Recensione Omega Quintet

Compile Heart debutta sulla console Next-Gen di casa Sony con una nuova IP. La formula di gioco, tuttavia, è sempre la stessa: tra dungeon e fan service, scopriamo quindi le Teen Idol della casa nipponica.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Omega Quintet
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  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Procaci fanciulle poco più che adolescenti ignare della loro fresca femminilità mostrano, affrontando bestie immonde, le loro grazie con candida innocenza; fasciate unicamente da sottili ed essenziali lembi di tessuto pizzettato che maliziosamente lasciano correre la fantasia. Un mondo in perenne declino, precipitato in un caos apparentemente invincibile che seguita a vomitare sulla terra orde di bizzarre e contorte creature. Dialoghi nel più puro stile visual novel, molto spesso superflui ai fini della trama, ma utili per sorridere un po' ed eventualmente approfondire la conoscenza dei vari comprimari. Come dei veri otaku veniamo rapiti dalla solita dose di fan service. Ecco. Condite il tutto con elementi ruolistici e meccaniche turn based ed il gioco è - letteralmente - fatto.
Avete capito a chi appartine la ricetta che vi abbiamo appena fornito? Esatto. Quei simpaticoni di Compile Heart. Per la loro prima fatica next gen hanno deciso di proporci una IP tutta nuova, mollando leggermente la presa dal successo di Nep Nep e compagne, le quali sono comunque attese a breve sulle PS Vita nostrane col remake del terzo episodio della serie classica. Nuova IP, stessi contenuti. Oppure sarà cambiato qualcosa?

IL QUINTETTO DEI MIRACOLI

Esser una teen idol, sempre pronta ed imbellettata per difendere il mondo dall'invasione di creature evocate da un fenomeno chiamato Blare e votate al controllo totale del genere umano, può essere un lavoro davvero usurante. Lo sa molto bene l'impegnata Momoka, un'adolescente che a dispetto della giovane età sembra esser giunta al crepuscolo della propria carriera. Per qualche tempo infatti la ragazza è stata sulla creta dell'onda: idolo delle masse e ultimo sexy baluardo a difesa dell'umanità grazie al suo ruolo di componente delle Verse Maiden, gruppo di teen idol che con i loro poteri straordinari cercano di sconfiggere il Blare e riportare sogni e speranze nei cuori degli esseri umani. Dal fiatone e dalla poca vitalità mostrata nelle fasi introduttive capiamo che per lei è giunto il momento di dare spazio alle nuove leve. In particolare alla piccola Otoha ed al suo amico d'infanzia, Takuto, il quale non solo assumerà il ruolo di di nuovo manager del gruppo di eroine in gonnella, ma sarà anche punto di vista esterno per il giocatore.
La formula made by Compile Heart rispetto al passato, sostanzialmente, non cambia. Se prima oggetto di parodia era il mondo dell'industria videoludica, ora preso di mira è il ricco universo delle teen idol nipponiche; reali o digitali che siano. Per il resto, il carosello di vicende strampalate e ai limiti del ridicolo, nonché lo scambio di battute dall'umorismo tipicamente orientale si innestano sulla canonica struttura ruolistica turn based, resa questa volta interessante da un combat system rinnovato, profondo e - fortunatamente - diverso dal solito. Comunque, chiunque abbia già familiarità con lo stile della premiata ditta nipponica Compile Heart/Idea Factory! si troverà immediatamente a proprio agio con Omega Quintet, dato che la struttura di gioco, nei suoi aspetti fondanti, si presenta sostanzialmente simile a quanto già ampiamente visto nella serie della piccola Neptune, o nel "recente" Fairy Fencer F.

Come diventare una star

Omega Quintet rientra insomma nei canoni nell'RPG nipponico, in cui l'esperienza di gioco vera e propria si compenetra senza soluzione di continuità con i leggeri elementi tipici delle visual novel; quest'ultimi conditi dagli immancabili interludi pregni di fan service - ovviamente del tutto gratuiti - che sorprendono il vorace occhio del giocatore con accidentali contatti fisici tra le ragazze o qualche lembo in primo piano di nuda e soda beltà. Come da tradizione dunque il lato faceto del titolo rimane lo strambo motore (per quanto deboluccio in termini di sostanza, come al solito) dell'esperienza di gioco la cui anima non si discosta poi molto dai precedenti lavori del team, scindendosi in una dualità che vede intersecarsi la classica sezione gestionale, in cui ci si deve occupare in tutto e per tutto del gruppo di piccole dive, e quella di esplorazione e combattimento. Il Quartier Generale "segreto" delle Verse Maiden ci consente anzitutto di accettare le missioni principali che saranno via via assegnate dal boss, prive di particolare appeal. Inoltre possiamo approfondire i rapporti interpersonali tra le varie eroine e gli altri comprimari nonché, ovviamente, preparare il nostro gruppo al prosieguo dell'avventura attraverso la particolare gestione dell'equipaggiamento, fondato sul crafting degli oggetti e dell'aspetto (puramente estetico) delle ragazze. Non dobbiamo dimenticare infatti che sono pur sempre delle giovani e straordinarie cantanti, osannate da migliaia di fan accaniti; quindi le opzioni di personalizzazione che andremo a sbloccare ci permettono di cambiare pettinatura, vestiti, colore degli occhi e così via, in pieno sim-style nipponico.

A proposito di teen idol digitali. Avete presente Neptunia PP o il fenomeno di massa conosciuto come Hatsune Miku? Ebbene, per gli appassionati di tale genere Omega Quintet, attraverso il Promotion Video System (PVS), ripropone in modo abbastanza completo il corposo editor già visto in Project Diva. In tale modalità dunque possiamo creare e personalizzare il nostro video musicale lavorando sulle coreografie e sulla regia, per poi passare a selezionare le diverse cantanti, le centinaia di passi di danza o, ancora, le decine di canzoni sbloccabili nel corso dell'avventura principale. Di certo una simpatica aggiunta ed una buona fonte di distrazione, se si ha la dovuta dose di pazienza. Insomma, una feature in perfetta linea con le atmosfere e l'obiettivo del titolo, ma francamente superflua per chi invece è più orientato a sviscerare e padroneggiare ogni recondito segreto della parte ruolistica vera e propria.

POTERE ALLA MUSICA!

Proseguendo con l'avventura, la world map bidimensionale inizierà a riempirsi di dungeon da esplorare. Rispetto alla precedente generazione di JRPG del team, questi ultimi sono esponenzialmente più articolati e contorti; suddivisi in differenti zone, tra cui molte sbloccabili solo nelle fasi avanzate attraverso l'aumento delle peculiari abilità passive delle protagoniste. Purtroppo però le nostre velleità d'esploratori sin dalle prime escursioni hanno subito una battuta d'arresto, causata dalla pecca che caratterizza tutti i titoli Compile Heart; ovvero l'estrema superficialità del level design. A fronte della meticolosa cura riposta nella caratterizzazione delle protagoniste, la mediocre qualità del level design si traduce nella reiterazione di dungeon scialbi, per nulla interattivi, alquanto noiosi e senza alcun punto di riferimento utile che possa orientare il giocatore per trovare gli obiettivi delle missioni, peraltro già abbastanza criptici. Ci si limita dunque a percorrere lunghe distese desolate in cui bazzicano creature più o meno aggressive. Anche in Omega Quintet gli incontri casuali sono stati accantonati per favorire il ritmo di gioco. Sta quindi al solo giocatore scegliere se e quali nemici affrontare di volta in volta. Fortunatamente, a far da contraltare al pressappochismo imperante ci pensa un battle system di tutto rispetto, che dimostra una volta di più come il team di sviluppo ragioni per compartimenti stagni riversando una quantità abnorme di lavoro, idee, progetti ed ambizioni solo in un ben determinato aspetto dei propri titoli, perdendo la visione d'insieme.

La classica struttura turn based sorregge comunque un ottimo sistema di scontri, profondo e marcatamente strategico, grazie alla presenza di flash effect che modificano le condizioni della battaglia attraverso bonus e malus in base alle nostre azioni e alla potenza delle abilità, nonché grazie alla possibilità di utilizzare Takuto come supporto meramente esterno. Quest'ultimo si rivela esser molto utile dato che ogni colpo messo a segno ritarderà il turno dell'avversario. Le Verse Maiden poi, pur partendo da abilità di base predefinite, sono molto malleabili e possono essere plasmate secondo i nostri gusti spendendo i punti guadagnati ad ogni nuovo livello, attraverso uno skill tree immenso che spazia dalle abilità elementali a quelle fisiche, sino a determinati bonus di status e slot aggiuntivi per le stesse abilità. Curare in modo coerente la crescita di ogni personaggio si rivela fondamentale perché le stesse eroine, seguitando ad utilizzare una ben determinata tipologia di arma, potranno imparare a maneggiarla con maggior dimestichezza guadagnando mosse extra, aumentando le statistiche della stessa ed il rating di danno.
La personalizzazione delle decine di abilità differenti, oltre ad influire sul posizionamento in campo delle ragazze (le armi da fuoco sono chiaramente più efficaci dalle retrovie, mentre le spade ed il corpo a corpo a distanza ravvicinata) consente di studiare diverse strategie per concatenare gli attacchi in modo che l'effetto di un'abilità riverberi su quella immediatamente successiva, magari aumentandone l'efficacia o la percentuale di danno inflitto e così via. Medesimo discorso deve farsi anche per le due tecniche avanzate, denominate Harmonics e LiveConcerto Mode. La prima permette di concatenare con un'unica azione gli attacchi speciali di tre ragazze, mentre la seconda fa acquisire temporaneamente al gruppo determinati effetti passivi ed abilità speciali ulteriori rispetto a quelle standard. Quanto vi abbiamo detto rappresenta solo una piccolissima parte del solido combat system messo in campo da Compile Heart, il quale necessita di pazienza e molta pratica per essere padroneggiato appieno.

È DURA CAMBIARE

La doppia anima del titolo si ripresenta con forza anche sotto l'aspetto stilistico. Se da un lato ci colpisce la cura maniacale riversata sul gruppo di innocenti donzelle poco coperte, dall'altro invece sbattiamo il naso contro una realizzazione dei dungeon a dir poco imbarazzante. Gli ambienti tridimensionali sono infatti caratterizzati da una povertà poligonale che poco rende onore al nuovo hardware di riferimento. Il titolo si trascina dietro tutti i problemi purtroppo già visti nelle precedenti fatiche del team di sviluppo e già ampiamente criticati in altra sede. Un fardello che oramai sarebbe auspicabile fosse abbandonato, magari ripartendo dalle basi.

Gli ambienti di gioco, nonostante siano esponenzialmente più grandi rispetto al passato, continuano ad essere del tutto privi di qualità e carattere, per nulla interattivi e davvero brutti da vedere rispetto ai modelli delle ragazze in campo. Queste, oltre agli sprite bidimensionali ovviamente curati e ben realizzati, possono contare su un aspetto tridimensionale dal grande appeal, soprattutto quando i vestiti - non troppo - virginei si lacerano per i danni subiti (in stile Senran Kagura), lasciando all'aria mutande, reggicalze e poco spazio rimasto all'immaginazione. Pulite, provocanti e definite al punto giusto, sembrano davvero dei pesci fuor d'acqua quando si muovono per i dungeon desolati. Altro punto dolente per gli sviluppatori è sempre stato il frame rate ballerino che si palesava durante gli scontri. Ora, in Omega Quintet sembra aver trovato pace, rimandandoci grande fluidità ed un generoso tripudio di effetti esplosivi a schermo anche durante le fasi più concitate, senza il minimo rallentamento.

Omega Quintet La prima incursione next gen di Compile Heart dimostra ancora una volta di più che la software house nipponica è tutto fuorché propensa all'innovazione. Soprattutto, sembra proprio non aver imparato nulla dagli errori commessi in passato, accontentandosi di vivacchiare come di consueto sull'unico aspetto davvero riuscito del titolo: il gameplay. Il titolo si attesta su un livello qualitativo abbastanza mediocre e questo a causa di spigolature ed incertezze che il team, a mo' di zavorra, si sta trascinando dietro da un bel po' di tempo; riemerse ancora una volta in tutta la loro forza distruttiva. Ciò nonostante Omega Quintet, pur non essendo un capolavoro di tecnica sopraffina, riesce ad essere il solito titolo leggero e godibile, caratterizzato da un buon cast quasi tutto al femminile, dai contenuti e da un gameplay fortunatamente di tutto rispetto, che per un po' riescono a far dimenticare la testardaggine di Compile Heart nel continuare imperterrita a puntare su una formula ormai rappresa attorno a pochi pregi e molti difetti. Chi ha amato la serie Hyperdimension Neptune e Fairy Fencer F di sicuro apprezzerà anche questa nuova sana e strampalata avventura al comando di un gruppo di tenere teen idol.

7

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