Recensione Order of Battle: Pacific

Slitherine e The Artistocrats ci catapultano nel Pacifico, con uno strategico a turni antico solo all'apparenza. Dinamico e flessibile, Order of Battle segna una nuova alba per il genere degli Wargame.

Versione analizzata: PC
recensione Order of Battle: Pacific
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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

La maggior parte di voi, probabilmente, può vantare un'esperienza pluriennale in fatto di wargame. Questo peculiare genere strategico fatto di campi di battaglia dalle mille caselle esagonali e miniature più o meno curate ci accompagna da decenni e, dai primi anni ottanta del secolo scorso, si è via via affrancato dai tavoli fisici per approdare sul mercato dell'intrattenimento digitale. Gli appassionati più anziani ricorderanno, tra molti grandi nomi degli anni novanta, la serie Battleground della defunta TalonSoft, gli indimenticabili Close Combat sotto l'egida di Microsoft o, ancora, Panzer General. L'eredità di quegli anni d'oro, con annesse alcune IP cadute nell'oblio, sembra esser stata raccolta ormai da più di un decennio da Slitherine Soft., una prolifica software house inglese che sforna a ritmo costante strategici turn based a sfondo storico per tutte le piattaforme ed è, ricordiamo, anche la "mamma" di Panzer Corps. Dal gelido e devastato teatro di guerra del fronte orientale visto nel recente Battle Academy 2 Slitherine, grazie al team di sviluppo The Artistocrats, ci catapulta nell'impegnativo ed immenso scacchiere Pacifico, che vide Giappone e Stati Uniti fronteggiarsi per terra, ma soprattutto per cielo e mare, sino alle estreme e ben note conseguenze che tutti conosciamo dell'agosto 1945.

INNOCENTI GIOCHI DI GUERRA

Non appena avviamo Order of Battle: Pacific, pochi fronzoli ci accolgono. L'ultima fatica di The Artistocrats si presenta in tutta la sua ruvida magnificenza. Diretta e poco incline alle divagazioni. Si viene gettati immediatamente in prima linea, pronti a sporcarci un po' le mani per inanellare il maggior numero di vittorie prima di spegnere il PC, seguendo l'intramontabile mantra "ancora una e poi smetto".

Insomma, esattamente come uno qualsiasi dei classici wargame digitali di cui abbiamo fatto cenno poc'anzi che hanno tenuto banco praticamente per decenni grazie ad un appeal essenziale e una profondità, in termini di qualità e contenuti, assolutamente impareggiabili. Order of Battle può in questo senso essere considerato il successore spirituale di molti di essi. Per la gioia dei veterani di mille battaglie ma, sorprendentemente, anche dei novellini.
Sin da subito il titolo ci mette di fronte a tre strade. Anzitutto, una breve (ma intensa) campagna iniziale funge da esaustivo tutorial che permette di prendere dimestichezza con i rudimenti del mestiere ed iniziare a riconoscere le sottili ma importantissime differenze in termini di caratteristiche ed efficienza tra le varie unità presenti sul campo di battaglia. Chi invece si sente già padrone del proprio destino, può gettarsi a capofitto in una delle due immense campagne gemelle; al fianco dell'esercito imperiale giapponese oppure al comando di quel coacervo di nazioni che fa capo alle forze statunitensi. I due percorsi, pur presentando chiaramente imprescindibili punti in comune, sono agli antipodi per ciò che concerne l'approccio strategico e lo stile di gioco.
In questo senso, gli eventi storici vengono seguiti in modo fedele, anche se declinazioni finzionali e licenze sono sempre possibili e dipenderanno dalla vostra abilità e furbizia strategica. Ad ogni modo, mentre da un lato troviamo un esercito imperiale sulle prime assai feroce, inarrestabile ed aggressivo, in grado di metter in difficoltà le forze alleate sino all'inevitabile declino, dall'altro viviamo la parabola ascendente degli Stati Uniti, passati dal disastro di Pearl Harbour alla costosa - in termini umani - riscossa di Okinawa ed Iwo Jima. Cambiano dunque in modo netto la mentalità e le scelte da adottare di volta in volta per adattarsi alle avverse fortune dello scontro bellico. Ciò passa anche attraverso una incredibile quantità di fattori e varianti che rendono Order of Battle: Pacific uno dei migliori wargame tra quelli che abbiamo avuto modo di provare da un bel po' di tempo a questa parte, anche se a prima vista parrebbe un titolo non dissimile a molti altri già in commercio.

TRA IL VECCHIO ED IL NUOVO

Intendiamoci: i paradigmi del genere, per la gioia dei puristi, ci sono comunque tutti; a partire dalle classiche scacchiere stilizzate in caselle esagonali, sino alla vecchia imprescindibile filosofia turn based, in cui ogni singola unità ha a propria disposizione solamente un'unica azione per turno. Attaccare senza potersi muovere, o cedere terreno al nemico e ripiegare per conservare le forze? Questi sono i veri dilemmi di uno stratega disperato. A mutare non è tanto l'appeal generale quanto lo stile intrinseco dell'esperienza di gioco. Studiata in modo puntuale per avere un taglio più dinamico, accessibile e moderno, pur senza intaccare la profondità del gameplay.
Anzitutto, le due immense campagne non si limitano ad una lunga teoria di scenari auto conclusivi con forze predeterminate in campo. Ogni stage, oltre alla solita main quest, si arricchisce di ulteriore varietà grazie a diversi obiettivi facoltativi i quali, lungi dall'essere solo esercizi di stile, sono in grado di influenzare addirittura l'intero corso della campagna, attraverso effetti che vanno a colpire il morale delle truppe, la quantità di unità a disposizione negli scenari successivi, la forza del nemico e così via. Giusto per per prendere ad esempio una svista strategica che ci è capitata, durante la missione di avvicinamento all'isola di Java al comando della flotta imperiale, alcuni dei nostri trasporti truppe sono stati intercettati ed affondati da un piccolo contingente nemico, in barba alle nostre Yamato. Inutile dirvi che lo scenario successivo, in cui gli ordini erano di prendere il totale controllo dell'isola via terra, la nostra esigua forza d'invasione ha avuto non poche difficoltà a sfondare le linee di difesa alleate. Pazienza, calcolo e pianificazione sono dunque qualità assolutamente indispensabili per non soccombere ad una IA che svolge sorprendentemente bene, salvo alcune sporadiche routine comportamentali incomprensibili, il suo dovere di antagonista anche a livelli di difficoltà inferiori.
A questo si deve aggiungere la necessità di un attento studio delle caratteristiche di ogni singola unità e comandante, nonché la pianificazione nella gestione delle risorse (suddivise in denaro e command points) per reclutare truppe fresche o rinfoltire le fila dei veterani. Non poteva mancare poi il classico aspetto morfologico, che va ad influenzare pesantemente i movimenti e l'efficacia delle truppe sul campo di battaglia favorendo o, molto più spesso, ostacolando l'azione ed il successo degli attacchi. Il fronte del Pacifico presenta infatti delle caratteristiche del tutto peculiari con fiumi, fitte foreste tropicali, rilievi impervi e poche - pochissime - strade battute, in antitesi rispetto ad altri ben noti scenari bellici. Avventurarsi alla chetichella in territori coperti dalla fog of war, senza garantire omogeneità all'avanzata può essere deleterio, in quanto si corre non solo il rischio d'esser bloccati improvvisamente da reparti ostili arroccati in città, o nelle foreste, ma anche di subire i contrattacchi e le efficaci manovre di aggiramento degli stessi, che in men che non si dica riescono a tagliare le linee di rifornimento di interi reparti. Le conseguenze, proprio come nella realtà, possono esser nefaste. Le truppe, accerchiate e lontane dagli approvvigionamenti, perdono infatti slancio e morale; gli attacchi sono sempre meno efficaci e soprattutto vengono annientate con una rapidità imbarazzante. Un aspetto del titolo che abbiamo davvero apprezzato e che permette di studiare una strategia avendo sempre in mente una visione d'insieme dell'azione.

IL PACIFICO, VERO PROTAGONISTA

Alle difficoltà incontrate sulla terraferma si sono poi aggiunte, complicando ulteriormente le cose, anche quelle legate alla frammentazione delle isole e all'immensa distesa oceanica, vera protagonista delle operazioni belliche. Fortunatamente il titolo riserva una particolare attenzione proprio alle unità ed agli scontri navali. Anche sotto questo profilo The Artistocrats ha svolto un ottimo lavoro non solo rendendo gli scontri navali accessibili, frenetici, molto equilibrati e divertenti, ma semplificando la gestione delle navi ed il tanto odiato trasporto delle truppe, traendo probabilmente ispirazione da quanto già visto - ad esempio - in Civilization V. In buona sostanza non serve far altro che far avvicinare le truppe ad una qualsiasi casella adiacente all'acqua affinché compaia l'opzione d'imbarco, evitando di dover ammassare le stesse nelle scomode città portuali, con inutile dispendio di tempo. Un sistema perfetto, insomma, per evitare la cristallizzazione del ritmo di gioco e rendere il tutto meno frustrante, ma principalmente più accessibile al pubblico.

The Artistocrats comunque non si "limita" a quello che abbiamo appena visto. Va oltre, estendendo la longevità del titolo con una buona quantità di contenuti ed opzioni di personalizzazione. Abbiamo notato con piacere che a fianco delle campagne single player e delle due modalità multiplayer (online ed hotseat, in questo caso per giocare sullo stesso PC) vi è un corposo editor di mappe ricco di opzioni, che permette di creare da zero il teatro bellico perfetto e che vi farà davvero spendere incalcolabili ore nel tentativo di riuscirci. Le risorse a disposizione sono le più varie, dalle diverse tipologie di terreno agli elementi paesaggistici, sino alle centinaia di unità facenti parte dell'uno e dell'altro schieramento, riproduzioni fedeli di uomini e mezzi del fronte Pacifico. Certo, come avete potuto probabilmente notare dagli screenshot il titolo, sotto il profilo meramente grafico si presenta in modo non molto dissimile dalla pletora di titoli appartenenti allo stesso genere già in commercio da anni. L'apparenza leggera, essenziale, senza grandi concessioni al lusso e forse poco interessante non deve però trarre in inganno, perché basta anche solo una missione per dimenticare tutto il resto.

Order of Battle: Pacific Con Order of Battle: Pacific siamo tornati indietro nel tempo; a quando i wargame a sfondo storico uscivano a cadenza regolare per deliziarci con campi di battaglia statici dalle mille caselle esagonali e modelli poligonali assolutamente essenziali, ma allo stesso tempo perfetti, per scatenare lo stratega in ognuno di noi. L'opera di The Artistocrats in questo senso sembra aver colto nel segno. Essa riesce con disinvoltura a mantenere inalterata l’atmosfera, gli impegnativi risvolti strategici, la pletora di contenuti e la filosofia che caratterizzava i titoli del passato, al contempo rimaneggiandola ed alleggerendola quel tanto che basta - grazie anche ad alcune intuizioni davvero azzeccate - da renderla più accessibile, veloce, moderna e divertente. Se, a quanto si vocifera, Order of Battle: Pacific rappresenta solo il primo capitolo di una nuova serie di wargame a sfondo storico, allora l’inizio non può che farci ben sperare per il prosieguo della serie.

8

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