recensione Patapon 3

La saga stregico-musicale di Sony al terzo e ultimo episodio su PSP

Versione analizzata: PSP
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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Patapon: l’eterno incompleto

Guardando al resto della critica videoludica nazionale e internazione, Everyeye è sicuramente stata una delle testate maggiormente critiche con la saga di Patapon. Pur riconoscendone indubbie qualità artistiche e ludiche, più di altri abbiamo messo in evidenza i limiti di un gameplay piuttosto ripetitivo e non così profondo come si potrebbe pensare.
Il terzo capitolo, probabilmente l’ultimo che verrà pubblicato su PSP, punta forte sulla quantità, ampliando in tutte le direzioni l’offerta. Tuttavia è d’obbligo chiedersi se a fronte di una tale espansione corrisponda un proporzionale incremento qualitativo. Se così fosse, Patapon potrebbe aspirare a diventare a tutti gli effetti un must have per i possessori della console portatile Sony. Al contrario, anche quest’episodio confermerebbe l’eterna incompletezza della saga.

Se Leonida facesse il comico?

Patapon 3 corre un grosso pericolo. Nella sua pur buona intenzione di espandersi il più possibile, esplorando nuove formule e proponendosi a inconsuete schiere di videogiocatori, rischia di esplodere incontrollatamente. L’equilibrio stilistico e di gameplay sfruttato in passato viene messo in lieve discussione, cercando di incontrare i favori del pubblico più esigente, ma anche rischiando di lasciare l’amaro in bocca a tanti fan.
La "virata contenutistica" si fa sentire immediatamente. Basta l’introduzione alla trama per accorgersi che la quantità del fattore “Frank Miller” è stata ulteriormente aumentata. Immediatamente dopo i fatti accaduti in Patapon 2, i simpatici esserini si imbattono in una sorta di vaso di Pandora. Aperto, ne escono sette demoni che pietrificano l’intero popolo dei Patapon. Da questa condizione, si salva solo il buon Hatapon, il quale con l’aiuto di Hoshipon Argentato, anch’esso sgorgato dallo scrigno maledetto, riuscirà a contattare nuovamente la Divinità, ovvero voi videogiocatori. Se in passato avete semplicemente ricoperto questo ruolo divino, comandando da lontano le truppe in battaglia, questa volta sarete costretti nei mortali panni di uno dei tre eroi leggendari del popolo dei Patapon. A inizio avventura, dunque, vi verrà chiesto se impersonare Yarida, equipaggiato con una potente lancia, Yumiyacha, che si affiderà al suo arco per deboli attacchi dalla distanza, o Taterazay, che grazie alla sua spada e al suo scudo offre una buonissima difesa all’esercito. Questa scelta, non così determinante in termini di gameplay, segnerà l’aspetto del vostro avatar per tutta la durata dell’avventura. Il vostro compito, facilmente intuibile, sarà quello di guidare l’esercito di Patapon alla sconfitta di questi sette malvagi demoni.
Come detto, il tono della narrazione ha subito un netto incremento d'epicità. Se nei precedenti episodi aleggiava un’aura di infantilismo e ironia nei dialoghi e nelle cut-scene, in Patapon 3 questi elementi sono stati pesantemente diluiti. C’è molto più rock (che fa tanto 300) e molti meno ritmi tribali. Ci sono più pose plastiche e meno battute. C’è molta più consapevolezza del pericolo e del male e meno attimi sognanti in cui godersi le ricompense per una battaglia conclusasi favorevolmente.
Ecco però la spaccatura, l’esplosione incontrollata di cui parlavamo in apertura. Patapon 3 cerca di essere duro, ma ironico allo stesso tempo. Il risultato è una netta perdita di armoniosità nel tutto, una continua asimmetria che pur mantenendo piacevole la narrazione, impedisce al videogiocatore di comprende il grado di serietà che questa vuole raggiungere. E’ come se Leonida, nel dialogo con l’ambasciatore persiano, concludesse la drammatica trattativa con una battuta spiritosa, piuttosto che con il famoso “questa è Sparta”.
La trama, insomma, rischia di non piacere né a chi cerca qualcosa di epico, né a chi si era affezionato allo stile dei precedenti capitoli. Per assurdo, tuttavia, potrebbe anche risultare efficace per entrambi i gruppi di videogiocatori. Se cercate un equilibrio, tuttavia, Patapon 3 di sicuro non lo raggiunge.

Bisogno di Fever


Un discorso simile può essere fatto anche parlando del gameplay, ancora superficiale in certi ambiti, inutilmente appesantito in altri.
Come in passato vi ritroverete su un campo di battaglia bidimensionale a gestire le truppe di Patapon al fine di farle sopravvivere, sconfiggendo tutti gli sgherri, giganteschi boss compresi, che vi si pareranno di fronte. Per farlo dovrete impartirgli degli ordini suonando a tempo un tamburo. Ogni pulsante frontale della PSP corrisponde a un suono diverso e combinandoli tra loro otterrete dei comandi che verranno prontamente eseguiti dal vostro esercito. Potrete così ordinare ai soldati di attaccare, avanzare, ritirarsi, saltare e così via. Naturalmente ogni nemico vi costringerà a eseguire un pattern specifico di comandi per avere la meglio, richiedendovi sempre di cambiare i comandi da impartire. Questi, per vostra fortuna, saranno sempre visualizzabili sulla parte più bassa dello schermo, ma ciò non toglie che faticherete sempre un po’ a eseguire le mosse senza mai perdere il ritmo. Come se non bastasse il livello di difficoltà è stato aumentato rispetto al passato. Se ciò può far felici i videogiocatori alla ricerca di una sfida vera, ha ripercussioni negative sulla godibilità del titolo. Innanzi tutto sarà quasi obbligatorio non perdere mai il Fever. Questo particolare status, che si attiverà automaticamente dopo aver eseguito più di due comandi senza perdere il tempo, affiderà alle vostre truppe bonus di velocità, resistenza e attacco. Che si tratti del primo o dell’ultimo livello, perdere il Fever più di un paio di volte si tradurrà quasi automaticamente in un prematuro game over. Ciò costringerà il videogiocatore a ragionare e agire troppo di fretta, con il risultato che spesso, pur di non perdere il bonus, si cercherà di impartire un ordine qualsiasi, anche se completamente inutile in quel preciso momento.
Da questo punto di vista insomma, Patapon 3 fa quasi di peggio rispetto ai suoi predecessori. Se la relativa ripetitività del gameplay è un problema ancora irrisolto, l’elevata difficoltà potrebbe frustrare una parte di videogiocatori in cerca di qualcosa di più semplice e meno stressante.

Un intero esercito da gestire

Tra una battaglia e l’altra sarete chiamati ad occuparvi dell’anima RPG del titolo. All’interno del rifugio dell’esercito dei Patapon, potrete dedicarvi in tutta tranquillità alla gestione delle unità. E’ in queste fasi che la produzione Sony arriva addirittura a strafare, costringendo il videogiocatore, almeno idealmente, a passare ore ed ore tra menù e statistiche.
Qui infatti troverete ad attendervi la Caserma, il Fabbro e l’Armeria. Attraverso questi tre luoghi potrete gestire l’equipaggiamento dei soldati, potenziare quello già in vostro possesso, creare nuovi strumenti utilizzando oggetti reperiti nei livelli, cambiare la classe di appartenenza di ogni unità e selezionare le abilità attive e passive di ognuna di esse. Come potete leggere da soli, insomma, ogni amante di statistiche avrà il suo bel da fare, ma il rischio che corre Patapon 3 è, ancora una volta, quello di annoiare il pubblico meno hardcore o, semplicemente, poco interessato a perdere troppo tempo tra un menù e l’altro. Fortunatamente, in questo senso, la produzione si comporta al meglio, offrendo ai meno volenterosi la possibilità di lasciare l’ottimizzazione automatica di ogni soldato alla CPU. Naturalmente se si vogliono ottenere dei risultati davvero soddisfacenti è necessario sporcarsi le mani in prima persona, ma se non altro si avrà sempre la possibilità di decidere se farlo o meno. Nell’aspetto RPG, dunque, Patapon 3 si comporta più che degnamente: si ingrandisce a dismisura certo, ma non costringe nessuno a piegarsi alla nuova filosofia.

Pata-pata-multiplayer


I fan della serie, fino a questo punto, avranno notato che di vere e proprie novità non ce ne sono affatto. Vero che l’aspetto RPG è stato potenziato, vero che il livello di difficoltà generale è aumentato, ma poi? Poi arriva il multiplayer. Questo, a conti fatti, si rivela piuttosto efficace e divertente.
Innanzi tutto è possibile completare l’avventura principale supportati, in co-op, da altri tre amici. In quattro le cose diventano sicuramente più facili, anche grazie alla possibilità di imbastire strategie più intriganti, che ci evitano la necessità di mantenersi costantemente in Fever-mode. Presente, inoltre, anche il multiplayer competitivo, che permette fino a otto giocatori di darsele di santa ragione ognuno con il proprio esercito già potenziato e addestrato nel single player. Non solo potrete dare vita a scontri all’ultimo sangue, ma sono previste anche altre modalità alternative, come quella che vi vede da soli a difendervi dagli attacchi degli altri concorrenti. Tuttavia, la cosa che più di tutte vi riempirà il cuore di gioia, è che il multiplayer non è limitato al locale, ma tira ottimamente in ballo anche l’online, dove sarà sempre abbastanza facile trovare qualcuno disposto a giocare con o contro di voi.
Poco da ridire sull’aspetto grafico-sonoro. Da una parte, sebbene lo stile sia rimasto magnifico e invariato, fa piacere registrare un sensibile aumento della varietà degli scenari. Tra deserti, mondi ghiacciati e rigogliose foreste c’è di che rimanere stupiti. Dal punto di vista sonoro, invece, si è testimoni di un lieve cambiamento. Se in passato si assisteva un predominio pressoché totale di ritmi tribali, Patapon 3 da ampio spazio a temi musicali rock. Al di là del gusto estetico di ognuno, va detto che questa scelta aumenta la varietà anche dal punto di vista uditivo.
Infine un piccolo appunto sulla longevità. Per avere la meglio in certi schemi sarete costretti a dedicarvi a un po’ di grinding, in modo da far aumentare di livello i vostri soldati. La pratica a lungo andare annoia un po’, ma Patapon 3 in questo senso si guarda bene dal raggiungere l’eccesso. Detto questo tra il multiplayer e i tanti livelli e sbloccabili presenti, l'opera firmata Japan Studio si dimostra piuttosto longeva. Per dirla in altri termini, è più probabile che arriviate prima a stancarvi del gameplay che a completare l'avventura.

Patapon 3 Patapon 3, purtroppo, non è il passo in avanti che in molti si aspettavano. Sebbene, tra i tre, sia il capitolo che ha più da offrire in termini di quantità, le aggiunte non incrementano la qualità di un gameplay che resta limitato e poco profondo come quello degli episodi. Consigliato a chi ha ancora voglia di Patapon o a chi da tempo è incuriosito dalla saga. Tutti gli altri non hanno un motivo valido per prendere in considerazione l’acquisto di questo titolo.

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