Recensione Penarium

Self Made Miracle ci invita sotto il tendone del suo sadico circo degli orrori. Penarium è un arcade game bidimensionale, immediato e divertente anche se lo spettacolo è forse un po' troppo breve.

Versione analizzata: PC
recensione Penarium
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Dimenticatevi del circo come lo conoscete. Dimenticatevi del mirabolante intrattenimento per tutta la famiglia, scordatevi le piroette e le acrobazie, scordatevi i giochi con gli animali, i saltimbanchi e le vorticose performance del Cirque du Soleil. O meglio: ricordatevene pure, ma sostituite alle piroette i salti mortali, alle acrobazie le contorsioni di dolore, e ai fuochi d'artificio le budella umane. La compagnia Self Made Miracle, dopo mesi di ristrutturazioni, prove e rinvii, è lieta di presentare il suo definitivo spettacolo circense: Penarium, un "arcade arena game" in due dimensioni in cui la parola "divertimento" significa paura,  violenza, morte. I tendoni di questo show rigorosamente vietato ai minori si spalancano il 22 settembre sui palcoscenici di Steam e di Ps4, e il giorno successivo sul marketplace di Xbox One, mettendo  da parte la loro natura itinerante per far tappa fissa sulle vostre piattaforme preferite. Abbiamo assistito per voi alla prima del cruento Circo degli Orrori: scoprite con la nostra recensione se vale la pena o meno acquistare il biglietto d'ingresso per un luogo dal quale potreste non uscire mai più.

Il più grande spettacolo del mondo

Sadismo e ferocia sono le parole chiave per comprendere al meglio lo spirito del Penarium, circo itinerante in cui ha la sfortuna di incappare l'imberbe e grassottello Willy, figlio di un umile contadino col solo desiderio di esplorare il mondo e partire per una grande avventura. Ignaro dei pericoli cui incorre, il giovane decide di unirsi alla suddetta compagnia circense e finirà per divenirne l'attrazione principale: una pedina nelle mani del sardonico proprietario che lo costringe ad esibirsi in uno spettacolo di frizzi, sberleffi e smembramenti, su un palcoscenico in cui dovrà vender cara la pelle, sfuggendo al costante bombardamento di trappole che lo martelleranno senza un attimo di tregua, mentre un pubblico inebriato dalla violenza brama la sua vita e il sangue si mescola ai coriandoli. Nulla più che un semplice pretesto per mettere in scena il mortifero show di Willy, la trama propone sì un canovaccio limitato e di semplice contorno, ma trova sul finale un sorprendente pizzico di beffarda e simbolica crudeltà, che riesce a strapparci un sorriso di compiacimento. Anche sul versante del mero gameplay, Penarium non smentisce la malignità e la cattiveria delle sue premesse narrative: sopravvivere all'interno delle arene rigorosamente bidimensionali sarà, infatti, il nostro solo e unico obiettivo, martirizzando riflessi e polpastrelli in sfide di complessità sempre crescente. Tra il clamore di un pubblico infervorato dai nostri fallimenti, saremo costretti a distruggere un numero variabile di barili (e saltuariamente strapparli dalle grinfie di odiosi uccellacci), premere nel giusto ordine alcuni interruttori luminosi e raccogliere dei palloncini ad orologeria, mentre verremo avversati da diabolici marchingegni d'ogni genere. Le trappole da cui saremo martoriati variano dai classici razzi telecomandati fino alle mitragliette semi automatiche, senza contare alcune diavolerie decisamente più originali, come dragoni cinesi che sbucano d'improvviso, raggi laser e shuriken rotanti: il tutto all'insegna della più sfrenata, mefistofelica creatività. Non tutte le insidie avranno conseguenze immediatamente letali: alcune di esse serviranno piuttosto a rallentare i nostri movimenti o a farci scivolare dalle piattaforme, e in un gioco in cui tempismo e precisione rappresentano le colonne portanti del gameplay, i loro effetti sono, con ogni probabilità, addirittura quelli più dannosi. Questo perché Penarium ha il merito di premiare quasi esclusivamente l'abilità del giocatore, concedendo poco o nulla alla casualità: ogni minimo errore, ogni salto mal calibrato, ogni piccola distrazione sono forieri di morte certa e imputabili soltanto ai nostri impacci e alle nostre mancanze. La curva d'apprendimento è subito repentina, così come il senso di frustrazione per ripetuti fallimenti e quello di soddisfazione per i sudati successi. 

La frenesia di un gameplay invero minimale, basato solo sulla perfetta esecuzione del salto, deve di necessità accompagnarsi ad un sistema di controllo funzionale e responsivo, specialmente in una struttura di gioco impietosa come quella di Penarium, nella quale un singolo colpo subito impone di ricominciare la partita dall'inizio. Self Made Miracle ha però, per così dire, "fatto il miracolo", adeguando con perizia la rapidità dello stile di gioco ad un control scheme molto preciso nella sua semplicità, benché il nostro consiglio rimanga comunque quello di affrontare questo Circo delle Pene armati di pad compatibile, in grado di controllare la feroce rapsodia di piroette, salti e schivate in modo più intuitivo rispetto all'utilizzo della tastiera. Se Penarium ci pone subito nel pieno di un climax ascendente di difficoltà, ciò avviene non soltanto per via dell'elaborata perfidia degli sviluppatori, ma anche, e soprattutto, a causa di una striminzita longevità che non può, di conseguenza, prendersi il lusso di accompagnare per mano il giocatore. Il titolo si compone, infatti, di soli trenta livelli, suddivisi in tre  arene di dieci stage ognuna: ecco che, dunque, ad un gameplay calcolato al millimetro e decisamente divertente, fa da contraltare purtroppo una certa limitatezza dell'esperienza (la campagna principale è terminabile a malapena in tre ore) cui si aggiunge uno straniante calo della varietà lungo gli ultimi due terzi dell'avventura. Nei primi dieci livelli, che fungono da macro tutorial, ci viene difatti mostrata la maggior parte delle trappole, delle insidie e delle sfide che dovremo affrontare lungo gli stage successivi. Avremmo preferito quindi che la ben ponderata difficoltà si muovesse di pari passo con una gamma più ampia di soluzioni di gioco, per quanto riguarda non soltanto gli strumenti di morte ai quali sopravvivere, ma anche le arene in cui ci muoveremo, che finiscono ben presto per somigliarsi tutte nella struttura e nel design, distinguendosi solo per la maggiore o minore ampiezza delle piattaforme che le compongono. Avrebbe allora di certo giovato l'inserimento di un editor di livelli che permettesse alla comunità di proporre nuove, diversificate architetture.

L'offerta ludica di Penarium non si ferma comunque alla sola anemica campagna principale, proponendoci altresì due modalità extra: Arena e Multiplayer. Nella prima occorrerà distruggere il maggior numero di barili e recuperare quante più monete possibili per incrementare lo score e vantarcene su una classifica leaderboard online, nonché acquistare alcuni power up che ci aiuteranno a migliorare le nostre statistiche; nella seconda invece, fruibile solo in locale, potremo cimentarci in varie sfide, sia versus che cooperative, in compagnia di un amico, imbastendo un funambolico spettacolo di dolore dove sull'abilità del singolo prevale un caos quasi incontrollabile. Sono però aggiunte che rimpolpano solo in minima parte un insieme contenutistico che pecca considerevolmente in varietà e consistenza. Anche l'aspetto visivo risente di una notevole ripetitività di fondo, con una direzione artistica sì colorata e macabramente scoppiettante, ma anche troppo simile a se stessa lungo tutta la progressione, soprattutto per quanto concerne il già citato, scialbo design delle arene di gioco. Intelligente d'altro canto la scelta di utilizzare un vivace stile grafico in 8-bit che, scandito da una martellante sonorità circense, stride piacevolmente con l'allegra quanto malsana atmosfera del brutale Circo degli Orrori.

Penarium Nello spettacolo del Penarium alcune esibizioni si sono dimostrate assai convincenti mentre altre, di contro, alquanto deludenti: una giocabilità veloce, diretta, precisa e genuinamente snervante si scontra difatti con una pochezza contenutistica e con un progressivo calo della varietà che lasciano un proverbiale senso di amaro in bocca. Self Made Miracle mostra quasi tutte le sue attrazioni sin dai primi livelli di gioco e finisce per consumare l’appeal della sua opera troppo in fretta, incrementandone la complessità a scapito dell’originalità. Penarium è quindi un “arcade arena game” difficile e soddisfacente ma anche piuttosto limitato nelle meccaniche e un po’ pigro nelle scelte estetiche. Il prezzo del biglietto d’ingresso si aggira intorno ai 9 euro, e potrebbe rivelarsi tutto sommato una spesa adeguata per entrare a far parte di questo virulento show: non per assistervi sugli spalti o in platea come spettatore, ma per parteciparvi direttamente sul palcoscenico, con lo spotlight puntato su di voi, come vittime sacrificali.

6.8

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