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Recensione No, Human

Recensito uno dei puzzle game più interessanti dell'App Store, sviluppato da una sola persona

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  • iPhone
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L’App Store è decisamente affollato di puzzle game, in parte perché è uno dei pilastri sui quali sviluppare un titolo di successo, adatto ad una fruizione mobile, in parte perché spesso i concept sono quelli classici, pensiamo ai sempre verdi match three, reinterpretati e rinnovati di volta in volta per proporre giochi sempre differenti.
Uno degli ultimi trend, esploso in questi anni, è quello dei puzzle game basati sulla fisica, nei quali il movimento di blocchi, oggetti e forme di ogni tipo è regolato da leggi più o meno aderenti alla realtà.
Anche No, Human rientra in questa tipologia di titoli ma lo fa con un setting tutto nuovo, portandoci questa volta nell’oscurità dello spazio profondo.

Spazio, terra di conquista

L’umanità è sempre stata affascinata dallo spazio, con i suoi misteri, i corpi celesti e le galassie; lo sviluppo tecnologico ha permesso il raggiungimento della luna e l’esplorazione di una microscopica parte dell’infinito che circonda la terra.
Proprio da questo presupposto prende spunto la trama di No, Human.
Niente di complicato, ovviamente, anche perché in un puzzle game la storia difficilmente ricopre un ruolo di primo piano. In questo caso, però, serve a fornire un background e ad introdurre lo stile di gioco: gli astronauti vogliono conquistare il cosmo ma quest’ultimo non è proprio disposto a lasciare che gli uomini invadano il suo territorio. Lo spazio è rappresentato da un gigantesca bestia rossa fuoco, con denti aguzzi e sguardo minaccioso, mentre gli intrepidi esploratori sono persone di mezza età, con barba e baffi che spuntano dai lucenti caschi da astronauti.
Lo stile è stilizzato e fiabesco e riflette la direzione artistica che si ritroverà anche nei livelli: strutture minimaliste, asteroidi costruiti con pochi poligoni flat shaded, sfondo scuro privo di qualunque profondità.
Lo sviluppo di uno stile così caratteristico ma minimale è tanto una scelta quanto una necessità ed è subito spiegato il perché.

One Man Army

No, Human è stato creato da una sola persona: Rolf Fleischmann, unico sviluppatore dello studio indipendente vol-2 e ne rappresenta il titolo di debutto.
Il gioco è stato sviluppato con strumenti molto in voga nella community indie, quali Blender per quanto riguarda la modellazione 3D e Unity per il motore che gestisce la grafica e la fisica di gioco.
Fa molto piacere notare che nello sviluppo di videogiochi è ancora possibile creare un titolo interessante, sebbene piccolo, con poca forza lavoro ma buone idee, ideando uno stile che coniuga semplicità nello sviluppo, dovuta ad una complessità decisamente bassa, ma una ricercatezza e un gusto decisamente particolare.
Va quindi sicuramente perdonata la completa mancanza di una colonna sonora, scelta che ovviamente ha reso più semplice l’implementazione del gioco ma che, incidentalmente, ben si sposa con l’ambientazione spaziale, fatta di silenzi e movimenti rallentati.

Lo spazio non è per voi

Dove si svolge la lotta per la conquista dello spazio tra il demone-cosmo e gli esseri umani? In cinquanta livelli nei quali, nella parte del perfido dominatore delle stelle, dovremo distruggere tutti i mezzi costruiti dall’uomo per esplorazione e conquista.
Shuttle, basi orbitandi, navi mercantili: tutto dovrà essere ridotto in pezzi in modo da fermare l’avanzata dell’umanità, considerata pericolosa e ben poco raccomandabile.
Le armi a disposizione sono rappresentate da asteroidi, disponibili in quantità decisamente limitata, che possono venir lanciati nel vuoto semplicemente toccandoli e tracciandone la traiettoria con il dito.
Ed è proprio qui che entra in gioco la fisica: in base al verso di lancio, all’accelerazione impressa alla roccia, alla presenza o meno di campi magnetici generati da altri corpi celesti, il nostro colpo potrà andare a segno, come in un gigantesco tavolo da biliardo nero, le cui buche sono i mezzi di trasporto degli umani.
Ovviamente i primi livelli fungono da riscaldamento e breve tutorial ma ben presto le cose inizieranno a farsi complicate, con tiri da valutare millimetricamente, vista l’inerzia presente nel vuoto, con una progressione di difficoltà che aggiungerà di tanto in tanto dei nuovi elementi: dalle comete che potrebbero deviare la traiettoria dei nostri colpi, ai grandi ammassi che genereranno un campo attrattivo, trasformabile in repulsivo se toccati con abbastanza forza.

Fiato corto

Il gameplay quindi è discretamente classico ma il mix tra azione e riflessione, coadiuvato da un comparto artistico riuscito, garantiscono il divertimento, mantenendo alto l’interesse.
Quello che invece frena un po’ il giudizio su No, Human è la durata e la quantità dei livelli: alcuni sono davvero semplici e si può risolverli in una manciata di secondi. Quelli finali, al contrario, sono ostici non tanto per la necessità di capire come colpire il bersaglio designato ma per riuscire a farlo, valutando perfettamente traiettoria e velocità, cosa per la quale saranno sicuramente necessari svariati tentativi.
In ogni caso i cinquanta livelli si risolvono rapidamente e l’unico incentivo alla rigiocabilità è la possibilità di inviare il proprio punteggio finale verso la classifica mondiale.
Per fortuna è già in sviluppo un ulteriore set di livelli che dovrebbero rendere il gioco più longevo, magari aggiungendo qualche altro elemento innovativo tra quelli presenti a movimentare gli stage.

No, Human No, Human andrebbe premiato anche solo per il fatto che è stato sviluppato da una sola persona. Lo stile minimalista è delizioso e l’ironia di fondo nella lotta tra uomini e cosmo è un fattore decisamente caratterizzante in produzioni di questo tipo. Prendendo invece il gioco per quello che è si ottiene un puzzle game basato sulla fisica decisamente solido anche se non particolarmente originale, che alterna momenti di puro genio ad altri nei quali si supereranno una mezza dozzina di livelli in pochi minuti, soddisfacendo il giocatore ma spingendolo troppo rapidamente verso i titoli di coda. Se però vi piace il genere per 79 Centesimi di Euro è difficile trovare di meglio.

7

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