Recensione Panopticon

Un puzzle game particolare che spinge ai limiti la tecnologia multitouch di iPad

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ci sono giochi che fanno di tutto per mostrare i muscoli sul versante tecnico, spremendo il più possibile l’hardware su cui girano. Ce ne sono altri, invece, che puntano tutto sull’interfaccia e sull’interazione con l’utente.
Panopticon, sviluppato dall’australiana Quokka Studios, rientra proprio in quest’ultimo insieme, fornendo un’esperienza che spinge al limite l’uso dell’ampio touch screen dell’iPad.

Un po’ di storia

La trama che fa da sfondo a Panopticon ruota attorno alla lotta tra uomini e macchine, seguendo perfettamente quanto narrato anche ne “Il Secondo Rinascimento”, coppia di episodi che apre Animatrix.
Gli uomini costruirono le macchine per farsi aiutare nei lavori di tutti i giorni. Rapidamente, però, l’umanità si impigrì e gli aiutanti iniziarono a prendere coscienza di sé, raggiungendo il libero arbitrio.
L’inizio della schiavitù corrispose con la nascita delle Cinque Grandi Macchine, create dagli uomini ma ormai loro carnefici, in grado di razionare il cibo e controllare le menti, grazie a potenti campi elettromagnetici e droghe inserite nell’acqua.
Solo un piccolo gruppo di ribelli è risultato immune al controllo, formando la resistenza che tenterà di riportare l’umanità sul più alto gradino della scala evolutiva.

Puzzle game tattile

Panopticon è essenzialmente un puzzle game, nel quale i livelli, un centinaio, sono proposti con una visuale dall’alto: in ognuno sono presenti dei dischi che vanno mossi con le dita per posizionarli nell’alloggiamento del corrispettivo colore.
I primi stage comprendono solo uno o due dischi, in modo da far familiarizzare l’utente con il sistema di controllo, completamente tramite touch screen. Progredendo, però, i dischi arriveranno ad essere fino ad otto, tutti di colori diversi e con destinazioni differenti: otto dischi per otto dita, il limite per la tecnologia multitouch attuale.
L’aspetto fondamentale, però, oltre ad essere quello di dover utilizzare direttamente le dita, è rappresentato dal fatto che i dischi vanno mossi tutti contemporaneamente, altrimenti non si sposteranno. Inoltre un disco in movimento che non viene più toccato da un dito tende rapidamente a tornare alla posizione iniziale, fattore decisamente problematico quando i livelli inizieranno a riempirsi di molteplici minacce, da muri dotati di spuntoni a lame rotanti. Inutile dire che al contatto con uno di questi un disco di romperà, rendendo di fatto impossibile portare a termine il livello.

Stile steampunk

La particolarità di Panopticon è lo stile, ispirato allo steampunk e che sorregge perfettamente la trama: ogni gruppo di livelli è ambientato all’interno di una delle Grandi Macchine e superandoli si riuscirà a distruggerle una ad una, liberando l’umanità.
Negli stage domina il metallo, talvolta arrugginito, spesso immerso nel vapore e nelle scintille, provocate dalle parti della macchina in movimento.
I livelli occupano completamente lo schermo dell’iPad, senza alcuna necessità di far scorrere la schermata, fornendo quindi subito un colpo d’occhio sulla struttura dell’enigma, in modo da spingere l’utente alla riflessione, pianificando attentamente dove mettere le dita e in che modo, cercando di posizionare le mani in una maniera naturale ma prevedendo però i movimenti che sarà necessario fare per portare ogni disco a destinazione.

Panopticon è un puzzle game a metà strada tra il buon vecchio Twister, che molti ricorderanno, e un esercizio per le dita, al pari di quelli spesso utilizzati dai chitarristi per sciogliere le mani. Lo stile è ottimo e il numero di livelli è adeguato al prezzo, fornendo una sfida a lungo termine che, soprattutto negli stage finali, risulta particolarmente ardua. Panopticon nasconde anche un lato sociale: è molto divertente anche da giocare in due, discutendo sul come agire e utilizzando quattro mani, stando attenti a non intralciarsi a vicenda, magari perdendo il controllo del disco che avrebbe sancito il superamento del livello. Un puzzle game diverso e particolare, creato su misura per le possibilità offerte da iPad.

7.5

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