Recensione Pandora's Tower

L'ultimo grande titolo per Nintendo Wii?

Versione analizzata: Nintendo Wii
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Arriva anche Pandora’s Tower, dopo Xenoblade e The Last Story, e si chiude qui il trittico di titoli che, in un modo o nell’altro, rappresentano già di diritto un piccolo pezzo di storia videoludica. Un’importanza data non tanto dalla statura dei singoli titoli, anche se solo Xenoblade, il miglior gioco di ruolo orientale dell'ultimo decennio, basterebbe a suffragare questa affermazione. Questa piccola selezione ha infatti segnato l’ultimo periodo di una console che, volenti o nolenti, rimarrà nella storia per il suo carico di innovazioni (anche mancate). Il tris ha fatto sognare milioni di giocatori, per il ritorno a generi, soluzioni di gioco, atmosfere, assai vicini a quelle dell’era 16 bit. E rappresenta, in ultima analisi, la storia di un piccolo periodo d’oro, possiamo dirlo, un piccolo momento di genuinità in un contesto sempre più enorme, caotico, autoreferenziale ed afflitto da una cronica mancanza di creatività.
Pandora’s Tower, action con alcune componenti ruolistiche, è sviluppato da Ganbarion, team già autore di numerosi titoli su licenza dedicati al manga One Piece e dell’ottimo e particolare picchiaduro Jump Super Stars, nonché del suo seguito Jump Ultimate Stars. Titoli dalla qualità altalenante, che non bastano da soli a giustificare del particolare entusiasmo di fronte a Pandora’s Tower; a questo ha pensato una buona campagna pubblicitaria e la forte esposizione di una direzione artistica eccellente. Ora è tempo di analizzare il prodotto completo.

Tornerò da te

La trama ci viene proposta a spizzichi e bocconi, ed il giocatore è trascinato immediatamente nelle vicende di gioco dopo un breve filmato introduttivo. Il resto della storia viene narrato piano piano, tramite le voci dei personaggi, le parole di manoscritti e le visioni della giovane Elena, splendida fanciulla sulla quale grava una maledizione terribile: è destinata infatti a trasformarsi in un mostro, e non sappiamo perché, non sappiamo come, fino a quando non ci troviamo a buon punto nell’avventura. Quello che ci è dato sapere fin dai primi momenti, ed è ben poco, è che il protagonista, il guerriero Aeron, mosso da un sentimento la cui intensità starà a noi decidere, per lei dovrà esplorare una straordinaria fortezza, divisa in tredici torri, e far scempio del cadavere dei mostri che ucciderà per dar da mangiare la loro carne alla povera ragazza. E’ questo infatti l’unico modo per rallentare la maledizione, per prendere tempo prima di debellarla definitivamente con la sconfitta dei Magister, i boss che di fatto controllano ogni torre. Tutto questo sullo sfondo di una guerra tra nazioni, un conflitto intestino le cui vicende s’intrecciano con quelle dei due giovani, ma non bisogna pensare comunque ad intrecci particolari o fitte trame, dato che l’impianto narrativo è particolare per modalità di narrazione ma non per complessità.
Ugualmente basilare è certamente anche l’impianto di gioco, che dal punto di vista qualitativo si pone però su ben altri livelli. Pandora’s Tower è un action vero e proprio, e la componente ruolistica è legata a fattori minori come l’aumento delle statistiche del protagonista e la possibilità di personalizzare il proprio inventario; necessario quindi in tal senso partire dalla descrizione del sistema di controllo sul quale poggia il gameplay. Sono due le armi a disposizione del protagonista, una selezionabile ed un’altra sempre a disposizione: se quindi al tasto A sarà deputato l’utilizzo di lame di ogni tipo, dalla spada alla falce, il puntatore ed il puslante B gestiranno l’utilizzo della catena, buona per ogni occasione e dalle innumerevoli possibilità. Infatti, l’attacco normale è concatenabile in combo più lunghe a seconda del livello del personaggio e del potenziamento dell’arma, ed è anche possibile un apposito attacco caricato, mentre usando la catena si farà molto meno danno ma si avrà la possibilità di sbatacchiare il proprio nemico, sottrargli le armi, immobilizzarlo, legarlo ad un altro o ad un elemento ambientale, lanciarlo contro un altro mostro.

Si prefigura quindi fin da subito una distinzione ben chiara tra le due modalità d’attacco, con una strettamente offensiva, quella più dannosa, ed una più tattica, necessaria a sbrogliare le situazioni più complicate, da chiudere poi definitivamente passando a fil di spada i proprio nemici.
La solidità del gameplay è quindi garantita, per varietà e per completezza, sebbene non si arrivi a livelli di particolare complessità. Non vi aspettate quindi intricate combo da ricordare o spettacolari concatenazioni, perché non è questo il titolo che le promette; non per questo però non sottovalutate il divertimento che deriva da ogni singolo scontro, nel quale l’attenzione va sempre tenuta ai massimi livelli visto che anche i nemici più deboli sono capaci di elargire danni consistenti. Colpire, schivare, usare la catena; bastano questi tre verbi a descrivere l’esperienza dei combattimenti, e sebbene si sia lontani dai picchi del genere la basilarità dell’azione la rende certamente più accessibile rispetto agli spesso inutilmente complessi action moderni. Vi sono dei piccoli difetti che ne inficiano la godibilità, come la non sempre affidabile mira della catena tramite puntatore, la telecamera che in alcune situazioni non chiude bene sull’azione, la mancanza di un lock-on che solo raramente però si fa davvero sentire, ma il giudizio rimane positivo. Ovviamente il suo meglio la componente action ce lo regala durante gli scontri con i boss, decisamente impegnativi. Ognuno di loro necessita un approccio diverso, e gran merito va agli sviluppatori nell’averli resi tutti diversi tra di loro: non ci troviamo quasi mai di fronte ad enormi nemici che ci schiacciano con la loro sola mole, ma a creature infide, letali, che richiedono una certa prontezza di riflessi. Il focus di tali scontri è sempre trovare il punto nel quale agganciare l’immonda bestia con la catena, al fine di strappargli via la carne, ma per arrivare a quella fase prima bisogna capire cosa fare e in quale momento farlo.
Sbaglierebbe chi pensasse che la progressione nelle torri si esaurisca nell’affrontare orde di nemici senza alcuna variante sul tema. La costruzione dei livelli è infatti intelligente, intrigante, stimolante, e fa affidamento anch’essa sulle molteplici possibilità d’azione offerte dalla catena: meccanismi, leve, appigli, sono utilizzabili tramite la propria fida compagna, in maniera sempre più complessa mano a mano che si procede nel gioco. Ci si trova quindi di fronte ad un level design che da appena discreto diventa più che buono, procedendo tra i meandri delle torri e scoprendo di più sulla maledizione che grava sulla povera Elena, ma anche qui qualche piccolo difetto vien fuori a macchiare parzialmente un bel quadro. Le stesse lamentele sulla telecamera espresse prima son anche qui riportabili, laddove un salto viene reso più complesso dall’inquadratura sballata, ed in alcune particolari situazioni, soprattutto quando ci si trova a penzolare da un appiglio, il controllo è difficoltoso, tremendo quando si deve anche ruotare la propria posizione. Accade poche volte, perché la componente platform è minimale e semplicistica, ma quando avviene il fastidio è enorme.
L’elemento di gameplay che impreziosisce la struttura di gioco generale è sicuramente la componente ruolistica, che non è un pilastro della produzione ma di certo il suo valore aggiunto. Le caratteristiche da RPG si riconducono esclusivamente al miglioramento delle statistiche del protagonista ed alla possibilità di gestire il proprio inventario, elementi del tutto standard. E' quindi la possibilità di creare e combinare gli oggetti che troviamo durante l’esplorazione delle torri la caratteristica più apprezzabile. Ogni torre contiene infatti particolari item, alcuni disponibili solo in particolari orari per giunta, e la loro raccolta è essenziale al fine di migliorare il proprio inventario, combinandoli tra loro, vendendoli, o regalandoli ad Elena. Viene quindi incoraggiato il backtracking, e spesso ci ritroveremo in zone già affrontate al solo fine di migliorare il nostro equipaggiamento, sia che siamo alla ricerca dell’oggetto definitivo, sia che siamo impegnati nel trovare i materiali necessari a migliorare il proprio armamento. Il tutto, seguendo lo spirito di sobrietà che come avrete ormai capito permea la produzione, è fatto tramite poche e pratiche schermate.
Ci troviamo di fronte quindi ad una produzione solidissima, che ha del buono in ogni sua componente, pur non essendo priva di difetti. L’anima action è intrigante quanto basta a divertire il giocatore, ma manca di particolare complessità; la componente ruolistica è del tutto ordinaria, sebbene la possibilità di creare oggetti diventi in breve tempo assuefacente. Il totale riesce però ad essere superiore alla somma delle parti, ed è merito del particolare rapporto che si crea nel tempo tra Aeron ed Elena. Il giocatore è costretto a tenere sempre d’occhio il contatore che indica la trasformazione in bestia della ragazza, ed allora nasce quel forte senso d’urgenza che permea l’intera esperienza di gioco. La trasformazione è reversibile, ma la prima volta che si ritorna appena in tempo alla base e si vede la giovane trasformata quasi interamente in mostro mette una certa apprensione. Pur conoscendo le regole del gioco ci si chiede se davvero tornerà come prima, se davvero tali orribili mutazioni non avranno ripercussioni su di lei. Non solo: l’interazione con la ragazza è parte fondante del gameplay, dato che lei tradurrà i testi che troveremo in giro per le torri, lei migliorerà il nostro equipaggiamento, lei ci esprimerà il suo affetto con regali. Aumentare l’affinità tra l’eroe ed Elena è importante per l’esito del gioco, che presenta un numero consistente di finali. Ad influenzare il finale ci sono appunto il rapporto con Elena e l’andamento della sua maledizione, e ne beneficia la rigiocabilità di un titolo comunque ampiamente soddisfacente sotto questo punto di vista anche solo alla prima esperienza attraverso l’avventura principale, quantificabile in venticinque ore circa.

La bella e la bestia

Se poco c’è da eccepire riguardo una struttura di gioco divertente, seppur non eccezionale, il comparto tecnico si presta a forti critiche. Salviamo immediatamente la direzione artistica, raffinata, dal gusto orientale, che richiama quella dei titoli dell’era SNES, priva com’è degli orribili fronzoli che molte produzioni di simile ispirazione mostrano. Se avete dubbi guardate il retro di copertina, guardate la splendida semplicità di Elena e la sobria ma bellissima caratterizzazione di Aeron, la fiera possanza dei Magister alla fine di ogni torre. Le stesse torri ancora, sono molto varie e differiscono da loro per la tematica, passando da spazi rigogliosi e pieni di vita ad angusti corridori metallici. Alcuni richiami ad altre saghe sono evidenti, ma Pandora’s Tower ha sotto l’aspetto artistico una forte identità, e ciò è molto apprezzabile di questi tempi.

Meno apprezzabile la realizzazione tecnica, a partire da texture appena sufficienti, spalmate su superfici che a tratti sembrano quasi indistinguibili tra loro. Non è Nintendo a sviluppare, ma Ganbarion, e si vede tutta la differenza nella mancanza di perizia e, probabilmente, di budget. Gli spazi chiusi rendono questo difetto ancora più rilevante, ma sono anche i modelli a soffrirne, poco dettagliati. Nemmeno la modellazione poligonale è il massimo, considerando anche l’esiguo numero di elementi mostrati su schermo, e buoni sono solo i modelli di Aeron, di Elena, di Mavda e dei Magister: decisamente poco.
Il giudizio sulla componente audio è migliore. Una buona commistione tra pezzi originali e melodie prese dalla tradizione della musica classica fornisce la base per una colonna sonora buona, che non raggiunge particolari fasti ma è apprezzabile nella sua interezza. Decisamente meno ispirati invece gli effetti sonori, in scarso numero e poco convincenti.

Pandora's Tower Pandora’s Tower, pur denunciando tutti i limiti di uno sviluppo probabilmente con basso budget, conclude bene lo storico trittico che, insieme a Xenoblade e The Last Story, ha graziato il Nintendo Wii nei suoi ultimi mesi di vita. Non ci troviamo di fronte ad una perla memorabile, vista la struttura di gioco del tutto ordinaria, sulla quale gravano poi alcuni piccoli difetti, ma di certo ad una buona produzione che riesce, in maniera onesta e genuina, a fare il proprio lavoro: divertire. Il rapporto tra Aeron ed Elena rappresenta però qualcosa di speciale, per come cattura il giocatore e per l’impatto che ha sui finali, molteplici. Sicuramente la miglior produzione di Ganbarion, e non è detto che in futuro, con una maggior supporto da parte di Nintendo, questo team non posso fare ancora meglio.

7.5

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