinvolte, loro malgrado, nel sadico e misterioso gioco, guarda caso intitolato nonary game, e quindi anch'esso legato al numero nove; il terzo è il quantitativo di porte che divideranno i concorrenti dall'agognata libertà.
La simbologia relativa a tale numero è quindi pervasiva in tutti il gioco, sia per quanto riguarda la trama che relativamente al gameplay, con ripetuti richiami, verbali, grafici, concettuali e logici.
Uno dei nove personaggi è Junpey, ragazzo che frequenta il college e parziale protagonista della vicenda; parziale per il semplice motivo che ogni personaggio incluso nel gioco è caratterizzato così bene da ritagliarsi un ruolo di primo piano, creando intorno a sé un alone di interesse direttamente proporzionale al legame empatico che si andrà rapidamente a creare con il giocatore: c'è chi preferirà Santa, eclettico giovane con i capelli bianchi e stile vagamente punk, chi Lotus, misteriosa donna vestita in modo particolarmente discinto, con gioielli e acconciatura da ballerina medio orientale.
Qualcuno si sentirà al sicuro al fianco di Seven, gigantesco uomo con il volto e il corpo segnato da numerose cicatrici, oppure sentirà il dovere di proteggere Clover, ragazzina dai capelli rosa, accompagnata da Snake, fratello non vedente che però ostenta un'impressionante sicurezza in ogni frangente.
E poi c'è lei, Akane, vecchia compagna di scuola di Jumpey, rivista finalmente dopo tanti anni anche se in una situazione decisamente poco piacevole come quella rappresentata nell'incipit del gioco.

Rumori di acqua e lamiere

Tutti i partecipanti al nonary game si ritrovano su una nave, storditi, con poca memoria di quanto accaduto, prigionieri in stanze chiuse a chiave che rappresentano la loro prima prova di sopravvivenza. Una volta evasi si renderanno conto della loro condizione: bloccati su una nave che lentamente affonderà nell'oceano, modificata appositamente per non offrire alcuna via d'uscita oltre a quelle previste dall'ideatore del gioco.
Tali vie di fuga sono delle porte, dotate di un meccanismo di sicurezza che va sbloccato per proseguire e che a loro volta, indirettamente, andranno a influenzare le scelte del giocatore, riflettendosi su trama ed esito finale dell'intera vicenda.
Il ruolo fondamentale lo ricopre nuovamente il numero nove: ogni concorrente si risveglia con al polso un congegno molto simile ad un orologio. La finalità non è però quella di visualizzare l'ora ma di identificare la persona con un numero: nove concorrenti per i numeri dall'uno al nove. Ogni porta, a sua volta, ha un valore disegnato con un'inquietante vernice rossa molto simile al sangue. A tutto questo si innestano le fredde leggi matematiche: per superare una determinata porta i concorrenti devono utilizzare il proprio bracciale su un sensore. Se la radice digitale dei numeri impressi sui bracciali, ottenuta sommando progressivamente i vari valori fino ad ottenere una singola cifra, corrisponde a quella della porta, quest’ultima si aprirà. Ogni porta può essere attraversata da un numero di persone variabile da tre a cinque e quelle scelte dovranno contribuire insieme al passaggio, pena l’attivazione di un esplosivo presente nei loro corpi.
Con chi vorremo attraversare una determinata porta? E quale di quelle scoperte all’interno della nave? Di chi potremo fidarci davvero? Fino a che punto potremo spingerci nel tentare di sopravvivere forzando le regole del gioco?
Tutte domande alle quali potremo dare una risposta giocando e facendo delle scelte, spesso decisamente importanti e sul filo della tensione, partecipando alle due tipologie di gameplay che il gioco mette a disposizione.

Danza tra dialoghi ed enigmi

999 rappresenta a tutti gli effetti un nuovo esponente nel filone degli interactive drama proposti da Cing prima del fallimento.
Il suo stile di gioco si rifà tanto a quello delle avventure grafiche con una cospicua componente testuale quanto all’ormai collaudata struttura alla Professor Layton, basata su una sequenza di enigmi di difficoltà crescente.
La fusione di questi due elementi trova terreno fertile in una realizzazione che sfrutta la trama per fare da collante tra le varie sezioni: l’esplorazione dell’ambiente sarà principalmente basata su schermate statiche, intervallate da filmati e da dialoghi durante i quali potremo decidere come rispondere ai vari interlocutori e scegliendo come muoverci, superando le varie stanze e le porte contrassegnate con i numeri.
Proprio tali porte, però, rappresentano la linea di demarcazione tra la parte più rilassata e quella in cui il gameplay vira decisamente verso il puzzle solving: ogni zona della nave sigillata attraverso le celebri porte è un comparto a sé stante, che include una sequenza di indovinelli da risolvere progressivamente, scoprendo come uscire da quella sezione per raggiungere la successiva.
Inutile sottolineare che la chiave di volta di molti dei puzzle è la matematica e l’uso dei numeri (emblematica in quest’ottica la presenza di una calcolatrice interna al gioco, richiamabile in ogni momento alla pressione di un tasto) ma anche la raccolta, la manipolazione e l’uso di oggetti riveste un ruolo di primo piano. Lo stile dei rompicapo richiama proprio quello di alcuni giochi di Cing, da Another Code a Hotel Dusk, fino ad arrivare al recente (in Europa) Last Window: molti elementi dello scenario nasconderanno elementi che potrebbero passare inosservati, sui quali intervenire con oggetti disponibili in stanze adiacenti e che, spesso, possono nascondere qualche segreto.

Tensione di fondo

La vera novità di 999, elemento caratterizzante che speriamo verrà sfruttato anche in futuro, è l’armonia perfetta tra trama, personaggi ed ambientazione: all’inizio non si saprà quasi nulla ma dopo poche ore di gioco si inizieranno a svelare dettagli sul passato dei comprimari e del protagonista, in maniera proporzionale al tempo che trascorreremo con loro: spesso il team dovrà dividersi e dovremo decidere con chi andare, cercando di creare delle squadre che ci permettano di scoprire di più sugli altri, tra pregiudizi e dubbi, con una base comune di sospetto già vista in opere come Battle Royale ma che difficilmente è mai stata applicata ad un videogioco.
Una struttura del genere non può che portare a dei finali multipli: il gioco ne offre sei e lo fa in una maniera abbastanza originale. La prima volta che ci avvicineremo al gioco lo faremo in balia dell’ignoranza: non sapremo con chi avremo a che fare, cosa dovremo affrontare e in che modo. Una volta visti i titoli di coda, però, verremo esortati a ricominciarlo, tenendo ben a mente tutto ciò che avremo scoperto in precedenza.
Sono molti i titoli, soprattutto nipponici, che propongono la classica modalità New Game Plus; 999 lo fa però in modo differente poiché rigiocarlo non sarà semplicemente “un altro giro” con nuove abilità o oggetti differenti, come capita in tanti JRPG, ma un’altra opportunità per scoprire davvero chi si nasconde dietro al nonary game, quali sono gli obiettivi del progetto, perché e come sono stati scelti i concorrenti e così via.
Ad ogni nuova iterazione potremo sfruttare le informazioni di cui ormai saremo in possesso per anticipare le mosse degli altri, agendo in maniera più intelligente e riflessiva, andando ad esplorare le sezioni della nave che prima non avevamo avuto la possibilità di visitare, con l’obiettivo finale di scoprire e vedere tutto.
La possibilità di affrontare più volte l’avventura è quindi non solo offerta ma è, a tutti gli effetti, incentivata: per evitare di perdere troppo tempo nelle sezioni già viste il gioco tiene traccia dei dialoghi già letti, offrendo la possibilità di saltarli in modo selettivo, fermandosi solo se le risposte che stiamo ottenendo sono nuove. In un sottomenu raggiungibile da quello principale è poi possibile rigiocare le aree puzzle già viste, potendo anche visualizzare dietro a quali porte numerate si nascondo quelle che non abbiamo ancora avuto modo di affrontare.
Il gioco nasconde quindi una quantità di contenuti immensa, ben più di quella che sembrerebbe mostrare dopo averla affrontata per la prima volta,

La regola del sospetto

Un titolo senza difetti, quindi? In parte si, soprattutto per quel pubblico che ama le avventure ben scritte, narrate e con personaggi interessanti.
Lo stile da anime contemporaneo e la marcata caratterizzazione dei partecipanti al nonary game concorrono benissimo nel tentativo di risucchiare il giocatore nella vicenda, trasmettendogli tutta la tensione del caso e lavorando lentamente per instillargli dubbi, paure ed elementi utili a sviarlo se si sta avvicinando troppo alla realtà.
Il vero difetto è che alcuni finali sembrano troppo netti: durante un playthrough particolarmente lungo ed articolato potremo avere l’impressione di avercela fatta, di esser salvi e di aver portato con noi i personaggi a cui ci saremo maggiormente affezionati.
Basteranno però pochi minuti per ritrovarsi in una situazione inaspettata, spesso risolta rapidamente e che porterà ad uno dei finali senza poter fare nulla per intervenire.
In questi casi si insinuerà nei giocatori un senso di fastidio e di poco controllo che però verrà rapidamente sostituito dalla voglia di riprovarci, magari saltando rapidamente le parti già viste ma agendo diversamente per cercare di influenzare maggiormente il flusso degli eventi, stando vicino ad un compagno bisognoso di cure e guardandosi meglio le spalle, facendosi sempre guidare dal sospetto ma su basi più solide.
In fondo sapere è potere.

Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors è il capolavoro che non ti aspetti, un fulmine a ciel sereno che cambia di colpo le regole del gioco, proponendo un innovativo mix tra avventura grafica e struttura ad enigmi, con contenuti adulti, maturi, addirittura disturbanti in alcuni casi. Aksys ha giocato bene le sue carte e il gioco è già un successo sul mercato statunitense, anche grazie alla disponibilità di un gadget che riproduce fedelmente il bracciale presente sul polso dei concorrenti ma con la funzionalità di orologio, disponibile con i preorder o sullo store online del publisher. Lo stile e il background dei personaggi funziona al punto tale che non stupirebbe vederli rappresentati in uno dei prossimi raduni per cosplayer, avvicinando ancora una volta il mondo dell’animazione e quello del videogioco con risultati interessantissimi. Speriamo che il successo di 999 ne sancisca l’arrivo anche in Europa.

9.5

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