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Recensione Overcast - Walden and the Werewolf

Un Horror indipendente che ci mette nei panni di un cacciatore solitario

Versione analizzata: PC
recensione Overcast - Walden and the Werewolf
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

Prima ancora di essere un horror indipendente, Overcast - Walden and the Werewolf, è una storia di grande solitudine. Il fatto che ci sia, sottotraccia, il racconto di un uomo costretto ad affrontare i propri incubi, e tutto sommato un'atmosfera abbastanza riuscita, rappresenta l'unica vera qualità di un prodotto dalle ambizioni più che modeste, che in troppi casi si contenta di scuotere il giocatore con spaventi "da manuale" e trovate abbastanza gratuite. Portato su Steam a seguito del grande sostegno "popolare" che i titoli del genere ottengono in questo periodo, la proposta di Microblast Games si rivela in verità piuttosto spicciola, cedendo di fronte al più strutturato Outlast e persino al non troppo solido Daylight.

Quella casa nel bosco

Walden è un rinnegato, la pecora nera di una comunità che lo ha rifiutato perché burbero, schivo, solitario e tremendamente diverso. Si è beccato delle pallottole in corpo da tre banditi mascherati e ha avuto la forza di eliminarli mentre giaceva nella sua pozza di sangue. Nessuno ha idea di come sia sopravvissuto, né perché abbia smesso di uscire dalla sua casa nel bosco; ma quando finalmente viene fuori dal suo mistico "sepolcro" di legno, trova la cittadina buia e disabitata. Il cacciatore capisce subito che la fine del villaggio è colpa di una terribile creatura in agguato nei boschi, che Walden si propone di stanare e cacciare.
La preparazione a questo fatidico incontro è ben studiata, e per la prima metà di gioco è palpabile una certa tensione nervosa, che esplode nei momenti più inaspettati con improvvise e rumorose apparizioni su schermo. In realtà, spesso questi “scarejump” sono fini a sé stessi e vengono proposti senza alcuna logica, in momenti di quiete assoluta o quando si sta semplicemente camminando. Se è vero che funzionano per un paio di volte con grande efficacia, la ripetizione ossessiva di questo schema fa perdere ben presto credibilità persino all’atmosfera. A tutto ciò, va aggiunto un uso smodato di filtri con predominanza del verde, che rendono le immagini più crude per l’occhio, se non addirittura fastidiose. Alcuni di questi artefatti grafici servono chiaramente per coprire le diverse magagne tecniche che affliggono Overcast, offuscando scenari poveri e incredibilmente disadorni, ma soprattutto texture che sembrano vecchie di un decennio.

Ciononostante, va ammesso che questa scelta stilistica riesce nello scopo di rendere più incerto e ansiogeno l’incedere del giocatore, che si troverà a spostarsi lungo le minuscole mappe stando sempre all’erta, come se potesse effettivamente essere sorpreso da qualcosa in qualunque momento.
Sfortunatamente l’impianto di gioco funziona solo nella prima parte: dopo aver fronteggiato la bestia che vi dà la caccia, riuscendo infine a fuggire dal bosco, calerà drasticamente l’ansia generata dalla paura dell’ignoto; oltretutto, arrivati a quel punto sarete già in grado di codificare più che bene gli schemi preparati dallo sviluppatore brasiliano, affrontando il resto dell’avventura senza il coinvolgimento emotivo avuto nei primi due scenari.

Caccia grossa

Overcast - Walden and the Werewolf è strutturato in brevissimi capitoli da portare a termine, che presentano solitamente un paio di righe introduttive piuttosto raffazzonate e sbrigative. La storia è povera di contenuti e si accartoccia su se stessa in breve tempo, limitandosi a seguire il pellegrinaggio del cacciatore che si andrà ad infilare all’interno di alcune stradine narrative poco avvincenti e francamente fuori luogo. Sarebbe stato probabilmente più saggio riuscire a dare una panoramica maggiore sul personaggio e sui motivi delle sue scelte di vita, ma considerato il modo elementare e laconico col quale viene sviluppata la trama, si tratta di una pretesa impossibile da poter avanzare.
Ha senso l’idea di rendere molto lenti i movimenti di Walden, costretto a restare molto spesso inerme quando dovrà eliminare i nemici; il cacciatore imbraccia infatti un fucile che deve essere caricato manualmente dopo ogni colpo, pertanto è necessario mantenere una certa distanza di sicurezza durante il macchinoso processo. La trovata di Microblast Games ben si adatta al genere horror, ma la legnosità dei movimenti, unità alla scarsa reattività dei nemici, non riesce a mettere in tensione il giocatore: al contrario, purtroppo, lo infastidisce e lo costringe ad attendere mentre gira attorno a creature goffe e impacciate. Ci sono poi degli enormi limiti per quanto riguarda la realizzazione delle animazioni - incredibilmente sgraziate - e la modellazione poligonale di alcune creature. Vi basti pensare che il nemico principale, ossia quel lupo mannaro che dovrebbe fare da antagonista a Walden, vi viene addosso ondeggiando da una parte all’altra mentre un pesantissimo il motion blur cerca di occultare i suoi spostamenti su binari.
Dove non c’è l’effettistica a nascondere le mancanze del titolo, c’è un cattivo bilanciamento degli scontri, alcuni dei quali davvero difficili da superare. La difficoltà dipende quasi sempre da un sistema di collisioni approssimativo e da situazioni di gioco create con poca attenzione. È il caso dei livelli che presentano stretti corridoi con nemici da evitare passando rasenti al muro, non prima di averli attirati dalla parte opposta.

Walden è insomma di un horror indipendente che, superate le prime fasi di gioco, non riesce né ad incuriosire né a spaventare il giocatore, se non con mezzucci oltremodo inflazionati e di basso livello. La brevità dell’avventura e il suo offrirsi in maniera troppo frammentaria, poi, non aiuta a immergere a sufficienza l’utente, che dovrà affrontare delle missioni scollegate tra loro.
A spiccare come una Rolls-Royce in un concessionario di utilitarie, sono le magnifiche musiche di Igo Carminatti, avvolgenti, corpose e capaci di comunicare la vera essenza di Walden e lo stato di isolamento in cui si trova la cittadina di Ravin Town più di quanto riesca a farlo l’intero gioco. Si tratta di un dark folk con venature metal che fa ampio uso soprattutto di chitarre acustiche e suoni puliti, ma che sa bene come e quando inserire riff più graffianti e un accompagnamento con l’armonica che si inserisce alla perfezione nel contesto western, caduco e deprimente, del gioco. Se vi dovesse andare di fare un salto su Steam e acquistare Overcast, portarsi a casa la colonna sonora è praticamente un obbligo al quale non potrete sottrarvi.

Overcast - Walden and the Werewolf Overcast - Walden and the Werewolf incuriosisce a cattura rapidamente l’attenzione durante le prime battute, regalando momenti che gli amanti dell’horror non disdegneranno; tuttavia, le gravi carenze strutturali, l’esigua durata e diverse scelte di game design non proprio azzeccate, condanno il titolo a rimanere al di sotto della sufficienza.

5

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