Recensione No More Heroes 2

Travis e il suo ritorno: sarà ancora touchdown?

No More Heroes 2: Desperate Struggle

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No More Heroes 2: Desperate Struggle
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    Disponibile per:
  • Wii

Ancora una volta, addio Eroi!

No More Heroes è stato per molti un fulmine a ciel sereno. Quello che doveva semplicemente essere l’interessante esperimento di un game designer, il mitico Suda 51, su una macchina di difficile comprensione, si è trasformato in un dei più bei giochi del 2008, oltre che in uno dei titoli di punta del Nintendo Wii.
Nonostante i dati vendita relativamente contenuti (se relazionati alla qualità del prodotto), un seguito divenne presto cosa più che scontata. Le informazioni intorno a Desperate Struggle non si fecero tanto attendere, incrementando l’hype dell’utenza a dismisura. Del resto tutti i Travis-Lovers accolsero con incredibile favore la notizia che avrebbero iniziato l’avventura al cinquantesimo posto della classifica dei migliori assassini del mondo, che avrebbero nuovamente avuto a che fare con la sexy Sylvia Christel e che avrebbero potuto perfino controllare un secondo personaggio, quella Shinobu alla quale Travis risparmiò la vita.
Le aspettative erano insomma tantissime, soprattutto in un momento come questo in cui al Wii servono titoli di spessore per riprendersi da un periodo di magre uscite. E’ riuscito Travis Touchdown a bissare il successo del capitolo originale? Possiamo nuovamente gioire per l’estinzione degli Eroi?

Vendetta, paranormalità e sesso

L’inizio è di quelli con il botto. La prima ora passata in compagnia di Travis a Santa Destroy è di quelle che fanno ben sperare, come un saporito prologo alla miglior avventura della vostra vita.
La trama spiega brevemente come il protagonista, dopo aver raggiunto la vetta della classifica dei migliori killer in circolazione, abbia abbandonato del tutto la via dell’assassinio sparendo dal giro. Tuttavia l’omicidio di Bishop, amico di Travis nonché suo principale rifornitore di VHS a luci rosse, si presenta come un motivo abbastanza forte per il ritorno alle attività del nostro. Il mandante dell’assassinio infatti, non a caso è il numero uno della nota classifica. La vendetta personale di Travis viene inoltre fomentata dalla solita promessa, dalle forti tinte sessuali, di Sylvia, che giura di mantenere la parola data una volta raggiunta la vetta. Come se non bastasse Santa Destroy, la metropoli che funge da ambientazione per la saga, è diventata scenario di strani e paranormali eventi dalla dubbia origine. Fare luce anche su questi episodi sarà un’altra delle priorità delle quali tenere conto per salvare Santa Destroy, una città sull’orlo di una crisi finanziaria e morale.
La carne sul fuoco è insomma moltissima e il tutto sembra effettivamente portare a una emotiva, profonda e appassionante lotta disperata. L’amico ucciso, la pulsione sessuale per Sylvia e la voglia di salvare, come un vero Eroe, Santa Destroy sembrano ottime tematiche per offrire un lungo e spettacolare cammino, che concluda il percorso di crescita interiore che Travis aveva cominciato nella precedente scalata al successo.
Purtroppo queste attese vengono parzialmente disilluse da un plot e una sceneggiatura che distoglie spesso l’attenzione sui punti cardinali della vicenda. Per esempio gli eventi paranormali non riescono mai a trovare un chiaro posto nella trama, rimanendo sempre sullo sfondo, quasi si trattasse di un elemento anticipatore di un qualcosa che verrà trattato in un possibile sequel. Fortunatamente però, queste sbavature del copione non bastano per annullare l’ironia, l’intelligenza e perfino la misurata rozzezza e volgarità di buona parte dei dialoghi. Ogni scena animata si traduce insomma in una misurata danza di turpiloquio e frasi ad effetto, che dosano intelligentemente momenti più toccanti e seri con altri più comici e atti semplicemente a mostrarci il lato più sbruffone di Travis. Dalla posizione numero 51 fino alla vetta insomma c’è ben poco di cui lamentarsi: il plot perderà spesso il suo focus, è vero, ma sarete troppo occupati a ridere o a lasciarvi commuovere dai rari, ma potenti momenti di ribellione di Travis al meccanismo messo in piedi dall’Associazione degli Assasini.
Una considerazione a parte la meritano poi i killer avversari di Travis. Nel No More Heroes originale in ogni scontro si respirava epicità. Ogni assassino rimaneva nel ricordo del videogiocatore vuoi per una particolare frase, vuoi per le reazione del protagonista dopo la sua uccisione, vuoi per tanti altri motivi. In Desperate Struggle le cose funzionano in modo lievemente diverso. Il ritmo di gioco è sicuramente più alto e i dialoghi con ognuno di essi ha risentito di un netto ridimensionamento. Per quanto il loro numero non sia aumentato di molto rispetto al prequel, le battute che hanno a disposizione non sono molte. Ciò sicuramente fa bene al ritmo e non permette mai al giocatore di riposare troppo a lungo le braccia, ma è anche vero che il ritratto psicologico di ogni personaggio sia meno delineato e profondo rispetto al passato.
Naturalmente questo discorso vale esclusivamente dal punto di vista narrativo. Il design resta invece ai massimi livelli. Ognuno di essi è ottimamente caratterizzato visivamente e dimostra quanto la fantasia degli artisti di Grasshopper superi in questo senso quella degli sceneggiatori. Che si tratti di un eclettico giocatore di football o di un rapper pronto a sacrificare le sue donne usandole come proiettili umani, ogni killer ha un carattere unico.
Insomma sebbene i killer parlino di meno, affascinano il videogiocatore come e forse più che nel capitolo originale.

Problemi di dieta

La casa di Travis è il paradiso di ogni otaku che si rispetti. Le maschere da wrestler, così come tutti gli oggetti legati agli anime di cui il nostro è appassionato, aumentano mano a mano che le raccoglieremo aprendo le casse del tesoro sparse nei livelli. C’è anche un’altra piccola particolarità interessante: Jane, il vostro gattino domestico ha infatti messo su qualche chilo di troppo. Starà a voi fargli perdere il grasso in eccesso facendogli fare un po’ di attività fisica. Il tutto si risolve in minuscoli minigiochi dal valore effimero, ma vedere dimagrire progressivamente il proprio felino regalerà comunque soddisfazioni.

Lavori in 8-bit

Per quanto riguarda il gameplay, la più sostanziosa modifica riguarda l’eliminazione delle fasi free-roaming. In molti infatti, forse anche fraintendendone funzione e significato ludico, si sono lamentati delle sezioni di esplorazione e spostamento all’interno della Santa Destroy del primo capitolo. Aspettandosi qualcosa che potesse anche solo minimamente rivaleggiare con la Liberty City di GTA, i videogiocatori rimasero assolutamente attoniti di trovarsi a vagare in una metropoli sì visivamente affascinante, ma vuota e priva di attrazioni.
Desperate Struggle sostituisce tutto ciò con un menù con cui gestirete ogni spostamento. Potrete tornare nell’hotel/casa del protagonista, recarvi al negozio di abiti per acquistare nuovi indumenti, oppure decide di migliorare salute e forza dei vostri colpi in palestra. Inoltre ci saranno tutta una serie di luoghi in cui vi saranno offerti dei lavori o delle piccole missioni grazie alle quali accumulare denaro. Niente di nuovo per quanto riguarda queste ultime: come avveniva nel caro e vecchio K-Entertainment affronterete dei piccoli e brevi livelli in cui uccidere tutto ciò che si muove. A differenza del passato però una volta completate non avrete la possibilità di rifarle nuovamente, il che impedisce di accumulare denaro in modo relativamente rapido.
Come detto, sono anche disponibili tutta una serie di lavoretti. Nel precedente capitolo mancavano di spessore e, soprattutto ,erano tutti piuttosto noiosi. Desperate Struggle da questo punto di vista riesce a fare molto meglio dell’originale. Ogni lavoro, escluso l’ultimo, è stato trasformato in un piccolo gioco rigorosamente in 2D, rigorosamente 8-bit. Controllando una versione pixellosa di Travis dovrete sistemare dei tubi in modo da permettere all’acqua di fluire da una parte all’altra della stanza, liberare alcune stanze dalla presenza di bestiole e insetti vari usando una sorta di aspiratutto, guidare la vostra moto per consegnare una pizza in un perfetto emulo di Outrun versione motoristica, e così via. Nessun minigioco riuscirà però a tenervi incollati per più del tempo necessario a finirlo, e difficilmente vi verrà voglia di riaffrontarli tutti da capo per il solo gusto di mettervi alla prova. Ciò non toglie che rimangano passatempi godibili, dotati di stile e funzionali al compito che devono svolgere.
Tuttavia il senso del denaro è completamente cambiato in Desperate Struggle. Se nel capitolo originale era indispensabile per partecipare alle sfide per le posizioni in classifica, ora queste non vi costeranno nulla. Guadagnare denaro servirà solo per farvi acquistare capi d’abbigliamento, nuove Katane e per pagarvi gli allenamenti in palestra. Il ritmo dell’avventura è così completamente cambiato. Volendo potrete unicamente dedicarvi ai livelli necessari per far progredire la trama. Ciò è sicuramente più funzionale e rende il gioco godibile a più livelli. Chi vorrà finire Desperate Struggle in fretta e furia potrà farlo, mentre gli amanti degli sbloccabili o chi vuole vedere tutto ciò che ha da offrire il nuovo titolo, spenderà più tempo tra lavoretti e acquisti vari.

Il ritmo è tutto

Katana Laser alla mano, Desperate Struggle non aggiunge quasi nulla al combat system rispetto al primo No More Heroes. L’analogico serve per muovere Travis e la croce direzionale per schivare nelle varie direzioni i colpi. Ancora una volta con il pulsante A userete la katana, mentre il tasto B sarà deputato a calci e pugni. Spesso poi per finire gli avversari vi sarà richiesto di muovere in una particolare direzione Wiimote e Nunchaku, un’azione tanto elementare quanto gustosa e determinante per il divertimento provato durante i combattimenti. Non mancano nemmeno dei poteri speciali che si attiveranno automaticamente e casualmente dopo aver eliminato un certo numero di avversari: tra slow-motion e versioni ultra-super potenziate di Travis, non manca nulla in questo senso.
A conti fatti dunque vi rendete conto da soli che è impossibile concatenare lunghe e complicate combo, vista la semplicità del sistema di controllo. Siamo lontani anni luce dal tecnicismo richiesto da un qualsiasi Ninja Gaiden. Tuttavia la fortuna del primo capitolo lo si doveva a un ottimo mix tra ritmi forsennati, level design riuscito e ben calibrato, fiumi di sangue (o esplosioni di cenere per quanto riguarda la versione PAL censurata) e alle ottime musiche capaci, da sole, di infervorare il videogiocatore.
Desperate Struggle ripropone alla perfezione questa ricetta non aggiungendo nulla, certo, ma stando ben attento a non perdere nemmeno un grammo della funzionalità del collaudato sistema. Il level design anzitutto è vario, sia come location che come varietà di situazioni. La resa stilistica e artistica di certi livelli è veramente di prim’ordine tra strade cittadine, boschi spettrali e faraonici palazzi ritratti in modo verosimile, ma comunque sempre leggermente alienanti. Inoltre la durata di ciascun livello varia molto. Per alcuni si tratterà di superare brevemente pochi corridoi, altri invece vi costringeranno in larghe arene dove affronterete orde su orde di cattivi.
Purtroppo nell’accompagnamento musicale invece, si deve registrare un leggerissimo passo indietro, visto che spesso l’unica cosa che ascolterete saranno le urla di dolore dei vostri avversari. Solo in questi momenti vi renderete conto come le musiche fossero parte integrante e vitale per il fragile, ma ben costituito, equilibrio degli scontri nel No More Heroes originale. Tuttavia anche in questo senso si tratta di limitate sbavature, visto che questi momenti di silenzio assordante saranno pochi e circoscritti.
Le uniche aggiunte che Desperate Struggle si permette non incidono più di tanto al già quasi perfetto gameplay del gioco. Per esempio ora potete portare con voi tutte le Katane che possedete. La cosa è sicuramente interessante, ma difficilmente ne userete altre se non la più forte che possedete. Un paio di livelli inoltre li vivrete nei panni di Shinobu. Il sistema di controllo è pressoché uguale a quello di Travis se non fosse che la giovane ninja può saltare. La formula non cambia più di tanto, ma i fisiologici problemi di telecamera, di cui già soffriva raramente il predecessore, vengono acutizzati vista la necessità di esibirsi in salti che necessitano un certo grado di precisione.
Fortunatamente gli scontri con i boss, a livello di gameplay, mantengono la loro altissima qualità. Ognuno di essi necessiterà di un diverso approccio e, salvo un paio di occasioni, tutti sono impegnativi al punto giusto. Entrando nella sala in cui affronterete il killer, dovrete spesso essere pronti a uno scontro lungo e logorante. Ovviamente uscendone vincitori la soddisfazione sarà proporzionale e vi darà prova di possedere ottimi riflessi e di conoscere alla perfezione l’arsenale di mosse a disposizione di Travis.
Concludendo insomma, il combat system è fortunatamente rimasto largamente invariato. Tutto ciò che i fan del primo capitolo hanno apprezzato lo ritroveranno praticamente identico anche qui, mentre i neofiti impiegheranno pochi secondi prima di lasciarsi catturare dal vortice di sangue e violenza di Desperate Struggle.

La solita, splendida e problematica Santa Destroy

A livello grafico-sonoro Desperate Struggle si conferma più o meno sui livelli del predecessore. Il motore grafico, per esempio, è lo stesso. Da una parte ciò è un bene visto che ritroveremo ancora una volta lo stesso e magnifico stile, dall’altro è un male in quanto incontreremo i medesimi difetti del passato: bad collision, rallentamenti nelle fasi più caotiche, alcune texture poco definite e le immancabili sbavature della telecamera. Il giudizio tuttavia resta sicuramente positivo. Per quanto un aggiornamento sarebbe stato immensamente gradito, il lavoro degli artisti è fenomenale e in buona parte copre, anche in questo secondo episodio, un lavoro tecnologico solo sufficiente.
Dal punto di vista sonoro è necessario un discorso lievemente più intricato. Gli effetti sonori in larga parte sono presi di peso dal primo capitolo e il doppiaggio resta sicuramente di ottima fattura. Purtroppo la soundtrack non regge il passo con quella, meravigliosa, del capitolo originale. Il quadro poi peggiora se si pensa che le musiche più riuscite in realtà provengono dal No More Heroes SoundTracks: Dark Side, una raccolta di remix delle musiche del predecessore. Naturalmente il tono qui usato è esagerato rispetto alla situazione che incontrerete una volta che sarete occupati ad affettare i vostri nemici. Le musiche funzionano e che siano originali o tratte da un album di remix, poco vi importerà.
La longevità, che nelle intenzioni degli sviluppatori doveva subire un pesante up-grade, non supera le dieci ore. Il ritmo dell’avventura è indiavolato, certo, ma a conti fatti comunque si ha la sensazione che la trama non duri molto di più del suo predecessore.

No More Heroes 2: Desperate Struggle No More Heroes Desperate Struggle conferma quanto di buono visto nel capitolo originale. Mancherà il power-up grafico e di longevità come invece ci era stato promesso, ma di fronte a un titolo del genere, francamente, significa cercare il pelo nell’uovo. Grazie a un plot dalla volgarità sempre calcolata e mai strabordante, a un gameplay frenetico e semplice ma generoso di soddisfazioni, a un impianto grafico-sonoro stiloso e ricercato, a boss fight memorabili e tante piccole feature e citazioni più o meno nascoste, Grasshopper Manufacture è stata in grado di superare sé stessa, proponendoci un gioco più raffinato dell’originale. L’eliminazione delle fasi free-roaming e la trasformazione dei lavori in mini-giochi 2D inoltre testimoniano l’attenzione che è stata data alle lamentele dei fan sulle pecche del primo No More Heroes. Concludendo Desperate Struggle è quello che è: un gioco forse dai toni eccessivi, un action dal combat system non troppo raffinato, un’avventura che a volte dimentica il focus e le motivazioni dei suoi personaggi. Tutto vero ma è anche uno dei giochi migliori per Nintendo Wii. Un titolo d’azione da vivere a ritmi forsennati, macellando, uccidendo, distruggendo qualsiasi avversario solo per arrivare alla vetta della classifica dei migliori killer della Nazione e accorgersi, che il viaggio affrontato è stato uno dei più belli e affascinanti mai compiuti. Sconsigliato solo a chi ha odiato l’originale, vista la somiglianza delle meccaniche, e chi non è un appassionato di titoli action. Tutti gli altri non hanno un motivo valido per non acquistarlo.

7.2

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