Overwatch Recensione

Dopo una fase open beta che ha coinvolto quasi dieci milioni di giocatori in tutto il mondo, Overwatch è pronto ad assaltare il mercato degli FPS.

Overwatch

Videorecensione
Overwatch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Tommaso Tommaso "Todd" Montagnoli è un maniaco e devoto videogiocatore da più di vent'anni, feroce appassionato di RPG, strategici e tutto il resto. Le poche ore che non spende giocando le passa fra fumetti, cinema, brit rock e snowboard. Lo trovate su Facebook, Twitter e su MORLU TOTAL GAMING.

Non capita spesso di assistere al lancio di un titolo Blizzard, ma quando succede, non si può dire che non sia un grande evento. Sarà che in questo caso si tratta di una nuova IP, e di sicuro c'entra anche quella straordinaria campagna promozionale che tutti conosciamo; fatto sta che non ce la facevamo più ad aspettare. Poco importa se il gioco in questione lo abbiamo giocato per mesi in versione beta: la software house di Irvine è una di quelle che sa metterti l'hype addosso, che ti fa impazzire fino al fatidico day one, mentre tu setacci il web da cima a fondo anche solo per un nuovo artwork. Finalmente l'attesa è finita, e con 9.7 milioni di giocatori che hanno già timbrato il biglietto nel recente open-weekend, Overwatch si presenta al via più carico che mai, pronto ad assaltare il mercato degli FPS. A ben guardare però, dietro l'arrivo di Tracer e della sua compagnia di eroi si nasconde una sfida ben più grande di quello che sembra. In ben venticinque anni di onorata carriera, infatti, Blizzard non era mai volata così lontano dai generi che le sono più familiari. Potevamo certo aspettarci di tutto dalle ceneri del vecchio project Titan, ma in pochi avrebbero puntato sull'Arena Shooter, una categoria che risulta sempre più chiusa su sé stessa e difficile da espugnare. Per giunta, c'è da aggiungere che la creazione di un nuovo brand non è mai facile, soprattutto se hai in programma una distribuzione multi-piattaforma. Insomma, prima ancora del suo annuncio, Overwatch aveva già una grande responsabilità sulle sue spalle; eppure, quel primo trailer mostrato al BlizzCon di due anni fa bastò a spazzar via ogni nostro dubbio. Un attimo dopo non volevamo solo giocarci, eravamo ansiosi di esplorare quelle location e di conoscere quei personaggi, le loro storie, il perché dei loro accenti, e d'un tratto era come se stessimo già scegliendo il nostro eroe preferito. Blizzard lo aveva fatto di nuovo; aveva creato un altro dei suoi mondi fantastici, dal fascino a dir poco magnetico. Ma un progetto di tale portata, per giunta senza alcuna modalità single player, non si regge solo su di una grafica accattivante, e questo a Irvine lo sanno bene. Ad un design incredibilmente originale, moderno e inaspettato, Overwatch decide di abbinare un gameplay davvero unico, stravagante e quasi del tutto asimmetrico, eppure nato con l'eSport nel sangue. É inutile girarci attorno: l'ultimo arrivato in casa Blizzard sta cercando di riscrivere le regole degli FPS competitivi, rivoluzionando il concetto stesso di Arena Shooter con un carico di innovazioni mai visto prima d'ora. Un tentativo audace, dunque, in tutto e per tutto simile a quello che Heroes of the Storm sta cercando di fare con il mondo dei MOBA. Resta da capire come reagirà il pubblico, insomma, e soprattutto il mondo dei pro-player che, non dimentichiamocelo, rappresenta la linfa vitale della software house Californiana. Di certo non sarà una passeggiata, ma dopo quasi quattrocento ore passate a scortare carichi bollenti per El Dorado e infinite loot-box aperte (e altrettante lacrime versate quando ci siamo visti portar via tutto con l'ultimo wipe) possiamo dirvi una cosa: Overwatch ha il PvP più divertente, carismatico e spettacolare degli ultimi anni, e se siete appassionati di FPS non potete non dargli una chance.

Revolutio FPS

Visti i lunghi periodi di beta a cui ci ha abituato Blizzard, ci risulta difficile credere che ci sia ancora qualcuno là fuori che non conosce, almeno a grandi linee, il gameplay di Overwatch. Ma in ogni caso un breve ripasso non può far male. Oramai li chiamano "Hero Shooter" e rappresentano a tutti gli effetti una categoria a sé, ma volendo riassumere potremmo dire che si tratta di titoli orientati al PvP a squadre, fortemente ispirati agli FPS Arena per quanto riguarda la mobilità e i ritmi iper-frenetici. Solo un paio di abilità più una special per ogni personaggio, e ovviamente non c'è traccia di elementi crescita in stile RPG, e nemmeno dei power-up o di una qualsivoglia minimappa in game. In Overwatch, ognuno dei team è composto da sei giocatori, che devono poi affrontarsi su dodici mappe dal carattere decisamente articolato, perseguendo vari obiettivi. Niente a che fare con il solito Deathmatch, dunque. Al suo posto, troviamo invece quattro modalità di gioco principali: la prima di queste è Conquista, che vede i team rivestire a turno i ruoli di attacco e difesa, in due match speculari strutturati, per usare una metafora calcistica, a mo' di "andata e ritorno". Gli attaccanti dovranno conquistare consequenzialmente due punti specifici della mappa, mentre i difensori -ovviamente- dovranno cercare di impedirglielo fino allo scadere del tempo. Dal carattere completamente diverso è la modalità Trasporto (Payload), che riprende esattamente la struttura attacco/difesa, ma la applica ad uno scenario ben più dinamico. Qui le mappe sono costruite come un lungo corridoio, dove gli attaccanti dovranno spingere un certo carico standogli vicino, mentre ai difensori toccherà il tipico scenario da "attacco alla diligenza", ancora una volta fino suono del gong. Un'altra modalità si chiama Controllo, ed è sostanzialmente un King of the Hill che vede due team affrontarsi per un unico obiettivo comune, cercando di mantenerne il dominio fino a riempire un'apposita barra, giocandosela alla meglio di tre match. La quarta ed ultima modalità poi, non è che un ibrido fra Conquista e Trasporto, che appaiono come due momenti ben distinti nell'arco della partita. Ci sono poi anche le immancabili modalità minori, ovvero allenamento vs IA, partita personalizzata e infine la Rissa. Non a caso quest'ultima riprende il nome dalla sua controparte vista in Hearthstone: ogni settimana si cambiano le regole, e sono delle più assurde! Vi capiterà ad esempio di azzuffarvi fra soli healer, oppure un di cimentarvi in un 1v1 all'ultimo sangue fra cecchini, e addirittura potrete lanciarvi in un continuo mezzogiorno di fuoco con le Ultra sempre attive. Un'intuizione carina, senza dubbio, ma fino ad ora le idee proposte ci sono sembrate abbastanza trascurabili e alla gran lunga ripetitive. Certo, è un buon modo per ammazzare il tempo, ma onestamente vorremmo vedere almeno un qualche tipo di ricompensa in gold (anche solo dieci monete!). Fin qui niente di eccezionale, diranno i nuovi arrivati, ma come sempre la grandezza di Blizzard sta nel trasformare anche il più semplice dei concept in qualcosa di estremamente diverte e, soprattutto, mai scontato.

Il brivido del loot

Che gioco Blizzard sarebbe senza un gigantesco, sconfinato set di oggetti collezionabili? Niente paura, ce n'è per tutti i gusti: spray, icone del giocatore, pose vittoriose, highlight, battute alternative e, ovviamente, le immancabili skin. Trattandosi di un titolo competitivo, il loro scopo è esclusivamente cosmetico, e potranno essere acquistati nel shop con moneta in-game o reale, oppure "sbustati" (per dirla alla maniera di Hearthstone), dalle Loot-Box che otterremo all'avanzamento di ogni livello. Anche questa volta questa volta ci sono le quattro categorie di valore, ovvero bianco, blu, viola ed infine arancio per i rarissimi leggendari. Le qualità degli oggetti è senza dubbio la migliore vista in un gioco Blizzard, soprattutto se si tratta delle skin (pensate che alcune di queste sono già diventate oggetti di culto), ma sappiate che per collezionarli vi ci vorrà un'infinità, visto che i prezzi non sono esattamente...ehm, economici. C'era da aspettarselo, in fondo, ma guardate il lato positivo: avrete un end-game di tutto rispetto, no?

Overwatch basa tutta la sua genialità su due elementi fondamentali: Il suo roster di ventuno personaggi, divisi a loro volta in quattro ruoli (rispettivamente attacco, difesa, supporto e tank), e la possibilità di cambiarli in qualsiasi momento del match (Hero Swap), addirittura senza alcun limite imposto ai famosi "doppioni". In questi mesi abbiamo sentito paragonare Overwatch ad una miriade di titoli, fra cui ovviamente il vecchio Team Fortress, ed effettivamente mentiremmo nel dire che i due non hanno nulla in comune; eppure, bastano pochi minuti di gioco per rendersi conto che il risultato è completamente diverso. I ventuno eroi a nostra disposizione sono talmente particolari e differenti fra loro che finiscono per tramutarsi in ventuno classi, tutte ugualmente efficaci e in grado di adattarsi perfettamente ad ogni possibile stile di gioco. Del resto, il bello di Overwatch è anche questo: "c'è sempre un personaggio che fa per te". Le abilità, inoltre, sono semplici ed immediate e permettono di approcciarsi al titolo anche senza perseguire chissà quale fine agonistico, e vi assicuriamo che anche in quel caso c'è da divertirsi. Qualora vogliate però buttarvi nel competitivo, sappiate che là è tutta un'altra storia. Anche sotto le skill apparentemente più innocue (come la mina venefica di Widowmaker o il fuoco alternativo di Lúcio) si nasconde una profondità enorme, padroneggiabile esclusivamente con uno studio costante delle tempistiche, dei moveset e delle distanze. In più, bisogna conoscere le mappe e comprendere le statistiche di ogni singolo eroe se si vuole affrontare seriamente un match, al fine di tirar fuori il meglio dai nostri pick. A tal proposito è necessario spendere due parole: l'intero roster è costruito seguendo la famosa logica del "sasso, carta, forbice", e prevede quindi una serie di counterpick precisi per ogni possibile team composition. Questa dinamica ci è piaciuta fin dall'inizio, ma abbiamo imparato davvero ad apprezzarla solo dopo aver raggiunto un alto grado nelle ranked, poiché si è dimostrata capace di vivacizzare positivamente l'azione, mantenendo il match sempre aperto ed evitando situazioni di stallo.

Parliamoci chiaro: scegliere la contromisura adatta ai nostri avversari è un'operazione delicata, anche perché per farlo sarà indispensabile saper leggere prontamente l'andamento del match; il che richiede molta esperienza ed adattabilità. Ragionare per conto proprio o agire semplicemente d'impulso, magari scegliendo il ruolo sbagliato al momento sbagliato, è spesso un errore che fa colare a picco l'intero team, ma quando si riesce a collaborare escono delle giocate davvero epiche e spettacolari, che vi lasceranno il sorriso stampato in faccia per tutta la giornata.

Critica della ragion d'Overwatch

Ora che abbiamo fatto le presentazioni è giunto il momento di parlarvi delle nostre considerazioni più intime sulla nuova opera di Blizzard. Partiamo dall'inizio, ovvero dalla nostra esperienza maturata in questi cinque mesi di beta-testing. Le domande più comuni oramai le conosciamo, e cercheremo di anticiparle nella maniera più completa possibile, magari dandovi anche qualche utile consiglio per approcciarvi al gioco. Ebbene, dopo un preambolo del genere, non possiamo che aprire con la più discussa delle questioni, ovvero "si può davvero giocare ad Overwatch da soli e senza un team?" La risposta è decisamente sì, ma con qualche riserva.

È chiaro che si tratta di un titolo espressamente pensato per il PvP team-based, e che quindi esprime il suo massimo potenziale solo se giocato con un gruppo di sei amici, ma questo non significa che non si possano raggiungere ottimi risultati anche in solitaria (garantito sulla nostra pelle). Tenete presente l'abilità del singolo non è assoluta, soprattutto se consideriamo il sistema a incastro dei counterpick, ma con il giusto impegno si può fare la differenza, magari usando a dovere la nostra Ultra. Tutto ciò ci porta inevitabilmente alla complessa questione del bilanciamento e della particolarità del roster. Overwatch è un Hero Shooter, ed è per sua natura profondamente asimmetrico, al punto che in un primo momento può sembrare piuttosto caotico. Niente di più sbagliato: non si tratta di affrontare un nemico in un deathmatch alla pari, né di accumulare kill (lo dimostra anche il sistema di calcolo delle statistiche). Si deve invece perseguire un obiettivo, interpretando il proprio ruolo e sacrificandosi all'occorrenza, puntando ad una cooperazione di squadra unica nel suo genere. Per quanto riguarda il fattore caos, poi, possiamo assicurarvi che non appena si comincia a fare esperienza il gioco cambia completamente, diventando molto più meccanico e leggibile. I vari Bastion, Torbjön e Mei non sono più una minaccia come agli inizi, si impara a gestire anche la peggiore delle formazioni e a capitalizzare le proprie skill. L'ultima e questione è forse la più importante di tutte, e riguarda proprio la dimensione eSportiva del futuro di Overwatch. Molte volte ci siamo chiesti se il titolo Blizzard riuscirà davvero a sfondare in questo ambiente, e dobbiamo ammettere che qualche paura a riguardo ce l'abbiamo. La community degli eventi eSportivi si sa, è oramai abbastanza blindata e forse un gameplay così asimmetrico e particolare rischia di allontanare i pro-player. In più, c'è da dire che il sistema delle statistiche risulta un po' troppo user-friendly, per non dire buonista, e tende a mettere in evidenza soltanto il proprio progresso personale, a scapito anche di un semplice K/D ratio. D'altra parte, non bisogna dimenticarsi che Overwatch può contare su di una spettacolarità assolutamente inarrivabile per la concorrenza, un background che ha già conquistato le platee, e per di più è particolarmente incline ai gloriosi outplay (dettaglio che non mancherà di saziare l'ego dei giocatori professionisti). Insomma, i numeri ci sono tutti e se Blizzard saprà supportare a dovere il suo titolo, allora questa potrebbe essere davvero una rivoluzione epocale per gli FPS competitivi. Noi ce lo auguriamo di buon grado, ed ora bisogna solo attendere e scoprire se il mondo degli eSports è davvero pronto per un cambiamento del genere. Prima di passare ad altro, però, c'è un'ultima cosa che vorremmo far presente ed è purtroppo negativa. Sapete tutti di cosa stiamo parlando, ovvero della mancanza al lancio di un sistema di ranked. Un'assenza del tutto ingiustificata, comunicata per giunta con pochissimo preavviso, che danneggia ingiustamente un prodotto ottimo, macchiandone la sua reputazione.

Non è una questione inerente alla quantità dei contenuti, perché ci teniamo a precisare che, a nostro avviso, Overwatch così com'è attualmente è già appagante e completo: piuttosto si tratta di un problema di scopo. Un PvP competitivo di questa portata, così ben orchestrato e caratterizzato, deve necessariamente avere un end-game, una finalità, un obiettivo da offrire al suo pubblico. Per fortuna si tratta di un ritardo che verrà recuperato entro la fine di giugno e vogliamo sperare non ci saranno ulteriori rinvii, altrimenti il titolo rischia di spegnersi prematuramente, ed è l'ultima cosa che vorremmo vedere.

Così parlò Zenyatta

Grazie ad un'ottimizzazione notevole, per una buona volta possiamo permetterci di tralasciare le questioni puramente tecniche per balzare subito all'altro grande merito del titolo in questione, ovvero la stessa scintilla che da più di due decadi anima ogni produzione targata Blizzard. Molti dei titoli contemporanei faticano a costruire un immaginario forte e riconoscibile, e spesso, nonostante ore ed ore di campagna single player, finiscono per essere dimenticati nel giro di qualche mese. Overwatch, invece, sceglie di abbandonare completamente lo storytelling tradizionale tentando qualcosa di diverso: un'operazione trans-mediale e lungimirante, quasi completamente esterna al videogioco stesso, eppure capace di conquistare le platee di mezzo mondo ancora prima del suo lancio ufficiale.

Ventuno personaggi, qualche fumetto e una manciata di cortometraggi in CG sono stati in grado di consegnarci un universo dirompente, moderno e stilisticamente affascinante, uno di quelli di cui sentivamo davvero il bisogno. Sicuramente il merito è anche del chiacchieratissimo design in stile Pixar, oppure di tutti quei colori che sembrano volerti saltare addosso quando per la prima volta sbarchi a Ilio. Ma sarebbe riduttivo parlare solo di grafica: Overwatch è un concentrato di stile, che parte dalle animazioni zoppicanti di Junkrat fino alle battute minacciose di Reaper, e con questi dettagli costruisce una sua piccola storia, essenziale, semplice e mai forzata. Ecco perché Zenyatta, con sole quattro linee di dialogo, riesce a dare un background all'intera razza degli Omnic, o perché il broncio un po' insicuro di Pharah ti incuriosisce e il grido della Ultimate di Hanzo ti galvanizza. A proposito, Overwatch, fra le altre cose, è anche un intelligentissimo esempio di narrazione indiretta, che deve il suo fascino ad un'altrettanto eccellente sonorizzazione dei suoi protagonisti, al punto da mantenerli costantemente in primo piano anche nel vivo dell'azione. Detto questo, un'ulteriore menzione spetta alla ispiratissima localizzazione Italiana, che ha saputo rendere onore all'estro caratteristico dei doppiaggi originali, maneggiando con cura una grande quantità di accenti e calate davvero complesse, raggiungendo così una resa espressiva di rara qualità. Peccato solo per qualche battuta eccessivamente edulcorata (sì, stiamo parlando di te, Soldato76), ma del resto si sa: è la dura legge del PEGI...

Overwatch Grazie a questi cinque mesi di beta abbiamo passato un’infinità di ore su Overwatch, esplorandolo a fondo in ogni sua sfumatura; l’abbiamo visto crescere, patch dopo patch, un grammo alla volta, finché non è diventato quel capolavoro che è oggi. Blizzard ha davvero messo tutta sé stessa in questa nuova IP, creando un prodotto innovativo e graficamente eccellente, ma soprattutto solido. Dietro l’apparente immediatezza del gameplay si cela una profondità degna dei migliori PvP competitivi, ma è proprio grazie alla sua natura fresca e originale che Overwatch può ambire ad un posto di spicco nella scena degli eSport. Si tratta di un percorso non certo facile, dal momento che la sua struttura squisitamente asimmetrica potrebbe anche rivelarsi una lama a doppio taglio: tutto è ancora una volta nelle mani dei pro-gamer e del pubblico, che dovranno scegliere se accettare o meno la sfida del cambiamento. Come sempre, vogliamo premiare di buon grado un progetto così audace, augurandogli di riuscire nella sua rivoluzione. C’è purtroppo un rovescio della medaglia, però: uno di quelli che può penalizzare fortemente anche un titolo così ben concepito e realizzato. Si tratta della totale mancanza della modalità ranked, presente fino all’ultima beta, e poi di colpo annullata solo qualche settimana fa. Come abbiamo più volte ripetuto, l’attuale mole di contenuti sarebbe tranquillamente bastata vista la natura dichiaratamente multiplayer del titolo, ma l’assenza delle partite classificate ne penalizza pesantemente l’offerta al lancio. Sappiamo che a Irvine sono già all’opera per sistemare le cose, e ci aspettiamo a brevissimo un aggiornamento che risolva il problema, magari regalandoci anche qualche nuova mappa. Detto questo, la nostra veglia sta per cominciare e se anche voi avete deciso di arruolarvi in Overwatch, vi consigliamo di passare spesso a trovarci su Everyeye.it, dove troverete sempre un vasto coverage nonché appositi approfondimenti dedicati allo studio dei singoli eroi (che siamo sicuri apprezzerete). Com’era quel famoso detto: “easy to learn, hard to master”?

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel i7 6700K
  • RAM: 32GB DDR4 @3000MHz
  • GPU: GTX 980 OC
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