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Recensione Outland

Arriva su PC il platform che mescola Prince of Persia e Ikaruga

Versione analizzata: PC
recensione Outland
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Arrivato all'improvviso appena una settimana prima dell'uscita, l'annuncio della versione PC di Outland ci ha lasciato piacevolmente sorpresi, soprattutto perché è giunto sicuramente inatteso. Per carità, il platformer di Housemarque è stato ben ricevuto nelle sue incarnazioni console, ma si tratta pur sempre di un titolo del 2011, e lo stesso sviluppatore è ben poco conosciuto nell'ambiente PC (mentre in quello console è noto per la serie Super Stardust e titoli come Dead Nation e il recente Resogun). Detto questo, Outland propone novità interessanti nel suo genere d'appartenenza, come una meccanica di polarità Luce/Ombra che permette al personaggio di danneggiare i nemici di allineamento opposto e assorbire i proiettili del medesimo, che presto inondano gli spazi fra un salto e l'altro, in pattern talmente intricati, a volte, da mettere a dura prova la pazienza del giocatore.

Un eroe bipolare

Outland è un platformer bidimensionale che già dal primo colpo d'occhio tradisce il proprio anticonformismo. Lo stile grafico, infatti, è caratterizzato da una palette grafica minimale, in cui il nero domina quasi ogni particolare su schermo, dal background alle piattaforme, al personaggio stesso: questa scelta deliberata di Housemarque funziona come una sorta di "isolante sensoriale", un modo per mantenere il giocatore concentrato sull'elemento fondamentale dell'esperienza di gioco, ovvero l'alternanza del blu e del rosso che, rispettivamente, indicano l'afferenza alla Luce e all'Ombra.
Come accennato, infatti, il personaggio ha il potere di cambiare a volontà il proprio allineamento che, graficamente, viene rappresentato da una serie di tatuaggi e dettagli che ne adornano il corpo: a seconda del potere in uso al momento, può assorbire i proiettili sparati da nemici e torrette del proprio tipo e attaccare i nemici di quello opposto. Laddove questa meccanica possa sembrare banale nei primi livelli, più avanti la questione viene complicata con l'introduzione di nemici più resistenti e in grado di cambiare allineamento, insieme a nugoli di torrette di polarità avverse con pattern di sparo intricati. Ben presto, quindi, Outland si mostra come un titolo decisamente complesso, che unisce i soliti percorsi, fatti di piattaforme cadenti, salti millimetrici e gli immancabili spuntoni, con momenti da sparatutto bullet hell che richiamano l'indimenticato Ikaruga.

Chi non vuole affrontare il gioco da solo, inoltre, può contare su due modalità multiplayer: una cooperativa, che permette di completare l'intero gioco in compagnia di un amico, e una competitiva, consistente in una serie di sfide affrontabili contro gli amici con cui si sta giocando in cooperativa, accessibili in determinati punti disseminati sulla mappa.
Come ogni buon titolo con una consistente componente action, il gioco offre una discreta serie di mosse aggiuntive, che vanno trovate e sbloccate esplorando i diversi stage che compongono i primi livelli dell'avventura: queste vanno dai semplici attacchi aggiuntivi come colpi potenti e raggi di luce, a poteri che influiscono direttamente sulle possibilità d'esplorazione, come spallate, pestoni e, in ultimo, la possibilità di usare i teletrasporti, che collegano diversi punti del mondo di gioco alla "zona hub". L'incedere da "metroidvania" resta comunque molto leggero: l'influenza del backtracking sull'avanzamento non è massiccia come nel caso di altri congeneri (ad esempio il recente Strider), e Outland continua a concentrarsi soprattutto su altri elementi, come il tempismo e la marcata anima action.
Il potere principale del silenzioso protagonista, ovvero la possibilità di controllare Luce ed Ombra, è in ogni caso legato a doppio filo con la premessa narrativa: il nostro eroe è di fatti la reincarnazione di un antico guerriero che, trentamila anni fa, sconfisse e imprigionò le sorelle del Caos, due divinità che, dopo aver creato il mondo, avevano egoisticamente pensato di distruggerlo. Apparentemente di nuovo a piede libero, le due sorelle hanno corrotto i quattro guardiani della Creazione, portando nuova instabilità nell'universo di gioco e scatenando terribili sogni e visioni nella mente del protagonista, che viene così a sapere della sua greve eredità. Come intuibile, i quattro guardiani rappresentano i boss dei primi quattro livelli, con le sorelle nel ruolo dello scontro finale, e ogni incontro è caratterizzato da una diversa strategia necessaria per il suo completamento. Se le prime due boss fight si limitano puntare tutto sulla componente platform, gli incontri successivi saranno contraddistinti dalla quantità di proiettili e raggi d'energia che affolleranno gli spazi vuoti fra una piattaforma e l'altra, mettendo a dura prova le doti del giocatore in sequenze sicuramente memorabili.

Concludiamo con una doverosa citazione della qualità del comparto sonoro di Outland, o meglio, dell'accompagnamento musicale. A parte la voce narrante, che illustra gli eventi iniziali e commenta la caduta in disgrazia dei guardiani, tutto sommato buona, l'esperienza di gioco creata da Housemarque è priva di dialoghi. Quest'assenza viene comunque bilanciata da un sottofondo musicale costante che, alternando flauti, percussioni e sonagli, crea una convincente atmosfera tribale, che ricorda i ritmi tipici dell'antica musica Maya e Azteca: civiltà, queste, la cui influenza è presente nel gioco in più punti, come nelle incisioni dorate che punteggiano i livelli, nell'aspetto di alcuni nemici e negli stessi tatuaggi che adornano la figura dell'eroe e dei nemici. Peccato che questi richiami alla mitologia mesoamericana si concludano qui: avremmo gradito qualche influenza anche negli eventi narrati.

Outland Poter giocare Outland su PC è stata indubbiamente una bella sorpresa, perché ha permesso di far conoscere ad una grossa fetta di pubblico giocante un’altra perla del genere platform e, soprattutto, lo sviluppatore indipendente Housemarque, altrimenti legato a titoli esclusivi per console Sony come Dead Nation e Resogun. Il connubio fra stile grafico essenziale e frenesia del gameplay risulta in un’esperienza di gioco tanto coinvolgente quanto frustrante, nei momenti in cui si incappa in fitte sequenze di proiettili che vanno schivati passando da una polarità all’altra, il tutto mentre si salta su piattaforme, che si materializzano solo con determinati allineamenti, posizionate sopra fossati pieni di spuntoni affilati. Insomma, Outland è un platform di una certa sostanza, che va affrontato principalmente da chi ha già una certa esperienza con il genere: in questo caso, vi regalerà discrete soddisfazioni.

8

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