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Recensione Pac-Man e le Avventure Mostruose 2

Torna il Platform di Pac-Man: mostruoso?

Versione analizzata: Playstation 3
recensione Pac-Man e le Avventure Mostruose 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • 3DS
  • Wii U
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Prima di arrivare al punto una riflessione è d’obbligo. Pac-Man al mondo dei platform a scorrimento era arrivato un anno prima di Mario. Nel 1984 veniva infatti pubblicato Pac-Land: la mascotte Namco si reggeva sulle proprie gambe e correva qua e là in livelli dai colori flashati. Certo, Super Mario Bros. del 1985 gli è decisamente superiore, ma quando si vanno a osservare i disegni a tratto libero delle montagne e delle nuvole, la musica ansiogena dei livelli sotterranei e il meccanismo di salto multiplo, che ricorda il modo in cui Mario nuota sott’acqua, è difficile non pensare che gli sviluppatori Nintendo debbano più di qualcosa a Pac-Land. Un’osservazione rilanciata da Chris Baker nel volume “1001 videogiochi da non perdere”, per la cronaca, ché non si pensi che stiamo qui a rubare contenuti altrui. Pac-Man e le avventure mostruose non è il primo platform adventure in 3D dedicato alla mascotte Namco e probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo. Evidentemente soddisfatti dei risultati ottenuti nel 2013, sviluppatore e produttore si sono riuniti in una stanzina e si son detti: dai, facciamolo questo seguito. Chi l’avrebbe mai detto, viste le numerose stroncature ricevute. Eppure, Pac-Man e le avventure mostruose 2 è qui: in carne, ossa e pillole.

DALLA TV AL JOYPAD

Pac-Man e le avventure mostruose nasce come adattamento dell’omonima serie televisiva in CG, trasmessa in Italia da Disney XD. Sono spariti i labirinti ma non le pillole. Anche se probabilmente nessuno dice ai bambini quale sia il significato recondito di quelle pasticche magiche. Il Pac-Man di oggi è svuotato di tutti quei significati audaci che la generazione anni Ottanta vi aveva giustamente intravisto. Queste avventure mostruose, diciamolo, di Pac-Man conservano solo il nome, le pillole (di quelle non ci liberiamo, mettiamocela via), alcuni effetti sonori e poi loro: Blinky, Inky, Pinky e Clyde.

I quattro storici fantasmini sono qui alleati di Pac-Man. Vi rendete conto? Alleati. Aiutanti. Amici. Sacrilegio. Messo da parte il disagio iniziale, Pac-Man e le avventure mostruose 2 si rivela per quel che è: il seguito di un platform adventure anonimo, non brutto ma senza alcun guizzo, tecnicamente acerbo ma non privo di un suo stile. Un titolo che si rivolge, a quanto pare, a un pubblico giovane. Ecco, parliamone.

I BAMBINI, QUESTI SCONOSCIUTI

Essere bambini significa esser privi di spirito critico, di aspettative? Probabilmente qualcuno lassù la deve pensare così, non si spiega altrimenti perché nove volte su dieci i cosiddetti giochi per bambini - cosiddetti perché è tutto da dimostrare che cosa renda un titolo “per bambini” - siano dei viaggi anonimi cui manca l’inventiva, quel quid che fa la differenza. Forse ai bimbi basta poco? Forse ai bimbi basta saltellare e usare qualche superpotere, alle bimbe fare la baby sitter? Titoli come Super Mario Galaxy raccontano tutta un’altra storia e sono PEGI 3, per dire.

Pac-Man e le avventure mostruose 2 non è un gioco brutto e se il target è davvero fanciullesco non vogliamo insinuare che quegli stessi fanciulli non avranno di che divertirsi. È semplicemente un titolo senza arte né parte, che si lascia giocare con qualche sbadiglio. Non gli manca nulla: mondi cittadini, mondi acquatici, mondi spaziali; c’è Pac-Man che si trasforma in Godzilla, c’è il boss piovra, ci sono i nemici elettrici e quelli che sputano; le piattaforme che ruotano quando salti e le pareti verticali che possono essere scalate saltellando da un lato all’altro. Poi ci sono tante trasformazioni: Pac-Man che lancia scie di ghiaccio, Pac-Man che lancia palle di fuoco, Pac-Man che diventa di metallo e sfida la gravità, Pac-Man roccia che rotola come una biglia, Pac-Man camaleonte che afferra tutto con la lingua e così via. Déjà vu?

PACLANDIA

Il tutto funziona e messe da parte le aspettative l’avventura procede senza troppi intoppi. È tuttavia sufficiente, che siate bambini o meno? Il piacere di un’esperienza ludica non sta forse anche nella capacità di accalappiare il giocatore, di generare stupore, divertimento, instillare curiosità? Pac-Man e le avventure mostruose 2 non riesce nell’intento: i livelli si susseguono insipidi, svolgono il compitino e portano dritti alla meta, ma il rischio noia è dietro l’angolo.

Tecnicamente il gioco ha pure un suo stile pulito e colorato, ma la camera virtuale fissa non aiuta a prender bene le misure in alcuni frangenti, e ciò è male. Poi non si capisce perché se Pac-Man tocca l’acqua muore, ma poi nei livelli acquatici nuota tranquillamente. E quei muri invisibili? Ancora?
Pac-Man e le avventure mostruose 2 avrà pure come obiettivo - presunto - quello di compiacere un pubblico giovane e inesperto, ma siamo sicuri che i bambini non si meritino di più?

Pac-Man and the Ghostly Adventures 2 Pac-Man e le avventure mostruose non era stato accolto con particolare favore dalla critica. Dal pubblico evidentemente sì, non si spiega altrimenti questo seguito, che di fatto prosegue sulla via del predecessore senza troppo ardore. Il vero problema è che il gioco non fa niente per uscire dall’anonimato: non c’è (quasi) nulla che non si sia visto altrove e lo sbadiglio è dietro l’angolo. In altre parole, manca il guizzo, quella scintilla di creatività. Ciò non significa che l’avventura sia da cestinare, ma il trito e ritrito non è esattamente quel che un giocatore si merita. Anche partendo dall’assunto che Pac-man e le avventure mostruose 2 si rivolga a un pubblico giovane, la domanda sorge spontanea: essere bambini significa esser privi di spirito critico, di aspettative? Forse ai bimbi basta poco? Titoli come Super Mario Galaxy raccontano tutta un’altra storia.

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