Recensione Oreshika: Tainted Bloodlines

La vendetta è un piatto che va servito freddo

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Oreshika: Tainted Bloodlines
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Uscito in terra nipponica da diversi mesi, il popolo di videogiocatori occidentali aveva perso le speranze di vedere Oreshika: Tainted Bloodlines anche nel Vecchio Continente. Questo soprattutto considerando che raramente (o sarebbe meglio dire, mai) gli sviluppatori d’oltreoceano decidono di rischiare flop commerciali, importando titoli considerati di nicchia per gli acquirenti europei ed americani. Tuttavia, squillino le trombe, Sony Computer Entertainment ha sorprendentemente deciso di fare uscire anche sui canali digitali nostrani il bellissimo RPG in questione: noto in Giappone come Ore no Shikabane wo Koete Yuke 2, il titolo è sequel di un gioco pressoché sconosciuto ai più, uscito su PSOne ma convertito qualche anno fa su PSP. Sarà stata una manna dal cielo vederlo reso disponibile anche per noi poveri europei?

NASCERE, CRESCERE, COMBATTERE: RIPETI

L’RPG di Alfa System segue le avventure di un clan di guerrieri del Giappone antico, condannati da una terribile maledizione di uno stregone che li costringe a vivere e morire nel giro di pochi anni. Un cruccio terribile, che imporrà ai nostri eroi di affrontare ogni battaglia come fosse l’ultima della loro vita. Nel vero senso della parola. Per riuscire a mettere la parola fine all’invasione delle tenebre, i nostri temerari saranno costretti a generare una prole che prosegua le loro nobili gesta, sino all’inevitabile resa dei conti. Combattere il male nel corso di generazioni per cercare di tornare alla pace è quindi l’incipit, abbastanza consueto, che farà da sfondo alle vicende di Oreshika: Tainted Bloodlines. Le numerose cut-scenes avvicinano il titolo ad una Visual Novel di fine anni ’90 piuttosto che ad un qualsiasi RPG cinematografico targato Square-Enix, dettaglio questo che renderà ogni dialogo tra i vari protagonisti estremamente didascalico, quasi a voler sottolineare l’impronta giapponese tradizionale dell’intera opera. Non che questo sia un difetto in senso stretto, visto che i programmatori di Alfa System hanno chiaramente deciso di omaggiare una metodologia da gioco di ruolo di matrice nipponica persa nel corso degli anni, proprio per via di una frenetica caccia alla spettacolarità a tutti i costi.

Spettacolarità che, a ben vedere, latita anche quando entriamo nei meandri di un impianto di gioco che si rivela sin da subito tipico: ad inizio recensione parlavamo di “clan di guerrieri”, elemento questo che si rivela fondamentale sia ai fini della trama che per quanto riguarda il gameplay. Il primo compito del giocatore non appena daremo il via all’avventura sarà infatti dare un nome al nostro gruppo di avventurieri leggendari, partorendo i primi tre guerrieri con la possibilità di personalizzare il loro aspetto grazie ad un semplice editor. Successivamente, dovrà scegliere il ruolo che svolgeranno in battaglia, passando tra otto classi differenti: Spadaccini, Alabardieri, Arcieri, Lancieri, Fucilieri, Demolitori, Danzatori ed Esperti di Arti Marziali. Ad ognuno spettano abilità uniche e caratteristiche diverse a seconda dello stile scelto. Finita questa prima fase che chiameremo di preparazione, i tre samurai verranno trasportati all’interno della sede del clan, praticamente l’hub dell’intera avventura, nel quale si potranno selezionare il gruppo di guerrieri da portare in battaglia, addestrare le nuove leve, vendere i numerosi oggetti raccolti nei dungeon, equipaggiare gli avventurieri o scegliere in quale ordine affrontare le numerose quest. E, cosa più importante, si potrà decidere se effettuare un Rito dell’Unione, secondo elemento cardine dell’intera esperienza offerta da Oreshika.
Soffermiamoci proprio su questa importante caratteristica: effettuare il Rito di Unione con alcune divinità locali vuol dire generare i figli che manderanno avanti il nostro clan nelle generazioni a venire, spezzando così la maledizione che ci costringe ad una vita breve e sofferta. Una volta acquisita la simpatia del Dio di turno (con un interno Pantheon a disposizione), potremo selezionare uno dei nostri membri, maschio o femmina che sia, e successivamente scegliere di conseguenza una divinità di sesso opposto. Dall’unione dei due, verrà generato un dalle guerriero caratteristiche uniche che dovrà proseguire a sua volta il compito dei suoi padri. Questo elemento è una delle caratteristiche più riuscite dell’intera produzione, visto e considerato che la longevità del titolo è legata a doppio filo a quanto prolifici saranno i nostri sforzi con le divinità e quanto lungo sarà l’albero genealogico del nostro clan. Clan che, subito dopo aver pensato alla procreazione, dovrà impegnarsi anche in viaggi di città in città, acquistando armi, armature, oggetti curativi e tanto altro, inclusa la possibilità di investire il denaro al fine di potenziare strutture già esistenti come templi, ristoranti e armerie. Ma non è tutto: il passare del tempo è la seconda caratteristica fondamentale di Oreshika: Tainted Bloodlines, essendo assieme ai Riti di Unione l’elemento che condizionerà in maniera marcata i nostri progressi: misurato in mesi, lo scorrere della vita influirà sia l’esplorazione dei dungeon, che i viaggi da una località all’altra, permettendoci di assistere al passare delle stagioni, a saldi speciali per quanto riguarda la gestione dei negozi nelle città e, ovviamente, alla morte e alla nascita dei nostri eroi. Se da una parte il giocatore non potrà non patire l’ansia del tempo che scorre, dall’altra la sensazione sarà proprio quella di un’avventura lunga una vita, un’odissea degna del miglior romanzo giapponese.

AVVENTURIERI DA GENERAZIONI

In Oreshika, il lavoro svolto dal team Alfa System si rifà alla più classica tradizione dei dungeon crawler, ma con una marcia in più: i vari livelli sparsi nelle località del gioco sono tutti slegati tra di loro, ed esteticamente ispirati alla classica tradizione del Sol Levante: si va quindi da grotte maledette, foreste in fiore, cascate, canyon deserti, paesaggi innevati e così via. Senza un obiettivo specifico, se non quello di liberarci dalla maledizione, il compito del giocatore e di conseguenza del suo clan di eroi, sarà quello di sconfiggere demoni e aprire scrigni del tesoro, in perfetto stile RPG. E come ogni dungeon crawler, il demone della ripetitività si farà sentire dopo qualche ora, non fosse per lo scorrere del tempo ed un sistema di combattimento a turni di ben altra qualità. Difatti, il combat system di Oreshika: Tainted Bloodlines è quanto di più versatile si possa ottenere in un prodotto del genere: da una parte abbiamo i quattro eroi, posizionati frontalmente o dietro gli avversari, e di conseguenza i nostri nemici posti in altrettante porzioni dello scenario. In base alla classe scelta ad inizio avventura i nostri guerrieri potranno attaccare le nemesi (capeggiate sempre e comunque da un pericoloso leader) a seconda della loro arma e alla posizione sul campo (ad esempio, lo spadaccino potrà sferrare colpi solo frontalmente mentre l’arciere potrà infierire attacchi ad un’intera linea frontale grazie all’arma a lunga gittata). La vittoria è quindi a vantaggio di chi saprà posizionarsi nel modo migliore, prima di ogni scontro: pianificare nel giusto modo le unità e sfruttare al meglio le abilità di ognuna di esse sarà quindi l’elemento cardine su cui ruota l’intero sistema di combattimento. Il clan sarà anche in grado di eseguire arti magiche che apprenderemo man mano che guadagneremo l’esperienza necessaria a sbloccarle, oltre alla possibilità di usare tecniche speciali che spazzeranno via i nostri avversari in un sol colpo. Ma non è tutto: le ricompense a fine battaglia, anziché venire attribuite automaticamente, saranno decise da delle slot machine ad inizio duello, col pericolo di vedercele letteralmente soffiate dal nemico in caso fossimo lenti durante i vari scontri (e qui l’elemento dello scorrere del tempo si fa sentire nuovamente).

Dove Oreshika: Tainted Bloodlines affascina senza ombra di dubbio, è relativamente alla bellezza del comparto estetico: il lavoro svolto dai programmatori è infatti un omaggio sentito al Giappone feudale, con fondali e personaggi che appaiono come fossero usciti da un dipinto giapponese di quell’epoca. Le cut scene animate daranno ancora di più modo di immergersi in un contesto folkloristico di rara bellezza, che riporta in men che non si dica alle tipiche atmosfere del Giappone medioevale, con ogni dungeon o personaggio di contorno (sia esso principale o secondario) realizzato con una cura estetica raramente vista in titoli simili. Idem per la colonna sonora, ispirata alle classiche sonorità giapponesi, con l’aggiunta gradita del parlato in lingua originale. Tuttavia, oltre ad una telecamera virtuale che spesso e volentieri non vi aiuterà nel corso delle varie esplorazioni all’interno dei livelli, un difetto da non sottovalutare è la barriera linguistica: purtroppo, Sony Computer Entertainment ha decido di importare il gioco in occidente omettendo la lingua italiana, rendendo i testi a schermo solo in inglese, francese e tedesco. Se quindi i vari menù presenti nel titolo riescono quantomeno ad essere decifrabili con un po’ di pazienza, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i dialoghi di intermezzo, a scapito di un godimento completo dell’intera narrazione. Armatevi di pazienza, quindi, e magari di un buon vocabolario.

Oreshika: Tainted Bloodlines Oreshika: Tainted Bloodlines è un titolo affascinante. Per il videogiocatore distratto potrebbe apparire come l’ennesimo dungeon crawler di matrice nipponica con un comparto estetico originale, ma non è affatto così. Perlomeno non del tutto, vista la mole di caratteristiche realmente sorprendenti, prima tra tutte la possibilità di dare vita alla nostra progenie attraverso legami con gli dei, scandita a sua volta dal trascorrere del tempo. Senza contare che finalmente anche i possessori europei della piccola piattaforma portatile Sony, affamati da sempre di titoli di matrice giapponese, potranno vantare nella loro collezione digitale (e ad un prezzo concorrenziale) un prodotto completo, ricco e, soprattutto, longevo. Unica pecca vera e propria è la barriera linguistica, vista l’assenza dell’italiano sia nei testi che nel parlato. Chiunque riesca a guardare oltre questo ostacolo insormontabile (a patto che non sia abbia una buona padronanza della lingua inglese), si troverà tra le mani uno degli J-RPG più ricercati degli ultimi anni. Specie su una console così sottovalutata come PSVita.

7.5

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