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Recensione Odin Sphere Leifthrasir

A nove anni dal lancio, l'acclamato Odin Sphere torna con un remake completo su PlayStation 3, PlayStation 4 e Vita: lo abbiamo provato.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Odin Sphere Leifthrasir
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • PS4
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. È inoltre nemico giurato di DLC e digital delivery. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Era il lontano 2007 quando Vanillaware, precedentemente nota come Puraguru, lanciò sul mercato nipponico l'affascinante Odin Sphere, action RPG bidimensionale a scorrimento laterale dal forte tratto fiabesco. Considerato l'erede spirituale di Princess Crown, il titolo ebbe un discreto successo a livello globale, penalizzato però da alcune imprecisioni e soprattutto dall'ormai imminente pensionamento della piattaforma su cui venne rilasciato: l'immortale PlayStation 2. In Europa in particolare, il gioco arrivò con quasi un anno di ritardo, quando la maggior parte dei giocatori aveva già compiuto il salto generazionale. Per nostra fortuna, nell'epoca delle riproposte in alta definizione, il delizioso RPG è tornato sui mercati occidentali con Odin Sphere: Leifthrasir, accattivante e completo remake per PlayStation 3, PlayStation 4 e PS Vita, pronto ad ammaliare neofiti e giocatori nostalgici.

Il gioco del Calderone

Odin Sphere è una serie di vecchi libri che raccontano di un mondo ambientato da nani, fate, demoni, e persino gli aesir delle leggende norrene, razze costantemente in guerra per il possesso del Calderone di Re Valentine. La riconquista dell'oggetto mistico, custode di poteri inimmaginabili, è il motivo che nelle battute iniziali del gioco spinge Odino, signore dei demoni e sovrano di Ragnanival, ad invadere il vicino Regno delle Fate, Ringford, scatenando una serie di eventi che rischiano di provocare l'Armageddon. Il canovaccio narrativo vede protagonisti i principi dei vari regni ed un giovane eroe innamorato, ignari di star recitando la propria parte sul palcoscenico di una tragica profezia che si compirà fra inganni, sacrifici e tradimenti. Gwendolyn, figlia del Re Odino, combatte per ottenere le agognate attenzioni del sovrano; all'inizio della vicenda perde la propria sorella maggiore e ne raccoglie l'eredità, nonché il comando delle valchirie. Cornelius, principe di Titania, è perdutamente innamorato della principessa di un regno distrutto e vorrebbe sposarla anche senza il benestare del proprio padre. Mercedes, principessa di Ringford, ha perso sua madre ed è costretta a salire al trono nonostante la giovane età; all'interno della sua stessa famiglia c'è però chi trama per spodestarla e prenderne il posto. Oswald, abbandonato prima dai propri genitori e tradito in seguito dalla famiglia adottiva, è un rinomato sterminatore di draghi destinato a innamorarsi di una combattiva principessa. Velvet, principessa decaduta, nonché una dei pochi superstiti del Regno di Valentine, è decisa a prevenire l'Armageddon, anche a costo della propria vita. Il gioco è composto insomma da sei scenari in tutto, uno per ogni protagonista più quello conclusivo, a loro volta suddivisi in capitoli ed eventi che si intrecciano su una mappa a bivi. Ogni capitolo vede l'eroe di turno visitare un nuovo dungeon, sconfiggere una lunga serie di nemici e miniboss, possibilmente nel minor tempo possibile per ottenere bottini migliori, e naturalmente raggiungere la stanza con la boss fight di fine livello. I combattimenti, non casuali e in chiave action, ricordano i duelli dei picchiaduro a scorrimento orizzontale: combinando il tasto quadrato allo stick analogico sinistro (o anche al d-pad), i nostri eroi possono concatenare una serie di combo distruttive e spettacolari, sia terrene che aeree, a seconda della situazione e del nemico ingaggiato; una pressione prolungata dei suddetti tasti, permette inoltre di sferrare attacchi caricati ascendenti o laterali. Mentre il tasto dorsale R permette di eseguire rapide schivate, attraverso il tasto L è possibile accedere alla lista delle tecniche e magie apprese da ciascun personaggio.

Modalità Classica

Per la gioia del fan storici, tutte le copie di Odin Sphere: Leifthrasir includono un gradito extra selezionabile già dalla schermata iniziale: il gioco può essere infatti avviato anche nella cosiddetta "modalità classica", la quale presenta il titolo esattamente com'era nel 2007, a parte la grafica in alta definizione (sostanzialmente si tratta di un grazioso ibrido fra la nuova e la vecchia versione del gioco). Tale modalità è quindi priva delle nuove animazioni, dei tutorial migliorati, ma soprattutto non presenta le numerose modifiche apportate al gameplay con l'avvento della versione Leifthrasir. Gli attacchi dei personaggi, in particolare, sono nuovamente soggetti alla fastidiosa barra dell'energia, che una volta vuota rende il personaggio momentaneamente inerme e si ricarica piuttosto lentamente, col passare del tempo. La versione originale, inoltre, risulta sbilanciata come una volta, alzando non poco il livello di sfida del titolo e costringendo il giocatore a ripetere gli stessi dungeon anche decine di volte, allo scopo di memorizzare i pattern di attacco di nemici e boss di turno. Frustrante? Talvolta sì, ma non per questo meno interessante.

Qualche giocatore incauto potrebbe pensare, quantomeno inizialmente, che tutto il gameplay si riduca a un banale button mashing; niente di più falso, poiché non solo il gioco richiede una certa prontezza di riflessi, ma determinati avversari, indipendentemente dalla difficoltà selezionata, non potranno essere superati senza adeguate strategie di attacco. I dungeon sono divisi in una serie di stanze connesse fra loro, ciascuna delle quali presenta vere e proprie orde di nemici da sconfiggere; ripulita una stanza, la partita del giocatore viene valutata in base a vari fattori fra cui il numero massimo di attacchi consecutivi, i danni ricevuti e la durata stessa della battaglia. Per ogni nemico sconfitto, il giocatore ottiene inoltre un certo numero di Fozoni, energia magica luminosa indispensabile per salire di livello e migliorare le tecniche apprese. Diversamente da quanto accade in genere negli RPG, i mostri di Odin Sphere: Leifthrasir non danno alcun punto esperienza, infatti questi sono ottenibili soltanto attraverso il consumo di latte e varie cibarie; per ogni frutto, pezzo di formaggio o manicaretto consumato nei ristoranti, i nostri eroi recuperano una parte dei propri punti vita, guadagnano un certo numero di punti esperienza e vedono migliorato il valore di attacco base. Data la vitale importanza assunta dal cibo (elemento caratteristico delle produzioni Vanillaware), il sistema mette a disposizione del giocatore vari metodi per ottenerne sempre di più. Il metodo disponibile fin dall'inizio del gioco, e spiegato nel tutorial, prevede che il giocatore pianti i semi di vari frutti raccolti nei dungeon e li nutra coi suddetti Fozoni: più sarà alto il numero di Fozoni richiesto, maggiore sarà il premio in cure e punti esperienza.

Una volta assorbita l'energia viola, il seme piantato germoglierà immediatamente, dando i frutti desiderati, che potranno essere consumati subito o combinati ad altri oggetti per generare pozioni curative, esplosive o anche piatti prelibati, i quali conferiranno bonus di gran lunga superiori. In seguito, i pasti potranno essere consumati in ristoranti o addirittura acquistati dai mercanti girovaghi in cambio di denaro. Per quanto riguarda le abilità, queste vengono acquisite recuperando i cosiddetti Prismi Fosonici sparsi per i vari livelli, ragione che spingerà i completisti ad aprire ogni forziere di ciascuna area. Le abilità, inoltre, si suddividono in tecniche di attacco, capacità passive (assolutamente inedite) e fondamentali boost fisici; esattamente come per i livelli dei personaggi, queste saranno migliorabili solo attraverso l'utilizzo dei preziosi Fozoni. Per una corretta evoluzione del proprio personaggio, è opportuno utilizzare i Fozoni con parsimonia, scegliendo di volta in volta se investirli sull'avanzamento del livello o sulle abilità. Se ciascuno scenario non richiede più di 7-8 ore (in base alla difficoltà e di conseguenza al grinding), il completamento del gioco vi porterà via più di 40 ore, e ricompenserà gli avventurieri più pazienti con un finale degno dell'impresa compiuta.

Un dipinto stupefacente

Il comparto tecnico è sicuramente l'aspetto che ha guadagnato di più con l'avvento della versione Leifthrasir. La nuova veste grafica in alta definizione vanta ottimi sprite bidimensionali, splendidi fondali animati, e tutto è rigorosamente disegnato a mano; scordatevi inoltre i fastidiosi e troppo frequenti cali di framerate che affliggevano la versione originale e rovinavano l'esperienza di gioco, soprattutto quando lo schermo era invaso da orde di mostri. Il character design è stato ancora una volta curato dal maestro George Kamitani, presidente di Vanillaware e autore dei controversi e spesso esagerati disegni di Dragon's Crown. L'ottima colonna sonora composta dal talentuoso Hitoshi Sakimoto (Final Fantasy Tactics, Final Fantasy XII, Vagrant Story, Valkyria Chronicles) è sempre puntuale e dal forte impatto emotivo, sposando perfettamente la narrazione, soprattutto durante le rocambolesche boss battle.

Il doppiaggio, esattamente come per la versione PS2, è disponibile sia in inglese che in giapponese; entrambe le tracce audio sono buone, ma la seconda -va detto- ha qualcosa in più, anche grazie ad un cast di doppiatori eccezionali e molto quotati nell'industria videoludica nipponica. I personaggi di Odino e Velvet, tanto per citarne qualcuno, hanno rispettivamente le voci di Fumihiko Tachiki (Kratos Aurion in Tales of Symphonia, Ammiraglio Sazazuki nel franchise di One Piece) e Miyuki Sawashiro (Milla Maxwell in Tales of Xillia, Sinon nel brand di Sword Art Online, Cammy in Street Fighter). Per la gioia di chi ancora non mastica la lingua inglese, i testi sono interamente tradotti in italiano, ma questo non dovrebbe sorprendere se si tiene presente che anche la versione originale era localizzata nell'italico idioma.

Odin Sphere Leifthrasir Odin Sphere: Leifthrasir è il remake definitivo: migliora praticamente ogni punto di forza del gioco originale e corregge quasi tutti i suoi difetti. Mentre l’inventario risulta ancora macchinoso, il combat system, che al tempo lasciava un po’ a desiderare, è stato quasi del tutto rivisitato ed oggi è molto più divertente e dinamico. Forte di una superba direzione artistica, una trama avvincente e caratterizzata da temi piuttosto seri come vendetta e gelosia, e non per ultimo un gameplay accattivante, la più recente fatica di Vanillaware rappresenta un must per gli amanti del genere RPG e senza dubbio un titolo da provare per chiunque si ritenga un vero giocatore. Se non l’avete giocato a suo tempo su PS2, e siete in possesso di una qualunque console recente di casa Sony, stavolta non avete scusanti per non farlo vostro.

8.9

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