Recensione Overlord 2

Il ritorno del Sigonre Oscuro Codemasters

Overlord 2

Videorecensione
Overlord 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Negli action game, ed anche nelle avventure, siamo sempre stati abituati ad impersonare il ruolo del paladino del bene: un cavaliere senza macchia e senza paura sempre pronto ad investire tutte le proprie risorse in nome del prossimo, nel rispetto dei più alti ideali.
Questo “tram tram”, alla lunga -forse- noioso, è stato interrotto nel 2007 dall’uscita, prima per Xbox 360 e PC e poi, quasi un anno dopo, per Playstation 3, di Overlord.
La produzione Triumph Studios (Age of Wonders) metteva infatti il giocatore nei panni di un perfido signore del male, con il compito di dominare il mondo e debellare i sette eroi rei di aver posto fine al regno del padre.
Per assurgere a tale scopo il giocatore aveva a disposizione, oltre alle abilità dell’Overlord, alle magie e ad un cospicuo set di armi ed armature, uno stuolo di servitori senza cervello, votati esclusivamente al loro padrone.
L’esperimento, forte di oltre un milione di copie vendute, si rivelò più sorprendente del previsto, nonostante ci fosse, specialmente nel gameplay (troppo ripetitivo), ben più d’un aspetto decisamente rivedibile.
Triumph Studio, con l’appoggio di Codemasters, è quindi intenzionata a riprendere il brand da dove era stato lasciato e riproporre in Overlord 2, in uscita il 26 Giugno per Xbox 360, Playstation 3 e PC, la stessa collaudata struttura, arricchita dalle migliorie del caso.

The story so far...

L’incipit di Overlord 2 prende il via dal punto esatto in cui si era fermato nell’espansione Raising Hell, ovvero con i Minions (i Serventi), dispersi nel mondo alla ricerca di un nuovo oscuro padrone cui sottomettersi.
Nella nuova creatura Codemasters ci ritroveremo quindi nei panni di un promettente (dal punto di vista della malvagità) “bimbo” di Nordburg, una lontana terra del nord, nel bel mezzo della sua iniziazione al male da parte del fedelissimo Gnarl.
Finito questo tutorial, perfettamente integrato nel gioco, ed accettati all’inferno, diverremo adulti, immediatamente pronti ad affrontare una nuova impresa di conquista.
Il nemico, questa volta, non sarà rappresentato da eroi o eroine di sorta ma da due intere fazioni, caricature dell’Impero Romano e delle popolazioni elfiche tipiche delle fiabe.
Il contorno, come sempre, sarà costituito ad una rinnovata Torre Nera, dalle popolazioni da soggiogare o annientare e dalle donne, sempre abbondanti ed esageratamente disponibili nella vita di un Overlord.
Sebbene la trama non si riveli intricata, ricca o coinvolgente, le atmosfere sempre goliardiche, la “divertente” crudeltà dei nostri consiglieri (Gnarl su tutti) ed il pregnante maschilismo favoriscono -almeno per i giocatori con i pantaloni- un’abbondante quindicina d’ore di avvolgente divertimento.
Recitano un’ottima parte anche i personaggi, decisamente più carismatici e meglio caratterizzati rispetto al prequel; la sensazione è quella di trovarsi costantemente in una delle migliori interpretazioni alla Asterix & Obelix, tanto per dare un’idea.

Smussa qua, smussa là....finito!

In Overlord 2, sin dai primi minuti di gioco, si coglie una piacevole familiarità con una struttura di gioco collaudata e rimasta pressochè invariata, coadiuvata da un sistema di controlli semplice ed intuitivo.
Lo stick sinistro è dedicato al movimento dell’oscuro signore, quello destro al controllo della telecamera ed, allo stesso tempo, dei Serventi; i front button vengono equamente divisi in attacchi, magie, stanziamento ed evocazione dei fedeli servitori tramite le apposite fosse.
Grilletti e tasti dorsali fungono poi da modificatori per qualche azione particolare come zoomare sul protagonista o selezionare una precisa categoria di Serventi.
Nonostante la sensazione di deja vu sia palese le novità saltano immediatamente agli occhi: uno spazio di maggior rilievo, anzitutto, è riservato alle magie, pressochè inutili nel precedente capitolo.
A diverse pressioni del tasto ad esse adibito, infatti, sono collegate diverse funzionalità: uno dei primi incantesimi a disposizione, ad esempio, vedrà associata ad una singola pressione la produzione di una piccola saetta ed alla pressione prolungata un’intensa e continuata scarica elettrica, capace di folgorare le menti più deboli e rallentare i nemici più potenti.
Rivista completamente -a proposito di menti folgorate- anche l’influenza dell’allineamento, un parametro che cambierà dinamicamente a seconda del nostro atteggiamento in gioco.
Uccidendo indiscriminatamente gli abitanti delle città sotto il proprio dominio e devastandone le abitazioni diventeremo dei distruttori, cingendone semplicemente la psiche, invece, dei dominatori.
Questo aspetto, quasi completamente irrilevante in Overlord, avrà, in questo seguito, un peso decisamente maggiore.
Conquistando una cittadina e schiavizzandone gli abitanti potremo -tornando di tanto in tanto- recuperare le risorse derivanti dal loro duro lavoro, indispensabili per l’economia di gioco.
Proprio il “sistema economico” risulta un altro degli aspetti approfonditi: attraverso le risorse potremo apportare modifiche e miglioramenti alle caserme dei Serventi (potenziandone le caratteristiche), alle stanze private (dove intrattenersi con le Signore), alle magie ed all’equipaggiamento in maniera decisamente più funzionale e remunerativa rispetto al passato.
Per ciascuna delle sopra citate categorie dovremo spendere denaro, anime e cristalli guadagnati ghermendo creature viventi, vite stesse dei nostri servitori ed alcuni oggetti speciali recuperabili nel corso delle nostre avventure.
Vista la grande richiesta di materie prime per effettuare gli utilissimi upgrade, sarà essenziale calarsi, tra una missione e l’altra, in lunghe sessioni di backtracking, la cui monotonia viene felicemente spezzata dalle variabili legate alle tipologie di Serventi.
In ogni zona del mondo di gioco troveremo infatti aree delimitate da ostacoli valicabili solamente in un secondo momento, sfruttando tutte le capacità legate ai piccoli schiavetti al nostro comando.
Le prime, più semplici, richiederanno il mero ritrovamento e sfruttamento dei Serventi di ogni colore (sparsi nelle varie zone e sbloccabili pian piano nel prosieguo dell’avventura); in seguito dovremo sfruttare le interessanti novità inserite nel gameplay, come le cavalcature o la possibilità di radunare e stanziare le truppe in un solo punto.
Entrambe le feature donano una sferzata di freschezza in più ad un gameplay per il 90% già visto, inserendo alcuni elementi strategici nelle sezioni di combattimento.
Queste fasi risultano molto meno frustranti e ripetitive rispetto al precedente capitolo, in primis per il miglioramento degli algoritmi alla guida dei Serventi, capaci di muoversi con cognizione dell’ambiente circostante, ed in secondo luogo per le rinnovate possibilità di controllo sulle diverse legioni di schiavi, che permettono, ad esempio, di lasciare i più deboli (capaci di nuocere dalla lunga distanza) fermi nelle retrovie.
Al di là di qualche interessante variabile, però, ritroviamo la ripetitiva struttura a missioni già sperimentata nel prequel.
La Torre Nera fungerà ancora una volta da HUB per le operazioni maligne, sistemate in una struttura a missioni piuttosto aperta a cui potremo accedere attraverso il trono dell’Overlord.
Da qui, tramite la mappa del Regno, avremo anche la facoltà di tornare, grazie ad un comodo sistema di teletrasporti, nelle aree già esplorate (in nome del backtracking di cui parlavamo poco fa), o concedere udienza a chi si presenterà, foriero di nuove missioni, alle porte della nostra dimora.
Anche gli incarichi mantengono la struttura tipica alla quale già la precedente produzione Triumph Studios ci aveva abituati.
La continua rincorsa ai checkpoint, all’apertura di porte e portoni vari e all’eliminazione del nemico/battaglione di turno sarà però piacevolmente intervallata dalle divertenti possibilità d’interazione (distruzione) ambientale e da alcuni frangenti puzzle solving molto ben congegnati.
Questi ultimi coinvolgeranno ancora una volta le capacità e le peculiarità dei comprimari, unita ad alcune novità vere e proprie, prima tra le quali la possessione del Servente.
Tramite una serie di santuari presenti sporadicamente nel corso dell’avventura potremo infatti avviare un rito alla fine del quale la coscienza dell’Overlord verrà trasferita nel corpo di uno dei piccoli schiavi, permettendoci di guidare in prima persona i piccoletti tramite le aperture ed i passaggi più stretti.
In tali fasi la telecamera si abbasserà fino ad arrivare alle spalle dei servitori, molto più piccoli del signore oscuro; questo cambiamento di prospettiva darà al giocatore una notevole sensazione di impotenza nei confronti dei “giganteschi” avversari, limitando il normale impeto nell’attaccare ed obbligando il giocatore a nascondersi e ragionare di più.
I discorsi sulla telecamera ci conducono all’ultima parentesi, doverosa prima di passare alla disanima tecnica.
La gestione della visuale, assoggettata allo stick destro alla stregua del movimento dell’orda di Serventi, provoca non pochi problemi: spesso, infatti, l’impreciso sistema di rilevamento percepisce uno spostamento della visuale come un comando impartito ai fedeli sudditi, mettendone a rischio l’incolumità.

Insieme appassionatamente

Overlord 2 presenta, accanto al single player, un comparto multiplayer di buona fattura, che gode delle funzionalità online di Playstatio Network, Xbox Live e Windows Live.
Le modalità di gioco esulano, purtroppo, dalla classica co-op che tutti avrebbero voluto vedere in questo nuovo capitolo, presentando molte alternative per il versus e per il team play, riservate però a due soli giocatori.
Per quel che riguarda quest’ultima tipologia troviamo Invasion, che consiste nell’eliminazione, nel minor tempo possibile, di un Centurione romano e Survival , che richiede all’Overlord di turno di resistere più tempo possibile alle ondate nemiche in arrivo.
Il Player vs. Player (o PvP) è invece caratterizzato da Dominate, modalità in cui dovremo catturare e mantenere il possesso di cinque zone della mappa e da Pillage, una “corsa all’oro” nella quale trionferà chi avrà raccolto più risorse possibili.
Nonostante la varietà dell’offerta sia discreta il comparto multigiocatore non offre la stessa solidità, lo stesso divertimento e le variabili che ritroviamo, al giorno d’oggi, nelle produzioni che fanno di questa particolare sezione uno dei propri punti di forza.

Malvagità in alta definizione

Il comparto tecnico è senz’altro una delle più belle sorprese che è in grado di riservarci Overlord 2.
Il passo avanti, rispetto al predecessore, è infatti di quelli che si fanno sentire: la modellazione di protagonisti e comprimari si è fatta più precisa, dettagliata e curata, mantenendo, nonostante il restyling tecnico, i tratti fantasy attinti a man bassa dal recente Fable 2.
Gradatamente migliorata anche la texturizzazione delle superfici, piuttosto grezza nel predecessore (agli albori della Next Gen) ed oggi arricchita da una serie di mappe superficiali e filtri in grado di definire in maniera convincente molti degli oggetti presenti a schermo.
Molto buona la realizzazione delle ambientazioni, varie e diversificate tra loro non solo dalla strutturazione ma anche da luci e colori che ne sottolineano le peculiarità; esagerati, da questo punto di vista, luminosità, contrasto ed esposizione dei colori che spesso sfociano in uno sgradevole effetto burning (colori che “bruciano”).
Rilevante e spesso fastidioso anche il bloom che si mostra, in particolare, sui contorni dei modelli, conferendogli un’innaturale luminescenza.
Ottima la realizzazione degli effetti particellari, capaci di rendere in maniera soddisfacente esplosioni ed effetti atmosferici di sorta, ed interessante anche l’implementazione della fisica, delimitata, ovviamente, ad alcune porzioni del gioco.
Si nota, in particolare, un’attenzione non comune verso l’interattività ambientale, di livello decisamente elevato per una produzione come Overlord 2: non solo casse e barili ma anche intere strutture costruite a mò di palafitta, colonnati, statue, canneti in bambù e chi più ne ha più ne metta saranno completamente distruttibili e reagiranno in maniera coerente alle sollecitazioni.
Il comparto sonoro si distingue per l’ottimo accompagnamento musicale, capace di accompagnare in maniera perfetta ogni situazione di gioco; nella media la campionatura sonora ed altalenante il doppiaggio: buono nella versione inglese ma sotto tono in quella italiana.

Overlord 2 Pur senza stravolgere la struttura di gioco del suo predecessore Overlord 2 riesce, grazie ad alcune limature mirate, ad apportare una serie di miglioramenti in tutti gli aspetti, decretando, seppure permangano diverse imprecisioni, un deciso passo in avanti per il brand. La seconda creatura Triumph Studios riprende con successo l’oscura comicità del suo antenato integrandola ad un gameplay leggermente più vario e ad un comparto tecnico che dimostra evidenti progressi. La generale bontà dell’opera non basta tuttavia a far dimenticare la ripetitività di fondo presente in ogni frangente, collocando Overlord 2 una spanna sopra la mediocrità ma ancora un gradino sotto l’eccellenza. Al di là dei numeri il gioco è ampiamente consigliato a chi avesse apprezzato il primo e a chi volesse una divertente e disimpegnata avventura.

7.5

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